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Speciale elezioni 2018

Elena Testor: «Imprese, famiglie e giovani: ecco la mia ricetta per il territorio»

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Quando nel 2015 fu eletta Procuradora del Comun general de Fascia, alcuni parlarono addirittura di una “Rivoluzione di maggio all’ombra della Marmolada”.

Altri paragonarono la sua vittoria sull’Union Autonomista Ladina al “battere l’Svp in casa propria”. Quel che è certo è che Elena Testor non si tira indietro di fronte alle battaglie difficili.

La candidata di Forza Italia al Senato nel collegio della Valsugana parla con la semplicità e la concretezza di chi conosce bene i problemi della sua gente, perché con essi si confronta direttamente ogni giorno, come imprenditrice, madre e amministratrice locale.

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Il 4 marzo l’attende la sfida più grande di una carriera politica fulminante: se riuscirà a imporsi sugli avversari, la comunità ladina potrà contare su una nuova campionessa a Roma.

Intanto, la Procuradora si prepara al confronto elettorale con la serenità e l’umiltà di chi è abituato a “fare politica in mezzo alle gente, ascoltando le persone e cercando di capire quali sono i loro bisogni”.

Elena Testor, com’è nata la sua passione per la politica?
Le radici della mia passione politica sono nella mia esperienza di donna, madre e imprenditrice. Mi sono avvicinata alla politica perché volevo impegnarmi per cambiare le cose.

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Ce ne parli…
Mi sono sposata giovanissima e con mio marito ho aperto un ristorante. Gestivamo anche un locale notturno. Abbiamo avuto due bambini, della cui educazione mi sono sempre occupata. Come tante altre donne, lavoravo e nel tempo libero mi dedicavo alla famiglia.

E poi?
Quando i miei figli sono diventati un po’ più grandi, mi sono chiesta: come posso essere utile a migliorare il loro futuro?

Cosa l’ha spinta a porsi questa domanda?
Vengo da una famiglia povera. I miei genitori hanno lavorato, investito e costruito un piccolo patrimonio a livello imprenditoriale. Si tratta di una cosa che, purtroppo, la gente oggi non riesce più a fare.

Come comincia la sua esperienza in politica?
Ho iniziato in un movimento, la Lista Fassa, che era appena nato, in occasione delle elezioni provinciali del 2008. A quel tempo mi occupai di alcuni punti del programma – scuola e famiglia –perché erano temi ai quali io, come donna e madre, potevo dare un contributo significativo. Nel 2009 sono entrata a far parte del direttivo e nel 2012 sono diventata presidente del movimento, carica che ricopro tutt’ora.

Cosa le ha insegnato questa esperienza?
A fare politica in mezzo alle gente, ad ascoltare le persone e cercare di capire quali sono i loro bisogni.

Per questo vuole restare Procuradora anche se sarà eletta al Senato…
Esatto. Voglio mantenere il contatto con il territorio, cosa che mi sembra mancare in tanti politici, anche se questo mi costerà maggiori sacrifici in termini di tempo libero e serenità.

Come mai ha scelto di candidarsi con Forza Italia?
Perché ne ho letto il programma elettorale e credo contenga le proposte giuste per dare una mano a sistemare l’Italia. È un programma coerente con il mio percorso personale.

In che senso?
Sono imprenditrice, ho il valore della famiglia e sono l’unica ladina tra i candidati trentini.

Una grande responsabilità rappresentare il popolo ladino…
Un grande onore. Anche come Procuradora, ritengo sia essenziale far valere la propria particolarità in quanto minoranza linguistica.

Quali battaglie combatterà se eletta al Senato?
Innanzitutto, quella contro le troppe tasse e l’eccesso di burocrazia. Per salvaguardare le imprese sul territorio vanno abbassate le tasse.

C’è chi dice però che abbassare le tasse indistintamente per tutti (come prevede la proposta della flat tax, ndr) equivalga a fare un regalo ai più ricchi. Come risponde?
Se salvaguardi le ditte, generi lavoro. Se le piccole e medie imprese non ce la fanno a stare sulle loro gambe, i loro dipendenti sono costretti a restare a casa e lo Stato deve aiutarli. L’alternativa all’assistenzialismo è avere il coraggio di far ripartire l’economia aiutando le piccole e medie imprese, perché sono loro che generano lavoro.

Se eletta senatrice, cosa farà in materia di tutela delle minoranze linguistiche?
Qui in Trentino le minoranze godono di un buon livello di tutela: per esempio, il ladino si insegna nelle scuole e il Comun general ha dei fondi per poter lavorare sulle minoranze linguistiche. Questo approccio deve essere esteso a tutte le altre minoranze in Italia.

L’attenzione alla famiglia è uno dei pilastri del suo programma. Cosa pensa si debba fare a riguardo?
I problemi di oggi non sono quelli di ieri. Mentre una volta le famiglie si univano per poter accrescere il patrimonio, oggi succede l’opposto. Si separano e si generano nuovi poveri. Sono cambiamenti che vanno tenuti in considerazione. Le famiglie bisognose vanno sostenute economicamente. Dobbiamo ridare loro dignità.

