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Speciale elezioni 2018

Conzatti: «L’autonomia non va solo difesa. Va esportata»

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Il confronto tra me e Mellarini è un confronto tra futuro e passato e credo che il mio territorio sia pronto per guardare al futuro”, dice una Donatella Conzatti che non ha paura di fare i conti con il passato.

Il prossimo 4 marzo, la candidata di Forza Italia per il Senato nel collegio di Rovereto dovrà vedersela proprio con quel Tiziano Mellarini che, nel 2016, anche grazie al suo sostegno, le succedette alla guida dell’Upt.

A quasi un mese dalla sfida, Conzatti rivendica i risultati ottenuti all’interno dell’Upt e giustifica la scelta di aderire a Forza Italia, spiegando che questa le permetterà di rilanciare la nostra autonomia e dar voce a quella cultura “liberal” che contraddistingue il gruppo che a lei fa riferimento.

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Donatella Conzatti, lei ha resistito a lungo nell’Upt, anche quando la sua linea politica era minoritaria. Qual è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che l’ha spinta a lasciare il partito?
Le motivazioni sono molteplici. Quella politica è stata quella dirimente. Nell’ultimo periodo, l’idea che aveva portato il mio gruppo a entrare nell’Upt nel 2013, con il progetto Scelta Civica, non era ascoltata. È venuto così meno l’impegno della dirigenza di rendere il partito inclusivo e capace di ascoltare culture politiche popolari diverse, e quindi non solo quella cattolico democratica, ma anche quella più liberale. Questo ha comportato il mancato ascolto di una serie di istanze e l’esclusione da organi importanti del partito e, quindi, da decisioni importanti.

L’attuale segretario l’ha delusa?
Avevo vinto il congresso nel 2014 e ho sostenuto Mellarini nel 2016, che ha vinto con la mia stessa tesi. Mellarini, oltre a vincere con la stessa tesi – e quindi con l’obiettivo di rendere il partito più civico e territoriale – aveva caratterizzato la sua campagna con l’accoglimento dell’istanza di rinnovamento del partito, dicendosi disponibile a concludere la sua carriera istituzionale e ad agevolare la crescita nel partito di una serie di figure che avrebbero dovuto portare avanti un certo disegno per il Trentino. Ma la sua segreteria ha, di fatto, smontato il partito nell’ultimo anno e mezzo e la sua insistente ostinazione a finalizzare la sua azione con la mera candidatura ha fatto venir meno i presupposti congressuali per i quali lo avevamo sostenuto.

E poi?
E poi c’è un fattore di fondamentali della politica, che attiene più alla dimensione della maleducazione, del mantenere la parola data, insomma, dei prerequisiti non necessariamente politici ma essenziali per lavorare con gli altri. Si tratta di aspetti che hanno pesato molto e in maniera crescente negli ultimi mesi.

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Perché ha scelto di passare a Forza Italia e non, per esempio, al Patt, che si era anche interessato a lei e che le avrebbe garantito un posto più tranquillo nella maggioranza provinciale?
Mi ha fatto piacere che molte forze politiche, come il Patt, Noi con l’Italia e altri, si siano interessate al mio lavoro e alla mia proposta. La scelta che ho fatto è quella che mi sembra più di prospettiva. Credo che l’autonomia non possa meramente essere difesa da un partito, seppur autorevole, del territorio. L’autonomia va fatta capire, va valorizzata, va esportata. Vanno contaminate le altre regioni, a partire, magari, da Veneto e Lombardia, che hanno chiesto, non tanto l’autonomia, ma l’attivazione dell’articolo 116 della Costituzione.
Io punto a un’autonomia che si rende capibile all’esterno e, per farlo, ci vuole un partito solido a livello nazionale ed europeo.
Inoltre, Forza Italia mi ha dato la garanzia che la cultura che io e il mio gruppo esprimiamo potrà trovare casa e contaminarsi con le altre culture presenti al suo interno. Questo sarebbe stato più difficile in un partito autonomista, che è troppo caratterizzato da un certo tipo di cultura e che, perciò, difficilmente si sarebbe contaminato con le idee più liberal e popolari che fanno parte della nostra idea di futuro.

Quali sono i risultati dei suoi anni di impegno politico di cui va più fiera?
L’ultimo in ordine cronologico è stato l’approvazione della legge sulla doppia preferenza di genere. Questa porta un messaggio molto più moderno e innovativo delle quote rosa – di cui non sono mai stata fan – ovvero l’idea di una società completamente paritaria, in cui i talenti, essendo equamente distribuiti, devono essere anche equamente presenti nelle cariche di rappresentanza e di governo del territorio e delle società.

