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Valsugana e Primiero

A Strigno arrivano dal ghetto di Terezin i disegni e le parole dei bambini.

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Disegni e poesie realizzati dai bambini prigionieri nel ghetto di Terezin, il più grande campo di concentramento della Cecoslovacchia, saranno in mostra a Strigno nel Comune di Castel Ivano dal 29 gennaio al 16 febbraio e, successivamente, a Castello Tesino dal 20 febbraio al 10 marzo.

L’iniziativa espositiva, che gode del sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma e rientra nel programma culturale della GIORNATA DELLA MEMORIA 2018, è stata illustrata ieri a Trento nell’ambito della piattaforma di comunicazione Cultura Informa dal presidente di ARCI del Trentino, Andrea La Malfa.

Sono intervenuti all’incontro con i giornalisti Giacomo Pasquazzo, Assessore alla Cultura del Comune di Castel Ivano; Nicola Sordo, Consigliere delegato alla Cultura del Comune di Castello Tesino, e Paola Morizzo, insegnante presso l’Istituto Comprensivo di Strigno.

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Durante la seconda guerra mondiale, milioni di donne, uomini e bambini sono stati perseguitati con leggi razziali, strappati alla vita e alle famiglie. Una pagina tragica della storia che è importante non dimenticare. Serve a non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e altre persone.

«È compito nostro – ha affermato il presidente Andrea La Malfa – tenere vivo il ricordo e noi, come Arci del Trentino, quest’anno abbiamo deciso di farlo così, con una mostra con i Comuni di Castel Ivano e Castello Tesino, anticipata da un laboratorio che ha coinvolto tutte le classi terze delle scuole medie dei due paesi.» La mostra comprende disegni e poesie realizzati dai bambini durante il periodo di prigionia nel ghetto di Terezín, il più grande campo di concentramento della Cecoslovacchia.

Nel periodo in cui durò il ghetto (dal 24 novembre 1941 all’8 maggio 1945) passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone. Fra i prigionieri di Terezin ci furono all’incirca 15.000 bambini, compresi i neonati. La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 ad Auschwitz. Dopo la guerra non ne tornarono nemmeno 100, e di questi nessuno aveva meno di 14 anni.

Tutti i bambini soffrirono le misere condizioni igieniche e abitative e la fame. Soffrirono il distacco dalle famiglie e la condizione di non poter vivere e divertirsi come bambini. Per un periodo, i prigionieri adulti riuscirono ad alleviare le condizioni di vita dei ragazzi facendo sì che venissero concentrati nelle “case d’infanzia”.

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In queste case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel limite delle possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l’insegnamento clandestino. Sotto la guida degli insegnanti, infatti, i bambini partecipavano a lezioni e a molte iniziative culturali. Molti divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti, fondarono circoli di recitazione e di canto e facevano anche teatro.

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I bambini di Terezin scrivevano poesie e disegnavano con ciò che avevano a disposizione, materiale di scarto come i formulari già stampati e della pessima carta di guerra. L’educazione figurativa veniva organizzata secondo un piano preciso. Il complesso dei disegni che si è riusciti a salvare e che fanno parte delle collezioni del Museo statale ebraico di Praga, comprende circa 4.000 disegni; i loro autori sono per la maggior parte bambini dai 10 ai 14 anni.

Sotto l’aspetto tematico i disegni si possono suddividere in due gruppi: da una parte quelli a tematica infantile, in cui piccoli autori tornavano alla loro infanzia perduta, disegnavano giocattoli, piatti pieni di cose da mangiare, l’ambiente della casa perduta.

Prati pieni di fiori e farfalle, motivi di fiaba. Il secondo gruppo è formato invece da disegni con motivi del ghetto che raffigurano la cruda realtà in cui i bambini erano costretti a vivere. Disegni delle caserme, dei blocchi, delle strade, dei baraccamenti con i letti a tre piani, i guardiani. Ma anche i malati, l’ospedale, il trasporto, il funerale, un’esecuzione. Nonostante tutto però i piccoli credevano in un domani migliore.

