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Trento

10 anni del progetto Famiglie in rete: la voce delle famiglie

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Cosa significa essere Famiglie in rete?

Essere famiglia, dare all’altro un po’ di sé, del proprio tempo, del proprio spazio, del proprio essere.

Partecipare ad un corso di formazione di tre serate, in cui si affrontano i temi della famiglia, del suo ciclo vitale, dell’accoglienza, dove ci si mette in discussione, ci si chiede a che punto si è del proprio ciclo vitale, dov’è la propria famiglia, quali legami sono stati costruiti e se sono stati ri-negoziati quelli con la propria famiglia di origine. Momenti in cui ci si pone davanti alla domanda: cosa posso fare effettivamente io come persona, e noi come famiglia, per chi è in difficoltà?

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Entrare in rete, in relazione con altre persone, famiglie che vogliono mettersi in gioco con i servizi sociali e aprirsi alla comunità, a chi è in un momento di vulnerabilità, a chi è in un fase della propria vita in cui ha bisogno di sostegno.

Donare normalità, vicinanza, quotidianità, regole, semplici cose ma così importanti per chi non le ha.

Le famiglie hanno un approccio naturale, ecologico, hanno un punto di vista diverso, originale che le Istituzioni non hanno e proprio per questo, insieme, sono la forza del progetto Famiglie in rete .

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Chi vuole diventare Famiglia in rete ha bisogno di conoscere: “se si hanno 2 ore di tempo alla settimana, la rete vi chiederà mezz’ora”, dice la componente di una rete,“se avete due pomeriggi la settimana, la rete ve ne chiederà uno, quando viene presentato al gruppo il ‘tuo caso’ lo senti che è tuo e sembra che anche le altre famiglie delle rete lo sentano. Dentro di te dici ‘non posso non dargli una mano, non fare qualcosa per questa persona, per quanto poco io posso dare ci devo almeno provare, ti immedesimi nella situazione e ti chiedi se succedesse a me? Cosa farei? Come farei? A chi chiederei aiuto?”.

La rete c’è sempre, aiuta, sostiene, ristora ogni suo componente, “si ha la sensazione di avere le spalle coperte”, non si è da soli, ci si confronta, si condividono dubbi, perplessità e ricchezze che l‘accoglienza dona.

Famiglie accolte e accoglienti siglano un patto, un accordo di co-responsabilità, firmato da tutti, sia grandi che piccoli. Vengono definiti definiscono tempi e modi, come e quando.

Dopo dieci anni di incontri e di scambi avvenuti nella vicina regione Veneto le famiglie hanno capito che l’accoglienza è un cerchio: se io accolgo te, anch’io mi sento più accolto. Una presa di coscienza che aiutare e accogliere l’altro è aiutare e accogliere se stesso!

Le famiglie stesse dichiarano che tutto quello che viene dato in termini di tempo, presenza e amore rimane e ritorna, in qualsiasi altra forma, ma torna.

Ecco alcune delle voci delle famiglie accoglienti e accolte, raccolte in una tesi di laurea svolta dalla dott.ssa Lucia Cappellari.

Come siete venuti a conoscenza del progetto Famiglie in Rete?

“Noi siamo stati interpellati proprio all’inizio, dal 2008 da quando il progetto è partito. Abbiamo detto ‘vediamo! Ci mettiamo in gioco!’. A suo tempo nostra figlia aveva 6 anni ed era figlia unica, l’abbiamo fatto anche un po’ per lei. Essendo figlia unica le viene dato tutto, è sempre al centro, si sa che sono più viziati rispetto ai fratelli… e l’abbiamo fatto per farle capire che c’è chi ha più bisogno di lei.”

Quali le vostre impressioni e aspettative iniziali?

“Non avevamo aspettative iniziali. Ci siamo detti che provavamo solo, poteva anche essere che non ci piacesse… Dopo nel tempo, siamo rimasti contenti anche solo per un sorriso di gratitudine da parte delle famiglie accolte.”

Che significato ha per voi la presenza della rete?

“Ha un grosso significato, perché aiuta tanto. Se hai un problema, si porta quella sera e si condivide con tutti. Anche gli errori si portano, perché la rete ti fa capire che magari dovevi comportarti in modo diverso. E’ un confronto, sentire delle risposte da parte delle altre famiglie positive o negative.”

Che tipo di accoglienza state svolgendo con la famiglia in difficoltà? Cosa dovete fare in concreto?

“Adesso noi teniamo un ragazzino che ha bisogno di sfogarsi, perché vive in una famiglia di 5 persone in un piccolo appartamento. E’ anche un bambino molto vivace. E poi devo anche sostenerlo nei compiti. Viene una mezza giornata a settimana.”

Cosa ritenete di donare alla famiglia accolta?

“Mah, noi doniamo del nostro tempo… la serenità, la gioia e in questo caso delle regole. Magari non ce ne sono tante nella sua famiglia, ma quando viene da noi gli dico sempre che qui ci sono delle cose da rispettare e lui lo fa.”

Ritenete anche di ricevere qualcosa da questa? Se sì, cosa?

“Anche solo il sorriso e il ‘grazie’, quando lo riporto alla sera. Per noi è già sufficiente questo!”

Provi a raccontare e descrivere, se le viene in mente, un momento o un’azione che per lei è stata arricchente durante l’esperienza di accoglienza.

“Allora, in una esperienza dovevo accogliere una bambina, facevo solo il trasporto, la portavo all’asilo e la andavo a prendere. Un momento per me molto bello è stato quando i suoi genitori mi hanno chiesto di fare da madrina al fratellino appena nato. Penso che sia stata la cosa più bella, chissà cosa vedevano in me…”

Quali sono le difficoltà incontrate?

“A volte le difficoltà sono nel tenere a bada il bambino, nel fargli rispettare le regole. Altre volte anche la comunicazione con i genitori, perché in un altro caso erano stranieri e non sapevano bene l’italiano”.

Secondo lei, l’esperienza sta cambiando le relazioni all’interno della sua famiglia? Se sì, sa dirmi come?

“Sì, perché comunque noi ci mettiamo in gioco nell’accogliere e nel vedere chi ha più bisogno. Lo vedo anche in mia figlia che si propone anche con i suoi compagni di classe Un giorno mi ha detto ‘sai mamma oggi ho visto in difficoltà un mio amico, l’ho aiutato… cosa ne dici? E’ stato bello secondo te?’. Sono piccole cose che poi nel tempo ti formano, ti danno un’esperienza non indifferente e ti fanno crescere.”

Sente la volontà di proseguire l’esperienza anche una volta “terminato il tempo”?

“Sì, perché abbiamo questa ragazzina che delle volte chiama le mie figlie per trovarsi e fare qualcosa insieme. Poi anche tra genitori, ogni tanto ci mandiamo un messaggio… si è creata una bella relazione!”

Cosa sente di ricevere da questa esperienza?

“Sento… la gioia! E’ come una seconda famiglia per me, lei è come una sorella per me e suo marito un fratello. Mio figlio è un po’ anche il loro. Sono contentissima di questa esperienza!”

Famiglie in rete è un mondo variegato di culture diverse, di modi di vivere diversi, di colori, di profumi e di esigenze che si intrecciano, che si incontrano e che si conoscono.

Ognuno lascia una parte di sé, per trovarne una nuova. O meglio per trovare in sé la trasformazione che la relazione con l’altro porta. Un cambiamento, un calore nuovo, un po’ di luce nella nostra realtà che troppo spesso è senza colore.

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