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La Voce della FAI CISL

Grave sfruttamento sul lavoro, nei guai un’azienda agricola di Levico Terme

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Costretti a vivere in due roulotte fatiscenti, sporche e in mezzo a dei nidi di vespe, al freddo, dormendo per terra, con la possibilità di lavarsi solo una volta alla settimana e rigorosamente con l’acqua fredda, sfruttati e sottopagati.

Quando però il titolare dell’azienda ha rifiutato ai 3 l’acqua (fredda) per lavarsi più spesso, almeno una volta ogni 3 giorni, non ce l’hanno più fatta a resistere e hanno denunciato tutto ai  sindacati.

Una situazione al limite del vivibile che ha visto come protagonisti tre giovani ragazzi bosniaci, di 34, 25 e 22 anni che in un caso è perdurata per quasi 9 anni e che è emersa nel mese di giugno del 2017.

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Lo stesso segretario della Fai Cisl Trentino Fulvio Bastiani, (nella foto insieme alla collaboratrice Katia Negri che ha seguito il caso) a cui si sono rivolti i 3 sfortunati ragazzi, ha definito quanto sentito «raccapricciante, non trovo le parole per come definirlo» 

L’azienda agricola generica in questione è di Levico Terme e appare consolidata, conosciuta, senza nessun problema economico e appartiene al circuito delle associazioni.

I 3 ragazzi sono in regola con il permesso di soggiorno e lavoro e lavoravano per lo stesso datore di lavoro rispettivamente da 9, 5 e 3 anni.

L’ubicazione della residenza, obbligatoria per ottenere il permesso di lavoro, era stata indicata dal datore di lavoro presso un’abitazione di Pergine Valsugana, ma in realtà i 3 vivevano e dormivano sempre in una roulotte fatiscente, sporca al limite dell’inverosimile, al freddo,  e con i buchi nel pavimento e sul tetto, sopra il quale si formavano anche dei grossi nidi di vespe.

La roulotte era nascosta nel podere dell’azienda agricola e fuori da occhi indiscreti. I tre per andare al lavoro dovevano sobbarcarsi dei chilometri e tutti a piedi ricevendo pochi euro all’ora in cambio.  

Per lavarsi i vestiti sporchi erano costretti ad usare la lavatrice che il titolare usava per lavare le cose dei suoi cani. 

I 3 ragazzi da anni lavoravano per questa azienda da Febbraio fino alla fine di novembre per poi tornare in patria presso le loro famiglie, dove purtroppo vivevano anche delle persone disabili che di fatto sopravvivevano grazie ai soldi guadagnati dai tre ragazzi.

I tre lavoratori erano costretti a fare anche oltre 270 ore al mese di lavoro, ma in busta paga però risultavano riportate solo 39 ore per pochi giorni di lavoro. Tali ore venivano comunque pagare sempre a 4.50 euro, anzichè a 6,50 euro nette come era scritto nel contratto di raccoglitori. E sempre a 4.50 euro venivano liquidate le altre ore. Tutto in nero naturalmente.   

Nel solo 2016 uno dei ragazzi ha lavorato ben 2293 ore, ma in busta paga risultano solo 416 ore pagate. 

I tre naturalmente si dovevano scordare le ferie pagate e gli infortuni. Non solo, i pagamenti avvenivano frazionati in acconti e solo alla fine di novembre prima di tornare a casa i tre ricevevano l’intero importo guadagnato.

«La Fai Cisl Trentino, – aggiunge ancora Fulvio Bastiani – ha già dato mandato ai suoi legali di procedere contro l’azienda incriminata per il danno subito da questi 3 sfortunati ragazzi». «Ci siamo vergognati di essere trentini – continua il segretario della Fai Cisl – visto tutti i contributi che le nostre aziende agricole ricevono dalla provincia di Trento scoprire come sono stati trattati questi lavoratori è una vergogna»

«Ultimamente va di moda la frase prima gli Italiani – conclude Bastiani – invece credo che dobbiamo dire tutti insieme che prima viene la dignità delle persone»

Fulvio Bastiani ha comunque dichiarato che quanto successo è solo un caso sporadico in Trentino. Nel caso in questione l’azienda dovrà rispondere tra il resto di truffa all’INPS e anche del comportamento coatto tenuto, infatti il titolare sapeva delle condizioni di vita dei genitori disabili dei tre ragazzi e quindi dello stato di bisogno, ma nonostante questo non ha esitato a sfruttarli continuamente e per anni.

