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Trento

Censura «boomerang» per la dirigente Zappini: annullato a Roma il procedimento contro Claudio Cia.

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Andò per censurare… e rimase censurata

Potrebbe essere questa l’estrema sintesi della lunga querelle tra l’ormai ex Presidente del Collegio Provinciale degli Infermieri di Trento (IPASVI) Luisa Zappini e il consigliere provinciale di AGIRE per il Trentino, Claudio Cia

«Uso del collegio IPASVI per il raggiungimento di fini politici e privati» – questa una delle osservazioni fatte dal consigliere Claudio Cia oggi in conferenza stampa, dove ha confermato ancora una volta che Luisa Zappini ha potuto in questi anni muoversi liberamente in barba ai regolamenti e alle leggi solo perché «amica» di Lorenzo Dellai e Tiziano Mellarini.

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Cia ha affermato che chiederà al collegio IPASVI oltre 50 mila euro di risarcimento a copertura delle spese che ha dovuto sostenere per difendersi e per il danno morale. Poi IPASVI chiederà i danni a Luisa Zappini.

Tutta la vicenda è nata da un’interrogazione del consigliere del marzo 2016, nella quale poneva all’attenzione della Giunta provinciale un episodio verificatosi presso il Pronto soccorso dell’Ospedale Santa Chiara di Trento. Il Collegio IPASVI aveva avviato un procedimento disciplinare nei confronti del “collega” Cia per un presunto comportamento contrario alla deontologia, ritenendo di incriminare la condotta del consigliere, iscritto all’Ordine degli Infermieri di Trento, in conseguenza di un articolo apparso sui quotidiani e un filmato postato su YouTube, che riprendevano i contenuti della sua interrogazione.

Il consigliere-infermiere ha chiesto più volte l’intervento del Presidente del Consiglio provinciale Dorigatti che, a sua volta, ha cercato di spiegare all’allora Presidente Zappini che “sanzionare – ancorché sotto un profilo di disciplina professionale – la formulazione e la presentazione di un’interrogazione consiliare rappresenta davvero una limitazione e un pregiudizio oggettivo dell’esercizio della funzione consiliare. Dorigatti evidenziava inoltre che la sanzione inflitta “viene a costituire un atto non solo inusuale e anomalo […] ma anche lesivo dei diritti e delle prerogative che sono assicurate al consigliere dallo Statuto speciale di Autonomia”, nonché “un’oggettiva censura alla sua libertà d’azione”. Nonostante i forti richiami il Collegio IPASVI, capitanato dalla Presidente Zappini, ha ritenuto comunque di procedere, arrivando ad infliggere a Claudio Cia la sanzione della “censura”.

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Sfruttando le approssimazioni e alcune evidenti violazioni normative nel procedimento, il consigliere è riuscito a ottenere la rimessione in termini per il deposito del ricorso, appellandosi alla Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, organo di giurisdizione speciale istituito presso il Ministero della Salute, e una volta accolta ha proceduto con il ricorso vero e proprio.

Il 28 settembre 2017 si è tenuta a Roma l’udienza presso il Ministero della Salute, dove il consigliere provinciale, assistito energicamente dall’Avvocato Silva Fronza, è riuscito a ottenere l’annullamento del provvedimento, “demolendolo” su tutti i fronti. La conferma dell’esito è arrivata solo di recente e oggi il consigliere ha presentato in conferenza stampa le motivazioni della decisione della Commissione Centrale.

La difesa di Cia ha puntato a dimostrare la violazione dello Statuto di Autonomia sulle prerogative dei consiglieri, definendo l’oggetto stesso del procedimento disciplinare come viziato da “eccesso di potere”, infatti il consigliere non poteva essere chiamato a rispondere di un’attività giornalistica da lui indipendente (l’articolo stampa contestato), mentre per quanto riguarda la video-intervista su YouTube, riprendendo i contenuti di un’interrogazione correttamente depositata, ricadeva nella garanzia dell’insindacabilità. Non solo, il consigliere ha voluto ribadire come l’intero provvedimento fosse fondato su una “falsa rappresentazione della realtà ed illogicità manifesta”; infatti nella premessa della sua interrogazione, Cia encomiava letteralmente il personale infermieristico e medico, costretto a rendere i propri servizi nonostante la diminuzione delle risorse economiche poste a disposizione dall’Ente Pubblico: quindi nessuna espressione lesiva o denigratoria in spregio della categoria degli infermieri. Il Consigliere ha evidenziato come le contestazioni sollevate fossero anche affette da evidente genericità e carenza di motivazione; inoltre non solo nel provvedimento sanzionatorio l’IPASVI non ha indicato né l’Autorità alla quale poter ricorrere, né entro quali termini, ma nemmeno a quali altre Autorità notificare l’eventuale ricorso, ostacolando quindi la difesa dell’interessato.

