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Bollettino freccia, una scelta poco sociale.

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Il bollettino freccia, dallo scorso novembre 2017, ha sostituito il più comodo e certamente meno oneroso MAV nei pagamenti delle quote di compartecipazione per i servizi erogati dal Comune di Trento a favore di: disabili, anziani e soggetti bisognosi socialmente deboli.

La modalità di pagamento con bollettino freccia è più onerosa per le famiglie perché lo stesso va pagato esclusivamente a mezzo circuito bancario, quindi niente ufficio postale, né ricevitoria del lotto, né enalotto e neppure tabaccaio. Spesso, poi, non è possibile pagare il bollettino freccia attraverso gli strumenti di banca on-line, comodamente da casa, e quindi bisogna recarsi agli sportelli fisici di una banca in orari mai comodi per chi lavora.

Mentre il MAV, eseguito con l’home-banking il più delle volte ha costi contenuti o addirittura pari a zero, il costo del bollettino freccia può diventare un vero salasso (dipende dal contratto con il proprio istituto di credito) infatti, se pagato alla cassa della propria filiale può variare da 1,00 euro più eventuali commissioni di sportello (se versato sul proprio conto corrente) fino a 9,00 euro se pagato in contanti e quindi senza addebito in conto, nel caso non si sia titolare di alcun conto corrente bancario (fonte: sportello di Intesa sanpaolo – Trento).

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A fine febbraio abbiamo chiesto telefonicamente agli uffici sociali – servizi alla persona del Comune di Trento il perché di questa scelta, quali fossero le motivazioni del cambio del sistema di pagamento, se la decisione fosse avvenuta a seguito di una delibera comunale o determina dirigenziale e, soprattutto, quali fossero i benefici per il Comune e per i cittadini.

Gli impiegati non hanno saputo darci una risposta in merito e ci hanno invitato a scrivere, con posta elettronica certificata (PEC) al dirigente dott. Paolo Frenez ed all’assessore alle politiche sociali, familiari, abitative e per i giovani dott.ssa Mariachiara Franzoia (PD) cosa che abbiamo fatto in data primo marzo, ma ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta.

Gli impiegati del servizio ci hanno suggerito che per evitare le commissioni si potrebbe fare un addebito diretto SEPA sul proprio conto corrente, ma per motivi di verifica preventiva di quanto fatturato dal Comune non tutti gli utenti gradiscono mettere in pagamento ricorrente i bollettini; inoltre, l’addebito SEPA attesta l’operazione sull’estratto conto ma non rilascia una quietanza di avvenuto pagamento e molte persone potrebbero avere la necessità di una ricevuta del pagamento da opporre a terzi per diversi motivi.

Pertanto, ci auguriamo che il Comune di Trento possa ritornare sui propri passi e ripristinare il precedente sistema di pagamento con MAV, oppure passare ad altro tipo di pagamento, ad esempio il pagoPA, o adottare qualunque altro sistema che non sia il bollettino FRECCIA che tra tutti gli strumenti possibili è quasi sicuramente il più caro e quello più scomodo.

Il bollettino pagoPA è più flessibile, ha una commissione contenuta, è pagabile per via telematica attraverso home banking, ATM bancomat, ricevitorie del superenalotto e direttamente sul sito del Comune nel caso si voglia allestire una pagina web con la APP opportuna; inoltre, è un sistema previsto dalle vigenti leggi nazionali per i pagamenti trasparenti alle Pubbliche Amministrazioni ed è promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (il Comune di Milano già lo utilizza per il pagamento di diversi tipi di tasse e servizi).

Considerando gli sforzi che il Comune e la Provincia Autonoma di Trento fanno per aiutare le persone disabili, anziane e bisognose è veramente un peccato far sprecare alle famiglie danaro in commissioni bancarie e tempo per recarsi agli sportelli.

 

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Quando la malattia uccide l’amore. Il 25% delle donne ammalate lascia il proprio partner

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Quando una malattia grave irrompe in una coppia cosa succede?

E’ più facile che distrugga o cementifichi l’amore? In questi giorni fa discutere il post “ torno a ballare da sola” col quale la Iena Nadia Toffa su Instagram, ha annunciato di aver lasciato il suo fidanzato che si sarebbe dimenticato di starle vicino nei controlli e nelle sedute di chemioterapia lasciandola quindi da sola.

Una ricerca su Cancer ha evidenziato come il rischio di separazione o divorzio sia 7 volte più alto se la ammalata è la donna (21%), rispetto a quando viene diagnosticato un tumore a uomo ( 2%).

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Il 25 %delle donne ammalate ha lasciato il proprio partner perché inadeguato alla nuova situazione.

85% gli uomini che non si tirano indietro e supportano la propria compagna.

Il 12% dei divorzi è riferito a coppie che si separano dopo che a uno dei due è stata diagnosticata una malattia grave.

Il 20% degli ammalati gravi ha una maggiore aspettativa di vita se la coppia resta unita.

Ovviamente le statistiche escludono quelle coppie che apparentemente restano unite, ma uno dei due partner allaccia relazioni extraconiugali che alle volte compensano le carenze affettive del rapporto con una persona ammalata.

