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Arte e Cultura

Al Sociale la piccola tragicommedia minimale delle «Sorelle Materassi»

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Prosegue la stagione Grande Prosa 2017/18 del Centro Servizi Culturali S. Chiara con le «SORELLE MATERASSI», un dramma familiare dalle tinte ironiche e caricaturali frutto del libero adattamento di Ugo Chiti dell’omonimo romanzo di Palazzeschi.

Ad interpretarlo sul palcoscenico del Teatro Sociale di Trento, per la regia di Geppy Gleijeses, saranno le talentuose Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati.

Trionfo al Teatro Sociale di Trento per l’instancabile Geppy Gleijeses che, non contento dei recenti successi ottenuti nell’allestimento di Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta e L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde, si è cimentato nel dirigere la riduzione teatrale di Ugo Chiti del romanzo capolavoro di Aldo Palazzeschi Sorelle Materassi.

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Una rilettura apprezzata da Osvaldo Guerrieri che su La Stampa intesse le lodi del regista toscano sottolineando come «lavorando drasticamente di potatura» egli sia riuscito nell’arduo compito di portare l’omonimo testo di Palazzeschi «al suo nucleo essenziale con pochi personaggi». Apprezzamenti anche per la regia di Geppy Gleijeses «che più affettuosa, più attenta all’antiquariato sentimentale, più sensibile al ritratto umano non si potrebbe desiderare».

Ambientata nel primo ‘900 nel sobborgo fiorentino di Coverciano, la pièce rivive il dramma buffo ma al contempo straziante di due non più giovanissime ricamatrici rovinate dalla loro ingenuità caricaturale e dalla repressione delle loro passioni verso il bel nipote Remo.

Una vita fatta di rinunce, dove amore e soddisfazioni sono stati ormai sacrificati sull’altare del culto ossessivo del loro lavoro: questa, in sintesi, la fotografia riproposta sul palcoscenico da Chiti che, così facendo, scatta «un flash affettuoso ed efficace su una intera società [..], ma soprattutto su una dannata debolezza del costume nazionale i cui principi e la cui laboriosità – suggerisce Gianfranco Capitta su Il Manifesto sono inevitabilmente destinati a franare sotto la spinta irresistibile del mammismo».

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Le sorelle Teresa (Lucia Poli) e Carolina (Milena Vukotic) Materassi vivono infatti una vita tranquilla e ordinaria cucendo corredi da sposa e biancheria di lusso per la benestante borghesia fiorentina.

Non hanno vizi particolari né svaghi, tant’è che s’accontentano del chiacchiericcio placido e calmo – intervallato dalla saggezza popolare della fedele domestica Niobe (Sandra Garuglieri) e dal risentimento rabbioso della terza sorella Giselda (Marilù Prati) –  mentre, con ago e filo, trasformano pezzi di stoffa in autentici capolavori.

Le giornate continuano ad essere scandite dal ritmo anonimo e abitudinario dell’asfittica vita provinciale, almeno fino a quando Remo (Gabriele Anagni), orfano di una quarta sorella morta, non mette piede in casa Materassi. Bello, pieno di vita, spiritoso, il giovane attira subito le attenzioni e le cure delle donne i cui sentimenti parevano assopiti in una routine fatta di commissioni e lavoro certosino.

Tuttavia, consapevole di essere l’oggetto della morbosa venerazione delle zitelle, il ragazzetto non porrà freno ad alcun suo capriccio, finendo così per trascinare al lastrico le due zie dal cuore d’oro.

Nessuno sa dire di no a Remo, un vero e proprio dandy di provincia in grado di conquistare con un semplice schiocco di dita donne, amici… e anche automobili con cui lavorare. «Quale lavoro?» gli chiederanno le zie esterrefatte – una domanda destinata a ricevere un elusivo «Non lo so» come risposta, accompagnata dal solito sorriso sarcastico e sornione del nipote.

A nulla serviranno i numerosi avvertimenti di Giselda, alla quale le sorelle rimproverano di aver sacrificato in gioventù il dovere alla passione: Teresa e Carolina, indebitate fino al collo, per soddisfare le crescenti pretese dell’arrogante nipote saranno addirittura costrette a vendere la casa e i terreni che avevano precedentemente ereditato dal padre.

A fare da cornice alla disfatta economica di questo amore così abbagliante, «una icona insuperabile della nostra Italietta, che ogni volta commuove e irrita, diverte e addolora per l’ingiustizia evidente» come sottolineato da Gianfranco Capitta, l’interno borghese con vista sul giardino disegnato dalla maestria di Roberto Crea e le luci di Luigi Ascione, mentre le musiche originali sono state composte da Mario Incudine, recentemente applaudito al Teatro Sociale in qualità non solo di attore ma anche di autore ed esecutore dei brani contenuti nello spettacolo Il casellante.

Ha collaborato inoltre per la realizzazione degli abiti di scena l’Accademia del Costume e della Moda diretta da Andrea Viotti.

Lo spettacolo, andato in scena ieri sera, verrà replicato sempre al Teatro Sociale nei giorni giovedì 1, venerdì 2 e sabato 3 marzo alle ore 20.30, mentre domenica 4 la recita pomeridiana avrà inizio alle 16.00.

Come di consueto, la rappresentazione di «SORELLE MATERASSI» sarà seguita nel pomeriggio di venerdì 2 marzo alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale, dal «Foyer della prosa», incontro di approfondimento critico che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Alla discussione, introdotta dal professor Massimo Rizzante dell’Università di Trento, saranno presenti anche Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati.

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