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L'interrogazione

Che fine ha fatto l’elicottero Agusta AW139 dopo l’incidente sul Monte Nambino?

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Il 5 marzo 2017 si è verificato un grave incidente che ha coinvolto un elicottero del 118, precipitato sul Monte Nambino, nella zona di Madonna di Campiglio, nel corso di una missione di soccorso in montagna. Fortunatamente nessun morto. (qui l’articolo)

In quota la visibilità era scarsa e c’era forte vento. Secondo il preliminary report dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, l’elicottero intervenuto sarebbe andato in ‘white-out’, sollevando in fase di avvicinamento al suolo una nube bianca di neve che avrebbe fatto perdere contatto visivo al pilota, che si sarebbe poi avvicinato al suolo per permettere la discesa con verricello del personale, operazione che lo ha fatto oscillare e successivamente impattare al suolo.

L’8 marzo l’Agusta AW139 è stato depositato nel piazzale della caserma dei volontari di Dimaro, per poi essere trasferito in un hangar dell’aeroporto Caproni di Mattarello, dove risulterebbe giacere ancora oggi.

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Nell’estate 2017, a sei mesi dell’incidente, è stato annunciato il reintegro del parco velivoli, che fino al 5 marzo poteva contare su tre elicotteri per l’elisoccorso e due da servizio tecnico, tramite il noleggio di un altro elicottero Agusta AW139 da parte della Provincia, che pare costi quasi 7.000 euro al giorno.

«Per quanto riguarda il destino dell’elicottero fuori uso, – spiega il consigliere di Agire Claudio Cia – dalle informazioni a disposizione risulterebbe che la compagnia di assicurazione sia anche disposta a indennizzare il danno, purché qualcuno decida cosa farne: se valga la pena procedere alla riparazione dello stesso, oppure se vendere il relitto per acquistare un nuovo mezzo, nella consapevolezza del costo fra i 13 e i 15 milioni di euro».

Dopo la premessa sopra citata il consigliere Cia ha presentato ieri un’interrogazione alla giunta provinciale dove appunto chiede quali sono gli effettivi costi, giornalieri e totali, per l’affitto dell’elicottero sostitutivo, da quando risulta attivo il noleggio del velivolo e quando si stima potrà concludersi.

Claudio Cia chiede anche a chi spetta decidere cosa fare con il velivolo danneggiato e cosa si sta aspettando, qual è la valutazione della Provincia in merito al destino del velivolo, con quali realtà territoriali circostanti sono in essere accordi per l’intervento di elicotteri esterni al parco velivoli provinciale, e in quante occasioni ne è stato necessario il ricorso e per quali costi eventuali.​

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L'interrogazione

Profughi con mazzette di contanti nei negozi. Maurizio Fugatti interroga la Giunta.

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Come è possibile che alcuni profughi siano in possesso di somme di denaro contanti rilevanti? Quali controlli vengono svolti all’interno di appartamenti e strutture di accoglienza? Quanti profughi sono muniti di una carta prepagata ricaricabile?

Queste sono alcune delle domande che il segretario e consigliere provinciale Maurizio Fugatti inserisce all’interno di un’interrogazione presentata stamane all’attenzione della giunta provinciale.

L’interrogazione nasce dopo che alcuni cittadini hanno segnalato alla Lega Nord che molti profughi si sarebbero recati presso degli esercizi commerciali muniti di somme rilevanti di denaro contante per l’acquisto di prodotti. «Cosa alquanto insolita e che porta ad interrogarsi su come questi soggetti siano entrati in possesso di quel denaro» chiede appunto Fugatti.

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In alcune occasioni il proprietario o il commesso presente si sarebbe addirittura rifiutato di provvedere alla vendita del prodotto indicato dal profugo. «Abbiamo ricevuto anche delle segnalazioni che riportano che molti profughi acquistano regolarmente “Gratta e vinci” nei vari esercizi presenti sul territorio; il tutto a spese dei contribuenti» – aggiunge Fugatti che poi conclude dicendo: «Dopo gli abbonamenti gratuiti per la libera circolazione sul territorio provinciale, le tessere per l’acquisto di generi alimentari e non, tirocini, corsi di lingua italiana, sanità gratuita, appartamenti e altri aiuti economici ora ecco anche questa novità»

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L'interrogazione

«Una esigua nevicata paralizza il Trentino, è questa l’eccellenza?»

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Se lo chiede il consigliere provinciale di Forza Italia Giacomo Bezzi che nella mattinata ha presentato un’interrogazione alla giunta provinciale.

Bezzi vuole sapere, considerato che non si è trattato di una vera emergenza in quanto l’intensità della nevicata è stata piuttosto esigua per una regione alpina come il Trentino Alto Adige, quale sia il motivo per cui A22 non sia stata in grado di gestire la situazione evitando i gravi disagi creatisi sul tratto autostradale.

Bezzi punta il dito anche sul fatto che la perturbazione era stata ampiamente prevista da tutti i meteo, per questo chiede se gli operatori dipendenti della A22 addetti allo sgombero neve fossero stati allertati e quindi reperibili e se l’A22 abbia previsto un aumento dei mezzi previsti per lo sgombero neve sul tratto autostradale di competenza, a fronte di un pedaggio davvero importante che gli utenti della stessa sborsano.

