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Io la penso così…

Tragedia del Cermis: triste esempio di sudditanza politica. – di Paolo Peruzzini

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Egregio Direttore,

Il 3 febbraio ricorre l’anniversario della seconda tragedia del Cermis avvenuta vent’anni fa, in cui persero tragicamente la vita venti persone. Questi erano 19 sciatori giunti da ogni parte d’Europa in vacanza a Cavalese, che precipitarono insieme al manovratore della cabinovia a seguito del tranciarsi dei cavi di sostegno per colpa di uno scellerata collisione di un aereo militare statunitense di passaggio a bassa quota.

Il pilota difatti con la scusa di  esercitarsi per la guerra in Bosnia, usava le nostre vallate come sfondo coreografico per le sue folli esibizioni da immortalare nei suoi video, tanto da sfiorare le rocce con virate acrobatiche e oltretutto basandosi su mappe militari statunitensi al posto di quelle analoghe italiane ben più dettagliate.

Accertate le responsabilità del pilota per sua stessa ammissione e degli altri membri dell’equipaggio, nessuno di lor signori  pagò sostanzialmente niente, in quanto per gli accordi stipulati, e tutt’ora vigenti, della “Convenzione di Londra” del 1951 sullo status dei militari della NATO, la giustizia italiana venne subito esclusa per “difetto di giurisdizione”. La palla dunque passò alla giustizia americana che tramite i suoi processi vergognosamente alla fine affossò i maggiori capi d’accusa imputati ai suoi marines.

Questo dunque rimane per noi un esempio di triste sudditanza politica, psicologica e militare, aggiungendoci pure che l’allora Governo Prodi nemmeno tentò dignitosamente di alzare risolutamente la voce per avanzare qualche obiezione sia sull’affidamento giudiziario e sia per ottenere almeno una partecipazione per un’ eventuale collaborazione nelle indagini, facendoci uscire proprio come un paese servile più che alleato.

Se pensiamo poi che allora come ministro della Difesa c’era il trentino Beniamino Andreatta, capiamo che oltre il danno, avvenne anche la beffa.

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Onestamente ci saremmo aspettati un atteggiamento più incisivo del nostro ministro, invece ce lo ricorderemo per aver tenuto un profilo basso, pari alla direzione del suo sguardo mentre passeggiava muto per i palazzi tutto incurvato a fumarsi la sua pipa.

Nonostante poi sia stato devoluto un indennizzo ai parenti delle vittime, ciò non dà ancor oggi certamente serenità ai loro animi per il forte senso di ingiustizia percepito, in quanto le responsabilità dei piloti oramai acclarate sono state accantonate e sepolte con esito grottesco, col risultato finale che i fautori ne sono usciti liberi per il rotto della cuffia.

Oggi forse dovremo pretendere che chi commette reati nel nostro territorio, amico o alleato che sia, debba poi fare i conti con la nostra giustizia. Speriamo già che il prossimo governo riesca a revisionare parte di trattati in cui si possa evitare il ripetersi di queste assurde conseguenze che dimostrano come ancora non possiamo definirci del tutto sovrani sul nostro territorio.

Paolo Peruzzini – Trento

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