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Politica

L’antipasto della catastrofe del centrosinistra. Ecco come il centrodestra può conquistare il Trentino

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Pare che i cittadini trentini abbiano scelto, non vogliono più essere moderati, e nemmeno presi in giro.

Lavoratori, buoni, pazienti, inclusivi, chiamateli come volete, ma i cittadini trentini ora hanno detto basta, sono stufi.

E allora ecco quello che è successo domenica 4 marzo, cioè un vero terremoto.

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Non si può dire che i segnali del malcontento, del malessere, e del disagio non ci fossero stati.

Il centrosinistra però li chiamava rigurgiti populisti.

E quando Lorenzo Dellai in alcune interviste pronunciava sistematicamente davanti alle telecamere questa parola in modo dispregiativo mi chiedevo quanto i trentini lo avrebbero sopportato ancora.

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Già, perché, parlar male delle classi popolari non porta mai bene, se poi lo fai anche con disprezzo…

Primo risultato? Dellai e Mellarini a casa, Donatella Conzatti a Roma in parlamento. E pensare che proprio lo stesso Dellai con la collaborazione dell’assessore alla cultura l”avevano defenestrata dall’unione per il Trentino. Secondo risultato? UPT completamente volatilizzato, Forza Italia dal 3 al 10% in Trentino. Quando vuol dire essere masochisti.

E mentre l’ex principe caduto in rovina portava a Trento il ministro Calenda (chi è?) nel disperato tentativo di entrare nelle grazie di industriali e qualche imprenditore ,Maurizio Fugatti incontrava in tutti i bar e i ristoranti della Valsugana i cittadini ascoltandoli e dimostrando al «popolo» che la Lega da sempre difende gli interessi di tutti.

Stendiamo poi il velo sul pietoso sondaggio diffuso da Rossi e Panizza che dava il centro sinistra dominatore assoluto delle tornata elettorale. Insomma, intanto che i Panizza, Mellarini e Dellai festeggiavano, i partiti di centrodestra a testa bassa lavoravano sul territorio.

Il risultato finale è da punteggio tennistico, un 6 – 0 che la coppia mitica di telecronisti degli anni ’80 Tommasi/Clerici definirebbe «una dolce passeggiata»

Ma i risultati di queste elezioni politiche hanno spazzato via anche alcuni luoghi comuni. Il Trentino non è più una provincia a parte, non è più un territorio alternativo al resto d’Italia ma allineato con il resto delle regioni. Questo anche perché scelte errate del centro sinistra lo hanno portato a confrontarsi non più con i cugini Alto Atesini, che sono fuori della nostra portata nonostante dispongano delle nostre stesse risorse a bilancio, ma con altre città tipo Padova, Vicenza Verona.

È chiaro che allora gli uomini politici, specie quelli di centrodestra, devono capire il cambiamento ed agire di conseguenza. I Trentini non votano più le liste civiche, non le riconoscono più. I motivi sono svariati. In primis perché non si schierano mai, l’unico caso controtendenza in Trentino è quello di «Agire per il Trentino», il partito di Claudio Cia infatti fin dal principio  ha appoggiato incondizionatamente il centro destra.

In secondo luogo bisogna tener conto che la società trentina in questo decennio è cambiata e si compone di molti residenti arrivati da molteplici regioni Italiane che si sono perfettamente integrati ma che tradizionalmente votano sempre i partiti storici nazionali e che nemmeno sanno cosa sia una lista civica.

Ma c’è un terzo motivo altrettanto importante e riguarda i giovani dai 18 ai 25 anni. La maggior parte in Trentino in questa tornata hanno votato Lega e Cinque Stelle, perché secondo loro sono le uniche due forze in grado di cambiare il loro futuro che ad oggi non appare proprio così roseo. Ed è garantito che questi anche ad ottobre voteranno così.

Ora per vincere le elezioni il centrodestra deve solo riunire da subito tutti coloro che non sono di centro sinistra e che si riconoscono in un progetto vincente per le elezioni provinciali di ottobre. Qualcuno di influente e credibile, e qui Donatella Conzatti potrebbe fare la sua parte viste le aperture da parte dell’Obmann della SVP apparse sui media pochi giorni fa, deve andare a parlare con la SVP, per convincerla a liberare gli autonomisti del PATT dagli impegni di subordinazione nei suoi confronti.

