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L'interrogazione

Profughi con mazzette di contanti nei negozi. Maurizio Fugatti interroga la Giunta.

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Come è possibile che alcuni profughi siano in possesso di somme di denaro contanti rilevanti? Quali controlli vengono svolti all’interno di appartamenti e strutture di accoglienza? Quanti profughi sono muniti di una carta prepagata ricaricabile?

Queste sono alcune delle domande che il segretario e consigliere provinciale Maurizio Fugatti inserisce all’interno di un’interrogazione presentata stamane all’attenzione della giunta provinciale.

L’interrogazione nasce dopo che alcuni cittadini hanno segnalato alla Lega Nord che molti profughi si sarebbero recati presso degli esercizi commerciali muniti di somme rilevanti di denaro contante per l’acquisto di prodotti. «Cosa alquanto insolita e che porta ad interrogarsi su come questi soggetti siano entrati in possesso di quel denaro» chiede appunto Fugatti.

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In alcune occasioni il proprietario o il commesso presente si sarebbe addirittura rifiutato di provvedere alla vendita del prodotto indicato dal profugo. «Abbiamo ricevuto anche delle segnalazioni che riportano che molti profughi acquistano regolarmente “Gratta e vinci” nei vari esercizi presenti sul territorio; il tutto a spese dei contribuenti» – aggiunge Fugatti che poi conclude dicendo: «Dopo gli abbonamenti gratuiti per la libera circolazione sul territorio provinciale, le tessere per l’acquisto di generi alimentari e non, tirocini, corsi di lingua italiana, sanità gratuita, appartamenti e altri aiuti economici ora ecco anche questa novità»

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L'interrogazione

Avvistato un lupo nel parcheggio degli impianti sportivi di Lavarone.

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«Ritrovarsi a fotografare un esemplare di lupo in un parcheggio degli impianti sportivi di prima mattina non è certamente una cosa che dovrebbe capitare» – queste le dichiarazioni del consigliere della Lega Nord Maurizio Fugatti che conferma l’avvistamento dell’animale nella giornata di ieri, mercoledì 17 gennaio 2018 a Lavarone in Località.Bertoldi, nel parcheggio degli impianti sportivi.

«Le autorità competenti non si sbilanciano sull’accaduto,  – aggiunge ancora Fugatti – mettono in discussione la natura dell’animale fotografato a causa della qualità pare dell’immagine e sostengono che l’evento non deve portare ad allarmismi».

Interpellato a riguardo, lo stesso coordinatore Grandi carnivori del Servizio foreste e fauna della Provincia Claudio Groff pare aver affermato che vedere un lupo in queste zone non è un evento particolarmente eccezionale e che, come tutte le specie selvatiche, va rispettata: bisogna evitare di attirare la sua attenzione, magari avvicinandolo per fare fotografie.

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«Premesso che avvistare simili animali non dovrebbe certo essere cosa frequente – cosa che altrimenti significherebbe mancanza di sicurezza per l’uomo vista la vicinanza con abitazioni e luoghi pubblici e un numero importante di esemplari sul territorio – , appare a nostro modo di vedere inopportuno e irresponsabile non preoccuparsi dell’accaduto. Se il lupo fosse entrato in contatto con una persona, cosa sarebbe potuto accadere? Ovviamente nessuno può conoscere i risvolti di uno sfortunato incontro, ma allo stesso tempo non si può affermare che il lupo teme gli uomini e quindi preferisce starne lontano (lasciando quindi trapelare la sua non pericolosità). Stessa cosa si diceva dell’orso; ma in questo caso le aggressioni a danno di persone hanno dimostrato ben altro» –  conclude Fugatti.

Il segretario della Lega Nord nel merito ha presentato anche un’interrogazione dove chiede la conferma che si tratta di un Lupo,  quanti esemplari compongo i branchi oggi presenti in zona, e se si ritenga peculiare la presenza del lupo nel parcheggio degli impianti sportivi.

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L'interrogazione

Fallito il progetto di Telemedika. 138 mila euro buttati al vento?

