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Io la penso così…

Levico, perché il riassetto urbanistico dell’area ex Masera deve massimizzare il profitto della Provincia? – di Alberto Giacomoni

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Egregio Direttore,
accordo Masera – nuovo municipio: il Comune deve far sì che l’abbattimento della Masera porti il massimo profitto alla Provincia. Ma che vuol dire?

Nell’ultimo Consiglio Comunale si è parlato anche del più consistente intervento immobiliare previsto per Levico: la ristrutturazione (a spese della Provincia) dell’ex Cinema da adibire a nuovo Municipio; come compensazione il Comune cede alla Provincia il complesso immobiliare ex Scuole.

La Provincia si impegna ad abbattere la Masera, peraltro già di proprietà provinciale. Questo è quello che si è capito. Siamo andati ad esaminare la delibera della Giunta Provinciale n. 278 del 23 febbraio 2017, avente per oggetto il programma di attività 2017-2019 di Patrimonio del Trentino spa, scoprendo una cosa interessante.

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Si dice che il Comune “dovrà trovare la più idonea destinazione d’uso dell’area ex Masera in modo da garantire il più alto margine per coprire i costi del nuovo Municipio”. La frase sopra riportata non è per niente chiara.

Ci sembra che i costi per la ristrutturazione saranno coperti dalla cessione delle ex scuole. Non si capisce cosa si intende con la frase “creare il più alto margine per coprire i costi del Municipio” e perché alla Provincia non basti la cessione delle ex scuole.

Sarebbe auspicabile che la nuova destinazione d’uso della ex Masera fosse studiata per migliorare i servizi ai cittadini e non per massimizzare un margine economico a favore della Provincia.

E difficilmente un cambio di destinazione d’uso che massimizza il profitto, garantisce un miglioramento della qualità di vita per chi abita nella zona interessata. Se applichiamo il principio dell’accordo, la Provincia, secondo voi, tra fare un parcheggio a pagamento o realizzare un parco pubblico, quale opzione sceglierebbe?

Alberto Giacomoni
Coordinatore per Levico Terme di Agire per il Trentino

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Io la penso così…

«Donata Borgonovo Re chieda aiuto a medici e antropologi» – di Anita Cova

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«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile direttore,

l’ex assessore alla salute, Donata Borgonovo Re, ha scritto venerdì su un giornale della provincia di Trento un lungo articolo intitolato “E’ secondo natura, checchè ne pensi la Lega. Il terzo sesso esiste dappertutto”.

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Un articolo ricco di dichiarazioni forti, di invettive contro l’ignoranza di chi ritiene che in natura vi siano due sessi, quello maschile e quello femminile.

Si potrebbe pensare che l’ex assessore, arrivata in Consiglio con una flotta di voti, ma passata poi del tutto inosservata per l’assenza di contributi concreti, abbia delle prove consistenti per smentire quello che insegnano tutti i manuali di genetica, l’esistenza cioè di una evidente dualità: genetica, genitale, ormonale… (cioè cellula uovo e cellula spermatozoo; gene X e gene y; vagina e pene…).

No, il dottissimo assessore non fa riferimento alla genetica; non cita gli studi di medicina di genere, tutti basati sul maschile e il femminile; non fa ricorso ad un manuale di biologia (troverebbe anche lì i due sessi!) ma ricorre a due fonti autorevolissime: un reportage del Corriere della sera e Wikipedia! Wow!

Occorrerebbe però che l’ex assessore che ha guidato la sanità trentina chiedesse un consulto ad uno dei medici che ha conosciuto: le spiegherebbe che c’è differenza tra fisiologia e patologia (per esempio se una persona nasce ermafrodita, siamo di fronte a qualcosa di patologico, non di fisiologico).

Un antropologo, poi, potrebbe spiegarle che il fatto che in certe società ci siano persone che sono considerate di un “terzo sesso”, non significa affatto che ciò sia frutto di “madre natura“: si tratta di usi e costumi, per nulla scientifici e per nulla fondati.

