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Valsugana e Primiero

Svincolo Barco di Levico, residenti sul piede di guerra: «solo promesse elettorali e poi basta»

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Gli Abitanti di Barco di Levico, da oltre 5 anni, sono sottoposti ad una sorta di labirinto per raggiungere la superstrada della Valsugana ed immettersi in direzione Borgo Valsugana.

A denunciare la cosa è il vicepresidente della Lega Trentina Roberto Paccher

Nel 2013 in occasione dei lavori per la realizzazione dello svincolo della zona produttiva di Levico Terme, l’unico accesso diretto verso la SS47, è stato chiuso da due pannelli di cemento che ne impediscono il passaggio.

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Si pensava che fosse una cosa transitoria, giusto il tempo necessario per terminare i lavori, per poi riaprirlo e far tornare tutto come prima. Invece, come spesso capita nel nostro Paese dove non c’è niente di più definitivo delle cose provvisorie, i pannelli sono rimasti lì anche dopo l’ultimazione dei lavori, e lo sono ancor’oggi senza che nessuno abbia mai pensato di toglierli.

A causa di questa chiusura, gli abitanti di Barco (quasi mille persone) da anni sono sottoposti a notevoli disagi, e quanti si devono recare in direzione Padova ed hanno due opzioni, entrambe non prive di perdita di tempo e di pericoli.

La prima è quella di recarsi a Levico Terme (che è esattamente dalla parte opposta) attraversare un paio di semafori, allungare il proprio tragitto di alcuni chilometri, e di almeno 15 minuti, per poi immettersi sulla superstrada e tornare indietro. La seconda e quella di utilizzare l’uscita ad est, andare all’ex stazione ferroviaria, e poi tramite una stradina stretta immettersi sulla superstrada imboccando uno degli incroci più pericolosi dell’intera SS47, dove ci sono stati numerosi incidenti, anche gravi solo negli ultimi mesi.

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Al pericolo, va aggiunto il fatto che spesso si trovano le sbarre del treno abbassate perché lì i tempi di attesa sono vergognosi, basti pensare che il passaggio a livello chiude quando il treno è ancora alla stazione di Levico Terme, che dista alcuni chilometri.

«Ciò che indispettisce gli abitanti di Barco, – dichiara Roberto Paccher –  che su questo argomento sono giustamente sul piede di guerra, sta nel fatto che l’arteria chiusa 5 anni fa è sicuramente la meno pericolosa, dotata di maggiore visibilità, e in quell’incrocio non si sono mai verificati gravi incidenti. La strada sarebbe ancora in ottimo stato e basterebbe solo togliere i due pannelli per far ritornare la viabilità a com’era e risolvere questo grave disagio che gli abitanti della frazione levicense devono sopportare. Si tratterebbe di un lavoro di non più di mezz’ora, pausa caffè compresa, ma per un incomprensibile e ingiustificato motivo, non è stato fatto e non sembra esserci la volontà di farlo».

Che il problema esista e che Paccher abbia ragione è confermato anche dal fatto che da anni si parla di realizzare uno svincolo nuovo, che dovrebbe risolvere il problema del collegamento con Barco una volta per tutte. «Si dice che quest’anno potrebbero iniziare i lavori,  – aggiunge Paccher – e qualche mese fa sono stati collocati dei paletti in legno ad indicare dove dovrebbe sorgere il nuovo svincolo. Se anche cosi fosse, perché, in attesa di quello nuovo non si è mantenuto funzionante quello vecchio e si sono creati tutti questi disagi alla popolazione? I maligni sospettano poi che i picchetti posizionati e la promessa di inizio lavori quest’anno, a ridosso delle elezioni provinciali sia quantomeno sospetto, e che qualcuno attenda la prossima campagna elettorale per presentarsi come il “salvatore della patria” che tutto d’incanto risolve i problemi della viabilità di Barco. Sospetti a parte, è invece chiaro che in questi anni il problema del collegamento con Barco è stato quantomeno sottovalutato se non addirittura dimenticato».

Per il vice presidente della lega si spera che questo progetto non faccia la fine di molte altre opere che riguardano la Valsugana come la variante del Tesino, di cui si parla da più di 20 anni ma viene puntualmente procrastinata, la messa in sicurezza della superstrada della Valsugana ad Ospedaletto dove ci sono state decine di morti, il tunnel sotto Tenna che secondo le promesse elettorali dovrebbe essere concluso da più di 10 anni fa ma che è caduto nel dimenticatoio, per non parlare infine della Valdastico di cui si parla da oltre 40 anni .

«Tutte opere promesse,  – incalza Roberto Paccher – che sono sembrate a più riprese ormai ad un passo ad ogni scadenza elettorale, ma che non sono poi mai state realizzate».

E a proposito di Valdastico, – conclude poi – la Provincia sta ancora discutendo se farla uscire in Valsugana, a Mattarello o a Rovereto. Ogni progetto diverso prevede di spostarla di decine di chilometri. Fa sorridere pensare che chi con facilità, sulla carta, sposta un’autostrada di decine di chilometri, non è stato capace in 5 anni di far spostare due pannelli di tre metri sulla strada di Barco per ridargli una viabilità dignitosa».

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