La sentenza della Commissione Centrale sposa in pieno la tesi del consigliere, stabilendo che “Emerge che non sia stato utilizzato un linguaggio inappropriato, né siano stati proposti dei contenuti tali da apportare discredito alle categorie di professionisti che prestano servizio attentamente e costantemente presso l’Ospedale Santa Chiara di Trento”. Non si ravvisano quindi elementi tali da ledere la professionalità o la dignità dei lavoratori

Inoltre Neppure avrebbe senso – scrive la Commissione –  sottoporre al vaglio disciplinare dell’Ordine una comunicazione diffusa all’esterno o destinata ad esserlo”, modalità invece auspicata da Luisa Zappini, (foto) che aveva addirittura richiamato il consigliere “ad essere più attento alla salvaguardia del prestigio della professione magari confrontarsi col Collegio IPASVI stesso nel futuro per vicende attinenti la professione”.

L’organo speciale del Ministero della Salute ritiene in conclusione che il ricorrente “abbia legittimamente agito in esecuzione del proprio mandato politico e, nel fare ciò, abbia rispettato i canoni prescritti dall’ordinamento per il corretto esercizio della libertà di comunicazione ed espressione del pensiero”. La Commissione Centrale rileva quindi, l’inidoneità del comportamento del Consigliere Claudio Cia a configurare un’infrazione disciplinare, accoglie in pieno il ricorso e annulla il provvedimento.

Una disfatta su tutta la linea per Luisa Zappini, con il consigliere che finalmente si può sfogare: «Sono stato accusato di aver mancato nel recepire, applicare e rispettare le norme etico-deontologiche che guidano l’agire professionale dell’infermiere e le azioni assistenziali – ha dichiarato –, un’accusa grave che mi ha profondamente ferito perché io sono orgoglioso e mi ritengo fortunato e onorato di essere un infermiere tra gli infermieri».

«Una vicenda squallida questa, – continua Claudio Cia – che ha pure spogliato di credibilità l’intero Collegio Ipasvi, trascinato in tutto questo dall’ex Presidente Zappini che, con un provvedimento ingiusto, ha prevaricato i suoi compiti, rivelandosi inaffidabile e pericolosa per tutti gli infermieri. Ha cercato fino all’inverosimile di far sembrare giusta una sanzione che giusta non era».

Infine, tornando anche agli aspetti politici della vicenda, il consigliere Cia chiosa: «La mia sensazione è che la signora Zappini, in un incomprensibile accanimento, abbia sfruttato il ruolo di Presidente del Collegio IPASVI per colpirmi e apparire come l’unica in grado di tenermi a bada, con provvedimenti potenzialmente capaci di privarmi del posto di lavoro una volta lasciata la politica».

Ora il Consigliere, al termine di questa diatriba costatagli un anno e mezzo di pratiche burocratiche, articoli di giornale che lo hanno fatto apparire come infermiere “irresponsabile”, trasferte a Roma e importanti spese legali, annuncia di voler chiedere tutti i danni al Collegio IPASVI. «Come infermiere – conclude il Consigliere – do per scontato che il Collegio IPASVI si rivarrà su chi è stato l’artefice di questa censura, affinché rifonda le spese affrontate e i danni che l’Ente sarà costretto a risarcire

Altro aspetto che potrebbe gravare non poco sulla situazione già molto delicata di Luisa Zappini è il fatto che Claudio Cia ha scoperto che 4 volte sulle ultime 7 elezioni la stessa dirigente provinciale e presidente del collegio IPASVI ha vidimato delle elezioni e delle nomine non conformi al regolamento e che quindi dovevano essere annullate.

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