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La parola al direttore

Guerra al vocabolario: si “uccidono” le parole in nome del progresso

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Mai come di questi tempi la lezione del marxismo-leninismo (il vero comunista, quando serve alla causa del comunismo, sa fare anche l’anticomunista) è applicata alla lettera e con profitto.

Se ci pensate, i comunisti di tutte le specie, ortodossi o eretici non importa, hanno sempre detto che combattevano (e combattono) per la democrazia, mai per il comunismo, ben sapendo che il comunismo, se applicato cioè quando va al potere, soffoca la democrazia oltre che la libertà.

Capita ora che l'”intellighenzia marxista-lenista”, viva e vegeta come non mai, seppur ottimamente camuffata, abbia dichiarato da tempo guerra al vocabolario con l’obiettivo di sempre: sovvertire l’ordine naturale delle cose.

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Parole come clandestini, papà, mamma, razza fuori dal vocabolario e per qualcuno fuori anche dalla costituzione e dalla legge.

Alcuni esempi.

Il clandestino, cioè colui che furtivamente e senza autorizzazione varca i nostri confini ed entra clandestinamente in Italia, non esiste più …….. lo vanno a prendere, ovunque si trovi ……. Lo chiamano migrante (economico, ora anche climatico) o profugo. Profugo da che, dalle guerre? dalla fame? Risultato: la qualifica di profugo non si nega più ad alcuno, ospitalità, quindi, a tutti anche in albergo.

Mamma e papà, sostituiti da genitore 1 e genitore 2. In alcuni Stati d’Oltralpe, la nuova dicitura compare già nei documenti con valore legale e rientra in un più ampio progetto legislativo per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, riconoscendo a queste “coppie” il diritto di adottare dei figli.

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Anche in Italia, in qualche comune e in qualche scuola si è tentato di introdurre le parole genitore 1 e genitore 2 al posto di papà e mamma. Non è difficile immaginare che prima o poi, più prima che poi, scimmiottando l’esempio straniero, si arrivi al medesimo risultato.

Razza, evoca fantasmi e merita un approccio più articolato. Se, a livello scientifico, la comunità degli studiosi è pressoché concorde nell’affermare che “la nostra specie è straordinariamente omogenea” sicché anziché di razze si dovrebbe parlare di stirpi, a livello costituzionale e quindi politico la parola “razza” è stata voluta all’art. 3, in particolar modo dai comunisti (es. Togliatti: “per dimostrare che si vuole ripudiare quella politica razziale che il fascismo aveva instaurato“), mentre il deputato liberale Lucifero riteneva che il termine “stirpe” fosse più opportuno, facendo propria la «sommessa richiesta di sostituire (nell’art. 3) la parola “stirpe” a quella di “razza”, lasciando quest’ultima ai cani e ai cavalli» avanzata alla Costituente dall’Unione delle Comunità israelitiche italiane, richiesta rinnovata, in questi giorni, dalla neo senatrice a vita Liliana Segre.

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

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Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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