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Condominio ITEA in rivolta: «Salute e sicurezza a rischio, basta con il degrado»

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Tutti i residenti del condominio ITEA ubicato in via Giacometti, 10  ad Aldeno  segnalano una grave situazione di degrado che perdura negli ambienti di uso comune da anni e che ha raggiunto una gravità tale da mettere al rischio la salute e la sicurezza dei residenti

I problemi seri per i residenti della palazzina, in tutto una quindicina di famiglie, cominciano oltre 2 anni fa quando una macchina messa sotto sequestro della magistratura viene completamente abbandonata a se stessa nei garage della struttura.

Dopo pochi mesi vicino alla macchina cominciano ad accumularsi una quantità enorme di rifiuti, in parte riconducibili a degli inquilini che hanno abbandonato l’alloggio ITEA nel gennaio 2017.

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Nel cumulo di rifiuti si trova di tutto, mobilia, rifiuti e suppellettili, alimenti, pezzi di ferro, gomma e plastica, alcuni piccoli elettrodomestici fuori uso e dei materiali altamente infiammabili. Nell’autovettura è presente del carburante e dell’olio, ed entrambi vista l’usura della carrozzeria ormai «mangiata» potrebbero fuoriuscire da un momento all’altro causando intossicazioni o peggio incendi o scoppi.

I residenti della palazzina scrivono una prima lettera ad ITEA il 25 settembre del 2016 dopo che le numerose telefonate sono cadute nel vuoto. Sulla lettera viene denunciato lo stato di abbandono dell’autovettura e segnalato il formarsi di piccoli cumuli di immondizie. ITEA non si muove e tutto rimane fermo. 

Il problema nasce appunto dall’inquilina di uno degli appartamenti che oltre ad essere la proprietaria della macchina riceve anche lo sfratto esecutivo. La donna abbandona la casa che in un primo momento viene velocemente sigillata. Poi la donna ritorna nell’appartamento per sgomberarlo e dopo aver recuperato alcune cose private pensa bene di trasportare alcuni mobili ed altri materiali in garage, vicino alla sua macchina.

Dopo alcuni mesi dall’appartamento lasciato dalla donna cominciano ad uscire degli odori a dir poco nauseabondi e qualcuno pensa anche che dentro possa esserci qualche cadavere talmente l’odore è forte. Il 25 luglio del 2017 allora i residenti inviano ad ITEA una nuova lettera di denuncia.

Interviene ITEA e trova nell’appartamento un frigorifero con dentro alimenti di qualsiasi tipo avariati e puzzolenti. Si passa così alla disinfestazione, uno spruzzo di la e uno di qua e la cosa pare fatta.

Ma intanto nel garage vicino alla macchina le immondizie aumentano anche grazie a qualche furbetto che ne approfitta e invece che differenziare butta tutto nel mucchio. E qui parte il rimbalzo delle responsabilità. Viene coinvolto anche il capo dei Carabinieri di Aldeno che però ha le mani legate perché sulla proprietà privata non può intervenire. ITEA spiega che la macchina non si può muovere perché è sotto sequestro e che nemmeno i rifiuti possono essere smaltiti.

E allora come si fa? Non si sa. «Abbiamo paura – spiegano i residenti – basta che qualche pazzoide si avvicini alla macchina e butti della benzina per far scoppiare tutto, nessuno ci aiuta, siamo in queste condizioni da oltre due anni». 

«Con la salute e la sicurezza non si scherza – concludono – e francamente ora è arrivato il momento di fare qualcosa prima che sia troppo tardi». Qualcuno dei residenti pare abbia scritto a Striscia la Notizia ed alle Iene, speriamo quindi che tutto si risolva prima di un loro intervento.

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Silenzio! Si vota.

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Il commissariato del governo di Trento nei giorni scorsi ha reso noto i dati relativi ai cittadini che voteranno domenica per le elezioni politiche.

Sono 408.460 i trentini chiamati al voto.  In particolare, i maschi sono 199.209 e le femmine 209.251, mentre nel totale sono compresi 66 votanti che sono residenti all’estero e che hanno deciso di votare in Italia e non di farlo attraverso la posta come gli altri trentini che vivono fuori dal Paese.

Come sempre a decidere il proporzionale sarà la città di Trento con i suoi potenziali 87.549 mila votanti (oltre il 20% del totale), divisi fra 41.383 uomini (con 9 cittadini Aire votanti in Italia) e 46.166 donne (di cui 10 cittadini Aire votanti in Italia).

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In totale le sezioni elettorali sono 530, con 21 seggi speciali allestiti in ospedali, case di riposo e carceri,  e 32 seggi volanti in ospedali e case di riposo. Sei invece gli elettori che voteranno presso la loro abitazione.

Se per la camera voteranno tutti i 408.460 trentini per il Senato invece gli aventi diritto saranno 373.358 di cui 181.226 uomini e 192.132 donne. Le urne saranno aperte dalle 7.00 fino alle 23.00 di domani, domenica 4 marzo 2018

Le nuove schede elettorali sono dotate di un’appendice cartacea munita di un “tagliando antifrode” con un codice progressivo alfanumerico generato in serie.

Dopo che l’elettore ha votato ed ha restituito la scheda al presidente del seggio debitamente piegata, tale appendice con il tagliando è staccata dalla scheda e conservata dai componenti dei seggi elettorali che controllano se il numero del tagliando sia lo stesso di quello annotato prima della consegna della scheda all’elettore; solo dopo tale controllo il presidente del seggio inserisce la scheda stessa nell’urna.