Terezín si differenzia dagli altri campi di prigionia per la particolarità di essere stato usato come ghetto di propaganda, per migliorare l’immagine del regime. Terezin fu presentata come “zona autonoma di insediamento ebraico”, il modello nazista di insediamento per gli ebrei da presentare al mondo.

Nel 1942 ci fu un programma di abbellimento, vennero create una finta orchestra, un finto bar e un finto asilo, in modo tale che il complesso sembrasse accogliente e ben organizzato. La verità è che dietro scuole, ospedali e biblioteche, si celava un mondo fatto di sofferenze e di privazioni, come i bambini ci esprimono nelle loro poesie e velatamente anche tra le immagini più spensierate dei disegni.

Questa raccolta di testimonianze e il catalogo che ne è nato, verranno presentate lunedì 29 gennaio alle ore 18 presso l’Atrio scuola media di Strigno, nel Comune di Castel Ivano, e martedì 20 febbraio sempre alle ore 18 presso la Biblioteca comunale di Castello Tesino.

A Castel Ivano la mostra rimarrà aperta dal 29 al 16 febbraio dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. A Castello Tesino la mostra sarà invece visitabile al sabato dalle 10 alle 12.30 e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.45, escluso il mercoledì, giorno di chiusura della struttura.

Il lavoro condotto sui disegni e le poesie dei bambini di Terezín ha inoltre dato vita a un progetto scolastico promosso nelle classi terze delle medie di Castel Ivano e Castello Tesino, grazie alla collaborazione delle insegnanti.

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Valsugana e Primiero

A Caldonazzo festa in “Famiglia” per i 120 anni della cooperazione di consumo

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Un compleanno festeggiato in “Famiglia” e una occasione per ripercorrere un cammino che unisce la fine del Milleottocento all’avvio del terzo millennio.

Il 15 agosto 1899, nella località dell’Alta Valsugana, nasce la Famiglia Cooperativa.

Questo modello cooperativo aveva piantato la sua prima radice nove anni prima a Santa Croce di Bleggio, quando e dove don Lorenzo Guetti era stato l’ispiratore di quella prima iniziativa che assunse il nome di “Famiglia” per sottolineare lo spirito di famiglia che albergava al suo interno.

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Ieri, a mezzogiorno, alla Caserma dei Vigili del Fuoco di Caldonazzo, le socie e i soci della Famiglia Cooperativa Alta Valsugana hanno risposto all’invito e hanno partecipato a un compleanno diventato festa di comunità.

“Centoventi anni fa – ha ricordato il presidente Giorgio Paternolli – seguendo le direttive del curato don Emanuele Conci, 84 capifamiglia, diedero inizio a questa realtà cooperativa. Con piacere e riconoscenza, ricordiamo la figura di questo curato, che tanto si prodigò per Caldonazzo e che, nella nostra Cooperativa, assunse il ruolo di controllore garante, carica che oggi potremmo equiparare a presidente del Collegio Sindacale. Primo presidente della Famiglia Cooperativa fu Emanuele Gasperi. Inizialmente la zona di competenza, si estendeva fino a Luserna e Casotto in Valdastico. Le cose non sempre sono state facili in questi 120 anni, ma i momenti difficili sono sempre stati superati”.

LA STORIA – E’ stato Andrea Curzel, presidente onorario della cooperativa di consumo, a ripercorrere le tappe principali di un percorso lungo centoventi anni. Un decennio, quello che unisce il 1890 al 1899, particolarmente vivace per la cooperazione di consumo di questo territorio: il 15 novembre 1895 vede la luce la Famiglia Cooperativa di Centa, il 23 marzo 1896 quella di Levico, il 2 aprile 1897 la cooperativa di Calceranica e il 15 agosto 1899 la Famiglia di Caldonazzo.

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Il cammino della Famiglia Cooperativa prosegue fino alla metà degli anni Novanta quando la cooperativa di consumo di Caldonazzo incorpora, nel 1994, la cooperativa di consumo di Calceranica e, nel 1995, le Famiglia di Centa San Nicolò e la Vezzena-Panarotta di Levico Terme assumendo la nuova denominazione di Famiglia Cooperativa Alta Valsugana.

