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Il punto da Roma

Andrea de Bertoldi: «Sì al dialogo con il Patt, ma svolta sia reale»

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Mi felicito con il Presidente Rossi per la posizione assunta sul delicato e fondamentale tema della scuola, per il recupero dei valori fondamentali della famiglia e della genitorialità… Finalmente anche il Patt torna alle proprie origini valoriali e politiche, cercando di risintonizzarsi col proprio elettorato tradizionale, che mai aveva digerito la deriva sinistrorsa”, così commentava ieri in una nota il senatore trentino di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, rispetto alla decisione del presidente della Provincia Ugo Rossi di esprimersi contro l’introduzione nel libretto degli studenti delle diciture “responsabile uno e responsabile due” al posto di “genitori”.

Un dibattito legato a quello sulla famiglia naturale e che si collega alla polemica, ancora accesa, scatenata nei giorni scorsi dalla decisione di Rossi di non patrocinare la sfilata del gay pride che quest’anno si terrà in Trentino.

La Voce del Trentino ha raggiunto il senatore de Bertoldi e gli ha chiesto cosa ne pensa della presunta svolta a destra del presidente della Provincia.

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Senatore de Bertoldi, il cambiamento di posizione di Ugo Rossi è reale o solo di facciata?
Non posso fare un processo alle intenzioni o leggere nell’animo o nel pensiero di Rossi. Mi limito a osservare che il comportamento attuale del presidente sta dimostrando che il Patt sta rivalutando le proprie tradizioni. Il presidente sembra si stia ricordando quello che il Patt è stato in passato. Non posso che rallegrarmene e sperare che abbiano finalmente capito il messaggio che gli hanno dato il loro elettori il 4 marzo, ovvero che il Patt a sinistra è un controsenso. Un autonomista non è una persona di sinistra.

Cosa pensa della polemica sulla decisione di Ugo Rossi di non concedere il patrocinio della Provincia alla parata del Dolomiti pride, ma di voler comunque sostenere gli eventi informativi e culturali che si terranno a lato di questa?
Non ho visto nello specifico quali manifestazioni ha patrocinato la Provincia. Per come la vedo io, in linea generale, sul piano istituzionale non c’è nulla di male nel concedere il patrocinio a momenti di riflessione sui diritti individuali, rispettosi della nostra cultura e della nostra civiltà.
Sono invece ovviamente contrario a sostenere delle realtà che noi non accettiamo per i nostri valori e le nostre tradizioni. Noi siamo fermamente contro le adozioni gay, questo è contrario ai valori della nostra civiltà e della nostra fede e su questo siamo irremovibili.

E poi?
In ogni settore, non ho mai amato le buffonate. Spesso il gay pride si è trasformato in un’ostentazione anche volgare della sessualità. In questo caso non c’è differenza tra omosessuali ed eterosessuali: le ostentazioni volgari della sessualità non appartengono alla nostra cultura e come tali non dovrebbero essere patrocinate. Si tratta di un tema che dovrebbe rimanere nella sfera privata e personale.

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Dato che fino a oggi il gay pride si è caratterizzato per queste forme di ostentazione e non per un serio dibattito sui diritti civili, ritengo che il presidente Rossi abbia fatto bene a negare il patrocinio alla sfilata.

Per quanto riguarda le manifestazioni di dialogo e confronto sui diritti civili, su queste non c’è niente da ridire, anche se io posso essere culturalmente in disaccordo sul tema.

In questo contesto, cosa pensa della proposta di legge sull’omofobia che ha bloccato a lungo il consiglio provinciale?
Ritengo che andrebbe rivista e migliorata, senza nulla togliere al fatto che nessuno deve essere vittima di discriminazioni. Possono esserci degli aspetti della legge accettabili, mentre meno accettabili possono essere altri.
Tuttavia, non ritengo che questa legge sia oggi una priorità. Di fronte ai gravi problemi della nostra società, dalla sicurezza, ai giovani, al lavoro, credo che sia fondamentale concentrare i nostri sforzi nella difesa di alcuni principi base come il diritto di ogni figlio ad avere un papà e una mamma, rigorosamente maschio e femmina. Tuteliamo la famiglia naturale, favoriamo le politiche della natalità, evitiamo le adozioni da parte dei gay. Difendiamo questi presupposti senza perderci in disquisizioni che possono vederci anche favorevoli ma che alla fine lasciano il tempo che trovano.

Il suo partito, Fratelli d’Italia, sarebbe pronto a dialogare con un Patt che – come sostiene lei – sta virando a destra?
Certo. In sede parlamentare stiamo già dialogando con l’Svp. Una buona fetta della base del Patt ha votato per il centrodestra. Sono consapevole che gran parte dell’elettorato autonomista ha votato per me. Quindi, nessun problema a dialogare con chiunque e quindi anche con un partito autonomista in grado di riscoprire i valori delle proprie tradizioni. Naturalmente non basta cambiare la facciata. Servono dei reali cambiamenti nelle posizioni e nelle tesi. Questo è ben diverso da dire prendiamo il Patt così com’è e lo giriamo dall’altra parte. Questo sarebbe ridicolo e non lo accetteremmo mai.

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