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Speciale elezioni 2018

Elisa Filippi: «Crescere, senza lasciare indietro nessuno»

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Il miglior modo di prevedere il futuro è inventarlo”, sostiene Elisa Filippi, capolista nel listino proporzionale per il Partito Democratico in Trentino Alto Adige. La candidata dem, classe 1982, ha le idee chiarissime sul futuro che vuole per il nostro paese. Sogna “un’Italia che cresce per tutti, capace di coniugare innovazione e inclusione e di avere un ruolo forte e responsabile in Europa”. Un’Italia che vada avanti, liberando risorse e stimolando investimenti, ma che lo faccia senza lasciare indietro nessuno, grazie a un programma di aiuti che guarda a giovani e famiglie.

Elisa Filippi, cosa ti ha spinto a scendere in campo?
Le ragioni del mio impegno politico rimontano almeno al 2012, quando iniziai a impegnarmi attivamente all’interno del Pd, sostenendo il progetto di Matteo Renzi. Ricordo bene il clima che si viveva nel 2012, ai tempi del governo Monti: fu in quella situazione di profonda crisi economica e politica che capii che volevo contribuire a cambiare le cose.

Quali sono i capisaldi del tuo impegno politico?
Mi impegno per un Trentino che sia meritevole della sua autonomia speciale, per creare nuove opportunità per i giovani e per un’Europa diversa da quella attuale.

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Come ti senti a pochi giorni dal voto?
Sono contenta di poter incontrare così tante persone. Per me questa è una grande occasione di ascolto e confronto, anche con chi nutre dubbi e perplessità.

Quali sono i principali successi dei cinque anni di governo di centrosinistra?
La crescita è sicuramente il successo principale. Nel 2013 il Pil era addirittura in calo del 2,7 per cento rispetto all’anno precedente. Oggi è stata raggiunta una crescita timida ma stabile, con un Pil positivo, dell’1,5 per cento. Questo è un elemento essenziale, perché è solo quando l’economia cresce che si può puntare ad altri risultati, come quelli sul piano dell’occupazione.

Pochi giorni fa, Astat ha certificato che il Trentino nell’ultimo anno è cresciuto meno del previsto. Ti preoccupano questi dati?
Il Trentino ha vissuto meno di altre regioni il momento di grave crisi e recessione che aveva colpito il paese. Anche per questo, la crescita alla quale oggi fanno da traino alcune regioni, come l’Emilia Romagna, da noi è un po’ attutita. È stato fatto molto, ma si può fare ancora di più, soprattutto in termini di capacità di liberare risorse.

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Qual è la strategia del Pd per liberare queste risorse?
Crescita e lavoro sono al centro del nostro programma. Per stimolare la crescita vanno aumentati gli investimenti. Il dato economico importante di questi ultimi anni è che, a ripartire non sono stati solo i consumi, ma anche gli investimenti. Il merito è di iniziative importanti, come Industry 4.0, che hanno portato a una chiara ripresa della produzione industriale.

Quindi?
Serve un grande piano di investimenti nel settore industriale, in quello delle infrastrutture e in altri settori, come quelli del made in Italy e dell’agricoltura. A ciò deve aggiungersi anche una riduzione del peso fiscale per le imprese, elemento sul quale si è intervenuti già negli anni precedenti.

E sul piano del lavoro, cosa volete fare?
Negli ultimi anni l’occupazione è aumentata di 900mila posti di lavoro. Sappiamo, però, che in molti casi si tratta di contratti precari e per questo puntiamo a incentivare gli imprenditori a stabilizzare queste persone.

Come?
Diminuendo la contribuzione dal 32 al 29 per cento e introducendo una buonuscita obbligatoria per chi ha un contratto a tempo determinato e non se lo vede rinnovato.

Cosa proponete per ridurre la pressione fiscale che grava sul ceto medio?
Vogliamo estendere gli 80 euro – che in questi anni sono stati introdotti per i lavoratori dipendenti – a partite Iva e famiglia. Da un lato, proponiamo di concedere gli ottanta euro a chi lavora con partita Iva e ha un reddito annuale lordo non superiore ai ventiseimila euro. Dall’altro, ci impegniamo a dare ottanta euro per figlio a ogni famiglia, fino ai diciott’anni.