L’altra novità è che non è previsto il voto disgiunto, cioè non è possibile votare una lista e il candidato di un’altra o la scheda sarà ritenuta nulla. Si vota segnando con una «X» la lista prescelta oppure il nome del candidato al collegio uninominale associato: in entrambi i casi la preferenza andrà sia al partito che al candidato.

Ma per non rischiare l’annullamento basterà apportare sia sulla scheda della camera che su quella del senato una X sul simbolo del partito preferito senza barrare il nome del candidato. Così l’errore diventa impossibile.

I candidati della Vallagarina

I candidati della Valsugana

I candidati di Trento – Rotaliana – val di Non

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Blitz delle Fiamme Gialle al soccorso alpino Trentino.

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Nuovo capitolo nello scontro fra soccorso alpino nazionale e provinciale che continuerà fra i banchi della Corte dei Conti.

Sono ormai note da tempo le tensioni fra i due enti, cominciate con reciproche accuse ed ora sfociato in un vero scontro fra Adriano Alimonta (foto) presidente del soccorso alpino Trentino e il capo del soccorso nazionale  Maurizio Dellantonio.

Una denuncia ha portato ieri la guardia di finanza  ad effettuare un blitz negli uffici del soccorso alpino trentino dove le fiamme gialle hanno acquisito le documentazioni relative all’acquisto delle divise in dotazione ai soccorritori e gli incartamenti inerenti le indennità del Presidente del Vice del Soccorso Alpino.

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L’indagine è partita da un esposto presentato da un capostazione del Soccorso Alpino trentino in cui si fa riferimento ad un affido, senza gara d’appalto, di incarico di fornitura di abbigliamento tecnico alla ditta Montura che fornisce il soccorso alpino nazionale.

La segnalazione comprende anche alcuni approfondimenti sulle indennità di istruttore e di elisoccorritore che il Presidente Adriano Alimonta ed il suo vice, Ezio Parisi percepiscono e che per statuto nazionale sarebbero vietate e alle quali, è giusto precisarlo, Adriano Alimonta ha rinunciato oltre un anno fa.

Ora le indagini dovranno provare se c’è stato un danno erariale per la casse pubbliche che versano circa 1,6 milioni di euro al soccorso alpino Trentino che pur essendo una ente privato è quasi tutto finanziato dal pubblico. Lo scontro fra i due soccorsi era emerso nel 2015 dopo la realizzazione del nuovo statuto definito da Alimonta per riorganizzare il soccorso Alpino provinciale di Trento.

La cosa non deve essere andata giù a Dellantonio che ha subito chiesto a tutte le stazioni trentine i giustificativi delle spese sostenute. Purtroppo quella di Fiemme e Fassa non è riuscita a giustificare quasi 10 mila euro di spese.

La riorganizzazione del soccorso trentino era stata vista da quello nazionale come una scissione e per questo ora Dellantonio ha chiesto il commissariamento. La situazione ora è molto delicata.

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AgCom condanna Rossi, Daldoss e Ghirardini. Usarono i soldi dei contribuenti per fini elettorali.

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L’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni ha ritenuto fondato l’esposto presentato dai consiglieri Borga, Civettini, Giovanazzi e Kaswalder nei confronti di ITEA spa con riguardo allo spot elettorale graziosamente concesso, con spese a carico dei contribuenti trentini, dal Presidente Ghirardini a Rossi e Daldoss. 

Con due distinti interventi, uno di natura ispettiva  e l’altro di denuncia all’Autorità di Garanzia delle Comunicazioni e al Corecom  (articolazione decentrata dell’AGCOM incardinata presso il consiglio provinciale), i consiglieri provinciali avevano ritenuto di assumere iniziative nei confronti dell’ITEA spa, che attraverso il suo periodico trimestrale “Edilizia Abitativa” (n. 87) inviato a tutti gli assegnatari, ha diffuso, contravvenendo la legge 22 febbraio 2008 n. 28 (“volgarmente” nota come legge sulla par condicio) il pensiero “politicamente (s)corretto” di tre esponenti del PATT (GhirardiniRossiDaldoss).

Il “pensiero politicamente (s)corretto” dei tre esponenti autonomisti – sempre secondo i denuncianti – risultava essere, per tempi e modi di pubblicazione, di sostegno alla candidatura “politicamente corretta” di Franco Panizzasenatore uscente e segretario del PATT, nel collegio senatoriale di Trento.

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L’AgCom ordina quindi – si legge nella sentenza – di «pubblicare sul sito della società Itea S.p.A., quale società in house providing della Provincia autonoma di Trento, entro tre giorni dalla notifica del presente atto, e per la durata di quindici giorni, un messaggio recante . 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 della comunicazione istituzionale realizzata mediante la pubblicazione e la diffusione del numero 87 del periodico Edilizia Abitativa . In tale messaggio si dovrà fare espresso riferimento al presente ordine».

«In fin dei conti è poca cosa, – dichiara Rodolfo Borga – se consideriamo che il comportamento illegittimo di ITEA si è concretizzato nella diffusione in piena campagna elettorale di migliaia di copie del suo periodico Edilizia Abitativa, con un’intera pagina concessa a Rossi e Daldoss in palese violazione della legge sulla c.d. par condicio. In ogni caso, resta la soddisfazione di aver sollecitato un provvedimento che se non altro suona di condanna per l’arroganza una volta di più manifestata da coloro che ormai considerano le istituzioni come “cosa loro”».

Ora bisognerà attendere la risposta del Presidente Rossi all’interrogazione presentata sulla questione e sottoscritta, oltre che dai consiglieri che hanno presentato l’esposto, anche dai colleghi Simoni e Zanon.

Leggi qui la sentenza completa

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