Ecco che quindi per una volta tanto il PATT sarebbe libero di agire,  e a quel punto potrà schierarsi con il centrodestra e tornare nel suo nucleo naturale per vocazione. Per il PATT non c’è via d’uscita primo perché  domenica 4 marzo è stato asfaltato e poi perché del 4% rimasto la metà sta già abbandonando la nave che affonda e  sta passando dall’altra parte.

Per il possibile candidato governatore del centrodestra ad oggi non ci sono alternative: dovrà essere della Lega Nord, e sul nome scommettere su Maurizio Fugatti non farebbe guadagnare molti euro.

Dopo la cocente sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016 il governatore Rossi disse che non si trattava di un voto alla maggioranza di governo della provincia di Trento, nonostante le sue indicazioni di voto non fossero state seguite dai suoi elettori. Domenica  4 marzo 2018 dopo un’altra «mazzata» ha detto le stesse cose. Voto per la sua analisi 4, per il suo giudizio 3 -, zero invece per la capacità di autocritica. 

La vittoria del centrodestra è stata in parte aiutata molto dal comportamento della maggioranza.

Il commissariamento della scuola Trentina il caso Trento Rise/Deloitte, la fin troppa accondiscendenza verso il governo Renzi, le epurazioni dentro il PATT, gli sprechi del Not, il centro di protonterapia che non decolla, la cattiva gestione delle emergenze, le truffe della 104, i concorsi truccati, la morte per malaria della piccola Sofia, il caso Baratter, lo scandalo degli elicotteri della protezione civile, la gestione dei migranti a dir poco drammatica, l’aumento del fenomeno della criminalità, il degrado crescente, la poca sensibilità verso la sicurezza dei cittadini, l’accentramento di ospedali e punti nascite, hanno creato negli elettori una sorta di repulsione verso la classe politica di governo del Trentino.  Il risultato è quello che sappiamo tutti.

Per non parlare dell’accanimento terapeutico nei confronti della legge contro l’omofobia che ha bloccato il consiglio provinciale per oltre 100 ore (record assoluto) a fronte di un risultato desolante. Meglio non parlare della gestione dell’Orso che si ripresenterà fra pochi giorni alla fine del letargo.

Letargo dove la maggioranza era finita prima di approvare la legge delle quote rose, arrivata a destinazione per vero miracolo con una maggioranza divisa su tutto. Il lavoro che non decolla, le aziende che chiudono, la disoccupazione e i soldi dati a pioggia alle industrie poi entrate in crisi hanno scritto uno scenario preoccupante con la ciliegina finale dell’impietoso parallelo con Bolzano che ci vede perdere su tutto.

E poi via con lo scandalo Itas e con le bacchettate della corte dei conti, insomma chi più ne ha ne metta.

Una scaletta impietosa di cui il centro sinistra dovrà rendere conto agli elettori dentro le urne ad ottobre.

Il centro sinistra ha perso anche pezzi di elettorato importanti dentro il settore della scuola trentina che storicamente è sempre stata vicina al PD, ma anche fra gli iscritti ai sindacati che hanno deciso di mettere fine all’abbraccio mortale e alla convivenza fra la triplice e il governo del trentino

La questione dei clandestini nei prossimi mesi peserà ancora, e in parte deciderà la partita delle elezioni di ottobre.

Per Rossi e compagni purtroppo la situazione peggiorerà ancora. Una bomba di circa 500 mila richiedenti asilo a cui non verrà riconosciuto lo status di profugo nei prossimi mesi finirà sulle strade italiane e trentine a rimpinguare già il nutrito gruppo di nullafacenti, spacciatori e criminali. E allora le cose si complicheranno ancora di più, e per tutti.

Il mantenimento dei migranti è una sorta di imbuto in cui spariscono oltre 5 miliardi di euro dei cittadini italiani ogni anno. La provincia di Trento solo nel 2016 ha speso oltre 11 milioni di euro per il mantenimento dei richiedenti asilo.