I tre bosniaci ora hanno trovato per fortuna lavoro in un altro Stato, anche se questa esperienza sarà comunque difficile da dimenticare.

La Coldiretti che seguiva l’imprenditore agricolo dal punto di vista delle buste paga, attraverso l’avvocato Ivan Alberti, si è completamente dissociata da quanto successo.

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La Voce della FAI CISL

Pensioni, Bastiani (Fai Cisl Trentino): «Per moltissimi lavoratori del settore agricolo la legge Fornero è già superata»

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La Fai Cisl Trentino è impegnata in queste settimane in una campagna informativa rivolta in particolare ai lavoratori dipendenti operanti nel settore agricolo e forestale.

Grazie all’accordo firmato dalla CISL il 21 Novembre 2017 infatti, anche i lavoratori agricoli sono stati inseriti tra le categorie che svolgono lavori gravosi quindi, a determinate condizioni (ad esempio se precoci, cioè che abbiano svolto almeno 12 mesi di contribuzione precedenti al diciannovesimo anno di età ) potranno accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi versati.

È stata premiata la determinazione della CISL e della FAI che si sono battute per inserire i lavoratori del settore nell’elenco delle 15 categorie dei lavori gravosi sottoscrivendo, a differenza di altre Organizzazioni Sindacali, questo importantissimo accordo che sta portando molti vantaggi agli addetti del comparto.

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Grazie a queste nuove disposizioni, molti lavoratori occupati nel settore agricolo e forestale stanno ricevendo in questi giorni la notifica dell’accoglimento della loro domanda di pensione presentata nella scorsa primavera e cosa più importante, in attesa della tanto annunciata riforma promessa dal nuovo Governo, nel frattempo sarà possibile continuare a presentare le domande.

«Si tratta di un importante “sconto di pena” – dichiara il segretario della Fai Cisl Fulvio Bastiani – ad esempio dare a un operaio forestale, che svolge un lavoro assolutamente pesante e gravoso, la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di contributi rispetto ai 42 e 10 mesi o ai 43 e 3 mesi (requisito che scatterà a partire dal 2019 ) è indubbiamente un grande risultato che premia l’impegno della nostra Federazione».

Tutti i lavoratori dipendenti inquadrati previdenzialmente in agricoltura potranno quindi rivolgersi con fiducia alla Fai Cisl Trentino o al loro Patronato INAS per verificare la propria posizione assicurativa e per accertare l’eventuale diritto ad accedere alla pensione anticipata.

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La Voce della FAI CISL

Fai Cisl Trentino lancia il numero verde contro il caporalato, Bastiani: «Troppe situazioni inquietanti in Valsugana»

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«Sono molti i segnali preoccupanti in Valsugana che mi fanno pensare che potrebbe succedere qualcosa di grave, il Trentino non è esente dal fenomeno del caporalato e alcuni episodi successi ultimamente sono davvero inquietanti» – Queste le parole pronunciate dal segretario della Fai Cisl Trentino Fulvio Bastiani dopo la conferma che il sindacato sosterrà con convinzione l’iniziativa promossa dalla Federazione Nazionale relativa al numero verde 800 199 100

Si tratta dell’inizio di una campagna di ascolto e denuncia contro lo sfruttamento nel lavoro agroalimentare con l’istituzione appunto di un numero verde dedicato.

In piena campagna di raccolta per i piccoli frutti e in vista della raccolta delle mele, la Fai Cisl del Trentino manda un preciso segnale di attenzione e di vigilanza nei confronti dei lavoratori occupati in agricoltura.

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Basterà una telefonata per denunciare situazioni irregolari e per segnalare eventuali episodi di abuso e sfruttamento, presenti purtroppo anche nella nostra Provincia.

