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Arte

Villa Lagarina: il segno di Cirillo Grott

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È stata inaugurata sabato scorso a palazzo Libera “Il segno di Cirillo Grott”. Curata da Serena Giordani, la mostra è un omaggio all’artista (scomparso nel 1990) e a un particolare della sua creatività: il segno.

Era presente Maria Bruna Fait che ha dato voce al “segno poetico” di Grott, accompagnata dal violino del maestro Andrea Ferroni. La mostra sarà visitabile fino al 15 aprile (mercoledì, giovedì, venerdì 14-18; sabato, domenica e festivi 10-18); l’ingresso è libero e gratuito.

Contemporaneamente, nell’ingresso del municipio di Villa Lagarina, sono esposte 4 sculture bronzee dell’artista, a ricordo del centenario della fine della Prima guerra mondiale. Per la curatrice Serena Giordani: «Segno pittorico e segno poetico sono stati evidentemente una forza urgente in lui. Il linguaggio è quindi traccia, necessità, si sprigiona e prende forma dall’interno: è frutto di un processo creativo».

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Cirillo trascorse la sua infanzia a Guardia di Folgaria e nel 1953 entrò da apprendista in un laboratorio del luogo, dove si eseguivano sculture lignee da spedire in America. Nel 1957 si iscrisse alla Scuola d’arte di Ortisei, lavorando contemporaneamente nei laboratori dei migliori maestri scultori della zona. A Bressanone partecipò ai corsi di plastica tenuti dal maestro Weis prima di frequentare l’Accademia di belle arti a Roma.

Trasferitosi in Svizzera realizzò le prime opere che furono esposte in una collettiva a Losanna. In seguito ritornò a Ortisei, dove si dedicò alle sue sculture. Nel 1963, a Rovereto, aprì un suo atelier che in seguito divenne anche galleria. Iniziò da quel momento la sua intensa attività che si interruppe prematuramente il 27 febbraio 1990, attività non solo dedicata alla scultura ma anche al disegno, alla pittura e alla scrittura.

«Io scolpisco in massima parte, ma disegno anche e parecchio. Per poter scolpire bisogna conoscere bene le tecniche del disegno. Mi piace molto dipingere, mi serve anche il colore per poter scolpire (…) La pittura serve per completare l’artista (…) Quando dipingo alla base di ciò vi è il disegno, il saper interpretare le forme del corpo umano, le forme della vita, esprimere tutto quello che si può esprimere dei nostri tempi. Questo è il compito dell’artista, perciò la pittura, la grafica, la scultura e la poesia sono un tutt’uno». Così rispondeva in un’intervista, qualche anno fa, Cirillo Grott. Prima di dar forma alle proprie sculture, prima di accedere alla tridimensionalità, disegnava.

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«È il segno la sua espressione – spiega la curatrice Serena Giordaniun segno che si materializzava grazie a un’energia che traeva origine dall’incontro del suo mondo interiore, del suo modo di sentire e da ciò che il mondo gli restituiva(…) Le sue opere sono come spartiti visivi, quando il segno si sposa al colore. Domina una cadenza cromatica che spesso dilata i contorni, richiamando un’ispirazione sofferta ma vigorosa. Generare un’immagine è controllo, padronanza e conoscenza della tecnica, ma più complesso è dar corpo a un’identità trasversale al modello, in cui il soggetto viene ricodificato nella parte più intima, ma raramente completamente finito.

Questo è ancor più evidente nella sua scultura, nella materia stessa, dove la nostra percezione è costretta a rilevare non solo il dato materico ma anche una palese ricerca di senso che si accompagna a qualche cosa di sfuggente, come a dirci che la ragione non può comprendere tutto, poiché toglierebbe l’alone di mistero e sorpresa che avvolge la vita stessa. Ed è il segno che ancora una volta conduce alla drammaticità plastica dei bronzi intrisi di pathos, che ci invita al gioco delle linee e delle superfici sinuosamente levigate, intersecate da piani più scabri del legno materia tanto calda e aspra che per prima lo accolse artista».

