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Spettacolo

“MA” come Madre, “MA” come dubbio: al Sociale Latella e Dalisi dipingono l’icona materna di Pasolini

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In occasione del penultimo appuntamento della rassegna Altre Tendenze del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, sbarca al Teatro Sociale di Trento “MA”, testo drammaturgico di Linda Dalisi con la regia di Antonio Latella, figura ai vertici del teatro italiano. Ad interpretare il toccante monologo ci penserà Candida Nieri, Premio Ubu 2013 come miglior attrice per lo spettacolo “Francamente me ne infischio”.

Uno spettacolo intimo e poetico che con delicatezza ci invita a riflettere sul profondo e simbiotico rapporto tra un figlio e sua madre, un «intrecciarsi poderoso di sentimenti che si spalmano come fluidi corporei sulla trama delle vite di una madre e di suo figlio». È così che Magda Poli descrive sulle pagine del Corriere della Sera “MA”, una scrittura teatrale ispirata in tutto e per tutto alla figura della madre nell’opera di Pier Paolo Pasolini.

«L’ultimo spettacolo di Antonio Latella, dedicato alla figura della madre nell’opera di Pasolini – prosegue – è fatto di schegge di parole che Linda Dalisi ha cucito derivandole da romanzi, poesie e sceneggiature. […] Un’intensa partitura di emozioni e sentimenti diretta e giocata come meglio non si poteva».

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Attraverso spezzoni di film, passi di opere, ma soprattutto grazie al monologo recitato dalla talentuosa Cecina Candida Nieri, “MA” guiderà il pubblico in un affascinante percorso introspettivo nella vita di uno dei massimi intellettuali del ‘900 seguendo un filo conduttore, quello della madre: forza generatrice, procreatrice di parole come di uomini, di pensiero come di gesti artistici.

Sul palco, seduta con i piedi infilati in due enormi scarpe nere, la “madre” Nieri racconterà in un susseguirsi di sequenze e rimandi come il figlio l’abbia generata e messa al mondo, dando vita ad una sorta di miracolo reciproco, donato e restituito, ma anche spezzato dall’improvvisa morte di Pasolini, barbaramente trucidato nel 1975.

Come sottolineato dallo stesso Latella nelle note di regia, sia nei momenti di gioia che in quelli di difficoltà accanto all’uomo Pier Paolo Pasolini c’è sempre stata la madre, figura cardine anche dei suoi cinema: «In tutte le sue vittorie e sconfitte, accanto all’uomo Pier Paolo Pasolini, c’è sempre la madre, nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota. […] Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma…».

Del resto, “MA” non è altro che un suono primordiale, la prima flebile sillaba che un figlio pronuncia per richiamare l’attenzione della madre, «una sillaba ripetuta tra le labbra che diventa culla e supplica» spiega Linda Dalisi. È una parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia – o «Madre Poesia» come viene definita dalla drammaturga napoletana.

Legame inscindibile e intimo, certamente, ma non solo. Un “MA” emblema di un dubbio, di un’opposizione, di una negazione: tutti sentimenti che hanno segnato in maniera indelebile tanto la vita artistica quanto quella privata di Pasolini, impegnato in una rivolta dialettica e tormentata con la società e le istituzioni del suo tempo. Una sillaba che acquisisce così un nuovo significato prima inaspettato, apparentemente paradossale: «un cordone ombelicale tra due frasi-pensieri – prosegue l’autrice – il “Ma” del discorso adulto contrappone, aumenta, sminuisce, rinnega, esalta ma (eccolo) è “particella disgiuntiva” che è sempre legame».

Una domanda, a questo punto, cade e s’adagia sulla coscienza di ciascuno: quali e quante sono le responsabilità che la madre di un profeta si deve portare appresso, sulle proprie spalle? «Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo – suggerisce Latella – per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo, tutto è madre e si fa madre».

L’appuntamento con “MA”, prodotto da Stabilemobile Compagnia Antonio Latella in coproduzione con Festival delle Coline Torinesi e in collaborazione con Centrale Fies, NEST, è fissato per martedì 17 aprile alle ore 20.30 al Teatro Sociale di Trento.

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Nick Nolte gira “Head full of honey” a Bolzano

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Nick Nolte si trova a Bolzano per le riprese del film “Head full of Honey” del regista germanico Til Schweiger: la storia è quella di un anziano con il morbo di Alzheimer e del suo rapporto privilegiato con la nipote di 10 anni. (altro…)

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Spettacolo

Cecilia in ansia per gli sport estremi di Ignazio. I fans si schierano con la modella

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Cecilia Rodriguez preoccupata per gli sport estremi praticati da Ignazio Moser. (altro…)

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Spettacolo

Lutto nel mondo del cinema, è morto Carlo Vanzina

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Il mondo del cinema è in lutto: dopo una lunga malattia è morto all’età di 67 anni  Carlo Vanzina.

Figlio d’arte del celebre Steno, padre fondatore della commedia all’italiana, e fratello di Enrico con il quale ha realizzato praticamente tutto era nato il 16 marzo del 1949.

Insieme, dividendosi i ruoli, Carlo regista e Enrico sceneggiatore, i due autori sono diventati una ditta e hanno raccontato, negli anni, l’Italia e i suoi cambiamenti, con il linguaggio del cinema popolare, rivendicando un rapporto diretto con il pubblico, basato su comicità e tenerezza, sguardo acuto sulle debolezze tipicamente nostrane e malinconia per un presente inevitabilmente becero: «Mi capita spessissimo – diceva Carlo Vanzina – di incontrare amici e conoscenti che mi dicono “sai, l’altro giorno sono andato al ristorante, c’era della gente seduta accanto, sembravano personaggi di uno dei tuoi film”».

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Insieme avevano portato sullo schermo «Eccezziunale veramente», «Vacanze di Natale» e «Viuuulentemente mia». Ma questi sono solo alcuni dei film cult di maggior successo dei due fratelli inseparabili fino ad ieri.

Ma insieme al fratello era stato l’ideatore della cosiddetta serie del cinepattone, autore di commedie all’italiana che hanno segnato anni ’80 e anni ’90 in modo particolare.

«Nella sua amata Roma, dov’era nato, ancora troppo giovane e nel pieno della maturità intellettuale, dopo una lotta lucida e coraggiosa contro la malattia – si legge nella nota della famiglia – ci ha lasciati il grande regista Carlo Vanzina amato da milioni di spettatori ai quali, con i suoi film, ha regalato allegria, umorismo e uno sguardo affettuoso per capire il nostro Paese».

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