Cosa volete fare per i giovani?
Ti cito tre proposte. La prima è proprio quella degli ottanta euro alle partite Iva, una misura rivolta principalmente a coloro che stanno iniziando la loro carriera professionale.
La seconda è una detrazione fiscale di 150 euro al mese sul costo dell’affitto per tutte le persone che hanno meno di trent’anni e guadagnano fino a trentamila euro lordi all’anno, che permetterebbe ai giovani di emanciparsi e darebbe anche una spinta ai consumi.

La terza?
La terza è l’idea di servizio civile europeo per tutti. Ad oggi, chi fa l’università ha la possibilità di studiare per un periodo in Europa con il programma Erasmus. Noi vogliamo che tutti i ragazzi abbiamo la possibilità di fare questo tipo di esperienza, non solo chi va all’università.

Come?
Con il servizio civile europeo, per l’appunto, che consente a tutti, anche a chi non fa l’università, di lavorare in un altro stato membro per un periodo che va dai sei ai dodici mesi, con vitto e alloggio spesati e con la possibilità di ottenere un compenso per il lavoro svolto. Si tratta di un’importante occasione per migliorare le proprie competenze, non solo per quanto riguarda la padronanza di una lingua straniera.

Continuiamo a parlare di Europa. Il Trentino e l’Italia hanno bisogno di più Europa?
Il Trentino e l’Italia hanno bisogno di più Europa ma soprattutto di un’Europa diversa. Per la nostra regione, l’Europa significa l’adesione a valori che sono alla base della convivenza pacifica e di crescita e sviluppo sostenibile. Inoltre, oggi le sfide più importanti – sul fronte di sicurezza, difesa, sviluppo economico – passano da una risposta europea. Ma l’Europa deve anche cambiare…

Come?
Bisogna procedere con maggiore celerità, ad esempio in materia di sicurezza e difesa, dove è necessaria una rafforzata cooperazione europea.

E in materia di gestione dei flussi migratori?
Anche qui urge un’Europa diversa. Il fenomeno migratorio è complesso, non può essere risolto da un singolo governo nazionale. Noi siamo per il superamento del regolamento di Dublino, che scarica il peso dell’accoglienza sull’Italia. Negli ultimi anni, abbiamo ottenuto una drastica riduzione degli sbarchi, che sono calati del 37 per cento dal 2017 a oggi. Vogliamo continuare in questa direzione, stipulando accordi con i paesi africani e facendo in modo che le persone non siano messe nella condizione di dover partire o, comunque, che chi parte abbia già intrapreso una prima fase di identificazione.

In che modo l’Europa può aiutare l’Italia?
Serve un impegno comune, da parte di tutti gli stati membri, nella ricollocazione dei richiedenti asilo. Non possiamo immaginare che alcuni stati membri siano pienamente europeisti quando si tratta di accedere a risorse e fondi strutturali e si tirino indietro quando è il momento di rispettare un impegno che hanno, tra l’altro, già sottoscritto, com’è il caso della ripartizione dei rifugiati.

Volete battere i pugni sul tavolo?
Il tema va posto, non c’è alternativa, anche perché sennò viene meno il senso dello stare insieme.

Guardiamo al dopo elezioni. Ti fa paura un governo di unità nazionale?
Spero che il quattro marzo vadano a votare in tanti e che vengano fatte delle scelte chiare. Spero che la responsabilità prevalga.

Cosa è in gioco in queste elezioni?
La direzione che vogliamo che l’Italia imbocchi. Per noi la direzione è il futuro, non il ritorno al passato. Un futuro da costruire in un’Italia che cresce per tutti, un paese in grado di coniugare innovazione e inclusione e che sappia avere un ruolo forte e responsabile in Europa.

Perché gli italiani dovrebbero votare per il Pd?
Perché abbiamo un programma credibile, fatto di proposte che possono contribuire a costruire il futuro in questa direzione.

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