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Trento

Ugo Rossi risponde a Borga sul centro sociale Bruno: «Previo diffida può essere chiuso»

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Ugo Rossi risponde all’interrogazione di Rodolfo Borga (5236) presentata dopo i noti fatti successi il 21 ottobre 2017 quando nel pomeriggio alcuni giovani del centro sociale Bruno attaccarono il gazebo di Forza Nuova in via Manci, minacciando e aggredendo anche le forze dell’ordine. (qui l’articolo)

Borga chiedeva alla  Giunta provinciale, se alla luce delle violenze di cui  si erano resi responsabili gli anarchici ed appartenenti al Centro Sociale Bruno fosse il caso di dare disposizione a Patrimonio del Trentino spa «affinché risolva il contratto stipulato con l’Associazione Commons o comunque receda dallo stesso».

L’esponente di Civica Trentina chiedeva anche lo sgombero da parte del Rettore dell’’Università dell’aula della Facoltà di Sociologia illegalmente occupata dagli anarchici.

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Ugo Rossi nella risposta ribadisce che non esistono, né nell’edificio che ospita il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, né all’interno dell’Ateneo, situazioni che vedano spazi occupati, cioè sottratti alla disponibilità degli aventi diritto.

Nello specifico, per quanto riguarda Sociologia, al termine dell’orario di apertura, l’edificio viene regolarmente chiuso e vengono attivati i dispositivi di allarme antintrusione.

La sala studio in questione viene chiusa dal personale di sorveglianza, pertanto si può escludere che vi sia una situazione di occupazione che porti alla necessità di attivare una procedura di sgombero.

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All’interno dell’edificio vi sono luoghi dedicati agli studenti e che, uno di questi, è per tradizione denominato, da alcuni di essi, “aula occupata Rostagno”. Non è infrequente, tra gli studenti, l’attribuzione di denominazioni di fantasia agli spazi a loro disposizione (si ricorda, a titolo esemplificativo, “la tazza” a Lettere e Filosofia e “l’acquario” di Economia).

Tali nomi non identificano però situazioni reali. In generale, tra gli ambienti a disposizione degli studenti, vi sono luoghi silenziosi dedicati allo studio individuale e spazi per il lavoro collettivo o l’aggregazione e l’incontro, naturalmente più rumorosi.

L’ambiente denominato da alcuni “aula Rostagno”, sito all’interno dell’edificio di Sociologia, rientra nella seconda tipologia. Si tratta di uno dei luoghi tra i meno funzionali per la mancanza di illuminazione naturale e l’accesso è libero per chiunque. L’aula è utilizzata durante l’orario di apertura della sede (in genere da pochi studenti visto che vi sono spazi più confortevoli) e, occasionalmente, vi si tengono delle riunioni, così come avviene in altri luoghi dell’Ateneo.

All’interno della sala non vi sono armadi chiusi o contenenti materiali non accessibili a chiunque. Sebbene la denominazione data dagli studenti alla sala possa far pensare ad uno spazio occupato, non è così e nemmeno si ha notizia di situazioni di illegalità/abusi. In ogni caso, a seguito dell’interrogazione citata in premessa e vista la rilevanza mediatica della questione, il Rettore ne ha avocato direttamente a sé la gestione ed ha potuto verificare, anche a fine 2017, che l’aula è, dopo l’orario di chiusura della sede, sgombra di ogni presenza.

Per quanto riguarda il recesso del contratto fra Patrimonio Trentino (partecipata della provincia) e l’associazione Commons che gestisce il centro sociale Bruno in comodato gratuito Ugo Rossi risponde che  «il contratto stipulato tra l’associazione Commons e la società Patrimonio del Trentino spa può essere risolto, previa diffida, qualora la società proprietaria accerti che il comodato dell’immobile sito in Via Brescia a Trento viene esercitato dall’associazione in difformità alle leggi o regolamenti, a quanto convenuto nel contratto o superando quanto consentito».

Rimane da vedere se aggressioni, minacce, lesioni, manifestazioni non autorizzate, condanne, scritte sui muri, intimidazioni, etc etc rientrano nelle difformità delle leggi e dei regolamenti concordati fra le parti.

Rodolfo Borga nella premessa della sua interrogazione evidenziava «le ragioni per cui la Giunta provinciale dovrebbe (non potrebbe) recedere dal contratto ai sensi degli artt. 2 e 3 del medesimo».

«Sul sito del Centro Sociale in comodato è stato pubblicato uno sproloquio,  – si legge ancora nel documento di Borga – infarcito dei consueti luoghi comuni, con cui i comodatari a spese del contribuente trentino hanno rivendicato e giustificato l’aggressione, chiedendo l’immediata liberazione dei due compagni arrestati. I giornali hanno riportato le dure dichiarazioni del Questore, che ancora una volta ha parlato di tolleranza e permessivismo, ricollegati – in modo neppure tanto velato, laddove ha fatto riferimento a “persone piuttosto in vista” – alla condizione di “figli di papà” di cui aveva parlato il suo predecessore».

 

 

 

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