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Il Punto da Bruxelles

Energia, Dorfmann: «Noi modello in Europa. Puntare su efficienza e rinnovabili»

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Con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2016, l’Unione europea ha preso un impegno con l’ambiente e le future generazioni, che siamo fermamente intenzionati a rispettare.

Il 2016 è stato indicato come l’anno più caldo della storia e le conseguenze del riscaldamento climatico sono sotto gli occhi di tutti, checché ne dicano Trump e gli altri negazionisti. Per scongiurare la catastrofe climatica, due anni fa, a Parigi, i leader mondiali si sono accordati per mantenere l’aumento della temperatura globale ben sotto i 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, mirando a contenerlo a 1,5 °C.

Il 2050 sarà l’anno zero, il punto di non ritorno: se entro quella data l’Ue e il mondo non avranno avviato un’economia a zero emissioni nette, altamente efficiente sotto il profilo energetico e completamente basata sulle energie rinnovabili, l’obiettivo del contenimento del riscaldamento climatico al di sotto di 1,5 °C sarà mancato per sempre.

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Il tempo stringe e c’è tanto da fare. Proprio per questo, ieri abbiamo approvato in Parlamento europeo un pacchetto di ambiziose proposte di legge mirate a promuovere l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, e ad armonizzare i piani per l’energia e il clima dei vari stati membri.

In primo luogo, in termini di efficienza energetica, abbiamo stabilito un obiettivo vincolante della riduzione del consumo di energia nell’Unione del 40 per cento entro il 2030. Si tratta di un tema cruciale, perché un risparmio di energia in questo senso non serve solo a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, ma permette anche di abbassare i costi dell’importazione di energia nell’Unione, che ammontano ogni anno a 350 miliardi di euro.

A tal proposito, centrale è il tema dell’efficienza energetica dei fabbricati: il 40 per cento dell’energia consumata nell’Ue è, infatti, usata per il riscaldamento o il raffreddamento degli edifici. In questo settore, i margini di miglioramento sono molto ampi, dato che, a oggi, il 75 per cento degli edifici in Europa sono considerati inefficienti dal punto di vista energetico.

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In secondo luogo, va notato che, nell’Unione europea, la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili è quasi raddoppiata negli ultimi anni, da circa l’8,5 per cento nel 2004 al 16,7 per cento nel 2015. Siamo sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo che ci eravamo fissati: entro il 2020 la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili deve arrivare almeno al 20 per cento.

Ma a noi non basta, pensiamo già al 2030. A tal proposito, vogliamo migliorare l’accordo che i capi di stato e di governo europei hanno già trovato. Questi hanno deciso di spostare l’obiettivo delle quota di energie rinnovabili al 27 per cento entro il 2030. Ieri, in Parlamento europeo, abbiamo rilanciato, proponendo un obbiettivo ancora più ambizioso: il 35 per cento. Inoltre, contestualmente abbiamo votato per ampliare i diritti dei cittadini a produrre, stoccare e consumare l’energia autoprodotta da fonti rinnovabili, senza costi aggiuntivi o tasse.

In terzo luogo, ieri abbiamo votato una proposta per l’istituzione di un meccanismo di cooperazione e controllo, la cosiddetta governance dell’unione energetica. Con questa, tra le altre cose, chiediamo l’introduzione di una serie di requisiti obbligatori nei piani per l’energia e il clima dei vari stati membri e puntiamo ad agevolare la cooperazione regionale in materia di infrastrutture relative alle fonti energetiche rinnovabili.

L’Europa è in una fase di profonda transizione, verso un nuovo e più sostenibile modello di produzione e consumo energetico. Il compito di finanziare questa transizione spetta, innanzitutto, al settore privato, ma è anche vero che l’Unione europea e i vari attori a livello nazionale e locale svolgono un ruolo cruciale nella creazione di un quadro politico favorevole.

Questo è particolarmente vero per la nostra Regione, soprattutto ora che, dalla fine dello scorso anno, le nostre due Province hanno ottenuto la competenza primaria sull’energia.

Il Trentino Alto Adige è tra le realtà italiane che più hanno puntato sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Attraverso i vari impianti distribuiti sul territorio, le nostre due Provincie utilizzano le risorse disponibili localmente (sole, acqua, vento, biomassa, ecc.) per coprire una buona parte del loro attuale fabbisogno energetico.

La transizione che le nostre Province stanno attraversando, e che ora, grazie alla competenza primaria in materia di energia, possono ancora meglio padroneggiare, trasformerà radicalmente il modo in cui viviamo e produciamo, dall’economia, allo sviluppo, dalla mobilità, al turismo. Questi cambiamenti non determineranno solo un miglioramento della vita in generale, ma porteranno con sé nuove e interessanti opportunità economiche.

Sta a noi tutti, decisori politici e cittadini, saper cogliere le opportunità che si nascondono nella grande sfida per frenare il riscaldamento globale, per guidare e non subire la rivoluzione verde che si è aperta davanti a noi.

A cura di Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige

 

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