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Speciale elezioni 2018

Maria Ida Germontani: «Potenziare e attribuire grande rilievo alle autonomie»

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Maria Ida Germontani, giurista d’impresa di Desenzano Del Garda, in provincia di Brescia, già senatrice, è la candidata al collegio uninominale di Merano per il centro destra.

È stata membro della VI commissione (Finanze) e della Commissione industria, commercio e turismo.

Nel corso della sua attività politica ha presentato 48 progetti di legge. Nel 2016 ha aderito a IDeA Popolo e Libertà, il partito di Centro Destra fondato da Gaetano Quagliariello.

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Candidata a Merano per il centro destra. Sicuramente non ha scelto un “collegio blindato”.

“Decisamente no. Non sono come Maria Elena Boschi che ha affermato di essersi interessata a Banca Etruria per il bene del suo territorio e poi, per timore che questo interessamento non fosse stato capito dai suoi concittadini (o forse nel timore che l’abbiano capito eccome), si è fatta candidare a Bolzano. Lei sì in un collegio blindato perché appoggiata da partiti molto radicati in Alto Adige. Anche se…”.

Anche se?

“Beh io rivolgo un appello agli amici altoatesini: alla Leopolda del 2014 la Boschi ha dichiarato che le autonomie avrebbero potuto essere abolite. Ma davvero ora volete votare una persona che quattro anni fa si era detta favorevole ad abolire la vostra autonomia e, dunque, la vostra identità? Come se il tema dell’autonomia fosse solo economico e non avesse un importante risvolto identitario del territorio. E poi siamo alleati nel partito popolare europeo: che ci fate con il Pd che è iscritto al partito socialista?”.

Il mondo è cambiato?

“Ma certo. I veri nazionalisti e nazionalizzatori sono loro. Lo sono sempre stati, ma ora è vero più che mai. Basti pensare alla riforma referendaria che aveva promosso Renzi e che, grazie anche al nostro contributo, è saltata. Era un ritorno all’accentramento a Roma allo statalismo, altro che le autonomie.

Come invece ha recentemente ricordato il presidente Silvio Berlusconi, Il nostro programma elettorale nazionale vuole attribuire grande rilievo alle autonomie, potenziarle. Del resto lo scorso anno in Lombardia c’è stato il referendum per l’autonomia della Regione promosso dal governatore Roberto Maroni: io e il mio partito ci siamo battuti con forza per raggiungere il risultato del 95,29% di Sì che è uscito dalle urne. Ho costituito un Comitato per il Sì, abbiamo organizzato banchetti, volantinaggi, serate in tutta la regione per spiegare l’importanza dell’autonomia per un territorio”.

L’Alto Adige un modello da esportare, dunque?

“Naturalmente. E questo ci riporta alla sua prima domanda: perché ho accettato un collegio non certo facile come Merano per il centro destra che, peraltro, non è neppure il mio di residenza. Lo ho fatto perché penso che da questo rapporto possa venire un beneficio reciproco: io mi impegno a portare a Roma le necessità di questo territorio e a difenderle con la competenza maturata in questi anni e dal rapporto con i miei elettori voglio ricevere le suggestioni per portare le eccellenze dell’Alto Adige nel resto del Paese.

Però chiariamo, ho parlato di avere suggestioni dal rapporto con gli elettori per esportare le eccellenze Altoatesine perché sono convinta che, a fare la differenza, siano le persone, non la classe dirigente. L’autonomia altoatesina è importante anche perché è il riconoscimento delle peculiarità ladine e tedesche, oltre che italiane, di questa provincia, ma sono convinta che la differenza la fanno le persone”.

Vuol dire che con o senza autonomia, l’Alto Adige sarebbe quello che è ora?

“Io penso di sì. Certo, con meno risorse da destinare al territorio, ma la qualità della vita non sarebbe molto diversa e la prova viene dagli altri esempi di regioni autonome nel nostro Paese che non per questo sono esempi virtuosi come Merano o Bolzano.

Per questo ritengo che il concetto di autonomia altoatesina vada tutelato: le identità ladine, di lingua tedesca e di lingua italiana sono portatrici di valori che, insieme, fanno di questa provincia quello che è ora. Annullare le autonomie, come ha detto la Boschi, non solo toglierebbe risorse economiche, ma sarebbe un livellamento culturale ed economico che farebbe perdere la qualità della vita attuale. Le decisioni non verrebbero più dal territorio, ma da Roma”.

I sondaggi danno il centro destra in vantaggio, ma c’è un convitato di pietra, il partito dell’astensione, il primo partito in Italia, superiore anche al Movimento 5 stelle.

“Questa dell’astensionismo è la vera piaga di questo Paese. Quando si legge che, secondo le previsioni, il 32% dei cittadini non intende andare a votare è il caso di preoccuparsi. Se a questo aggiunge l’alta percentuale di cui gode il Movimento 5 stelle significa che più della metà del Paese ha perso fiducia nelle istituzioni.

La mia critica ai 5 stelle non è dettata da una generica avversione come, purtroppo, accade in questa politica da “social network” contaminata dagli “odiatori seriali”, ma dall’osservazione del loro operato: penso alle città dove amministrano, alle vicende come quella di Bruxelles dove risorse pubbliche venivano usate per scopi politici o all’ultima in cui sono stati accusati di aver copiato il programma, alla vaghezza delle loro opinioni e alla scarsa preparazione dei dirigenti. Di Maio si presenta con quell’aria da ragazzino per bene e non metto in dubbio che lo sia, ma per amministrare con competenza una nazione non è sufficiente presentarsi come un ragazzino per bene e avere scritto “studente” alla voce professione attuale del proprio curriculum”

La politica deve recuperare credibilità.

“Non c’è alcun dubbio. E, per farlo, la politica deve dimostrare credibilità in ciascuna delle sue parole. Che non devono essere necessariamente roboanti. La buona politica è quella che non si accontenta di amministrare l’esistente, ma neppure quella che cerca (o promette) l’impossibile. Fare il meglio possibile con quel che si ha. E poi io credo molto nell’educazione, soprattutto quella finanziaria. Sono convinta che, se la conoscenza è libertà, la conoscenza finanziaria rende liberi di scegliere e anche un po’ più ricchi. La cattiva politica, come la crisi finanziaria, la si sconfigge con la conoscenza”.

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