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Trento

Altra archiviazione per Claudio Cia: era il caso del «presunto spacciatore».

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Era un “calda” giornata del giugno 2016, quando in piazza Dante due ragazzi venivano salvati dal 118 per overdose da sostanze stupefacenti.

In quell’occasione la presenza fortuita del consigliere provinciale Claudio Cia aveva permesso l’individuazione e l’arresto del presunto spacciatore, segnalato da due donne sul posto, mentre stava per salire sul treno diretto a Rovereto. (qui l’articolo e le foto)

Il consigliere ha come suo solito documentato la concitata giornata, arrivata al culmine di una settimana di risse e furti in città, pubblicando alcune immagini dell’arresto sulla sua pagina Facebook

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Dopo qualche giorno, la persona arrestata è stata ritenuta estranea ai fatti per un errore di persona.

Ne è seguita un’accesa polemica sui social e, trattandosi di un giovane senegalese, qualcuno aveva tentato di adombrare accuse di razzismo nei confronti del consigliere: la pagina Facebook “Studio Legale Canestrini” aveva tirato in ballo Claudio Cia parlando di “rigurgiti di razzismo”, che a sua volta rispondeva scrivendo “Per intanto il soggetto è stato sottoposto a processo per direttissima e giudicato colpevole per spaccio di droga… cosa c’entra il razzismo?”.

Da queste vicende sono derivate le accuse per i reati di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale (per via della pubblicazione delle foto dell’indagato in manette), diffamazione (per via di quanto scritto a corredo delle immagini) e violazione della privacy.

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Nei mesi di gennaio e novembre 2017 il P.M. aveva avanzato ben due richieste di archiviazione al G.I.P., la prima accolta in quanto i reati erano estinti per intervenuta oblazione, la seconda accolta “ritenendo che gli elementi acquisiti non fossero idonei a sostenere l’accusa”.

In particolare, come si legge nella richiesta di archiviazione, il P.M. ha ritenuto non sostenibile l’accusa di diffamazione, affermando che “L’utilizzo del termine ‘giudicato colpevole’ è ragionevolmente riferibile ad una convalida di arresto, come infatti era avvenuto, ed appare arduo ritenere che vi sia stato dolo in ciò”.

L’avvocato dell’arrestato, Giorgio Pontalti, ha provato ad opporsi alle archiviazioni del G.I.P., adducendo tra le motivazioni che “l’Autorita’ requirente non ha valorizzato le ripercussioni, sulla persona offesa, della pubblicazione delle immagini che lo ritraevano in arresto” sostenendo, con il supporto di alcune testimonianze di operatori delle strutture di accoglienza e volontari del Cinformi, che il suo assistito avrebbe subito un grave danno alla propria reputazione a causa della condotta posta in essere dal consigliere.

Il 13 marzo 2018 il G.I.P. ha disposto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che gli elementi acquisiti non fossero idonei a sostenere l’accusa. Nelle motivazioni del P.M. si evidenzia come il soggetto, ora non più residente a Trento, è stato cessato dal programma di inserimento sociale della P.A.T. in quanto la sua situazione era già compromessa per una precedente denuncia di spaccio e per alcuni comportamenti di violazione delle regole cui seguì l’arresto” e non certo per la pubblicazione del consigliere Cia.

Non solo la pubblicazione delle immagini ed il post su Facebook non avevano in alcun modo danneggiato l’imputato, ma addirittura, scrive il P.M., “le immagini aumentarono il suo prestigio criminale”.

Soddisfazione da parte del consigliere di “Agire per il Trentino” Claudio Cia, che vede concludersi positivamente un’altro procedimento a suo carico, dopo il successo nella precedente causa per fuga di notizie sensibili nel “caso termoculla” avviato dall’Azienda Sanitaria, l’assoluzione per il “caso firme” alle ultime elezioni comunali o il recente annullamento da parte della Commissione Centrale del Ministero della Salute del procedimento disciplinare avviato dall’ex Presidente IPASVI Luisa Zappini.

Ora Cia attende l’esito dei rimanenti tre procedimenti a suo carico, tra i quali due intentati dal sindaco di Cavedago per altrettante interrogazioni del consigliere e uno per iniziativa della Dirigente del dipartimento istruzione Livia Ferrario, che ha querelato il consigliere per le sue prese di posizione in difesa dei docenti precari.

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