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Oggi la cooperativa di consumo mantiene fede ai principi ispiratori e ai valori che ne caratterizzano l’azione di ogni giorno: solidarietà, partecipazione, uguaglianza, radicamento sul territorio, salvaguardia dell’ambiente. Infine, Curzel, ha citato le parole “di monsignor Severino Visintainer, vicario vescovile di Trento per molti anni. In occasione del centenario della Famiglia Cooperativa di Caldonazzo disse: cooperare è un processo umanizzante sia per il singolo e sia per la società. Ma cooperare non è un fatto spontaneo, è un fatto di cultura, è una risposta concreta ai valori, ai principi indispensabili per la promozione umana. Se ci fosse più cooperazione nelle famiglie nella società tra le nazioni staremmo meglio tutti. Cooperando diventiamo virtuosi”.

PRESIDENTI E DIRETTORI – L’occasione ha offerto lo spunto per ricordare i presidenti ei direttori che hanno guidato la “Famiglia” dalle origini a oggi.

I presidenti: Emanuele Gasperi, Giuseppe Mittempergher, Francesco Ianeselli, Fiorenzo Marchesoni, Oreste Campregher, Luigi Agostini, Giuseppe Teccilla, Giulio Ciola, Antonio Murara, Andrea Curzel, Cesare Ciola e Giorgio Paternolli.

I direttori: Roberto Campregher, Oreste Betti, Lino Strada, Giovanni Franeschini, Carlo Bonfante, Luciano Pallaver, Mauro Casotti, Manlio Tomaselli, Giuseppe Mattedi che, nel suo intervento, ha evidenziato “un concetto fondamentale del nostro impegno cooperativo: chi lavora e chi fa la spesa in cooperativa è consapevole che il suo impegno non serve ad arricchire qualcuno ma a migliorare le condizioni dei soci e dei cittadini e lasciare un patrimonio utile alle prossime generazioni”.

GLI INTERVENTI – All’evento celebrativo sono intervenuti, complimentandosi con i vertici della Famiglia Cooperativa per il significativo traguardo raggiunto: i sindaci di Caldonazzo, Giorgio Schmidt, e di Calceranica al Lago Cristian Uez; il presidente del Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige Roberto Paccher, il presidente del Consiglio Provinciale di Trento Walter Kaswalder e don Emilio, parroco di Caldonazzo.

In rappresentanza degli organismi centrali della Cooperazione Trentina hanno partecipato il presidente di Sait. Roberto Simoni, che ha espresso un forte richiamo al senso di appartenenza dei soci e della comunità alla propria Famiglia Cooperativa, fondamentale per poter tenere aperti anche i piccoli punti vendita della cooperazione di consumo, e Walter Facchinelli, vicepresidente della Federazione Trentina della Cooperazione per il settore del consumo. “E’ un compleanno molto speciale quello che stiamo vivendo – ha osservato Facchinelli – Centoventi anni di gratitudine nei confronti delle amministratrici e degli amministratori, delle collaboratrici e dei collaboratori, delle socie e dei soci. Con il loro impegno hanno caratterizzato centoventi anni di storia e di attività e hanno permesso il raggiungimento di un traguardo così significativo. Fondamentale è che lo spirito di appartenenza si rinnovi nella quotidianità per poter continuare a tenere aperti, attivi, questi negozi che non sono solamente un punto di riferimento commerciale ma rappresentano un luogo che crea socialità, comunità”.

Concluso il suo intervento, Facchinelli, ha donato e apposto lo stemma della Cooperazione Trentina all’occhiello della giacca di Giorgio Paternolli, presidente della Famiglia Cooperativa Alta Valsugana.

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Valsugana e Primiero

Concorso sulla “Resilienza” nel Parco delle Terme di Levico, la premiazione

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Martedì 29 ottobre ad ore 11.00 presso la serra del Parco delle terme di Levico si terrà la premiazione dei primi tre classificati del concorso di idee per la progettazione e realizzazione di installazioni ispirate al tema della “resilienza” nel Parco delle Terme di Levico.