Non a caso il numero verde è composto anche dalle tre cifre (199) come il numero della legge varata a fine 2016 per contrastare finalmente in modo efficace l’odioso fenomeno del Caporalato.

Dal fenomeno del caporalato ai famigerati voucher il passo è breve e il perché lo spiega Fulvio Bastiani: «La Fai Cisl del Trentino, pur non essendo contraria in forma di principio ai voucher che andavano bene se usati limitatamente per lavori discontinui e temporanei, aboliti con troppa fretta dal Governo Gentiloni che aveva ceduto sotto le pressioni della sinistra, intende contrastarne con forza però la loro reintroduzione in un settore come l’agricoltura ove sono già presenti tutti gli strumenti contrattuali per garantire efficacemente la massima flessibilità richiesta dalle aziende, garantendo al contempo ai lavoratori garanzie retributive e contributive».

Secondo il segretario della Fai Cisl il voucher in agricoltura può tornare ad essere se non opportunamente limitato, un vero e proprio “Caporale di carta” «e pertanto siamo nettamente contrari anche alle ipotizzate modifiche alla Legge 199 che si è dimostrata così efficace nella lotta al fenomeno del Caporalato» – aggiunge ancora Bastiani

Il sindacato annuncia anche che nelle giornate del 24, 25 e 26 luglio si terrà un presidio a Roma per far sentire la voce dei lavoratori: «si vuole far passare – aggiunge il segretario della Fai Cisl – la Legge 199 come un orpello burocratico e allo stesso tempo si rilancia la retorica dei voucher come unici strumenti per contrastare disoccupazione e illegalità. Come Fai Cisl del Trentino appoggiamo in modo convinto la Fai Nazionale in queste iniziative e siamo determinati a contribuire stroncare sul nascere il fenomeno del Caporalato sul nostro territorio»

Per la lotta al caporalato il sindacato conferma il preciso impegno di girare ogni segnalazione sospetta agli organi competenti, in primis all’ufficio del lavoro e alla procura della repubblica, come peraltro avvenuto anche recentemente.

«Non è possibile presidiare tutto il territorio o entrare in suoli privati, – conclude Bastiani –  ma basterà una telefonata per far scattare il pronto intervento della Fai Cisl del Trentino».

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Grandinate: penalizzati soprattutto i lavoratori dipendenti dei Consorzi Ortofrutticoli del Trentino

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«La vera emergenza resta il calo drastico delle giornate di lavori per gli occupati nella raccolta e soprattutto per gli addetti fissi e stagionali dei Consorzi Frutta» 

Ad affermarlo è il segretario della Fai Cisl Trentino Fulvio Bastiani dopo le gradinate che ieri sera in val di Non hanno devastato circa 250 ettari di frutteti.

«Ogni anno eventi atmosferici sempre più estremi penalizzano non solo i produttori, – aggiunge Bastiani –  ma mettono a rischio centinaia di posti di lavoro tra gli occupati nei consorzi ortofrutticoli del Trentino e ne compromettono pesantemente il reddito. L’anno scorso la gelata, quest’anno grandinate di inaudita intensità».

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L’auspicio da parte del segretario è che non si verifichino altri episodi da qui alla fine della raccolta ma, visto il clima impazzito, c’è la consapevolezza che si possa trattare purtroppo di una speranza vana.

«Molto si è fatto con il potenziamento dell’Ente Bilaterale di settore grazie alle risorse stanziate dalla Provincia ( anche in occasione dell’Assestamento di Bilancio ) ma è evidente che i cambiamenti climatici impongono una riflessione profonda, che analizzi vari aspetti. Si potrebbe cominciare,  – conclude Bastiani – coinvolgendo l’Inps di Trento, a cercare di accorciare sensibilmente i tempi di erogazione dell’indennità di disoccupazione agricola, indispensabile sostegno per questi lavoratori già pesantemente penalizzati dalla riduzione del loro reddito. Come sempre la Fai Cisl, con la responsabile di settore Katia Negri, è a disposizione dei propri associati e più in generale di tutti gli addetti del settore per tutte le informazioni del caso».

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