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La parola al direttore

Chi non paga ha sempre ragione, invece chi paga è «cornuto e mazziato»

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Alcuni recenti provvedimenti legislativi hanno portato alla modifica della prescrizione del pagamento delle bollette della luce, gas, acqua avvenuta con la legge di bilancio 2018 riducendola da 60 a 24 mesi.

Nel quadro della rinnovata normativa, il combinato disposto “legislatore + autorità dell’energia (Arera)” ha deciso che il debito dei “morosi” delle forniture di energia elettrica, il cui importo è estremamente difficile quantificare (ca 200-220 milioni€?) verso le società che forniscono la luce, sarà ripianato dagli utenti che la pagano.

Si tratta dei c.d “oneri di sistema”, parte integrante della bolletta elettrica. Cosa sono gli “oneri di sistema”? Sono imposte dovute allo Stato, ma incassate – in quanto sostituti di imposta – dalle società che forniscono la luce e poi riversate allo Stato.

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Chi non paga la bolletta elettrica non paga nemmeno gli “oneri di sistema” cioè le imposte allo Stato. Ecco allora che lo Stato, tramite parlamento, governo e autorità per l’energia, recupera le imposte inevase, facendole pagare agli utenti che pagano.

Intanto, si sa che Arera ha autorizzato l’inserimento di una nuova voce nella bolletta elettrica ovvero di un contributo che sarà pagato dagli utenti per coprire gli scoperti dei “morosi”. Vedremo come, quando saranno formalizzate tutte le procedure, mentre si ipotizza che il “contributo morosi” per utente potrebbe essere da 1€ e 3€ al mese, sicché il maggior onere annuo per utente potrebbe essere intorno a 30€.

Principio e pratica aberranti, dunque! Come aberrante è il costo a carico del consumatore del sacchetto di plastica per l’ortofrutta. Nemmeno Jean-Bedel Bokassa era arrivato a tanto!

L’Arera (acronimo di Autorità di Regolazione per l’energia reti e ambiente) come si legge sul sito istituzionale è “ un organismo indipendente, istituito con la legge 14 novembre 1995, n. 481 con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l’attività di regolazione e di controllo.“, mentre parlamento e governo dovrebbero perseguire l’obiettivo del “bene comune”.

Il “bene comune”, chi l’ha visto?

Già nell’audizione del 25 novembre 2009, avevo sollevato, davanti alla Commissione straordinaria per la verifica dell’andamento generale dei prezzi al consumo per il controllo della trasparenza dei mercati del Senato, il caro bollette di luce e gas. (vedi resoconto stenografico della seduta n. 17 del 25 novembre 2009)

E a proposito delle bollette della luce, degne di nota sono le facilitazioni riconosciute dalla legge. Le famiglie che un Isee non superiore a 8.107€/anno e quelle con tre figli e un Isee inferiore a 20 mila€/anno possono contare sullo sconto che varia tra 112€ e 165€ all’anno. Mentre lo sconto è assicurato anche alle famiglie con malati che utilizzano apparecchiature elettromedicali.

Con l’occasione, ricordo che sono in arrivo le fatture della raccolta dei rifiuti che, malgrado la consolidata giurisprudenza della Cassazione e la sentenza n. 238/09 della Corte Costituzionale, saranno  illegittimamente gravata dall’IVA (aliquota ridotta 10%).

Consigliamo di procedere alla compensazione del credito maturato e di pagare la fattura al netto dell’IVA. Per far questo è necessario revocare la disposizione bancaria per il pagamento della fattura, poi si dovrà calcolare, andando a ritroso per 10 anni, l’IVA pagata, infine conguagliare il credito fino a concorrenza sulla fattura di febbraio e sulle successive, ricordandosi che in ogni caso il compenso da corrispondere all’ente gestore della raccolta rifiuti dovrà essere sempre al netto dell’IVA.

Inoltre, per effetto della sentenza del Consiglio di Stato n. 423 del 6 settembre 2017 la tariffa della racolta rifiuti  non può essere più pesante per i non residenti.

Ecco gli ARTICOLI DEL CODICE CIVILE che disciplinano l’istituto della compensazione

Art. 1241. Estinzione per compensazione.
Quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti, secondo le norme degli articoli che seguono.

Art. 1242. Effetti della compensazione.

La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro coesistenza. Il giudice non può rilevarla d’ufficio.
La prescrizione non impedisce la compensazione, se non era compiuta quando si è verificata la coesistenza dei due debiti.

L’Associazione “Lo Scudo” a difesa dei Cittadini ( loscudo@email.it ) è a disposizione per tutti i chiarimenti necessari.

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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