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«Una domenica bestiale e un lunedì nero per le strade della Regione. Ci riferiamo alla lunga coda provocata dal contro esodo domenicale per i mercatini, – scrive nella premessa del documento interrogativo Bezzi – prorogatosi anche ieri. Un infernale viaggio di ritorno che ha visto i turisti furiosi sorbirsi almeno 140 km di coda per fare ritorno a casa. Una coda provocata da una prima nevicata, annunciata da tempo e di lieve intensità. Questa situazione è andata poi progressivamente peggiorando, paralizzando il traffico sull’intero territorio regionale, producendo incidenti, ritardi e disagi non giustificabili da un evento atmosferico di queste proporzioni, assolutamente previsto, autostrada ghiacciata, autobus rallentati e corse annullate».

«La nostra Regione dovrebbe garantire servizi di eccellenza diametralmente lontani dall’immagine e dal livello posto in essere lungo questo primo ponte di dicembre; un afflusso massiccio ma ampiamente previsto come quello registrato nello scorso fine settimana, non dovrebbe permettere la paralisi della nostra viabilità, anche se occorso contestualmente alla prima nevicata stagionale» – conclude ancora Bezzi.

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L'interrogazione

​Ceggio: torrente fatto sparire dall’uomo?

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Il Torrente Ceggio era balzato tristemente alle cronache dopo che i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento, a conclusione di attività ispettive effettuate presso l’impianto di depurazione delle acque reflue urbane di Torcegno, avevano denunciato alla Procura della Repubblica di Trento il Sindaco di quel Comune, in qualità di responsabile dell’impianto, per gestione illecita di rifiuti.

In particolare, allora, i militari dell’Arma avevano accertato che i rifiuti speciali non pericolosi, residuo della pulizia manuale della grigliatura – vagliatura e quelli del vaglio a coclea automatico dell’impianto di trattamento fisico per la depurazione delle acque reflue urbane di Torcegno, invece che essere gestiti attraverso ditte autorizzate venivano smaltiti nei cassonetti stradali come rifiuti urbani.

Le successive verifiche avevano poi messo in evidenza che l’impianto di trattamento fisico per la depurazione delle acque, che raccoglie le pubbliche fognature dell’abitato di Torcegno e fraz. Campestrini, recapita i reflui nel torrente Ceggio in assenza di valida autorizzazione provinciale, poiché scaduta il 31.12.2015. Era stato il consigliere Claudio Cia a far emergere i molti dubbi che da molti anni ruotano intorno al depuratore. Cia aveva raccolto le numerose lamentele dei residenti e attraverso un sopralluogo si era reso conto che qualcosa non andava. Poi aveva presentato l’interrogazione che aveva dato il via a tutto quanto.

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Ora il consigliere provinciale di Agire punta la lente di ingrandimento nuovamente sul torrente Ceggio depositando una nuova interrogazione alla giunta Provinciale.

Risulta che tutta l’acqua del torrente Ceggio venga utilizzata da anni nell’alimentazione della centrale idroelettrica di Carzano: dalla località Berti, frazione Campestrini nel Comune di Torcegno, l’acqua del torrente Ceggio viene deviata nel bacino ex Enel di Pontarso, Comune di Telve, e da qui convogliata per alimentare la centrale idroelettrica.

«Balza all’occhio però, – spiega Claudio Cia –  a prescindere totalmente dall’annata siccitosa, che in prossimità del parco giochi di Telve Valsugana e in tutto il Comune attraversato, il letto del torrente sia sempre asciutto, salvo nei periodi di eccesso idrico dovuta alle precipitazioni atmosferiche. Invece di essere restituita allo stesso torrente, pare che l’acqua venga immessa poi nel torrente Maso che, passando tra i Comuni di Carzano e Scurelle, si immette nel fiume Brenta lasciando così a secco il tratto del Ceggio sottostante il punto di prelievo. Molta importanza è stata data negli ultimi anni al concetto di “deflusso minimo vitale” (DMV) nei corsi d’acqua, a valle delle derivazioni idriche esistenti. Consterebbe che norme e buon senso stabiliscano che nessun torrente possa essere lasciato a secco per motivi inerenti lo sfruttamento idroelettrico: un minimo di quantitativo d’acqua deve essere garantito per motivi ambientali (fauna, flora ed immagine paesaggistica…).»

Cia nella sua interrogazione chiede alla giunta se è previsto un deflusso minimo vitale per il torrente Ceggio, se circa lo stato del letto del torrente Ceggio presso il Comune di Telve Valsugana, sia riscontrato anche dalla Provincia ed eventualmente a quanto ammontano i danni ambientali arrecati da tale operazione, a chi è riconducibile la decisione di non reimmettere l’acqua del Ceggio nel suo alveo e come si intende intervenire per ripristinare il deflusso minimo vitale del torrente Ceggio.

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Le fotografie del Torrente Ceggio adesso

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