L’artista: «Vorrei che la mia scultura, amica di quei ceppi e di quegli abeti tra cui sono nato, scovasse nell’anima della mia gente ciò che desta stupendo interesse della natura, la potenza grandiosa di una foresta inesplorata portata alla critica del pubblico dell’oggi solo tra mille e più problemi tra descrizioni esistenziali. Vere e false».

La curatrice: «Bisogna interrogare la natura in tutte le sue manifestazioni per comprendere il messaggio mai rassegnato e sempre vivo, racchiuso in ogni sua opera sia essa scultorea, pittorica o grafica».

Ancora l’artista: «Cerco il calore umano: la mia è una spietata denuncia esistenziale».

Conclude Serena giordani: «Cirillo Grott ha vissuto appieno il proprio tempo, ha saputo cogliere la sostanza delle cose, ha tratto forza dagli affetti più cari, dall’amata compagna Alessandra e dai suoi figli. Il mondo non lo ha invaso, non lo ha piegato a una riflessione pacata. Nella sua solitaria ricerca della verità e dell’essenziale ha rischiato spesso di rimanere incompreso. Il suo fare arte è stato esercizio dello spirito e, nel momento in cui ha espresso le sue urgenze interiori, si è trovato libero di perdersi nel tempo senza limiti e al di fuori delle ragioni del contingente, della minacciosa distrazione che sempre di più, ormai, alberga nel quotidiano. Ci ha costretto e ci costringe ancora oggi ad alzare lo sguardo, richiamandoci a quell’umana tensione verso l’alto, verso qualche cosa di trascendente che tanto avvicina alla bellezza e alla pace, al di là di ogni credo».

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Arte

Il nostro benessere: ma a quale prezzo?

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Una mostra fotografica di 17 coppie di foto, ognuna delle quali ritrae da un lato la nostra realtà e dall’altra la realtà corrispondente nei Paesi più poveri, in bianco e nero. Il grigio di un mondo in cui queste vittime vivono e che noi finanziamo con i nostri acquisti, spesso senza nemmeno saperlo.

L’Associazione Grande Quercia che, attraverso le sue attività teatrali, artistiche, educative e formative, intende mostrare ciò che spesso è celato ai nostri occhi e alle nostre coscienze, con questa mostra vuole proprio raggiungere ognuno di noi.

Essere consapevoli di ciò che acquistiamo è un passo fondamentale per tutelare e rispettare i diritti di ogni essere umano.

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Troppe volte ciò che troviamo nei negozi è stato prodotto da mani di bambini che vengono sfruttati, da donne private della loro dignità, da uomini che hanno dimenticato cosa significhi ricevere rispetto e tutela.

Da oggi 26 agosto al 3 settembre è possibile visitare la mostra Le vittime del nostro benessere presso la sala Consiglio circoscrizione a Mattarello (dal lunedì al venerdì dalle ore 20.30 alle ore 22.30, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 22.30).

Questa esposizione, che segue le precedenti presso la Biblioteca Civica di Rovereto , l’Istituto Superiore “Don Milani”  di Rovereto e l’Istituto secondario di I grado “Nicolò d’Arco” di Arco verrà presentata  all’interno della “Sagra dei Santi Anzoi”, in collaborazione con: Circolo ACLI di Mattarello, Associazione Prijedor di Trento, Comitato Permanente delle Associazioni e Gruppi organizzatore della Sagra, Fondo Progetti di Solidarietà, Forum per la Pace, Circolo Pensionati e Anziani “A. Pomini”, Docenti Senza Frontiere.

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Il 1 settembre alle ore 16 ci sarà l’incontro con Raffaele Masto della Rivista Africa e Amarildo Ajasse, Presidente dell’Associazione AfricaQuerote, mentre oggi alle 18.00 ci sarà l’inaugurazione.

Dario Pedrotti, Presidente dell’Associazione Progetto Prijedor, è colui che ha voluto questa mostra.

Cosa l’ha spinta a contattare l’Associazione Grande Quercia?

‘Ho avuto l’occasione di partecipare alla presentazione della mostra a Rovereto presso la biblioteca e mi è sembrato molto interessante e vicino alla mia sensibilità il tema posto dall’Associazione Grande Quercia.’

