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Trento

Le associazioni pescatori del Trentino Alto Adige a confronto per individuare le criticità

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Sabato per la prima volta rappresentanti di 6 associazioni, assieme agli esperti della Fondazione Mach e alcuni rappresentati istituzionali, si sono riuniti a Rovereto presso l’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina.

É stato un convegno voluto innanzitutto per conoscersi e poi per cercare di individuare dei punti comuni, dai problemi alle possibili soluzioni, nella prospettiva di una gestione delle acque dell’Adige condivisa e quindi sicuramente più efficace.

Ogni associazione ha portato un quadro del proprio tratto di fiume, sia dal punto di vista della popolazione ittica che da quello ambientale.

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Gli esperti hanno tracciato un quadro complessivo della situazione dell’ittiofauna dalla quale è emerso che a causa di compromissioni ambientali e inquinamenti genetici oltre 50% delle specie originariamente presenti nel fiume sono estinte o in pericolo.

Era un primo incontro, e altri ne seguiranno.

E’ servito comunque già da subito per individuare una serie di criticità condivise che andrebbero risolte: La massiccia presenza di cormorani che causano una rarefazione dei popolamenti ittici e determinano una pressoché totale perdita delle classi di età intermedie.

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Ormai è assodato che i cosiddetti “abbattimenti dissuasivi” non portano a nessun risultato e sarebbero necessari veri e propri “piani di contenimento numerico”.

Attualmente nessuna delle 7 dighe sull’Adige è provvista di un passaggio pesci funzionale.

Sopratutto il ripristino della transitabilità delle dighe di Mori e di Ala sarebbe strategico, poiché consentirebbe ai pesci dell’Adige di muoversi liberamente fra Verona Nord e Merano.

D’altro canto appare oltremodo insensato rendere transitabile l’ultima diga a Sud di Verona che limita la diffusione verso monte di specie alloctone invasive (siluro, aspio…) presenti nell’Adige della pianura Veneta.

La gestione degli svasi e delle aperture delle paratoie delle centrali idroelettriche tutto ora nella gran parte dei casi viene fatta con modalità e tempistiche che danneggiano gravemente la fauna ittica.

Altro elemento condiviso è la necessità di un recupero almeno parziale della naturalità dell’alveo anche nei suoi tratti più compromessi.

Curando la vegetazione riparia, creando golene artificiali e pennelli o inserendo massi ciclopici per creare ripari per la fauna ittica.

Tutte le associazioni riconoscono l’importanza della trota marmorata come specie più tipica e rappresentativa dell’Adige e sono impegnate a tutelarla nell’ambito delle loro possibilità e delle diverse sensibilità presenti nelle singole associazioni.

La riproduzione artificiale è uno dei tasselli che, assieme agli auspicabili miglioramenti ambientali e alle modifiche gestionali (misura minima elevata e forte riduzione del prelievo), dovrebbe permettere di migliorare lo stato della popolazione selvatica di marmorate dell’Adige.

Questa però, pur oggi indispensabile, cela però una serie di pericoli, quali la perdita di rusticità e un impoverimento genetico, che possono incidere negativamente anche sui popolamenti selvatici.

Solo risolvendo e migliorando tutte queste criticità si potrà arrivare ad una buona riproduzione naturale nel fiume e nei suoi affluenti, che a detta di tutti rappresenta l’unica via per ottenere popolazioni ittiche sane e consistenti.

Quattrocentodieci chilometri di fiume, dalla sorgente in Alto Adige alla foce in Adriatico, un bacino idrografico di 12.160 km2 e una portata media alla foce di 235 m3/s, gesti, dal punto di vista della pesca ma di conseguenza, e sempre più, anche naturalistico. Questi in sintesi i numeri legati ai bacini che i pescatori usano e «accudiscono» attraverso 6 associazioni, tutte presenti all’incontro.

Partendo da Nord, l’Associazione Pescatori Merano per il tratto in Val Venosta (circa 60 chilometri).

Poi l’Associazione Pescatori Bolzano, che in parte con altre associazioni, gestisce 52 chilometri di fiume, fra Merano e Salorno e con 350 fra soci e permessi annuali, impiega annualmente oltre 5000 ore di volontariato per le varie attività, la vigilanza delle acque e la gestione della sua pescicoltura di Ponte Nova, il più antico impianto attivo di produzione della trota marmorata.

Passando in Trentino, l’Associazione Pescatori Dilettanti Trentini gestisce i 35 chilometri fra Salorno e Calliano.

Ha 1000 soci e dispone di una pescicoltura e di un incubatoio.

Quindi l’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina: 40 chilometri di Adige, da Calliano a Borghetto. I soci sono 530 e dal suo complesso di pescicoltura e incubatoio escono circa 900 mila avannotti di trota marmorata a stagione. Passando in Veneto, l’Adige fino al tratto posto a valle di Verona è gestita dalla Associazione Pescatori Provincia Verona, forte di 1100 soci e di un propria pescicoltura.

Il tratto di fiume a valle di Verona invece è gestito dal Consorzio Ambienti Fluviali ( 200 soci circa).

 

 

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