Connect with us
Pubblicità

Socialmente

Dislessia: riconosciuta l'indennità di frequenza ai minori.

Pubblicato

-

Dislessia, l’Inps deve pagare. Il Tribunale di Firenze riconosce l’indennità di frequenza ai minori affetti dalla patologia.

Per la prima volta il Tribunale fiorentino ha stabilito che il contributo economico, che spesso le ASL sono ancora restie a riconoscere, previsto dalla normativa a favore dei minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età possa essere riconosciuto anche ai bambini con DSAdislessia, disgrafia, discalculia e disortografia.

Con la sentenza è stato accolto il ricorso presentato dai genitori di una bambina con dislessia, disortografia e disgrafia e l’Inps è stato condannato a corrispondere mensilmente l’indennità di frequenza, prevista dalla legge 289/1990, a partire dal momento della presentazione della domanda amministrativa oltre agli interessi legali.

PubblicitàPubblicità

«La sentenza è importante – spiegano Francesco Chetoni e Francesca Raffaele, i due legali promotori del ricorso – perché l’Inps ha sempre negato il diritto all’indennità di frequenza per i minori con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ritenendoli già adeguatamente tutelati dalla legge 170/2010 che ha previsto tutta una serie di diritti in ambito scolastico, senza tuttavia prevedere alcun aiuto economico. Ma ci sono anche conseguenze sotto il profilo economico di cui occorre tenere conto; una famiglia con un figlio DSA infatti deve affrontare molteplici spese: basti pensare al costo delle ripetizioni scolastiche, ai tutor, alle sedute di logopedia, ai trattamenti riabilitativi, ai corsi di potenziamento, alle spese per acquistare materiale informatico e altro ancora. Queste spese sono interamente a carico delle famiglie e non tutte riescono ad affrontarle, per questo l’indennità di frequenza rappresenta un aiuto concreto per questi bambini e le loro famiglie».

Gli aspetti normativi vengono adeguati alle esigenze della società sempre con un certo ritardo rispetto alle nuove necessità, le leggi più recenti poi, pur riconoscendo le nuove patologie sono spesso restie a prevedere trattamenti economici a favore degli interessati per salvaguardare il bilancio statale. L’unica possibilità per sbloccare queste situazioni incresciose rimane il tribunale dove se si ha la fortuna di essere patrocinati da buoni avvocati e coadiuvati dalle certificazioni sanitarie di professionisti in gamba (come nel caso in esame), trovando il giudice comprensivo si riesce ad ottenere quanto spetta ai nostri cari per poter alleviare le loro situazioni di difficoltà, purtroppo tutto ciò ha un costo che non tutti possono permettersi di affrontare.

A cura di Mario Amendola

Pubblicità
Pubblicità

Socialmente

Caregivers familiari: ancora lontani da un aiuto concreto

Pubblicato

-

I caregivers familiari sono ancora lontani dal ricevere un aiuto concreto nonostante l’approvazione della legge che ne ha riconosciuto la figura e l’impegno, ciò è quanto dichiara il CONFAD (coordinamento nazionale famiglie con disabilità) in un comunicato a firma del presidente Alessandro Chiarini. (altro…)

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Socialmente

Disabili: il Comune di Trento sacrifica gli stalli riservati anche per i traslochi

Pubblicato

-

Non c’è rispetto per i diritti elementari dei disabili nemmeno più nella civilissima città di Trento. (altro…)

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Socialmente

In 10 anni i divorzi sono raddoppiati. il 54% si pente e vorrebbe tornare insieme al proprio partner

Pubblicato

-

Dopo le statistiche che abbiamo pubblicato ieri relative ad un sondaggio che indicava come il 62% degli intervistati considerasse come famiglia unicamente quella composta da persone di sessi diversi, prendiamo in esame i dati del Censis sui divorzi: nel 2016 sono stati 99.071, dieci anni prima 49 mila.

Dei divorziati il 19,1% si sposa una seconda volta: il 68%uomini e il 60% donne.

Ma a pentirsi di aver divorziato è il 54% di cui il 19% dopo appena una settimana e 1 su 5 in tempo reale.

Pubblicità
Pubblicità

E non mancano nemmeno i casi di chi dopo aver divorziato, si sia risposato con lo stesso partner.

In tutta questa confusione ci sono alcuni aspetti pratici che possono a contribuire a spiegare dei dati anche in contrasto tra loro.

In certi casi nozze troppo rapide che spesso nascondono la voglia di risolvere in maniera radicale dei problemi di convivenza nell’ambito della famiglia d’origine.

Ma anche contratte troppo tardi, spesso per problemi economici che non permettono di creare un nuovo nucleo famigliare.

Ci si sposa cioè a rapporto già logoro e la convivenza di certo non aiuta.

Sui ritorni di fiamma incidono invece la nostalgia per i figli; relazioni extraconiugali che funzionavano da sposati, ma che crollano quando cambia la situazione e non per ultime le condizioni economiche del tutto diverse da single.

Una domanda lecita è anche se la velocità del ripensamento è direttamente proporzionale alla facilità di chiudere la relazione?

Ma quanti sono i separati che sono tornati a convivere senza comunicarlo agli uffici anagrafe che di fatto dovrebbero annullare la separazione in quanto in attesa del divorzio, non sono esauriti gli effetti legali del matrimonio?

Senza contare le false separazioni chieste solo per motivi di interesse.

Il Censis conferma come l’impennata di separazioni e quindi di divorzi cresciute del 100% negli ultimi dieci anni stiano portando ad una trasformazione antropologica dell’Italia.

In più la così detta “pausa di riflessione” passata da 5 a 3 anni e poi 6 mesi, potrebbe cambiare ulteriormente la situazione.

La Chiesa non vede favorevolmente questo cambiamento di un sacramento per la vita ad una sorta di contratto temporaneo che di fatto andrà ad indebolire la famiglia.

Secondo uno studio inglese il 54% dei divorziati vive di rimpianti.

Fra chi si è accorto di amare ancora il partner, il 42% prova a ricostruire il rapporto, ma a riuscirci è solo il 21%.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza