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Speciale elezioni 2018

Zanella: «Investiremo su impresa 4.0, mobilità elettrica e digitalizzazione»

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A pochi giorni dal voto, il Movimento Cinque Stelle si presenta come una forza politica che ha ambizioni di governo e porta con sé una proposta per il paese articolata. Non c’è, infatti, solo il reddito di cittadinanza o la lotta ai vitalizi nel programma del Movimento, ma molto spazio è dedicato anche agli investimenti nelle nuove tecnologie, alla sostenibilità ambientale e a temi come la legalizzazione delle droghe leggere.

Di questo e di altro abbiamo parlato con Cristiano Zanella, candidato per il M5S al Senato nel collegio di Trento. Laureato in economia politica, Zanella fa il consulente di varie aziende come controller finanziario e industriale. In passato è stato docente di corsi Fse, responsabile amministrativo e finanziario di Trentino Spa e direttore amministrativo e finanziario di Computerlinks Spa. Inoltre, ha contribuito alla redazione del disegno di legge provinciale sul reddito di cittadinanza attualmente in discussione in consiglio provinciale.

Cristiano Zanella, nel suo collegio dovrà far fronte al “super favorito” Franco Panizza. Come pensa di batterlo?
Panizza è una cariatide della politica. La coalizione di centrosinistra che rappresenta è responsabile della peggiore pubblicità regresso per la nostra Autonomia: vitalizi d’oro, tagli ai servizi pubblici essenziali, appoggio alle peggiori politiche centraliste.

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Noi lo batteremo con la forza della coerenza e della trasparenza: le promesse che abbiamo fatto le abbiamo mantenute tutte, ci siamo tagliati lo stipendio e abbiamo partecipati al rilancio economico del Paese grazie all’apertura di 7mila nuove piccole imprese. A differenza di chi deve difendere poltrone e privilegi, noi abbiamo un limite chiaro di due mandati, perché in nostro scopo non è fare carriera ma restituire sovranità ai cittadini.

Con che spirito partecipa a questa campagna?
Io partecipo a questa campagna elettorale senza nessun calcolo di convenienze politiche, senza nomine da parte di una segreteria di partito, senza spintarelle, senza conoscere nessuno, senza lobbisti alle spalle. Saranno i cittadini a scegliere di non dare più fiducia a una politica stantia e fallimentare, lo faranno sulla base dell’evidenza e di tutto quello che concretamente siamo riusciti a ottenere in questi anni da forza di opposizione.

Uno dei cavalli di battaglia del M5S è l’abolizione dei vitalizi. Perché allora nell’ultima legislatura avete votato contro la “proposta Richetti”, che prometteva il taglio dei vitalizi dei politici in pensione?
Al contrario: il M5S si è sempre dichiarato favorevole al ddl Richetti, che alla Camera è stato approvato anche grazie ai voti dei nostri parlamentari. Si è affossato poi al Senato, anche a causa della pioggia di emendamenti presentati da PD e SVP. Noi lo chiediamo dall’inizio della legislatura di abolire i vitalizi d’oro, ma i partiti di destra e sinistra si sono sempre opposti: solo il M5S vuole cancellare per sempre i privilegi della politica.

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Dove vorreste tagliare per coprire le spese legate all’introduzione del reddito di cittadinanza?
Il reddito di cittadinanza costerebbe 17 miliardi di euro secondo stime elaborate dall’ISTAT, e all’interno del programma del Movimento 5 Stelle sono previste tutte le coperture necessarie a finanziarlo. Secondo un rapporto elaborato dalla Commissione sulle spese fiscali nel 2017 per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, esistono 13 miliardi di agevolazioni fiscali (tax expenditures) inique e/o che possono essere tagliate al fine di riallocarle in favore di spesa pubblica “buona” in favore delle famiglie e del lavoro.

Inoltre, un rapporto del Ministero dell’Ambiente del 2016 stima in 16 miliardi di euro l’elenco dei sussidi potenzialmente dannosi per l’ambiente (ad esempio quelli in favore di fonti fossili), che possono anch’essi essere eliminati. Infine, il rapporto sulla spending review coordinato da Carlo Cottarelli stimava in 33,6 miliardi nel 2016 i risparmi che possono essere ottenuti da una generale revisione della spesa legata a capitoli come i costi della politica e l’eliminazione degli enti inutili.