Lo Stato spende per i pensionati trentini che hanno lavorato una vita circa 900 euro ogni mese, mentre ne spende circa 1500 al mese per i richiedenti asilo .

È chiaro che così non può continuare, almeno secondo la maggior parte dei trentini. Per il Trentino è stato uno Tsunami la cui onda potrebbe propagarsi fino alle elezioni di ottobre e così spazzare via i partiti che hanno governato la nostra provincia negli ultimi 30 anni.

Allargando l’analisi al risultato nazionale per il Pd di Matteo Renzi il verdetto delle urne all’alba del 5 marzo è stato spietato: sotto la soglia del 20%. Il confronto con i numeri del M5S e la crescita della Lega (più che quadruplicata rispetto al 2013) è impietoso.

Il 40% delle europee del 2014, miglior risultato in percentuale mai ottenuto dal partito, è ormai un lontano miraggio. La sconfitta nel referendum del 4 dicembre 2016 prende il sapore dell’antipasto della catastrofe

Il risultato decreta il peggior risultato di sempre della sinistra italiana dal 1948 a oggi. Un’ideologia che in tutta Europa sta ormai affondando nel nome dei diritti civili e gli interessi di pochi ai danni dei molti.

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Politica

Centrodestra autonomista al 46,8%, 12 seggi alla Lega. Ecco come potrebbe finire il 21 ottobre

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Chiariamo subito che non si tratta ne di un sondaggio, ne tanto meno di proiezioni o roba varia.

Lo studio è stato fatto attraverso due distinti canali e riguarda solo i partiti del centrodestra popolare autonomista. 

Il primo riguarda 350 telefonate fatte su tutto il territorio dove i cittadini hanno risposto a che partito daranno fiducia il 21 ottobre.

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Naturalmente il target preso è stato casuale e sappiamo benissimo che per avere un risultato serve un campione maggiore, cioè nel caso della nostra provincia di almeno 3000 interviste. 

I dati rilevati attraverso le 350 telefonate hanno evidenziato che il 59% voterà il centrodestra, l’8% non voterà, il 6 % è ancora indeciso, il 27% voterà uno dei partiti alternativi al centrodestra autonomista.

A questa rilevazione, che sappiamo essere incompleta, la nostra redazione ha aggiunto altri parametri che hanno portato ad un voto ad ogni singolo partito che è stato poi aggiunto alle percentuali delle telefonate.  

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I parametri riguardano: i candidati presenti nella lista, come il partito ha lavorato sul territorio negli ultimi 2 anni, i risultati delle ultime elezioni provinciali del 2013, i risultati, per i partiti nazionali, delle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, l’organizzazione del partito, quando il partito ha cominciato la campagna elettorale, le esclusioni degli ultimi giorni, il carisma dei capolista, l’autorevolezza dei candidati, le competenze, da quanti anni è nato il partito, quanti consiglieri hanno lavorato in consiglio provinciale nell’ultima legislatura e via dicendo.

Poi sono stati sommati i dati delle percentuali delle interviste e il totale di ogni singolo partito scaturito dai voti di ogni singolo parametro ed è stata creata una percentuale di possibili voti che andranno al partito il 21 ottobre. (la vedi nella tabella %)

Poi sono state fatte le singole proiezioni prendendo come base di calcolo i votanti alle ultime elezioni provinciali del 2013

Dai dati elaborati risulta che la coalizione vincente di centrodestra si aggiudica ben 21 seggi, compreso quello del presidente Fugatti.

I seggi sono stati riportati così come previsto dalla legge provinciale elettorale.

Ricordiamo che un seggio viene conquistato dalla singola lista prendendo i voti complessivi della coalizione dividendoli per i numeri di seggi disponibili (21 in questo caso).

I seggi non assegnati vengono ripartiti secondo il metodo D’Hondt

Esso prevede la formazione di una tabella in cui si dividano i voti ottenuti dai vari partiti per un numero crescente di un’unità, fino all’identificazione decrescente del numero di seggi disponibili.

Alla coalizione andrebbero il 46, 8% dei voti che garantirebbe il premio di maggioranza e la governabilità assoluta nella prossima legislatura.