Quali sono le vittime del nostro benessere che la vostra Associazione conosce e incontra?

‘Innanzitutto la promozione della mostra è frutto del comune pensiero e ambito di intervento di più associazioni: Associazione Progetto Prijedor, Circolo Acli di Mattarello, Fondo Progetti di Solidarietà, Circolo Pensionati e Anziani di Mattarello, Docenti Senza Frontiere con il patrocinio del Forum Trentino per la pace e i diritti umani. La mia associazione APP che opera sul territorio della Bosnia Herzegovina deve affrontare il problema di dare una speranza e un futuro ai giovani che sono rimasti e che stanno andando via dal loro territorio perché non trovano lavoro e non riescono a trovare una prospettiva di crescita. Per favorire un ponte reciproco tra il Trentino e la città di Prijedor lavoriamo con le scuole per favorire Interscambi di conoscenza reciproca e senza voler insegnare niente a nessuno a creare un dialogo continuo fatto di relazioni che riducano le distanze tra Europa e Bosnia. Altri progetti che stiamo seguendo attualmente sono la cooperazione internazionale allo sviluppo, l’educazione alla cittadinanza globale e lo scambio di esperienze e diffusione di buone pratiche relative sia alla formazione che alla promozione di micro e piccola imprenditoria. Il F.P.S invece opera in Somalia collaborando ai progetti di Don Elio Sommavilla.

Per chi opera in Africa è spesso a contatto con il fenomeno del

-Land Grabbing, nuova forma di colonialismo mediante l’acquisizione da parte di investitori privati senza scrupoli di milioni di ettari di terra per lo sviluppo di monocolture, andando così ad aggravare la sussistenza di poveri contadini;

-la contrapposizione fra la nostra società dello spreco e quella della fame;

-la faziosità del commercio delle armi che crea conflitti e dissidi ed offre facile terreno a commerci illegali (rifiuti tossici da scaricare nel terzo mondo, droga, ecc.);

– i migranti climatici, conseguenza degli effetti dei cambiamenti climatici dovuti ai gas serra, che vede l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e l’America Latina rappresentare il 55% dell’intera popolazione dei Paesi in via di sviluppo.’

Di che cosa vi occupate?

‘Ci occupiamo di affidi a distanza, Solidarietà Internazionale, Cooperazione allo sviluppo tra il nostro territorio e quello dei paesi dove operiamo.’

Crede che benessere e rispetto dei diritti umani si possano conciliare?

‘Si dobbiamo farci carico di conciliare questo binomio, perché dalla nostra parte viviamo bene, grazie al progresso, però potremmo tranquillamente vivere bene tutti quanti avendo risorse naturali da sfamarci e di che poter vivere una vita dignitosa. Purtroppo nel nostro Mondo continua a dominare la violenza e vediamo diminuire in troppi contesti i diritti umani finora conquistati. Questo è un grosso problema che nonostante i fatti ormai noti a tutti non si riesce a far passare con il nostro operato.

Per questo nello statuto del F.P.S. si è volutamente inserire fra gli scopi, il «riconoscere che il benessere non è solo il soddisfare i propri bisogni, ma anche un “debito” verso chi è meno fortunato di noi».’

Che futuro vede oltre quelle fotografie esposte?

‘Queste fotografie credo siano molto importanti per avvicinare le persone ad una riflessione e a rendersi conto di questi problemi. Questo è importante perchè inconsciamente ormai il cittadino, o per pigrizia o per abitudine ad un modo di pensare, frutto di modelli e stereotipi consolidati, non si rende conto delle conseguenze.’

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Arte

Vallarsa: Il fotografo Gigi Abriani presenta «Sentieri nella notte, il Pasubio e le 52 gallerie»

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Lunedì 13 agosto l’apprezzato fotografo Gigi Abriani presenterà a Valmorbia, una frazione di Vallarsa il suo libro «Sentieri nella notte, il Pasubio e le 52 gallerie»

La presentazione è stata organizzata presso la piazza del paese a partire dalle 20.30, che per l’occasione sarà munita di mega schermo.

