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La parola al direttore

«Uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà»

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Gli italiani hanno votato: sappiamo come è andata.

Chi aveva il governo è stato sonoramente battuto, quindi, in pista per prendere il governo, sono centrodestra (Salvini) e Di Maio (M5S); entrambi però non hanno i numeri.

In attesa della proclamazione di deputati e senatori e della elezione dei presidenti delle camere, una ridda di commenti e di ipotesi rimbalzano dalle Tv, ai giornali…, mentre la rete sembra impazzita, travolta da commenti di ogni genere.

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Cosa farà Mattarella?

Il percorso istituzionale è (o dovrebbe essere) noto.

Il presidente della repubblica consulterà gli ex capi dello Stato (uno solo, re Giorgio Napolitano), i neopresidenti delle camere e gli ex presidenti di camera (anche Fini?) e senato, infine i rappresentati dei gruppi parlamentari.

Dopo, il democristiano di lungo corso, Sergio Mattarella, affiderà l’incarico di formare il governo.

A chi? A Salvini, a Di Maio? E ‘incarico sarà pieno o solo esplorativo?

Lo schieramento che conta più seggi in parlamento è quello di centrodestra; a tre lunghezze ci sono i grillini, poi, al terzo posto, ma molto staccato, il PD.

Logica e tradizione dovrebbero convincere l’inquilino del Quirinale ad affidare l’incarico a Salvini. Ma probabilmente non sarà così.

“Autorevoli” commentatori, tutti grandi pensatori schierati nel campo del “politicamente corretto“, si stanno inventando la barzelletta che l’incarico deve essere affidato a Luigino Di Maio perché il M5S è il partito più votato, ma la Costituzione impone al nuovo governo di “conquistare” la “fiducia” di camera e senato, ovvero la maggioranza dei deputati e dei senatori.

Ecco allora, in azione i manovratori sotto traccia. “Poteri forti” e le lobby finanziarie internazionali, stampa e Tv fanno il tifo per Di Maio.

Il M5S è già “istituzionalizzato“! E Beppe Grillo ha sentenziato: “il M5S è democristiano, un po’ di destra, un po’ di sinistra“.

E allora il governo si farà. M5S e PD daranno la fiducia a Luigino Di Maio, alla faccia dei programmi e delle promesse elettorali, tutti a finire nel cestino.

Già lo sappiamo. «Uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà». Pochissimi gli uomini, pochi i mezz’uomini, mentre numerosissimi tutti gli altri!

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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