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Andrea de Bertoldi: «Basta con la politica delle poltrone»

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La meritocrazia deve tornare a essere la stella polare della politica trentina”. Ne è convinto Andrea de Bertoldi, candidato di Fratelli d’Italia al Senato nel collegio di Trento, che riconduce i dati economici non entusiasmanti nella nostra provincia a una politica che permea l’economia e che, peraltro, sarebbe subalterna alle decisioni dei vicini altoatesini.

Proprio per quanto riguarda il rapporto tra la nostra provincia e l’Alto Adige, de Bertoldi, dottore commercialista e presidente di Farefuturo per il Trentino, sostiene che “Patt e Pd si sono accodati alla linea di Bolzano. Ai tempi della Dc era diverso, Trento e Bolzano erano due territori che si trattavano alla pari”.

Andrea de Bertoldi, come si sente a sfidare il senatore uscente Franco Panizza, dato come grande favorito?
Noi di Fratelli d’Italia abbiamo chiesto espressamente il collegio di Trento, per due ragioni. Primo, è il mio collegio naturale: sono originario della val di Non e vivo e lavoro a Trento. Secondo, mi piacciono le sfide difficili. Il mio è il partito dei patrioti, dei valori, mentre il Patt è quello del potere e delle poltrone, tanto che mi piace chiamarlo “poltronificio autonomista trentino tirolese”.

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Lei è presidente di Farefuturo per il Trentino. Farefuturo è una fondazione nata a sostegno di una destra laica, liberale e ancorata in Europa. Quanto questi valori rispecchiano quelli dell’attuale coalizione di centrodestra?
Farefuturo non è un partito ma un avanguardia culturale della destra di governo. Un’avanguardia che, però, non ha mai fatto fughe in avanti e non è mai venuta meno all’ancoraggio ai nostri valori cattolici e alla tutela delle nostre tradizioni, del nostro popolo e della nostra civiltà. In tal senso, io mi definisco un cattolico liberale.

Come interpreta i recenti dati macroeconomici, che dicono che il Trentino cresce meno delle aspettative e comunque meno dell’Alto Adige?
In questi anni di gestione da parte della sinistra autonomista, il Trentino è precipitato, trasformandosi da competitor a periferia degradata dell’Alto Adige. L’economia altoatesina fa meglio della nostra su tutta la linea: occupazione, Pil, ma anche turismo, ristorazione, biologico, vino, mele.

Come se lo spiega?
La colpa è della sudditanza di Patt e Pd nei confronti dell’Svp. Si sono accodati alla linea di Bolzano, che giustamente mette davanti i propri interessi. Ai tempi della Dc era diverso, Trento e Bolzano erano due territori amici, che si trattavano alla pari.

Come cambiare questa situazione?
Bisogna farla finita con la politica della subalternità. E poi un’altra cosa: in Trentino c’è troppa interferenza dell’apparato pubblico nell’attività economica. Da noi la politica ha voluto permeare tutto quello che è il mondo economico del Trentino, con la cooperazione, con le società partecipate della Provincia, creando una realtà dove l’imprenditoria privata è di fatto pubblica.

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Il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti ha parlato apertamente di “favoritismi a parenti, amici, sodali”…
In Trentino la politica condiziona l’economia in modo clientelare. Abbiamo società pubbliche importantissime dove i consiglieri di amministrazione e addirittura i presidenti non sono lì per meritocrazia ma perché sono amici fidati di Rossi e Panizza. Già siamo subalterni all’Alto Adige, se poi permeiamo l’economia di politici incapaci… è come mettere al volante uno che non sa guidare. Difficilmente vinci il gran premio!

Quindi, che soluzione propone?
In primis, la Provincia non dovrebbe più essere nella mani di Patt e Pd, stampella dell’Svp a Bolzano. Se fosse il centrodestra a governare la Provincia, saremmo i primi a cercare una cooperazione con i nostri vicini, ma lo faremmo da una situazione di parità, non subalternità.

E poi?
Bisogna sburocratizzare, privatizzare, togliere la mano pubblica dall’economia. Che i politici facciano i politici e che gli imprenditori facciano gli imprenditori. La meritocrazia deve essere il nostro principio cardine.

Qual è la proposta del centrodestra che sente più sua?
La flat tax, che credo possa rappresentare veramente una rivoluzione economica e fiscale. Ha il potenziale per risolvere i maggiori problemi dell’Italia: disoccupazione, stagnazione economica, evasione.

