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Arte e Cultura

Nei bassifondi di una realtà troppo umana: quella degli “Animali da bar” di Gabriele di Luca

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Nell’ambito del variegato calendario della rassegna “Altre Tendenze” del Centro Servizi Culturali S. Chiara, venerdì 9 marzo (ore 20.30) il drammaturgo Gabriele di Luca porterà sul palcoscenico del Teatro Sociale di Trento i suoi “Animali da bar”, una produzione ironica, irriverente e visionaria della compagnia teatrale Carrozzeria Orfeo.

A prima vista potrebbe apparire come un classico bar frequentato da personaggi un po’ bizzarri, quello dipinto da Gabriele de Luca. Eppure, ad un occhio più critico ed acuto, questa tana di avventori si mostra come una soglia tra interno ed esterno: un luogo pubblico nell’immaginario collettivo eppure profondamente intimo e privato per chi vi abita, per chi vi porta (e vi scarica) il fardello di un’esistenza pesante da portare “sul groppone”.

“Animali da bar” è una commedia caustica – divertente e al contempo feroce e graffiante – ambientata in un bar che, forse senza neanche troppi sforzi di astrazione, rappresenta l’epifenomeno di una società in decadenza, vittima di una buona dose di psicofarmaci, disillusione ed abbandono. «Appoggiati al bancone – scrivono gli autori – troviamo gli ultimi brandelli di un Occidente rabbioso e vendicativo, fatto di frustrazioni, retorica, falsa morale [..], oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un “Oriente” portatore di saggezze e valori… valori, però, ormai svuotati e consumati del loro senso originario e commercializzati come qualunque altra cosa».

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È forse questo ciò che accomuna i sei animali notturni: l’essere illusi e perdenti, il provare a combattere nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, a una speranza che resiste troppo a lungo.

Un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero a una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, a casa subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; infine uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla Grande Guerra.

Ma quando, dopo “qualche” bicchiere, l’alcool inizia a farsi sentire, inevitabilmente cadono tutte le difese di questi paradossali avventori, capaci sì di grandissimi momenti di odio e cinismo, ma anche di speranza, amicizia e vera solidarietà.

Vincitore del Premio Hystrio Twister 2016, “Animali da bar” porta in scena quella comicità ben nota al pubblico fedele alla Carrozzeria Orfeo – spietata, crudele, diretta e senza peli sulla lingua – sapientemente utilizzata per mettere alla gogna gli stereotipi e i vizi della contemporaneità. Attorno al bancone di quel bar orchestrato da un’aggressiva barista, gravitano gli idealtipi di un’umanità miserabile e si alternano «situazioni volutamente trash, a scorci di dialogo acutamente pungenti, a momenti di sconsolata riflessione esistenziale» come suggerito da Magda Poli sul Corriere della Sera.

«Questa visione amenamente “nera” ben riassume lo stile di Carrozzeria Orfeo – continua il critico teatrale –  un gruppo che piace, che è attualmente sulla cresta dell’onda proprio per la sua capacità di ribaltare i buoni sentimenti. Gli attori, con l’aggiunta dell’irresistibile voce fuori campo di Alessandro Haber, sono bravi e senza dubbio efficaci.»

Con “Animali da bar” Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi – nonché lo stesso Gabriele Di Luca – esordiranno per la prima volta in Stagione a Trento, dopo aver raccolto il consenso tanto dal pubblico quanto dalla critica nelle precedenti tappe del tour italiano. La regia sarà affidata ad Alessandro Tedeschi, Massimiliano Setti e allo stesso Gabriele Di Luca, mentre la voce fuori campo, come già accennato, sarà quella del conosciutissimo e apprezzatissimo Alessandro Haber. A Giovanni Berti va invece la responsabilità delle luci, mentre ad Erika Carretta quella dei costumi.

L’augurio è che l’entourage della Carrozzeria Orfeo replichi al Sociale di Trento lo stesso successo incassato negli altri teatri italiani, trascinando il pubblico in sala in un caustico viaggio nell’umanità più minuta e infima, nel corso del quale sarà difficile non affezionarsi ai tipi in scena: inizialmente ridere di loro e delle loro sfortune per poi finire, senza nemmeno accorgersene, per condividere con questi angosce e sofferenze.

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