Infine, se l’ex assessore si informasse davvero, potrebbe venire a sapere come mai le persone che si operano per cambiare sesso ricorrono poi al suicidio in un numero incredibile di casi: tutte le operazioni che si debbono fare per “trasformare” un uomo in una donna, per nulla naturali ma del tutto artificiali, sono incredibilmente invasive, pericolose, e destabilizzanti! Basti pensare alle dosi ormonali che un maschio divenuto “femmina” deve prendere ogni giorno per contrastare gli  ormoni maschili che il suo corpo, geneticamente maschile, continua a produrre.

Per concludere la Borgonovo Re, essendo stata collega dell’assessore Sara Ferrari sa bene quanto quest’ultima si sia battuta per l’utero in affitto. E’ vero che sul  Corriere o su Wikipedia si può apprendere che in alcuni paesi l’utero in affitto è legale, quindi esistente.

Ma che sia esistente non significa nulla: rimane una forma di schiavitù, legalizzata in alcuni luoghi, illegale in Italia, grazie a Dio, e ai politici che non pretendono con le loro leggi o ideologie di cambiare la natura umana e di far “nascere”, si fa per dire, un bimbo da due uomini.

Anita Cova, già candidata  di Civica Trentina

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Io la penso così…

Quella volta in cui un valligiano arrabbiato salì alla corte dell’essere umano – di Michael Moser

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«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

triste vedere come nessun giornale abbia commentato le parole del consigliere Paolo Ghezzi affidate ai social a seguito della morte del sen. Enzo Erminio Boso. Triste soprattutto perché, grazie ai suoi post della giornata di ieri, l’essere umano ha gettato la maschera rivelando il vero volto della sinistra del giorno d’oggi.

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Alle ore 0.06 Paolo Ghezzi cita Fabrizio De Andrè:”dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” frase che sottolinea come solo a partire da chi ha vissuto la difficoltà della vita (come ad esempio chi abita nelle nostre valli) si possa costruire un futuro migliore, salvo poi affermare che Boso era il “prototipo del valligiano arrabbiato” sottolineando come tutti i valligiani (compresi quindi anche quelli che hanno sostenuto Futura2018 e che gli permettono di sedere in Consiglio), nella sua distorta visione del mondo, siano esseri inferiori rispetto ai “zitadini” come lui.

Sorvolo invece sul commento che dovrebbe spiegare l’illuminato pensiero del Ghezzi, citando dalle risposte “quando se dis che el tacon l’è pezo del bus”.

Oltre a questo, nel corso della sua giornata, il consigliere Ghezzi ritorna sull’annosa questione, che rivela le molteplici contraddizioni all’interno della sinistra di oggi, delle vite degne di essere vissute (quelle dei migranti, degli intellettuali di sinistra ecc.) e quelle indegne di essere vissute (quelle dei feti abortiti, degli italiani che faticano ad arrivare a fine mese, dei valligiani arrabbiati ecc.).

In buona sostanza la sinistra odierna tende a definire “divisivo” l’atteggiamento del centro-destra ma, a conti fatti, riesce a fare ancora di peggio.

Consigliere Ghezzi, come ebbe a dire un altro valligiano arrabbiato (il consigliere Domenico Fedel):” Ci rivedremo a Filippi, che non è un cognome di Albiano ma una località della Macedonia”.

Michael Moser – Coordinatore AGIRE per il Trentino Valle di Cembra

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Io la penso così…

Riflessione sulle diverse Repubbliche italiane – di Paolo Farinati

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«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio Direttore,

ho ripensato ad alcune frasi di esponenti importanti della cosiddetta Prima Repubblica, quella nata dopo la tragica Seconda Guerra Mondiale con il referendum popolare del 2 giugno 1946.

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Aldo Mori, Alcide Degasperi , Sandro Pertini, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer, Mino Martinazzoli, Bettino Craxi, Luigi Einaudi sono uomini di vari pensieri politici, alcuni protagonisti anche nell’Assemblea Costituente.

Tutti loro sono uniti da valori che possiamo definire universali, quali la libertà e la dignità di ogni essere umano, l’uguaglianza, il rispetto e la solidarietà che deve esservi in ogni comunità, piccola o grande che sia.

Certo, nei decenni della Prima Repubblica italiana gli errori furono molti. Ma quello che mi rimane nei molti ricordi di quel tempo, specie degli Anni ’70 in cui io feci il liceo, a me oggi sessantenne, è il livello culturale e persino filosofico che accompagnava il dibattito della politica.

