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Spettacolo

Si chiude col musical civile di Simone Cristicchi la stagione di Grande Prosa

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È un caldo giorno di luglio del 1878 quando, in cima ad una montagna in un piccolo lembo di Toscana e davanti ad una folla di oltre quattromila persone, un uomo si proclama secondo figlio di Dio.

Per il suo ultimo appuntamento con la Stagione di Grande Prosa, il Centro Servizi Culturali S. Chiara porta in scena una di quelle storie che se non te le raccontano, semplicemente non lo sai: il racconto di una rivoluzione possibile, di quelle che avrebbero potuto cambiare il corso della storia.

Fino a domenica 8 aprile il Teatro Sociale di Trento ospiterà Il secondo figlio di Dio – Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti, scritto da Manfredi Rutelli e Simone Cristicchi – che ne è anche l’interprete – per la regia di Antonio Calenda.

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Sfogliando alcune pagine di storia poco conosciute ai più, il quarantunenne romano si cimenterà nel ripercorrere la biografia di un singolare personaggio – a cui, tra l’altro, ha dedicato anche un libro con lo stesso titolo, edito da Mondadori.

Un nome che non dirà molto alla maggior parte del pubblico, eppure diventata negli anni oggetto di studio da parte di celebri personalità storiche e di una certa eco culturale quali Gramsci, Tolstoj, Pascoli, Lombroso e Padre Balducci. «Il secondo figlio di Dio – osserva Micol de Pas su Panorama –  fa luce su quei confini così sottili e labili ma capaci di condizionare la Storia, quella ufficiale, che erige muri invalicabili a difesa della normalità. Che però resta sempre indefinibile: basta guardarla da vicino per coglierne le imperfezioni. Quelle pieghe che la rendono anormale».

Come racchiudere in un solo termine una personalità rivoluzionaria, innovativa e dotata di una profonda sensibilità spirituale come quella di David Lazzaretti? Un mistico? Un visionario? Un Don Chisciotte progressista impegnato a lottare, senza speranza, contro dei mulini a vento?

Eppure, quel predicatore eretico era riuscito a diventare verso la fine dell’Ottocento una sorta di guru per gli abitanti di Arcidosso, un piccolo paesino a pochi passi da Santa Flora. Cristicchi, in veste di abile narratore, ne ricostruisce sul palcoscenico in modo dettagliato – come suggerisce lo stesso titolo della pièce – “vita, morte e miracoli”.

Nato da una famiglia di carrettieri nel 1834, a solo 14 anni la visione di un frate, che poi si rivelerà essere S. Pietro, gli indicherà il cammino verso quello che David scopre poi essere il suo fine ultimo: la costruzione di una società più giusta, fondata sull’istruzione, la solidarietà e l’uguaglianza.

Grazie al carisma dei suoi proseliti, costruisce sul Monte Labbro la piccola (e non autorizzata) “Società delle Famiglie Cristiane”, nel tentativo di replicare un proto-socialismo ispirato alle primitive comunità cristiane e profondamente incardinato nei genuini principi del Vangelo delle origini.

Un corpus di ideali evangelici i quali, tuttavia, andranno presto in contrasto con quelli predicati dalla Chiesa Cattolica – la quale sebbene inizialmente avesse appoggiato e protetto il Lazzaretti, se ne allontanerà a passo svelto quand’egli si auto-proclamerà “secondo figlio di Dio”, sovvertendo così quegli assiomi religiosi che garantivano l’egemonia dei poteri costituiti.

Nato barocciaio, fattosi profeta, giungerà al capolinea della sua vita come «eretico predicatore». Una figura reputata scomoda tanto dalla Chiesa cattolica – che metterà all’Indice i suoi testi – quanto dal neo-nato Stato italiano: Lazzaretti morirà ucciso da un carabiniere nel 1878, nel corso di una grande manifestazione da lui organizzata.

La minuziosa ricostruzione storica di Cristicchi sarà accompagnata – se non perfettamente integrata – dall’alternarsi dei brani inediti del cantautore romano – scritti ‘a quattro mani’ assieme a Valter Sivilotti – e delle voci registrate del Coro Ensemble Magnificat di Caravaggio.

