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Speciale elezioni 2018

Fabio Valcanover: «Più Europa, più diritti e prosperità»

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Avvocato penalista e storico radicale, Fabio Valcanover è l’unico trentino nella lista proporzionale alla Camera per +Europa, il nuovo soggetto politico guidato da Emma Bonino.

Quando parla dell’obiettivo di +Europa, Valcanover non ha dubbi: “Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa”. Perché? “Perché le battaglie per i diritti oggi si combattono in Europa. Lo sa anche Berlusconi, che cerca giustizia presso la corte di Strasburgo, ma che poi, opportunisticamente, fa un discorso incentrato sul nazionalismo”.

Fabio Valcanover, qual è il senso della sua candidatura?
Voglio dare una mano, faccio il portatore d’acqua, come i vecchi gregari del ciclismo.

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Perché ha accettato la proposta di +Europa?
Sento che si è subissati da una propaganda che presenta l’Europa come un danno per l’Italia. Di fronte a questo discorso martellante che presenta l’Europa come se fosse un demone, serve un percorso di riconquista delle convinzioni…

A quali convinzioni si riferisce?
La convinzione, per esempio, che è più conveniente e più utile per tutti che non vengano imposti i dazi sulle merci che entrano in Italia – come invece chiede qualcuno – perché questo comporterebbe inevitabilmente dazi sulle merci che il nostro paese esporta.

Ci faccia qualche esempio…
Basta pensare a mele e vino, due eccellenze trentine, che subirebbero una batosta grandissima in caso di introduzione di nuovi dazi.

Quindi, che fare?
Bisogna ridare all’Europa il profilo del progetto originario, incentrato sulla libera circolazione delle merci e delle persone. In particolare, ricordo che la libera circolazione delle merci fu l’elemento di partenza, con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, con cui si tentò di trovare una soluzione al problema annoso dei confini tra Francia e Germania, che aveva portato alla prima guerra mondiale e le cui conseguenze avevano influenzato la seconda.

Quali sono gli aspetti negativi dell’Europa oggi?
Sotto il profilo istituzionale è troppo preponderante il volere dei singoli capi di stato. Per andare avanti va rafforzato il Parlamento europeo.

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Ma che tipo di Europa volete: l’Europa delle Regioni o gli Stati Uniti d’Europa?
Siamo federalisti e lavoriamo verso gli Stati Uniti d’Europa. Il nostro percorso è quello che fu di Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer, e prima ancora ancora di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Noi vogliamo gli Stati Uniti d’Europa.

Cosa implicano gli Stati Uniti d’Europa?
La creazione, ad esempio, di un esercito unico per la difesa del continente – fermo restando il desiderio che non ci sia bisogno di eserciti – che comporterebbe una netta diminuzione della spesa in questa materia. Più in generale, è necessario l’accentramento di alcune funzioni essenziali, lasciando comunque la libertà sulle altre cose ai singoli stati membri.

Questo accentramento riguarderebbe anche i temi sociali?
Intanto, c’è l’ipotesi minimale di Stati Uniti d’Europa con struttura leggera. Bisogna prima sperimentare e poi correggere per approssimazioni progressive.

L’Europa può essere lo spazio per le battaglie radicali odierne?
L’Europa è lo spazio delle battaglie che i radicali hanno coltivato e coltivano.

Può farci un esempio?
Per quanto riguarda la giustizia – io mi occupo principalmente di diritto – i piccoli passi in avanti in materia di sistema penitenziario, per quanto riguarda il diritto a una pena che sia umana, ci arrivano dalle sentenze delle corti europee contro condizioni di detenzione che non erano oggetto di particolari critiche né da parte della giustizia italiana né da parte della nostra politica.
Penso al problema della carcerazione di una persona fortemente malata come Marcello Dell’Utri, che le corti italiane non risolvono e che noi, con Dell’Utri e i suoi famigliari, riteniamo vada risolto in sede europea.

E Berlusconi conta sulla corte di Strasburgo…
Il problema dell’applicazione sbagliata, perché, secondo me, erroneamente retroattiva della sentenza della legge Severino su Berlusconi, è un problema che si risolve, eventualmente, in Europa, non in Italia.
Questo dimostra chiaramente che l’Europa è ritenuta fondamentale non solo dalla nostra lista ma anche da altri, con il piccolo particolare che alcuni di questi, mentre cercano giustizia negli organi sovranazionali, predicano la necessità di un’impennata di orgoglio, nel nome del nazionalismo, della giustizia italiana su quella europea. Sono loro a essere in contraddizione.

Da dove passano oggi le battaglie per rendere il Trentino più moderno?
Va rafforzata l’autonomia. In materia di giustizia, ad esempio, per quanto riguarda la questione del governo delle carceri, sotto il profilo amministrativo, un passo importante può essere che questo passi dall’organismo di Padova a un organismo che vogliamo che sia istituito a Trento e/o Bolzano, per sovraintendere alle carceri della regione. Il fatto che, circa un mese fa, sia stata approvata, all’unanimità, una mozione in questo senso, dimostra che un po’ abbiamo imparato.

Gli insoddisfatti del Pd sembrano sempre più propensi a votare +Europa. Che ne pensa?
Ovviamente mi fa piacere, abbiamo bisogno di voti, non tanto di affetto e di stima. Non mi dà fastidio sotto il profilo identitario. Nella lista ognuno ha la sua storia, io mio occupo di giustizia, e spero che le iniziative sulla giustizia che facciamo siano da catalizzatore per chiunque venga da qualsiasi esperienza politica.

Quindi l’etichetta di “sinistra” è riduttiva o no?
Siamo all’interno di una coalizione che si definisce di centrosinistra, questo è un dato di fatto. Ma non ho problemi di etichetta. Me ne sono sentire dire di tutti i colori per tutta la vita. La sinistra ci chiamava fascisti, la destra comunisti e brigatisti.
Se devo essere più scherzoso, metto su il disco di Giorgio Gaber che canta “cos’è la destra cos’è la sinistra”.

+Europa è un progetto che continuerà dopo le elezioni? Parteciperete alle provinciali di ottobre come state facendo adesso in quelle nel Lazio?
Alle elezioni si ragiona di elezioni. Nel Lazio c’è una concomitanza di elezioni nazionali e provinciali, è giusto che si ragioni così.
Per usare una metafora, anche per la coalizione di centrosinistra questo è il periodo in cui fioriscono le camelie invernali. Dopo arriverà il periodo delle rose e… se son rose fioriranno. Ma mi pare che le provinciali siano quando le rose sono giù sfiorite, cioè dopo la vendemmia. Diamo tempo al tempo e lasciamo passare le stagioni.

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