La data del 29 ottobre non è stata scelta a caso: ricorre infatti l’anniversario della tempesta Vaia che si è abbattuta sul Trentino e sul parco lo scorso anno.

Per tenere viva la memoria degli alberi monumentali sradicati nel parco, conservare lo spirito del luogo e tenere alta l’attenzione sul tema dei cambiamenti climatici che hanno causato questo disastroso evento, il Servizio per il Sostegno Occupazionale e la Valorizzazione Ambientale della Provincia autonoma di Trento (soggetto organizzatore e capofila) assieme al Comune di Levico Terme, a TSM-STEP (Scuola per il governo del Territorio e del Paesaggio della Provincia autonoma di Trento), all’Osservatorio del paesaggio del Trentino e all’Azienda per il turismo Valsugana Lagorai Soc. Coop., ha bandito un concorso di idee per progettisti e artisti singoli o associati, per la progettazione e realizzazione di installazioni da realizzarsi con materiale di recupero arboreo: tronchi e radici potranno essere riutilizzati e ricollocati nel parco a evocare il senso della “rinascita”.

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Nel corso dell’estate si è riunita la giuria che nel primo turno di selezione ha individuato 11 progetti finalisti su 35 partecipanti. Nella seconda fase sono stati attribuiti i punteggi definitivi e individuati i 3 progetti vincitori:

1° classificato: Antonio Boeri, Ludovico Oldini, Davide Pagano, Alessando Gloria;
2° classificato: MQAA Studio, Nicola Chiavarelli, Giuliano Orsingher, Giuliana Decesero;
3° classificato: Atelier Remoto, Valentina Merz e Lara Monacelli.

L’opera vincitrice sarà collocata nel parco: un tronco d’albero che richiama alla mente i famosi abeti di risonanza. Secondo quanto dichiarato dai progettisti:”.., utilizza il vento per produrre un suono che, propagandosi all’interno del legno, viene udito da chi si avvicina al tronco poggiandovi l’orecchio.

Lo stesso vento che ha spezzato l’albero produce il suono: vento ed albero entrano cosi in un inedito rapporto dialettico, che non distrugge, ma che anzi genera un’arcaica melodia. L’opera impiega un unico iconico tronco scavato, attraverso cui il suono si propaga per giungere all’orecchio dell’ascoltatore”.

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Stazione di Pergine: nuova aggressione agli addetti alle pulizie

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Ieri mattina alla stazione di Pergine Valsugana un addetto alle pulizie è stato aggredito  da un uomo che dormiva su una panchina.

Era ancora buio, quando i senza tetto ha cominciato ad infastidire verbalmente l’addetto alle pulizie per poi passare successivamente all’aggressione. 

L’addetto alle pulizie dopo essere fuggito ha segnalato il tutto alla Polizia ferroviaria.

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A denunciare la cosa è Stefano Montani della Filt Cgil, (foto) e purtroppo quanto successo non è certo una novità. 

Fino a qualche tempo fa gli addetti alle pulizie erano presenti in coppia, mentre ora a causa dei tagli, un addetto alle pulizie si ritrova a pulire grandi spazi in solitudine.

Nei posti in cui non c’è sorveglianza diventa quindi molto facile imbattersi in persone che possono recare “fastidio”.

Per evitare i bivacchi la Trentino Trasporti ha chiuso a chiave i bagni, quindi ora i «frequentatori» notturni defecano e urinano direttamente sui muri della stazione.

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È gli addetti alle pulizie poi devono pulire. La situazione è ormai diventata insostenibile. Da tempi i sindacati chiedono un presidio fisso dentro la stazione ma fino ad ora tutto tace. Ciò che propone Stefano Montani è l’intervento della Polizia municipale o di altre forze dell’ordine che dovrebbero sorvegliare durante il turno di lavoro degli addetti alle pulizie.

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