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Trento

Anni di disagi e scandali, ora la misura è colma

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“Il valore aggiunto della nostra coalizione è di non essere troppo sbilanciata a sinistra“ queste le parole dell’ex Senatore Panizza.

Si direbbe una sintesi illuminata” ma però falsa, fatta da chi sta abbandonando la nave che affonda, cioè il centrosinistra autonomista Trentino.

Quando la dirigenza del partito che doveva rappresentare l’elettorato autonomista banalizza le motivazioni di questa pesantissima sconfitta con dichiarazioni francamente prive di ogni qualsivoglia e oggettiva analisi pone le persone a farsi domande e a vivere un’ inquietudine profonda con un disagio sempre maggiore.

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Un partito, che bisogna ricordare, ha avuto nelle ultime elezioni politiche un vero tracollo elettorale perdendo fino a 12 punti in percentuale in soli 4 anni.

Anche il PD, chiuso nella sua sicumera, ha capito poco di quello che è successo.

Si, perché, sono subito spuntati fuori i vecchi attrezzi e gli slogan privi di significato del tipo «tassa e spendi» o peggio la distribuzione dei privilegi, un antico cavallo da battaglia della sinistra post ideologica che ha trasformato la difesa dei diritti in difesa dei principi.

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Il pay off del brand centrosinistra autonomista 2013 avanti nella continuità” ha dimostrato tutta la sua inconsistenza etimologica nel rappresentare una mission volutamente falsata.

La gente ha capito che i padroni del vapore non sono all’altezza e i vari macchinisti di turno stanno rattoppando male un motore esausto, vecchio ed ormai consumato.

Il centro sinistra autonomista non ha capito che il voto del 4 marzo è la sintesi di un malessere profondo ma non urlato, quasi una forma di depressione vissuta nella solitudine, generata dalla grande crisi e amplificata dalla globalizzazione che ha azzerato ogni certezza per decine di famiglie della piccola e media borghesia trentina.

Non ha capito che intere famiglie trentine sono rimaste indietro o sono cadute sul terreno, che padri separati sono caduti in disgrazia, che l’immigrazione incontrollata genera odio a fronte di una gestione del welfare malato di strabismo.

Una Politica che parla con la lingua di legno ripetendo alla noia vecchi canti “autonomia , solidarietà, inclusione, condivisione“… Parole senza senso se la platea ha “fame“. 

Il Trentino First (primo) meravigliosa operazione di marketing autoreferenziale non esiste più se non nella testa di chi politicamente ne ha cavalcato il simbolo vetrinizzando a proprio favore interi comparti di ricerca, di istituzioni, e di assessorati generando un colossale conflitto di interessi .

Oggi quel Trentino familista e con il più basso indice di natalità, (sintomo di un disagio profondo tra chi oggi dovrebbe farsi una famiglia ) costruito da una sinistra fighetta e con la puzza sotto il naso con il suo Festival dell” economia” esperienza trendy da inizio estate con una clientela radical-chic abituata alla bella gente e ai palchi per farsi applaudire, è rimasto stordito dalla batosta elettorale che ha segnato un’epoca.

Stordito a tal punto che uno dei suoi punti di riferimento più importanti, Lorenzo Dellai, ha deciso di intraprendere dopo “lavoro”, avendo chiuso ufficio e casa a Roma il faticoso viaggio di Compostela in salsa trentina visitando i luoghi della sua disfatta, operazione che forse doveva fare prima però.

Forse servirebbe un po’ di umiltà e rimettersi sotto un «pomar a pensar», direbbero dalle parti della Val di Non.

Anni di scandali e di teatrini indecenti…. (Cooperazione, Casse Rurali, Cantine sociali, Impianti di risalita, lease back, Itas, Baratter, Deloitte, Rifiuti, Not, emergenze sicurezza, caso Zappini e altri dirigenti della PAT condannati, punti nascita, morte della piccola Sofia, scandalo elicotteri, concorso truccati, gestione immigrazione, degrado, orsi, lupi, l’impietoso confronto con Bolzano, i problemi dei precari della scuola e il suo commissariamento, gli atti intimidatori verso i consiglieri provinciali e alcuni media, etc etc ) hanno fatto capire chi sono i manovratori.

Ora lo sanno tutti, i cittadini lo hanno vissuto malamente per tanti anni ​ «questo Trentino» post autonomista, conformista molto pigro nel premiare i meritevoli ma attento agli amici degli amici.

Una coalizione di centro sinistra che da oltre 20 anni governa una provincia molto più simile ad un feudo con tutti i suoi missi Dominici, figure pret a porter buone per tutte le stagioni alla Daldoss tanto per capire.

Povero Rossi e povero Panizza, povero Patt ridotto al 4,0%. Il simbolo del tracollo.

La sintesi di come una dirigenza ha sperperato una storia di decenni,  non rendendosi ancora conto che quei numeri sono tragicamente veri, reali perché in gioco non era uno qualsiasi ma il segretario del partito stesso. Ogni altro commento diventa pleonastico.

È la solitudine il leitmotiv nell’opera “nottambuli” di Hopper, quegli stessi spazi immensi e desolati che il centro sinistra insieme al PATT ha completamente abbandonato, la stessa solitudine degli uomini del PATT che non sanno più nemmeno cosa domandare, o la rabbia delle valli che vivono male una progettualità assente e il poco lavoro mal pagato, le tante mancanze per progetti condivisi, (Sanità) tant’è che poi tutto si risolve ​ in stralunati incontri programmati in qualche oratorio di paese o nelle solite comunità di Valle sacrestie provinciali degli assessori di riferimento dove il battimano diventa obbligatorio per gente abituata normalmente a chiedere “ piazeroti “ e a difendersi il posto.

I valori che avevamo ereditato quale condizione per una generosa autonomia si sono sciolti in una classe politica di incapaci e incompetenti.

La sinistra hipster, davanti alle molte contraddizioni e alle innumerevoli incongruenze si è confinata in questi anni nella sua torre d’avorio con il timore di consegnare il mondo, il paese, ai “barbari”narrando i poveri che vivono nei capannoni semidiroccati di una industria in via di estinzione, in un continuo bla bla privo di senso .

Loro che vivono sulle colline assolate di una Trento curiale e farisea con le verande che guardano sulla città oramai maramalda e piena di privilegi, incapaci di cogliere le autentiche urla degli umiliati. E mi viene in mente Steinbeck …Furore

Perché così pensa tra sé e sé la sinistra, che ha voce solo sul disprezzo per l’avversario, che getta il suo veleno colpendo la persona, ma mai la sua ideologia come invece dovrebbe essere in un confronto politico costruttivo e democratico. 

Ora, confidando nel ritorno alla normalità, la sinistra «finta» autonomista scompone il suo linguaggio in mille allocuzioni, desinenze, perché ”cari compagni gli operai non esistono più ora ci sono gli amici anzi gli amichetti “ per cui resta solo da realizzare il nuovo linguaggio con la “ r” moscia e fare la rivoluzione iconoclasta pensando che il “ fascismo è alle porte “.

Allora si può chiudere solo con le parole di Violante che di sinistra se ne intende: «Non esiste il valore assoluto dell’accoglienza, la sinistra ha perso il contatto col popolo e ha confuso il politicamente corretto con il politicamente praticabile, la politica con l’estetica, il realismo è incompatibile con l’utopia. E l’utopia gioca la partita dell’estremismo ideologico. Un’inutile verginità, che poi vuol dire sterilità”

The end

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