Può confermarci che se governeranno i Cinque Stelle l’Italia non uscirà dall’euro?
Il referendum sulla moneta unica è stato una nostra proposta in passato, perché volevamo mettere in luce certe incongruenze dell’unione economico-finanziaria. La vera domanda è che tipo di Europa vogliamo costruire. Il Movimento 5 stelle è forse il partito più europeista di quelli presenti oggi. Abbiamo sempre detto che per noi il modello ideale è quello degli stati uniti d’Europa sul modello federale americano.

Però…?
Però vogliamo un’Europa dei popoli, non un’unione finanziaria come quella attuale che sta soffocando la nostra economia, rivolta al solo business e non rivolta ai bisogni dei popoli. Vogliamo ridiscutere i vincoli che impediscono all’Europa di crescere. Non siamo contro l’Europa e contro l’Euro, ma vogliamo discuterne in maniera trasparente e coinvolgendo i cittadini. La domanda non è euro sì o euro no, ma se questa Europa ci piace o no.

Ci spieghi meglio…
L’Euro è di fatto una moneta straniera per l’Italia. Senza più una garanzia della Banca Centrale Europea sul debito pubblico degli stati, come invece esiste per tutte le principali altre aree economiche avanzate, i vincoli di bilancio imposti hanno portato le economie più deboli a non riuscire a svilupparsi, perché impediscono agli stati di spendere di più negli episodi di crisi, in cui i consumi dei cittadini calano e di conseguenza gli investimenti delle imprese diminuiscono.

Noi pensiamo ci sia una terza via e vogliamo farci promotori di un’Europa che sia rivolta verso la crescita e questo deve valere per tutti gli stati membri, non solo per noi, perché l’austerità fa male a tutti e noi lo sappiamo bene perché lo abbiamo sperimentato. Deve essere l’Europa di tutti, non un’Europa di pochi, a due velocità.

Come pensate di fronteggiare l’immigrazione irregolare?
L’immigrazione è il più grande fallimento dei partiti: hanno firmato accordi suicidi come il Regolamento di Dublino III che hanno trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. I cittadini oggi pagano l’incapacità dei partiti. L’immigrazione deve essere gestita e le leggi rispettate e noi vogliamo fermare il business dell’immigrazione.

Come?
Intendiamo assumere 10.000 nuove risorse anche per rendere più veloce ed efficiente la procedura per valutare in tempi certi e rapidi se un migrante ha diritto a stare in Italia o meno, così come avviene negli altri paesi europei, potenziando dunque le commissioni territoriali. Proponiamo il superamento del regolamento di Dublino perché il meccanismo di redistribuzione dei migranti deve essere automatico e obbligatorio.

Vogliamo inoltre che la gestione dei fondi destinati al sistema di accoglienza sia assolutamente trasparente, controllata e tracciata, per evitare che le risorse pubbliche siano finalizzate a forme speculative più che a logiche di accoglienza e integrazione. Il rimpatrio dei migranti irregolari provenienti da Paesi con cui non sono siglati accordi di riammissione spesso non avviene.

E poi?
Abbiamo l’obiettivo di scardinare il business degli scafisti e azzerare sbarchi e morti nel Mar Mediterraneo. Chiediamo che la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale avvenga nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito o nelle delegazioni dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee.

Il Movimento 5 Stelle si impegnerà, in tutte le sedi preposte, a favorire la stipulazione di accordi bilaterali, sia da parte dell’Italia sia da parte dell’Unione europea, con i Paesi terzi, in modo da rendere chiare e rapide le procedure di rimpatrio, in condizioni di sicurezza e dignità e nel rispetto dei diritti fondamentali.

Tra i 20 punti del vostro programma parlate di “investimenti per creare lavori nuovi”. Può farci qualche esempio di questi “lavori nuovi”?
Il nostro programma prevede una serie di investimenti per creare nuovo lavoro e lavori nuovi. Per affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie sono necessarie nuove competenze. Le nostre priorità sono in particolare l’Impresa 4.0, che darà impulso ad una produttività da troppo tempo stagnante, la mobilità elettrica, che serve anche a ridurre l’inquinamento atmosferico incidendo sull’aspettativa e la qualità della vita, la digitalizzazione anche della pubblica amministrazione, che produrrà risparmi di spesa e maggiore efficienza, l’istruzione e la ricerca.