I 21 seggi conquistati dal centrodestra sarebbero suddivisi in 12 alla lega (13 con quello del presidente + 1 dell’associazione Fassa per le minoranze linguistiche), 2 a Civica Trentina, Agire per il Trentino e Progetto Trentino, 1 agli Autonomisti popolari e Forza Italia.

Fuori dai giochi invece la lista Fugatti UDC e Fratelli d’Italia.

Nella tabella sotto il numero dei voti che servono per raggiungere i seggi previsti nella proiezione

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Speciale elezioni 2018

Mary Lavorgna (AGIRE): «Dare dignità ai lavoratori, combattere gli sprechi della politica e tutelare le donne nel diritto di genere»

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Speciale elezioni provinciali 2018

Gli articoli pubblicati nella rubrica «Speciale Elezioni 2018» superano oggi il traguardo delle 150 mila visualizzazioni. (circa 8.000 per ogni articolo)

L’articolo di oggi è dedicato al gentil sesso, è infatti ospite della nostra rubrica Mary Lavorgna, 37 anni, nata a Telese in provincia di Benevento, del segno dell’aquario, mamma di una bellissima bimba di un anno.

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È laureata in Giurisprudenza, ed ha conseguito un Master per professioni legali a Roma; è un’insegnante, diplomata magistrale specializzata in metodo Montessori, con alle spalle 3 anni di praticantato come avvocato penalista.

Attualmente insegna presso il Comune di Pergine Valsugana.

Mary Lavorgna si trasferisce a Trento nel 1991 «Mia madre lavorava alle dipendenze dell’autostrada del Brennero e allora il trasferimento era nell’aria, arrivata a Trento mi sono subito trovata bene»

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É specializzata nel metodo Montessori: «Fin da giovane volevo aiutare la crescita culturale dei bambini del ceto sociale molto basso, il metodo Montessori credo sia la base della formazione di un uomo vero e proprio, per questo mi sono accostata a questo metodo, per creare e formare gli uomini del domani»

Per lei la politica è l’amministrazione del bene comune «quindi della cosa che è anche mia  – sottolinea – per questo ho deciso di non rimanere più a guardare ma avvicinarmi alla politica, consigliata anche da una caro amico, che ha sostenuto in modo importante la mia scelta»

26 giorni per conquistare un voto in più degli altri candidati, come pensa di riuscirci?

«Combattendo il precariato in generale e dimostrando che si può essere madri e occuparsi anche del bene comune e della conciliazione»

Le prime tre cose sintetiche che farà se fosse eletta in consiglio provinciale?

«Dare dignità ai lavoratori, combattere gli sprechi della politica e tutelare le donne nel diritto di genere»

Resterà attiva nel partito e nel territorio in caso di sconfitta?

«Certo, in politica rimango sicuramente»

Quanto spenderà per la campagna elettorale?

«Poco»

Cosa ne pensa del governo di centrosinistra che ha governato nell’ultima legislatura?

«Ha fatto di tutto per depotenziare il trentino abbassando la qualità in tutti i settori»

Chi butta dalla Torre fra Ugo Rossi e Paolo Ghezzi e Giorgio Tonini?

«Senza dubbio Ugo Rossi per via degli enormi danni che ha fatto alla scuola trentina»

Cosa ne pensano famigliari e amici della sua discesa in campo?

«Mi sostengono totalmente»

Ha dei rimpianti nella vita?

«Per ora nessuno»

Qualche rimorso?

«No»

Che hobby ha?

«Amo lo sport la lettura e vado spesso in palestra»

L’ultimo libro che ha letto?

«La Mente del bambino – di Maria Montessori, un saggio che parte dalle proposizioni della biologia (sviluppo embrionale del bambino) e dalla legge naturale che lo predispone ad un libero comportamento, per addentrarsi nella gestazione spirituale del bambino, da zero a sei anni».

Che musica ascolta?

«Tutta la musica in modo trasversale» 

Beatles o Rolling Stones ?

«Beatles»

Che macchina ha?

«Una Hyundai i10»

Il 4 marzo alle politiche nazionali per chi ha votato?

