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Sensibilità Chimica Multipla ed Elettrosensibilità: un’altra vittima

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Torniamo a raccontare un’altra storia dai contorni tristi e tragici, che ha un unico filo conduttore che ha il nome di due malattie altamente invalidanti: Sensibilità Chimica Multipla ed elettrosensibilità.

Dopo la prima storia è arrivata un’altra richiesta, un grido di aiuto.

Maria é una ragazza dal viso fine, occhi scuri e un corpo esile, segnato dalla malattia. Ha un’intelligenza sopra la media, tanta voglia di vivere e una realtà così dura da affrontare anche per quel volto, coperto da una mascherina, ma che non riesce a nascondere l’immensa sofferenza.

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Maria soffre di Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e di Elettrosensibilità (EHS).

Due malattie, due prigioni dal mondo e da una quotidianità che per molti di noi appare scontata.

Maria non può lavorare a causa della sua grave condizione, non ha una famiglia su cui poter contare e non ha una casa dove poter vivere. Ora ha finito i suoi risparmi e non può rimanere nel luogo in cui è ospitata attualmente.

La malattia la costringe a dormire su pezzi di cartone, perché il contatto con il materasso le crea gravi problemi.

È alla ricerca di un alloggio adeguato alla sua difficile condizione, lontano da campi elettromagnetici e privo di sostanze chimiche per lei letali: una ricerca davvero ardua al giorno d’oggi.

È gravemente allergica alla plastica con tutte le conseguenze del caso.

La sua situazione è davvero grave e per questo, grazie all’Associazione Obiettivo Sensibile del Trentino che tutela gli interessi dei malati di Sensibilità Chimica Multipla e di Elettrosensibilità, ha lanciato un appello, una raccolta di fondi che le permettano di mangiare e di provvedere alle necessità primarie.

Queste persone combattono ogni giorno con la disperazione e con delle malattie gravi e invalidanti, purtroppo ancora poco conosciute e prive di riconoscimenti e assistenza in Italia, aiutiamo Maria a vivere’, afferma l’Associazione Obiettivo Sensibile del Trentino.

Per chi volesse sostenere Maria: conto BancoPosta intestato a Maria Iuzzolino IBAN: IT64R0760102400001030599714

Cos’è la Sensibilità Chimica Multipla (MCS)? – È una sindrome immuno-tossica infiammatoria e allergica, caratterizzata da intossicazione cronica per una ridotta capacità della persona ad eliminare le sostanze xenobiotiche e riparare lo stress ossidativo, che aumenta ogni giorno con conseguenze devastanti.

Questa incapacità dell’organismo di eliminare le sostanze tossiche, se non curata, porta a un’infiammazione generale e gravi danni multi-organo irreversibili.

Si hanno danni a carico del sistema cardiocircolatorio e immunitario, danni aterosclerotici, tumori e compromissione di tutti gli organi.

Si associano a questa malattia nella maggior parte dei casi fibromialgia, stanchezza cronica, elettrosensibilità.

In Italia la malattia non è riconosciuta, nonostante molti disegni di legge e una casistica di malati che si aggira sul 4% della popolazione, dato ogni giorno in aumento.

I malati di MCS si trovano ad affrontare una malattia poco conosciuta anche dagli stessi medici e una situazione precaria in ogni aspetto della loro vita, sia in termini psicologici che economici.

La MCS ha vari stadi nel tempo.

Il primo stadio della malattia è la sensibilizzazione.

Si perde la capacità di tollerare gli agenti chimici e si possono avere varie reazioni all’esposizione di sostanze chimiche o elettromagnetiche: dolori muscolari, cefalea, affaticamento, problemi dermatologici, sintomi simili all’influenza, tachicardia, nausea insufficiente circolazione periferica, rossori, prurito, ipersensibilità olfattiva.

L’infiammazione è, invece, il secondo stadio.

Le esposizioni determinano infiammazione cronica ai tessuti, artrite, vasculite, dermatiti, asma non allergica, riniti, circolazione periferica molto problematica.

La progressione avviene in seguito a nuove esposizioni e se non si é creato danno ai tessuti il processo può essere invertito con l’evitare gli agenti chimici e con cure disintossicanti.

Bisogna vivere in un ambiente bonificato, evitare le sostanze chimiche alimentari, detergenti, profumi, saponi, formaldeide, farmaci, chemioterapici, resine e vernici, smog, inceneritori, pesticidi, campi magnetici, materie plastiche, materiali per edilizia, polveri di toner stampanti, nanoparticelle e polveri derivate da impianti di riscaldamento, ecc…

Questo porta a un gravissimo condizionamento della vita quotidiana e all’isolamento.

Il deterioramento è il terzo stadio.

L’infiammazione cronica produce un danno ai tessuti come: lesioni al sistema nervoso centrale, danni al fegato, reni, polmoni, al sistema immunitario ecc…

Questo stadio è irreversibile. Quando i tessuti sono danneggiati e la funzione dell’organo è compromessa, rimane poco per poter arginare il danno e il processo di inversione.

Si avrà un danno organico irreversibile, con conseguenze gravissime, invalidanti e, in molti casi, mortali.

Purtroppo per i malati è quasi impossibile recarsi in ospedale per le sostanze chimiche e i massicci campi elettromagnetici presenti in questi luoghi.

Questo porta a non poter avere pronto intervento e nemmeno a poter effettuare visite di controllo per escludere altre patologie.