Nello spettacolo infatti, definito in maniera evocativa da Antonio Calenda come ‘musical civile’, «la canzone dal vivo appare nelle vesti di testimonianza alta, che scopre la sua dimensione epica come strumento di racconto di grandi accadimenti. David Lazzaretti, detto “il Cristo dell’Amiata” – prosegue nelle note di regia – diventa il protagonista di una straordinaria vicenda ignota ai più, una storia che se non la senti non ci credi, e se non te la raccontano, non la sai, ambientata all’indomani dell’Unità d’Italia e che nel racconto diventa rappresentativa delle condizioni di vita di buona parte del nascente popolo italiano».

Lo spettacolo, prodotto da CTB Centro Teatrale Bresciano/Promo Music, con la collaborazione di Mittelfest 2016 e Dueffel Music, si avvale delle scenografie di Domenico Franchi, delle elaborazioni video di Andrea Cocchi e del disegno luci di Cesare Agoni.

Lo spettacolo, andato in scena ieri sera, verrà replicato sempre al Teatro Sociale nei giorni venerdì 6 e sabato 7 aprile, sempre alle ore 20.30. Domenica 8, invece, lo spettacolo pomeridiano avrà inizio alle ore 16.00.

Come di consueto, la rappresentazione di Il secondo figlio di Dio – Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti  «sarà seguita nel pomeriggio di venerdì 6 aprile alle ore 17.30, presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale dal «Foyer della prosa», incontro di approfondimento critico che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

La partecipazione è libera e alla discussione sarà presente lo stesso Simone Cristicchi. Ad introdurre il dibattito ci sarà il professor Fulvio Ferrari, docente presso l’Università di Trento.

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Nick Nolte gira “Head full of honey” a Bolzano

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Nick Nolte si trova a Bolzano per le riprese del film “Head full of Honey” del regista germanico Til Schweiger: la storia è quella di un anziano con il morbo di Alzheimer e del suo rapporto privilegiato con la nipote di 10 anni. (altro…)

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Cecilia in ansia per gli sport estremi di Ignazio. I fans si schierano con la modella

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Cecilia Rodriguez preoccupata per gli sport estremi praticati da Ignazio Moser. (altro…)

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Spettacolo

Lutto nel mondo del cinema, è morto Carlo Vanzina

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Il mondo del cinema è in lutto: dopo una lunga malattia è morto all’età di 67 anni  Carlo Vanzina.

Figlio d’arte del celebre Steno, padre fondatore della commedia all’italiana, e fratello di Enrico con il quale ha realizzato praticamente tutto era nato il 16 marzo del 1949.

Insieme, dividendosi i ruoli, Carlo regista e Enrico sceneggiatore, i due autori sono diventati una ditta e hanno raccontato, negli anni, l’Italia e i suoi cambiamenti, con il linguaggio del cinema popolare, rivendicando un rapporto diretto con il pubblico, basato su comicità e tenerezza, sguardo acuto sulle debolezze tipicamente nostrane e malinconia per un presente inevitabilmente becero: «Mi capita spessissimo – diceva Carlo Vanzina – di incontrare amici e conoscenti che mi dicono “sai, l’altro giorno sono andato al ristorante, c’era della gente seduta accanto, sembravano personaggi di uno dei tuoi film”».

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Insieme avevano portato sullo schermo «Eccezziunale veramente», «Vacanze di Natale» e «Viuuulentemente mia». Ma questi sono solo alcuni dei film cult di maggior successo dei due fratelli inseparabili fino ad ieri.

Ma insieme al fratello era stato l’ideatore della cosiddetta serie del cinepattone, autore di commedie all’italiana che hanno segnato anni ’80 e anni ’90 in modo particolare.

«Nella sua amata Roma, dov’era nato, ancora troppo giovane e nel pieno della maturità intellettuale, dopo una lotta lucida e coraggiosa contro la malattia – si legge nella nota della famiglia – ci ha lasciati il grande regista Carlo Vanzina amato da milioni di spettatori ai quali, con i suoi film, ha regalato allegria, umorismo e uno sguardo affettuoso per capire il nostro Paese».

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