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Elezioni 2018: Le guide al voto per le persone con disabilità intellettive.

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Manca poco alle elezioni 2018 e nonostante l’Italia abbia ratificato con la Legge 18/09 la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2007), sono ancora tante le persone disabili escluse in maniera quasi automatica dal diritto al voto.

In particolare, l’articolo 29 della citata convenzione prevede che gli stati firmatari si impegnino a garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita politica e pubblica, su base di uguaglianza con gli altri, compreso il diritto e la possibilità di votare ed essere elette.

Nel nostro Paese anche le persone interdette legalmente hanno diritto al voto, ma di fatto chi ha una disabilità intellettiva viene “normalmente” escluso da tale diritto.

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Mentre sono previste alcune misure a sostegno dell’esercizio del diritto di voto per alcune persone in difficoltà (ad esempio le persone non vedenti, amputate degli arti, o con grave infermità), non vi è alcuna indicazione per le persone con disabilità intellettive, per le quali, la Legge non prevede alcuna modalità di supporto nell’esercizio del diritto di voto.

Roberto Speziale presidente dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità Intellettiva e/o Relazionale) afferma: «in Italia manca una chiara normativa che garantisca alle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo i giusti sostegni nella presa di decisioni e l’assistenza in cabina elettorale per esercitare il diritto/dovere di voto in condizioni di parità con tutti gli altri cittadini/elettori.

Viene, poi, di fatto inibito il diritto di voto, ma le stesse tematiche legate alla disabilità non vedono dichiarati impegni concreti da parte delle varie forze politiche coinvolte nella competizione elettorale. Tali aspetti e le relative proposte sono stati evidenziati, oltre che dalla nostra Associazione, anche dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e dal Forum Nazionale del Terzo Settore, organismi cui aderiamo».

Eppure basterebbe davvero poco per dare questo sostegno, ad esempio fornire delle informazioni accessibili, quindi scritte in linguaggio facile da leggere, sia sui programmi politici che sulle modalità di voto, nonché garantire forme di supporto al voto anche in cabina.

A tale scopo l’ANFFAS ha pubblicato in versione “linguaggio facile da leggere” la “Guida alle elezioni” perché al momento non è possibile entrare in cabina elettorale assieme ad una persona con disabilità intellettiva per assisterla, ma se la persona viene preparata per tempo è quasi certo che sia in grado di poter esercitare il proprio diritto da sola una volta accompagnata al seggio.

Anche l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) ha pubblicato la guida ad alta comprensibilitàIl tuo voto conta!”, per aumentare la consapevolezza delle persone con sindrome di Down sul proprio ruolo di cittadini attivi.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti vi invitiamo a contattare direttamente le associazioni.

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Caregivers familiari: ancora lontani da un aiuto concreto

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I caregivers familiari sono ancora lontani dal ricevere un aiuto concreto nonostante l’approvazione della legge che ne ha riconosciuto la figura e l’impegno, ciò è quanto dichiara il CONFAD (coordinamento nazionale famiglie con disabilità) in un comunicato a firma del presidente Alessandro Chiarini. (altro…)

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Disabili: il Comune di Trento sacrifica gli stalli riservati anche per i traslochi

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Non c’è rispetto per i diritti elementari dei disabili nemmeno più nella civilissima città di Trento. (altro…)

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In 10 anni i divorzi sono raddoppiati. il 54% si pente e vorrebbe tornare insieme al proprio partner

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Dopo le statistiche che abbiamo pubblicato ieri relative ad un sondaggio che indicava come il 62% degli intervistati considerasse come famiglia unicamente quella composta da persone di sessi diversi, prendiamo in esame i dati del Censis sui divorzi: nel 2016 sono stati 99.071, dieci anni prima 49 mila.

Dei divorziati il 19,1% si sposa una seconda volta: il 68%uomini e il 60% donne.

Ma a pentirsi di aver divorziato è il 54% di cui il 19% dopo appena una settimana e 1 su 5 in tempo reale.

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E non mancano nemmeno i casi di chi dopo aver divorziato, si sia risposato con lo stesso partner.

In tutta questa confusione ci sono alcuni aspetti pratici che possono a contribuire a spiegare dei dati anche in contrasto tra loro.

In certi casi nozze troppo rapide che spesso nascondono la voglia di risolvere in maniera radicale dei problemi di convivenza nell’ambito della famiglia d’origine.

Ma anche contratte troppo tardi, spesso per problemi economici che non permettono di creare un nuovo nucleo famigliare.

Ci si sposa cioè a rapporto già logoro e la convivenza di certo non aiuta.

Sui ritorni di fiamma incidono invece la nostalgia per i figli; relazioni extraconiugali che funzionavano da sposati, ma che crollano quando cambia la situazione e non per ultime le condizioni economiche del tutto diverse da single.

Una domanda lecita è anche se la velocità del ripensamento è direttamente proporzionale alla facilità di chiudere la relazione?

Ma quanti sono i separati che sono tornati a convivere senza comunicarlo agli uffici anagrafe che di fatto dovrebbero annullare la separazione in quanto in attesa del divorzio, non sono esauriti gli effetti legali del matrimonio?

Senza contare le false separazioni chieste solo per motivi di interesse.

Il Censis conferma come l’impennata di separazioni e quindi di divorzi cresciute del 100% negli ultimi dieci anni stiano portando ad una trasformazione antropologica dell’Italia.

In più la così detta “pausa di riflessione” passata da 5 a 3 anni e poi 6 mesi, potrebbe cambiare ulteriormente la situazione.

La Chiesa non vede favorevolmente questo cambiamento di un sacramento per la vita ad una sorta di contratto temporaneo che di fatto andrà ad indebolire la famiglia.

Secondo uno studio inglese il 54% dei divorziati vive di rimpianti.

Fra chi si è accorto di amare ancora il partner, il 42% prova a ricostruire il rapporto, ma a riuscirci è solo il 21%.

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