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Dopo l’avvio dell’inchiesta riguardante la maxi consulenza da oltre 7 milioni di Euro che ha visto coinvolte le società Deloitte e Trento Rise, (partecipata della PAT in liquidazione) si era aperto un ulteriore scenario ovvero il rapporto tra Keynet Srl e Deloitte a seguito dell’invito da parte di Trento Rise di ideare il “punto unico di accesso” ai servizi socio-assistenziali della Provincia per un importo di progettazione pari a circa 5 milioni di Euro.

Una nuova inchiesta è stata inoltre aperta sull’appalto vinto da Telemedika Srl (società di cui Keynet Srl possedeva il 60% delle quote mentre il restante 40% faceva capo alla Webbs Srl di M.B. – NdR: Entrambe sono fallite il 15 giugno del 2017) dal valore di 138.000 Euro riguardante i servizi di telemedicina, fornitura di apparecchiature hardware e software, in grado di assicurare il telemonitoraggio di 100 pazienti con patologie croniche degenerative ad alto impatto sociale.

Telemedika infatti sarebbe stata costituita soltanto il 4 ottobre 2012, iniziando la propria attività il 15 ottobre 2012 ovvero soli due giorni prima della gara ad invito. In proposito il consigliere della Lega Nord Maurizio Fugatti presenta una nuova interrogazione dove nella premessa segnala un aspetto alquanto strano; in molti infatti si chiedono come una piccola società, con un capitale sociale di circa 30.000 Euro, abbia potuto battere nella gara due colossi del settore della telemedicina.

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Ma i sospetti pare siano aumentati quando si è scoperto che in verità Telemedika sarebbe stata invitata alla gara non il 17 ottobre 2012 come le altre cinque aziende (Medic4all Italia spa, Telecom Italia spa, Cardioline spa, Health Telematic network srl e Tesan spa) ma solo il 6 novembre 2012!

Il Presidente Rossi, rispondeva così ai quesiti posti con interrogazione nr. 2983/XV “Per quanto riguarda l’accesso di Telemedika alla gara è stato conseguente ad una richiesta della stessa in questo senso; e alla successiva valutazione positiva della APSS rispetto alla partecipazione al sondaggio informale previsto dalla normativa in materia di contratti che, come tale, consentiva legittimamente di ampliare il novero dei soggetti partecipanti con i collegati vantaggi in termini di disponibilità più ampia di soluzioni applicative specifiche.”.

Oltre a tale aspetto Maurizio Fugatti, con lo stesso atto, evidenziava (in data 15 aprile 2016) “come mai nessuna dichiarazione sia pervenuta dalla Provincia e dall’Azienda sanitaria in merito al fallimento del servizio affidato a quest’ultima considerato che soltanto 35 pazienti diabetici su 100 sarebbero stati monitorati”.

Il Presidente Rossi, in risposta alla domanda, sottolineava cheIl servizio di telemedicina è stato attivato attraverso il progetto TeleDsole, avente come obiettivo il monitoraggio in Val di Sole di 100 pazienti diabetici, alcuni dei quali affetti da comorbidità (BPCO e scompenso cardiaco), i cui esiti risultano sicuramente positivi…E’ da tener presente che i servizi di Telemonitoraggio costituiscono una realtà nuova, ancora in fase embrionale ed i cui modelli implementativi sono ancora oggetto di studio, sia in Italia che nel resto d’Europa…Il numero di pazienti attualmente monitorati è il risultato di una graduale implementazione del sistema che presuppone: un corretto training degli operatori sanitari, monitoraggio della funzionalità della piattaforma, risoluzione delle problematiche di volta in volta emergenti; tutto con l’obiettivo di pervenire all’arruolamento dei 100 pazienti previsti.”

E’ passato più di un anno dalla risposta all’interrogazione (09.05.2016), ma pare che nessun altro paziente sia stato arruolato. Il numero rimarrebbe fermo a 35 pazienti mentre tutti gli altri kit starebbero giacendo in un magazzino dell’Apss nella propria scatola.

Il problema, stante quanto rilasciato dall’Azienda sanitaria sarebbe di natura organizzativa ovvero una scarsa collaborazione da parte del paziente e un’inefficiente rete di professionisti coinvolti (infermieri sul territorio, medici di base e specialisti delle strutture sanitarie).