La Risoluzione di Roma sulla Sensibilità Chimica Multipla del 2015 ricorda che, secondo l’istituto Robert Koch di Berlino (2002), la qualità della vita delle persone colpite da MCS è inferiore a quella di chi è affetto da malattia cardiovascolare grave, ma i fondi per il trattamento della Sensibilità Chimica Multipla sono trascurabili rispetto a quelli destinati alla malattia cardiovascolare.

Cos’è l’Elettrosensibilità:EHS? – È una sindrome neurotossica che si manifesta per esposizione a fonti elettromagnetiche a bassa e alta frequenza, anche quando l’intensità resta nei limiti di legge.

L’Elettrosensibilità ha base organica, con incapacità dell’organismo di riparare i danni ossidativi prodotti dalle radiazioni elettromagnetiche.

Il malato di Elettrosensibilità accusa disturbi in vicinanza di un campo elettrico o magnetico (computer, telefono portatile, cellulare, sistemi wi-fi, componenti elettroniche presenti nelle autovetture, nei pressi di stazioni radiobase di telefonia mobile, di radar ed elettrodotti, persino impianti elettrici delle abitazioni o dei luoghi di lavoro).

I sintomi sono: molto dolore fisico all’esposizione, problemi dermatologici (arrossamento, prurito e sensazione di bruciore); problemi neurovegetativi (affaticamento, stanchezza, difficoltà di concentrazione, disturbi dell’umore, senso di instabilità e barcollamento, nausea, palpitazione cardiaca, dolori addominali, disturbi della digestione; sintomi a livello del sistema nervoso centrale quali vertigini ed emicranie, alterazione del ritmo sonno sveglia, acufeni.

Questa malattia, se non curata, peggiora progressivamente creando danni irreversibili a tutti gli organi.

In Italia la malattia non è riconosciuta, nonostante sia una patologia in rapido aumento a causa dell’invasione incontrollata delle nuove tecnologie e delle radiofrequenze. Attualmente interessa in modo severo circa il 4% degli Europei e, in modo ancora lieve, circa il 30% degli stessi.

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Caregivers familiari: ancora lontani da un aiuto concreto

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I caregivers familiari sono ancora lontani dal ricevere un aiuto concreto nonostante l’approvazione della legge che ne ha riconosciuto la figura e l’impegno, ciò è quanto dichiara il CONFAD (coordinamento nazionale famiglie con disabilità) in un comunicato a firma del presidente Alessandro Chiarini. (altro…)

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Disabili: il Comune di Trento sacrifica gli stalli riservati anche per i traslochi

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Non c’è rispetto per i diritti elementari dei disabili nemmeno più nella civilissima città di Trento. (altro…)

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In 10 anni i divorzi sono raddoppiati. il 54% si pente e vorrebbe tornare insieme al proprio partner

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Dopo le statistiche che abbiamo pubblicato ieri relative ad un sondaggio che indicava come il 62% degli intervistati considerasse come famiglia unicamente quella composta da persone di sessi diversi, prendiamo in esame i dati del Censis sui divorzi: nel 2016 sono stati 99.071, dieci anni prima 49 mila.

Dei divorziati il 19,1% si sposa una seconda volta: il 68%uomini e il 60% donne.

Ma a pentirsi di aver divorziato è il 54% di cui il 19% dopo appena una settimana e 1 su 5 in tempo reale.

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E non mancano nemmeno i casi di chi dopo aver divorziato, si sia risposato con lo stesso partner.

In tutta questa confusione ci sono alcuni aspetti pratici che possono a contribuire a spiegare dei dati anche in contrasto tra loro.

In certi casi nozze troppo rapide che spesso nascondono la voglia di risolvere in maniera radicale dei problemi di convivenza nell’ambito della famiglia d’origine.

Ma anche contratte troppo tardi, spesso per problemi economici che non permettono di creare un nuovo nucleo famigliare.

Ci si sposa cioè a rapporto già logoro e la convivenza di certo non aiuta.

Sui ritorni di fiamma incidono invece la nostalgia per i figli; relazioni extraconiugali che funzionavano da sposati, ma che crollano quando cambia la situazione e non per ultime le condizioni economiche del tutto diverse da single.

Una domanda lecita è anche se la velocità del ripensamento è direttamente proporzionale alla facilità di chiudere la relazione?

Ma quanti sono i separati che sono tornati a convivere senza comunicarlo agli uffici anagrafe che di fatto dovrebbero annullare la separazione in quanto in attesa del divorzio, non sono esauriti gli effetti legali del matrimonio?

Senza contare le false separazioni chieste solo per motivi di interesse.

Il Censis conferma come l’impennata di separazioni e quindi di divorzi cresciute del 100% negli ultimi dieci anni stiano portando ad una trasformazione antropologica dell’Italia.

In più la così detta “pausa di riflessione” passata da 5 a 3 anni e poi 6 mesi, potrebbe cambiare ulteriormente la situazione.

La Chiesa non vede favorevolmente questo cambiamento di un sacramento per la vita ad una sorta di contratto temporaneo che di fatto andrà ad indebolire la famiglia.

Secondo uno studio inglese il 54% dei divorziati vive di rimpianti.

Fra chi si è accorto di amare ancora il partner, il 42% prova a ricostruire il rapporto, ma a riuscirci è solo il 21%.

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