Ci spieghi meglio…
La flat tax può far emergere il sommerso, perché quando la tassazione diventa umana e le sanzioni più alte, evadere non ha più significato. Almeno una parte dei 130 miliardi annui attuali di sommerso emergerebbero. Inoltre, si creerebbero le condizioni per attirare capitali e investimenti stranieri in Italia, che porterebbero con sé necessariamente un aumento dell’occupazione.

Non c’è il rischio che il debito pubblico esploda?
No. Fratelli d’Italia ha proposto che nel primo anno la flat tax si applichi solo ai redditi incrementali, ovvero a quanto si è guadagnato di più rispetto agli anni precedenti. Questo non comporterà un euro di perdita per i conti dello stato.

E negli anni successivi?
Sulla base di come il sommerso comincerà a emergere, la tassazione scenderà gradualmente, con l’obiettivo di arrivare a fine legislatura al 15-18 per cento. Dovremmo pretendere dall’Ue un periodo di tre/quattro anni per portare a regime la flat tax. Non escludo che in quel periodo ci sia qualche sforamento, ma noi riteniamo che quando la flat tax sarà a regime il gettito sarà maggiore di quello attuale.

Ci sono altre proposte del programma di centrodestra a cui tiene particolarmente?
Il piano di natalità proposto dal mio partito, che prevede, tra le altre cose, asili nido gratis e aperti con orari flessibili tutto l’anno, l’eliminazione dell’Iva sui prodotti di prima infanzia, l’equiparazione tra lavoro dipendente e autonomo per quanto riguarda la tutela delle madri lavoratrici e il reddito di infanzia, ovvero 400 euro al mese per ogni figlio per i primi sei anni di vita. Le donne devono essere nelle condizioni di poter avere figli e garantire un futuro alla nostra civiltà. In questo modo, non avrebbe più senso dire che l’immigrazione serve per compensare la bassa natalità.

Sì, ma ciò non eliminerebbe le cause dell’immigrazione. Cosa volete fare a riguardo?
Ci vuole il polso duro. Da un lato, vanno tutelati gli immigrati regolari, che si sono integrati ormai nel nostro sistema, che hanno dimostrato lealtà, correttezza e rispetto della legge. Dall’altro lato, vanno bloccati gli sbarchi attraverso accordi con i paesi del Nordafrica. Serve un piano straordinario per rimpatriare gli oltre seicentomila clandestini che ci sono in Italia. Questo permetterebbe di risolvere anche la questione del sovraffollamento carcerario.

In che senso?
L’Italia deve fare accordi specifici con i paesi da cui vengono i migranti, in modo che le nostre sentenze penali abbiamo valore automatico in questi paesi. Così, un immigrato che commette un crimine in Italia sconterà la pena nel suo paese di provenienza. E siccome su 60mila detenuti in Italia 20mila sono stranieri, l’introduzione di questo principio permetterebbe di risolvere il nostro problema carcerario.

E i diritti umani? Spesso nello stato di provenienza di queste persone vige la pena di morte…
Non ci sarà il rischio che un delitto che in questi paesi è punito con la pena di morte venga punito con la pena di morte. La condanna che dovrà essere scontata sarà relativa al giudizio fatto in Italia. Detto ciò, ovvio che non potremo sindacare su come questi paesi gestiscono le loro galere. È impraticabile.

Cosa pensa dei campi di detenzione in Libia, che hanno suscitato lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale?
Si tratta di una questione che l’Italia non può risolvere da sola. Serve un intervento dell’Ue. Ovvio che dovremo cercare di avere delle rassicurazioni, ma ciò non toglie che il problema dell’immigrazione va risolto. Dobbiamo accogliere solo quel numero di persone che possiamo dignitosamente ospitare. E poi c’è un’altra cosa…

Mi dica…
Chi viene da noi spesso per farlo paga tra i 5 e i 10mila dollari, somma con la quale nei paesi di provenienza si vive alcuni anni. Inoltre, le organizzazioni umanitarie dicono che con meno di un euro al giorno si mantiene un bambino in questi paesi. Quanti ne stiamo spendendo? A noi queste persone costano tra i 30 e i 35 euro al giorno quando sono in Italia.

Cosa farà Fratelli d’Italia se il 4 marzo centrodestra non raggiungerà la maggioranza assoluta?
Lo abbiamo detto in modo chiaro: no a ogni inciucio. Al massimo potrei prevedere, ma non credo che ci saranno le condizioni, un accordo per modificare la legge elettorale in senso più maggioritario e poi tornare al voto.

Una provocazione: governare con Salvini e il M5S sarebbe un inciucio?
Sì, perché verrebbe meno la nostra proposta elettorale. Non escludo nulla per il futuro ma gli accordi vanno fatti prima. Fare un governo con i Cinque Stelle sarebbe una presa in giro per gli elettori.

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