Come pensate di affrontare le sfide poste dalla digitalizzazione?
Per quanto riguarda la digitalizzazione, per famiglie e imprese c’è l’investimento nella banda ultra larga, per consentire la migrazione dalla rete in rame a quella in fibra, e gli investimenti nell’Internet delle Cose, cioè nell’e-commerce. Per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, invece, prevediamo l’accorpamento delle 16 mila banche dati della pubblica amministrazione, che vanno ridotte a 10.

Cosa volete fare per rilanciare formazione, università e ricerca?
Entro la legislatura, vogliamo riportare la spesa in media con l’Unione europea: al 5% del Pil per la formazione e al 3% per la ricerca. Perché per ogni euro messo in università ne tornano 3,7 in termini di Pil nazionale. Inoltre questi investimenti hanno alti moltiplicatori occupazionali e garantiscono ingenti maggiori entrate per lo Stato.

Cosa pensate di fare per favorire la sostenibilità ambientale?
In questi anni su questo tema abbiamo lavorato duro all’insegna dei principi del M5S: i rifiuti che sono da considerare risorsa, progetti di legge per bonificare i territori, recuperare i materiali post consumo, ridurre gli imballaggi, un’economia del territorio che ne rispetti la specificità, una riorganizzazione delle agenzie di protezione ambientale. Abbiamo lottato a denti stretti per l’acqua pubblica e siamo riusciti a portare a casa la prima legge sugli ecoreati, che mette in pratica il principio di “chi inquina paga”.

Per noi dalla tutela dell’ambiente scaturiscono lavoro e crescita economica. Ricordo che un miliardo di euro investito in grandi opere genera circa 700 posti di lavoro. La stessa cifra in bonifiche ne genera 14 mila. È chiaro dove dobbiamo investire. Nel nostro programma parliamo ad esempio di ridurre ulteriormente la produzione dei rifiuti, di fermare il consumo di suolo: vogliamo ripartire proprio dall’ambiente per creare un ciclo virtuoso, dove il riuso e il riciclo facciano nascere economia locale e occupazione.

Nel caso specifico del Trentino cosa volete fare?
In Trentino, nello specifico, questo discorso vale ancora di più: il turismo è un settore strategico della nostra economia, vogliamo rilanciarlo con una visione integrata che coinvolga anche tutela ambientale, artigianato, agricoltura e mobilità. Ogni iniziativa deve però sempre tenere conto della tutela del paesaggio e dell’ambiente. Il Trentino deve puntare non più solamente sugli impianti di risalita ma anche su altro: il nostro territorio deve essere valorizzato e promosso in chiave turistica anche in modi alternativi.

Lei si è espresso a favore della liberalizzazione delle droghe leggere. Come intende attuare questa proposta se eletto in parlamento?
Noi siamo per una liberalizzazione soft. Il programma del Movimento 5 stelle prevede una regolamentazione della coltivazione, ad uso strettamente personale, e del mercato, disciplinandone la vendita controllata dallo Stato. Il consumo delle droghe leggere in un Paese come l’Olanda è simile alla media Ue: il proibizionismo accentua fenomeni criminali e illegali. Meglio sbloccare risorse per le forze dell’ordine e la magistratura, sottraendo entrate a mafia e terrorismo.

Cosa risponde a chi teme che con il Cinque Stelle l’Italia faccia un salto nel vuoto?
Il salto nel vuoto il nostro Paese lo farà se ancora una volta avranno la meglio i partiti, che hanno trascinato l’Italia nel baratro e che ora vorrebbero farci credere di avere la soluzione ai problemi dei cittadini. Ma i problemi li hanno creati loro!

Noi all’opposizione siamo riusciti ad ottenere risultati straordinari, abbiamo portato a casa leggi a 5 stelle, il Fondo per le Pmi con il taglio dei nostri stipendi e le norme anti sprechi e privilegi. Sono convinto che riusciremo a governare e a ridare al nostro paese la stabilità e la credibilità che merita.

D’altra parte, un’analisi oggettiva della situazione lascia pochi spiragli alle altre forze politiche: il Pd è imploso su sé stesso, mentre il centrodestra è un’accozzaglia di partiti senza programmi chiari; basta pensare alla flat tax: Salvini parla di aliquota al 15%, mentre Berlusconi del 23%. Solo il M5S ha la forza per dare un Governo stabile e credibile al Paese ed evitare l’ennesimo sfacelo.

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