«Non ho potuto votare»

Ha un politico di riferimento Italiano?

«Matteo Salvini»

E qui in Trentino?

«Per ora nessuno»

Preferisce l’auto o la bicicletta?

«L’autovettura»

Soldi, successo o potere?

«Preferisco il successo»

Cosa le fa più paura nella vita?

«La mancanza di Dio»

Lei abita a Trento quali sono le priorità in quella zona?

«Rendere la città più sicura visto i frequenti episodi di degrado e criminalità»

Si ricorda di un’occasione in cui si è trovata in difficoltà e ha dovuto chiedere aiuto a qualcuno?

«Fortunatamente per ora no»

Avrebbe mai pensato di presentarsi alle elezione provinciali di una regione?

«Mai»

Quale qualità e difetto si riconosce?

«Sono molto testarda, e quando credo di aver ragione sono ostinata fino alla fine. Per la qualità invece mi riconoscono molto altruismo»

Superbia, avarizia, lussuria, invidia, ira, accidia e Gola a quali dei vizi capitali associa il suo nome?

«Gola»

Uscirebbe a cena con Salvini, Di Maio, Renzi o Berlusconi?

«Nessun dubbio, con Matteo Salvini»

Cosa ne pensa dei matrimoni Gay e delle adozioni?

«Ognuno è libero di vivere la sua vita come meglio crede, ma sulle adozioni sono contraria, infatti un bambino ha il diritto di avere un padre e una madre naturali»

Qual è stato il momento più soddisfacente della sua vita?

«Quando è nata mia figlia Ginevra»

Se potesse incontrare una persona famosa, chi incontrerebbe e perché?

«Vorrei incontrare Matteo Salvini per tutta la vita» 

Gioco di squadra o in solitaria?

«Gioco di squadra sempre e dovunque» 

Quando è stata l’ultima volta che ha pianto?

«Non me lo ricordo»

Carne o pesce?

«Pesce»

Lago, Mare o montagna?

«Mare»

Cosa le manca di più?

«Sto lavorando per realizzarmi pienamente a livello personale» 

Se fosse un animale?

«Un gatto» 

L’ultimo viaggio che ha intrapreso?

«Sono stata in Puglia» 

Il suo sogno?

«Vincere le elezioni insieme alla persona che mi ha sostenuto» 

Cosa guarda in Tv?

«Tutto, sono un ottima consumatrice del piccolo schermo»

Qual è stato l’avvenimento di cronaca che l’ha maggiormente segnata?

«Tutti i casi di violenza sulle donne»

Per cosa sarà ricordata?

«Sarò ricordata per tutti i bambini che ho fatto diventare veri uomini» 

È pronto ad essere uno dei protagonisti politici del grande cambiamento del Trentino?

«Ovvio che sì»

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Speciale elezioni 2018

Mauro Pericolo ospite della Voce del Candidato: «Liberiamo il Trentino dalla Massoneria»

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Ospite della puntata di «La Voce del Candidato» è oggi il dottor Mauro Pericolo, 54 anni, nato a Rossano in provincia di Cosenza, due figlie di 14 e 16 anni, diplomato in magistrale con la qualifica di sindacalista esperto di diritto del lavoro e scolastico

Mauro Pericolo nel suo settore di competenza è uno dei migliori esperti del diritto in regione e anche a livello nazionale.

È arrivato a Trento nel lontano 1997, come insegnante precario dopo il superamento di un concorso, e diventa di ruolo nel 2015, dopo 18 anni dal superamento di un’ulteriore concorso.

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Mauro Pericolo ha fondato anche il sindacato Delsa, di cui è presidente, che conta oltre 600 iscritti ed è diventato in poco tempo un grande punto di riferimento per i docenti trentini.

Nell’intervista il segretario di Delsa fa emergere le contraddizioni della scuola trentina e demolisce la «Buona scuola» del tandem Rossi/Renzi consapevole che ormai l’unico modo di cambiare le cose nella scuola della nostra provincia sia farlo dall’interno del palazzo della provincia.

Con lui Roberto Conci ha parlato anche delle Banche e della cooperazione.

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