Paura, rabbia, timore di non essere compresi sono situazioni spesso alla base dell’inizio della crisi del rapporto.

Di certo per affrontare la sofferenza, serve maturità ed il rischio della rottura è più alto nelle coppie giovani.

Nella gestione della malattia i social hanno un ruolo delicato.

Sarebbe opportuno non utilizzarli per cercare di saperne di più sulla propria patologia e sulle possibili cure perché il rischio di incappare in fake news è elevato.

Come essere intercettati da persone senza scrupoli che provano a sfruttare lo stato di debolezza a proprio favore.

Come sarebbe meglio limitare l’esternazione dei propri sentimenti che possono essere male interpretati.

Nei casi in cui sono le donne a lasciare è diffusa la trasformazione della malattia come pretesto per chiudere una relazione che non sopportavano più da tempo.

Di certo è una situazione emotiva esplosiva, nella quale si può solo farsi guidare dai propri sentimenti.

Accanto ai casi d’abbandono, ci sono le situazioni nelle quali il rapporto si è rafforzato.

Cesare Prandelli nel 2004 smise di allenare la Roma compromettendo la propria carriera, per poter stare vicino alla moglie ammalata.

L’attrice Laura Chiatti ha raccontato il calvario del marito Marco Bocci quando un herpes gli è arrivato al cervello.

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«Musica Senza Confini», quando i disabili diventano i protagonisti della musica.

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Musica Senza Confini” è un innovativo progetto musicale senza barriere architettoniche il cui obiettivo è di istruire musicalmente persone disabili di tutte le età e disabilità.

Le persone con disabilità motoria, in particolare nei casi in cui siano coinvolti gli arti superiori (pensiamo a patologie come la distrofia muscolare, la SLA, o a quadri clinici come quelli delle Paralisi Cerebrali Infantili o delle lesioni spinali alte, etc) possono però incontrare difficoltà insormontabili nell’uso di strumenti musicali così come nella fruizione autonoma della musica, dovendo dipendere da altri per selezionare e riprodurre i brani musicali. (link)

La didattica musicale inclusiva può essere considerata come l’insieme degli approcci formativi che si avvale del canale sonoro-musicale per promuovere l’inclusione sociale di ciascun soggetto disabile.

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Il sistema presentato evidenzia una serie di possibilità che dimostrano come il training sonoro supporti la crescita equilibrata dell’individuo, con ripercussioni su sfera emotiva, cognitiva, aspetti motori, creatività e autostima.

«La motivazione che mi ha portato all’ideazione di questo progetto è un incontro casuale con due bambini disabili. Il desiderio di risolvere e di sopperire in qualche modo al loro desiderio di suonare mi ha indotto a rendere utili i miei studi di arrangiamento e composizione svolti con il M°Danilo Minotti, docente della stessa cattedra e ora mio relatore»Spiega l’ideatore del progetto Manuele Maestri (foto) che discuterà e presenterà il progetto il 6 Maggio alle ore 17.00 presso l’aula magna Conservatorio di Musica “F.A. Bonporti” di Trento.

«Sostanzialmente – aggiunge Manuele –  l’arrangiamento e la composizione musicale trovano utile e ineludibile applicazione, attraverso l’organizzazione della struttura e della strumentazione in modo variabile e consono agli specifici bisogni dei soggetti/allievi con l’impiego di moderni apparecchi tecnologici che esigono una competenza informatico-musicale. Flauti digitali, armoniche digitali, microfoni ultrasuoni. Questi sono solo alcuni degli strumenti che verranno presentati e suonati dal gruppo di musica dell’associazione AGAPE di Venezia durante la discussione».

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Lotta all’insufficienza respiratoria: i soggiorni marini con ALIR

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L’ Alir ( Associazione per la Lotta all’Insufficienza Respiratoria) Trentino organizza dal 31 agosto al 14 settembre dei soggiorni marini a Riccione.

Le prenotazioni sono fino ad esaurimento dei posti ( 347-2924591 dopo le 16) e i turni quindicennali trascorsi al mare hanno una funzione terapeutica per chi ha problemi respiratori e i partecipanti saranno stabilmente seguiti da un accompagnatore e da un’infermiera professionale.

L’Alir ha come scopo sociale quello di sostenere i pazienti con broncopneumopatie croniche per i quali si sta battendo per il riconoscimento di malattie sociali, attraverso l’operato di volontari.

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Molti i problemi ancora aperti come quello di un programma di ospedalizzazione domiciliare pneumologica.

La segnalazione dei criteri prescrittivi delle fonti di ossigeno.

Riformare le prestazioni e procedure in tutto il Trentino.

Creare una rete di distribuzione di ossigeno liquido in modo da consentire l’approvvigionamento anche fuori casa, in caso di brevi viaggi.

Istituzionalizzare le vacanze protette per gli ammalati portatori di insufficienza respiratoria cronica.

Creare punti di informazione per gli ammalati e i loro famigliari allo scopo di migliorare per tutti la qualità della vita. Per maggiori informazioni sui soggiorni marini, ma anche per prendere contatto con l’associazione ci si può rivolgere alla sede di Alir Trentino in Via Torrione 6 dalle 17 alle 19 del venerdì, oppure su appuntamento.

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