E i giovani, di cosa hanno bisogno?
Per quanto riguarda i giovani dobbiamo chiederci: perché vanno all’estero? La risposta è che non riescono a trovare lavoro sul territorio. Anche per questo dobbiamo puntare sulle piccole e medie imprese, per dare nuovamente lavoro ai nostri giovani. E poi, bisogna investire su innovazione e tecnologie, anche a livello universitario.

In che senso?
È importante dare ai giovani la possibilità di esprimersi e di essere portatori di quell’innovazione che è necessaria sul territorio nazionale. Le faccio un esempio: quando sono diventata Procuradora, ho voluto tra i miei assessori anche un ragazzo, non solo perché è molto bravo, ma anche perché credo che i giovani debbano essere messi nella condizione di dirci di cosa hanno bisogno. Voglio esportare questa dinamica dal Comun general al livello nazionale.

Come pensa di trattare la questione migranti se eletta senatrice?
Anche su questo tema farò riferimento alla mia esperienza di Procuradora. In Val di Fassa era previsto l’arrivo di quaranta richiedenti asilo a Soraga. Noi abbiamo responsabilmente detto che non andava bene metterli tutti in un paese solo, perché l’accoglienza deve al contempo essere dignitosa ed evitare gli attriti.

Facile a dirsi, difficile a farsi…
Noi abbiamo deciso di suddividere i richiedenti asilo in piccoli gruppi familiari, stanziati in diversi paesi. Questo ha permesso loro di integrarsi bene e alla comunità di accettarli. È chiaro che le persone vanno aiutate, ma l’immigrazione va contenuta, soprattutto per quanto riguarda chi non scappa direttamente dalla guerra. Serve un nuovo piano Marshall, in grado di aiutare le persone sul posto e di garantire così un controllo dei confini.

Sull’autonomia, cosa la differenzia dal centrosinistra?
Bisogna tener sempre conto delle esigenze del territorio. Le faccio l’esempio della Val di Fassa. È un territorio di montagna, va mantenuto popolato. Come? Garantendo alle persone che vivono in montagna gli stessi servizi di quelle che vivono in città. In tal senso, una delle battaglie che stiamo facendo a livello territoriale, anche con le comunità vicine, è quella per il mantenimento dei punti nascita nella valli.

Chi vive in città dice che volete gli ospedali sotto casa…
Dica loro di venire quando nevica! Molti non si rendono nemmeno conto delle distanze. Come Procuradora mi sto battendo per l’ospedale a Cavalese. Se subito dopo la guerra, quando non c’erano soldi, è stata costruita una struttura per garantire i servizi, adesso che le valli sono cresciute è ancora più importante mantenerla.

Quindi, che giudizio dà al governo provinciale sulla gestione dell’autonomia?
Non metto in dubbio che siano state fatte cose buone. Il problema è che la giunta sta tentando di centralizzare in Provincia, invece di dare valore ai territori. È la stessa politica centralizzatrice del centrosinistra nazionale.

Sull’Europa è più vicina a Berlusconi o Salvini?
Molto più a Berlusconi, perché ritengo sia fondamentale andare in Europa e confrontarsi con gli altri. Da un lato, è vero che è necessaria un’Europa un po’ diversa, che permetta all’Italia di avere più potere decisionale e favorisca lo sviluppo economico del nostro paese e la promozione e la tutela del made in Italy. Dall’altro, però, anche per quanto riguarda la tutela delle minoranze linguistiche, l’Europa è e resta uno spazio fondamentale di confronto con gli altri popoli.

Parliamo di pensioni. Cosa pensa della proposta di Berlusconi di pensioni minime a mille euro?
Mille euro è un importo più che giusto per una pensione minima. Ci sono persone che vivono con cinquecento/seicento euro al mese. Qualcuno mi spieghi come fanno a sopravvivere. Bisogna ridare dignità alle persone, soprattutto a quelle anziane.

A meno di un mese dal 4 marzo, come si sente?
Sono serena, perché la campagna elettorale va vissuta stando in mezzo alla gente, parlando con le persone. Voglio che abbiano modo di conoscermi. Poi faranno la loro scelta.

Cosa pensa delle tante candidature femminili in Trentino?
Sono contenta che la politica diventi un pochino più rosa. Noi donne non dobbiamo sempre delegare. È ora di essere protagoniste.

La Boschi a Bolzano che effetto le fa?
Penso che ogni candidato dovrebbe essere espressione del proprio territorio. Uno persona che non credo conosca bene il nostro territorio non può essere certo una candidatura positiva.

Chi le fa più paura tra Pd e Cinque Stelle?
Nessuno dei due. Il centrosinistra mi preoccupa non tanto come avversario ma per come potrebbe continuare a governare il paese. Anche nel programma dei Cinque Stelle ci sono tanti punti che non condivido.

Cosa vuole dire agli elettori indecisi?
Andate a votare. L’astensionismo è la maniera sbagliata di affrontare la situazione. Leggete i programmi e fate la vostra scelta. Io appoggio il programma del centrodestra perché credo che sia quello di cui l’Italia ha bisogno in questo momento.

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