Nella complessa interrogazione Fugatti chiede alla giunta di rispondere alle  seguenti domande:

Se ciò corrispondesse al vero, allora perché affidare un simile incarico dal valore di 138.000 Euro senza prima garantire un’adeguata organizzazione? E perché, nel caso, non limitarsi inizialmente solo ad alcuni kit per poi eventualmente provvedere a richiederne altri?

Per quale motivo ad oggi nessun altro paziente pare essere stato arruolato, fermandosi così a 35 persone e lasciando tutti gli altri kit in un magazzino dell’Apss nella propria scatola?

Considerato che l’Azienda sanitaria pare attribuire il problema ad una scarsa collaborazione del paziente e all’inefficiente rete di professionisti coinvolti, se prima di procedere alla gara di appalto si siano effettuate le dovute indagini tra i pazienti, se si siano tenuti incontri con i professionisti e cosa nel caso ne sia emerso

Piuttosto che puntare il dito contro pazienti e professionisti, se non fosse stato il caso di limitarsi inizialmente solo ad alcuni kit per poi eventualmente provvedere a richiederne altri e quali sono i costi di manutenzione e aggiornamento dei kit

Per quale motivo pochi sarebbero i pazienti reclutati a Pergine e nessuno invece in Tesino dove nel 2013 si era presentato pubblicamente il progetto pilota che avrebbe dovuto riguardare 370 anziani garantendo loro a domicilio analisi del sangue, controllo della pressione, elettrocardiogramma e spirometria

Se corrisponde al vero che l’Assessore Zeni negli scorsi giorni ha ripresentato il progetto di telemedicina e se lo stesso verrà attuato diversamente e, nel caso, come e con quali costi aggiuntivi.

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L'interrogazione

Che fine ha fatto l’elicottero Agusta AW139 dopo l’incidente sul Monte Nambino?

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Il 5 marzo 2017 si è verificato un grave incidente che ha coinvolto un elicottero del 118, precipitato sul Monte Nambino, nella zona di Madonna di Campiglio, nel corso di una missione di soccorso in montagna. Fortunatamente nessun morto. (qui l’articolo)

In quota la visibilità era scarsa e c’era forte vento. Secondo il preliminary report dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, l’elicottero intervenuto sarebbe andato in ‘white-out’, sollevando in fase di avvicinamento al suolo una nube bianca di neve che avrebbe fatto perdere contatto visivo al pilota, che si sarebbe poi avvicinato al suolo per permettere la discesa con verricello del personale, operazione che lo ha fatto oscillare e successivamente impattare al suolo.

L’8 marzo l’Agusta AW139 è stato depositato nel piazzale della caserma dei volontari di Dimaro, per poi essere trasferito in un hangar dell’aeroporto Caproni di Mattarello, dove risulterebbe giacere ancora oggi.

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Nell’estate 2017, a sei mesi dell’incidente, è stato annunciato il reintegro del parco velivoli, che fino al 5 marzo poteva contare su tre elicotteri per l’elisoccorso e due da servizio tecnico, tramite il noleggio di un altro elicottero Agusta AW139 da parte della Provincia, che pare costi quasi 7.000 euro al giorno.

«Per quanto riguarda il destino dell’elicottero fuori uso, – spiega il consigliere di Agire Claudio Cia – dalle informazioni a disposizione risulterebbe che la compagnia di assicurazione sia anche disposta a indennizzare il danno, purché qualcuno decida cosa farne: se valga la pena procedere alla riparazione dello stesso, oppure se vendere il relitto per acquistare un nuovo mezzo, nella consapevolezza del costo fra i 13 e i 15 milioni di euro».

Dopo la premessa sopra citata il consigliere Cia ha presentato ieri un’interrogazione alla giunta provinciale dove appunto chiede quali sono gli effettivi costi, giornalieri e totali, per l’affitto dell’elicottero sostitutivo, da quando risulta attivo il noleggio del velivolo e quando si stima potrà concludersi.

Claudio Cia chiede anche a chi spetta decidere cosa fare con il velivolo danneggiato e cosa si sta aspettando, qual è la valutazione della Provincia in merito al destino del velivolo, con quali realtà territoriali circostanti sono in essere accordi per l’intervento di elicotteri esterni al parco velivoli provinciale, e in quante occasioni ne è stato necessario il ricorso e per quali costi eventuali.​

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