La Prima Repubblica non è stata certamente tutto oro che luccica, ma la politica sapeva sempre offrire parole e visioni illuminanti, giustamente diverse, ma tutte animate da una solida prospettiva di un maggior e più equo benessere nella nostra società. In tutto e tutti era viva la salvaguardia di doveri e diritti universalmente riconosciuti.

E oggigiorno? Qual è il panorama che la politica italica ci offre? Ne siamo soddisfatti?

Dobbiamo premettere che i partiti della Prima Repubblica sono scomparsi. Travolti e distrutti da quei fenomeni chiamati “tangentopoli” e “mani pulite”. Il finanziamento di tutti quei partiti, sia di maggioranza che di opposizione, fu riconosciuto solo da pochi come irregolare se non illegale fino agli anni ’90.

Vi fu chi pagò un prezzo altissimo e chi continuò a calcare le sale parlamentari come nulla fosse accaduto.

In questi ultimi 25 anni si sono succedute più stagioni politiche, sono apparsi nuovi protagonisti. I principi democratici più basilari che sostenevano i partiti sono venuti meno. Spesso prevale l’unica voce di un leader, più o meno riconosciuto tale, se non l’illusione di una democrazia pilotata da una piattaforma e da pochi privilegiati.

La globalizzazione e la crisi finanziario-economica che ha colpito dal 2007 la parte occidentale del mondo, seppur con diverse intensità, hanno da una parte liberato dalla miseria qualche miliardo di persone, ma al tempo stesso hanno ampliato drammaticamente la forbice sociale nelle Nazioni sin qui ritenute più progredite.

Alla ricchezza di pochi si contrappone la povertà di molti. Se, ad esempio, prendiamo a riferimento il reddito medio pro-capite della Comunità Europea, oggi in Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e Francia sono la maggioranza le persone che vivono sotto quel livello. In Italia addirittura sono oltre il 60%.

Nel mentre negli USA si è mantenuta una politica espansiva, supportata anche da anacronistici dazi sulle importazioni, in Europa è prevalsa una politica monetaria assai restrittiva. Ecco come da qualche anno a questa parte hanno conquistato molti favori i partiti populisti, nazionalisti e xenofobi, capaci di promettere molto, ma sin qui di dare ai cittadini assai poco.

Accanto ad un sempre più diffuso malessere sociale, stanno emergendo gruppi e movimenti radicali e violenti, sia di estrema destra che di estrema sinistra.

Non vi è alcun dubbio che le elezioni europee della imminente primavera saranno “a rischio”.

L’onda del populismo e degli egoismi nazionalistici è molto alta, potente e persistente. Cosa fare? Quale efficace antidoto mettere in campo? Chi ha a cuore la democrazia non può più stare zitto. Il silenzio è sinonimo di complicità

Senza alcuna nostalgia del passato, personalmente non vedo altro tentativo da perseguire che quello di mettere attorno ad un tavolo i nuovi interpreti dei vari filoni del pensiero popolare, laico e riformista, chiedendo loro di costruire un breve e chiaro Manifesto di rilancio di una politica europea e dei singoli Stati.

Il tempo non è molto. Il lavoro in tal senso sarà inevitabilmente lungo. L’obiettivo richiede narratori e testimoni assolutamente credibili. C’è vitale bisogno di recuperare l’etica della politica. Vi è necessità di chiarezza, di umiltà, di partecipazione, di passione.

Ad ogni livello comunitario e istituzionale le scuole politiche non possono soccombere e non devono abdicare al loro compito storico di salvare la nostra civiltà e di dar fiato e vita con forza e fiducia ad una nuova rinascita.

Del resto alla politica, quella nobile, ogni cittadino chiede di essere rappresentato e tutelato nei propri obiettivi di vita, nelle speranze proprie e della propria famiglia, nei momenti di difficoltà e di bisogno, nella libertà propria e dei propri cari.

Egli non seguirebbe le grida, le menzogne e l’ignoranza di chi oggi gioca sull’infausto mediatico teatro della politica, italiana e non, se solo avesse la possibilità di confrontarsi serenamente e di contribuire concretamente alla realizzazione di un nuovo sogno.

Paolo Farinati

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