E poi?
Un altro momento di soddisfazione è stata la riforma delle comunità di valle, condotta quando ero segretaria. Questa riforma è stata ispirata da un’idea di Trentino che possa, da un lato, valorizzare i territori e renderli capaci di esprimere le loro peculiarità, ma anche da un’idea di Trentino che deve diventare amministrativamente molto efficiente, capace di essere spinta per le proposte sociali del territorio e non ente decisore.

Come segretaria dell’Upt, qual è stata la sua maggiore soddisfazione?
Quando abbiamo consegnato l’Upt a Mellarini, le tessere erano passate da 1.000 a 3.600, il bilancio era stato risanato e avevamo ricostruito tutti gli organi territoriali. Nel 2016 avevamo consegnato un gioiellino a Mellarini e in un anno e mezzo lo ha disfatto.

Quali sono le battaglie che intende combattere a Roma se sarà eletta senatrice?
Stiamo lavorando con il partito e con la coalizione per mettere a punto un programma che sia condiviso da tutti. Un programma di massima c’è già, però ci stiamo ancora lavorando e non voglio anticipare temi che saranno presentati da tutto il gruppo all’unisono.
Certamente mi batterò per questa idea di autonomia che va valorizzata, che va fatta capire e che è esportabile. Mi concentrerò, poi, sull’altro lato della medaglia dell’autonomia, quello sociale. In tal senso, il popolo dell’autonomia non può restare chiuso in sé stesso, in attesa delle decisioni delle istituzioni, ma deve essere completamente propositivo, libero nelle idee. Solo così il territorio potrà tornare a essere dinamico, un po’ sul modello dell’Alto Adige, che in questo può insegnare qualcosa.

Quali altri temi le stanno a cuore?
Un altro tema che mi sta molto a cuore è quello economico, e quindi tutto ciò che ha a che fare con il bilancio dello stato, gli impegni che abbiamo preso in Europa, ma anche i temi economici per ridare aria e spinta a un tessuto imprenditoriale che sia in grado di dare lavoro e dignità a tutti i cittadini italiani.
Autonomia ed economia sono due temi che hanno sempre caratterizzato la mia azione e perciò ci tengo a continuare in questa direzione.

Lei che si è distinta per il suo impegno per la parità di genere, cosa pensa di tutte queste candidature femminili in Trentino?
Conosco personalmente tutte le candidate trentine e sono contenta di vedere, per la prima volta, una proposta paritaria. Trovo che si tratti di candidature di livello, di persone che nei loro settori hanno tutte qualcosa da proporre, che sono politicamente solide. Con l’eccezione forse di Emanuela Rossini, che oggettivamente non ha fatto un giorno in politica.

Cosa pensa della candidatura di Maria Elena Boschi nel collegio della Bassa Atesina?
È una candidatura che stride. Credo che un territorio autonomo debba essere capace di esprimere persone del territorio o persone che hanno comunque una profonda conoscenza dell’autonomia. La Boschi è percepita come davvero calata dall’alto, un ossimoro per questo territorio.

Parliamo della sfida che la vedrà protagonista nel collegio di Rovereto. Come sarà trovarsi di fronte il suo ex segretario Mellarini?
Con Mellarini umanamente il rapporto è tranquillo. Mi troverò bene, finalmente, a portare avanti un modello diverso di fare politica e delle proposte anche nei contenuti diverse, che si attengono di più alla cultura che noi abbiamo sempre espresso e che finora non ha avuto abbastanza voce.

E dei Cinque Stelle, cosa pensa?
Per quanto riguarda la proposta dei Cinque Stelle, capisco che ci siano un disorientamento e un’insoddisfazione di base, ma credo che questo non possa essere strumentalizzato. Tutti noi possiamo trovare motivi di insoddisfazione nelle situazioni che viviamo, però nessuno di noi può rendersi colpevole di non fare delle proposte costruttive e solide che partano da delle competenze del passato. Per costruire un futuro ci vogliono anche competenze ed esperienze del passato.

Dovesse andare male, ci riproverà a ottobre nella sfida per le provinciali?
Sono molto fiduciosa che questa battaglia e che questo impegno sarà premiato. Il confronto con Mellarini è un confronto tra passato e futuro e credo che il territorio della Vallagarina, dell’Alto Garda e delle Giudicarie, che conosco bene, sia pronto per guardare al futuro.

Oltre a tutto quello che ha già detto, perché gli elettori indecisi dovrebbero votare per lei?
Perché ho una professione. Potrei scegliere di non fare politica e ho scelto di farla senza avere un ruolo istituzionale, quindi utilizzando il mio tempo e le mie risorse per cercare di cambiare in meglio la società. Credo che questa sia una garanzia di passione pura.

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