La proiezione sarà come un vero Film che mostrerà anche dei momenti del backstage di alcuni scatti.

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Una sorta di dietro le quinte che in parte svelerà anche i trucchi e la professionalità del grande fotografo.

Non si tratta di un libro storico che narra le gesta della grande guerra come qualcuno potrebbe pensare, anche se in parte ne racconta dei frammenti.

In origine non doveva nemmeno diventare un libro.

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L’idea, in origine, era quella di raccogliere una serie di scatti per farne una mostra in occasione del centenario della Grande Guerra.

Poi è diventato inevitabile fare qualcosa di più. «Il materiale raccolto andava aumentando in un crescendo di emozioni, sensazioni ed esperienze – racconta l’autore, Gigi Abriani – era il libro che chiedeva di essere fatto. Ci ha preso la mano».

Le pagine di questo libro non raccontano i drammi di milioni di soldati e civili, non narrano atti di coraggio e non descrivono battaglie e strategie militari, ma vogliono invece far immaginare, attraverso le fotografie cosa quel conflitto sia stato anche umanamente dentro le fortificazioni, nelle gallerie, nelle mulattiere di guerra che ancor oggi segnano il territorio di Vallarsa.

Chi meglio di Gigi Abriani poteva raffigurare meglio quei luoghi. «Da bambino ho visto molte estati susseguirsi sull’Altopiano dei Sette Comuni, vivendo la quotidianità di mio padre casaro e di mia madre, che lo aiutava – spiega l’autore –  non esistevano connessioni, il contatto con il mondo era la vespa. La sera, rischiarati da lampade ad olio, ci si raccontava le storie dei forti che come giganti di cemento e ferro sovrastavano le malghe sottostanti».

Ed ecco che come d’incanto riemergono dalla memoria Forte Verena, forte Campolongo, il monte ortigara, e i granatieri del Cengio.

Mille storie di una guerra ancora vicina nel tempo e nella memoria della gente.

Ma Gigi Abriani è voluto tornare a dare la luce a quei luoghi che sono incisi e indelebili sui nostri monti, come cicatrici, e l’ha fatto la notte, «Amo scattare di notte, dove tutto cambia, tutto esiste, anche se non si vede. La notte è un momento sospeso rispetto al giorno, La luce è vita, ho così coinvolto degli amici per quella che voleva essere un’esperienza da vivere insieme nella magia e nel silenzio della notte nel tentativo di rendere degno tributo a quanti, in quelle fortificazioni e trincee hanno vissuto»osserva Abriani

È durante il silenzio che si sente infatti la sacralità della notte, si parla sottovoce e ci si sente quasi come degli intrusi. E dove è passata la storia senti ancora aleggiare nell’aria parole di amore, di speranza, di paura.

«Non pensavo di fare un libro, – ricorda Abriani – ma il materiale raccolto andava aumentando, in un crescendo di emozioni, sensazioni ed esperienze. Andare là, con gli amici che mi aiutavano e sostenevano , era diventato per me e per loro, un bisogno: era il libro che chiedeva di essere fatto e alla fine ci ha preso la mano» 

Per il team che lavora con Abriani è un lavoro faticoso ma sostenuto da grandi motivazioni e una sano entusiasmo che saliva sempre di più ogni notte. Una bellissima pazzia: le uscite di giorno, armati di taccuino e orologio per pianificare gli scatti, segnare le gallerie, annotare dove mettere il cavalletto, cronometrare il percorso.

«Il Pasubio, – continua l’autore –  a chi lo rispetta, sa regalare il suo sogno. Improvvisamente lo spazio si apriva davanti a noi: la nebbia, come ad un comando, ha cominciato a dissolversi, le cime del Carega e del Cornetto si stagliavano su un cielo azzurro che man mano si tingeva di rosso; uno spettacolo della natura! Attorno il silenzio. Ci siamo scossi, tutto ci sembrava irreale, eravamo veramente dentro ad un sogno. In maniera quasi frenetica abbiamo preparato l’attrezzatura e, finalmente, il piacere del primo click, la prima foto, quella che sarebbe diventata poi la copertina del libro. Era il Pasubio che ci chiedeva di farlo» 

Le spedizioni per raccogliere della meravigliose fotografie sono state oltre 40, tutte fatte d’inverno, quando il buio è profondo.

