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Io la penso così…

22 marzo Giornata Mondiale dell’acqua – di Paolo Farinati

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Il 22 marzo è stato indicato dalle Nazioni Unite, sin dal 1992, quale Giornata Mondiale dell’Acqua, The World Water Day. Quest’anno il tema preso in esame è  “La Natura per l’Acqua”, Nature for Water.

Ovvero l’affidamento alla natura, alle sue leggi e ai suoi tempi, della salvaguardia del bene comune acqua, portando, per quanto possibile, ai minimi termini, ogni intervento dell’uomo. Scrivo sopra, “per quanto possibile”, in quanto molte tragiche alluvioni sono accadute per l’incapacità e l’incuria dell’uomo, ma tante altre sono state evitate proprio grazie all’intervento dello stesso.

Sappiamo che più del 70% della nostra Terra è coperta da acqua, solo il 2,5 % è acqua dolce e di questa solo l’1 % è disponibile. Se ci può consolare, non ne abbiamo persa lungo la strada.

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Infatti, la quantità di acqua è più o meno la stessa che bagnava il pianeta al tempo dei dinosauri. Ma ora siamo prossimi agli otto miliardi di abitanti, e sempre più voraci di prodotti e di piaceri che consumano ogni giorno molta acqua.

I più recenti documenti prodotti dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per la Tutela Ambientale, ci segnalano che in molte aree siamo giunti al limite di sostenibilità delle risorse idriche, sia superficiali che sotterranee. Nel mentre i prelievi continuano a crescere, sono addirittura triplicati negl’ultimi 50 anni. Il problema è certamente globale, va affrontato con azioni che coinvolgeranno l’intera umanità. Ma ognuno di noi, nel proprio piccolo, è chiamato a contribuire.

Su ognuno di noi, infatti, cade la responsabilità di non sprecare questa straordinaria risorsa.

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Un’accresciuta efficienza nelle irrigazioni e nei sistemi di riutilizzo dell’acqua in agricoltura potranno dare risultatin molto significativi. Così come nuove tecnologie, anche se costose, faranno sì che dissalare l’acqua dei mari e degli oceani non sarà più un’utopia, ma una realtà sempre più diffusa. Ben oltre i territori dei Paesi del Golfo, del Giappone e dell’Australia che già, queste tecniche, le utilizzano con successo da tempo.

Ora si chiede all’uomo uno sforzo maggiore per tutelare l’acqua e il suo ciclo naturale, dalla sorgente alla restituzione al fiume o al mare. Qui spesso l’approccio globale si scontra con quello locale. E’ nella piccola dimensione, di territori e di comunità, infatti, che l’acqua è, o può divenire, un problema vero.

In Italia, ad esempio, il problema acqua è grande, le perdite nella distribuzione e le difficoltà di fornitura e di restituzione all’ambiente sono noti, e mai, o scarsamente e malamente, affrontati. Le situazioni di emergenza idrica sono numerose.

Il ciclo integrato dell’acqua richiede capacità progettuali e d’intervento a tutti i livelli istituzionali e amministrativi, come pure ingenti risorse finanziarie. Qui le economie di scala giocano un ruolo determinante nell’ottenimento di risultati concreti e duraturi.

L’Autorità preposta al tema dell’acqua nel nostro Paese, stima in 70 miliardi di Euro gli investimenti necessari per portare l’Italia ad un primario livello di salvaguardia della nostra preziosa acqua. Un livello accettabile per la sicurezza nostra e delle nostre più prossime future generazioni. Le tariffe oggi pagate da noi cittadini italiani sono molto basse, le più basse in Europa. Siamo sotto 1 Euro e mezzo per metro cubo d’acqua potabile, contro i circa 3 Euro pagati in Germania e in Austria, i 3 Euro e mezzo della Francia, i quasi 6 Euro della Danimarca.

Cascate del Nardis

In compenso, siamo autentici campioni nelle perdite: più del 30 % dell’acqua potabile immessa in rete va persa, mentre in Spagna siamo al 22% e in Germania al 7,3 %. Pochi ma significativi numeri per farci capire che gli interventi sono improrogabili. Ma con quali denari ? Pubblici o privati? Chi è disponibile ad investire in un settore che in pochi casi garantisce al massimo il pareggio di bilancio? Siamo consapevoli che anche noi cittadini saremo chiamati a qualche sacrificio? Qui bisogna mettere al bando ogni speculazione ideologica e finanziaria, bisogna parlarci tutti molto chiaramente. E’ un fatto, per l’appunto, di responsabilità, di civiltà e di rispetto della natura che ci circonda.

In Trentino le cose vanno un po’ meglio. Da più di vent’anni a questa parte, in particolare, ci si è impegnati, come politica e come soggetti gestori, nella direzione di dare all’acqua il giusto valore di bene comune e irrinunciabile. Gli investimenti, dalla captazione alla restituzione al fiume, sono stati ingenti e continui. Il territorio provinciale è stato monitorato nella sua unicità, individuando in esso la dimensione territoriale minima e ottimale per garantire a tutti i residenti la medesima qualità dell’acqua al medesimo costo.

Certo, un costo non può non esserci, è la sola condizione per non sprecare acqua e per garantirla salubre a tutti. Vari soggetti gestori, comunque sempre pubblici, si sono via via uniti. Ma ne permangono tuttora molti, troppi forse, per perseguire e per ottenere gli obiettivi che la salvaguardia del bene acqua richiede.

Oggigiorno metà dei trentini sono serviti da Novareti, società del Gruppo Dolomiti Energia, nei cui 1.300 chilometri di reti passano annualmente circa 40 milioni di metri cubi di acqua. Il gruppo industriale Dolomiti Energia è una solida realtà multiutilities ( energia, metano, calore, acqua, rifiuti ), al 70 % pubblica, che ha dato e continuerà a dare la qualità dei servizi richiesta da noi cittadini.

Il tutto garantendo importanti risorse finanziarie e professionali. Bisogna continuare in questo positivo percorso aggregativo, stante l’entità degli investimenti che anche in Trentino per il bene comune acqua si manterranno ingenti nel tempo.

Molti parlano e scrivono di future guerre per l’acqua. In verità, parecchie stanno già avvenendo. Voglio avere ancora fiducia nell’uomo, nelle sue straordinarie capacità di correggersi, di migliorare e di rispettare meglio la natura e l’ambiente.

Paolo Farinati

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