La fotografia di Gigi Abriani da sempre è alla ricerca di luci particolari, in questo caso quelle della notte con panorami stellati che hanno fatto da testimoni ai grandi teatri di sofferenza.

L’opera è stata molto apprezzata e seguita dall’associazione nazionale Alpini a tal punto che lo stesso artista è stato invitato proprio dal gruppo di Alpini di Valmorbia

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Arte

Mart Open Day: quando l’arte unisce la comunità

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Pensata quasi come una grande festa all’insegna della cultura, Mart Open Day, anche nella giornata di domenica 5 agosto ha proposto diverse e interessanti attività.

Da più di un anno il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, apre le sue porte for free ogni prima domenica del mese.

Offrendo la possibilità di visitare e compiere attività organizzate con esperti, tra le quali alcune pensate proprio per i più piccoli, il museo concretizza uno dei principali obbiettivi dell’arte: unire la comunità.

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L’occasione, come spiegano gli organizzatori, è davvero unica: «si ha la possibilità di visitare le mostre in corso come: Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai macchiaioli ai Simbolisti e Gianfranco Baruchello, di vedere le Collezioni del museo, di partecipare alle attività programmate dall’Area educazione ed assistere alle visite guidate».

L’intento è quello di dedicare le speciali giornate al pubblico, a tutti coloro che sono affezionati al luogo, a chi sostiene l’arte, a chi è semplicemente curioso e vuole immergersi in qualcosa di diverso.

I programmi degli Open Day coinvolgono tutte le sedi del Mart, viene quindi a crearsi un’invisibile ma rilevante “rete artistica” che lega inesorabilmente diversi centri culturali del territorio.

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In particolare, nella giornata di domenica 5 agosto, nella sede di Rovereto, è stato possibile sperimentare il Duchamp’s Memory; gioco di carte realizzato in occasione dell’esposizione temporanea Rosa è la vita. Attraverso tale gioco, dedicato ad un pubblico di ogni età,  i visitatori hanno potuto comprendere, anche ludicamente, i temi della ricerca dadaista.

A chi interessasse approfondire questa tematica, si ricorda che fino al 26 agosto 2018, nel foyer del primo piano, su una parete appositamente dipinta di rosa, sarà possibile ammirare una fotografia di Man Ray che ritrae Duchamp nelle vesti di Rrose Sélavy, eteronimo femminile dell’artista francese. Dagli inizi degli anni Venti, Rrose Sélavy (ovvero Duchamp en travesti) fu la protagonista proprio di una celebre serie di fotografie realizzate da Man Ray.

La scorsa domenica, quindi, alla Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto si è svolta una visita guidata al museo e alla mostra Manu propria. Il segno calligrafico come opera d’arte. Alla Galleria Civica di Trento si è invece potuto godere della mostra Vicino. Non qui. 

Nello stesso luogo, i bambini dai 4 ai 10 anni si sono potuti cimentare in un laboratorio che ha esplorato le possibili relazioni tra il senso del gusto e il gusto estetico. Partecipato anche il laboratorio ispirato ai libri degli artisti Alighiero Boetti, Sol LeWitt e Alba Savoi svoltosi al Mart di Rovereto. Infine, sempre nella sede del museo d’arte moderna e contemporanea, la visita guidata alla mostra Viaggio in Italia.

Le domeniche Open Day del Mart rendono quindi chiara l’importanza di rendere l’arte a portata di tutti, di coinvolgere i bambini facendoli avvicinare ad un mondo che a volte sembra distante ma che in realtà non lo è per niente.

Un approccio educativo così strutturato permette ai più piccoli di esplorare, con naturalezza, una dimensione artistica coinvolgente. Tutto lascia credere che le giornate Open Day continueranno a sorprendere e coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

Attività, laboratori e visite cambiano di mese in mese proprio per garantire iniziative sempre diverse e poter così soddisfare l’affezionato pubblicato.

Presto, la prima domenica di settembre 2018, un altro importante “appuntamento open”.

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