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Io la penso così…

Esuberi SAIT, vittoria o sconfitta? – di Sandro Bordignon

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Egregio Direttore,
la vertenza del Consorzio Sait si è conclusa. Il giudizio sulle vertenze non è mai positivo se si pensa al fatto che delle persone resteranno a casa dal Lavoro. Una trattativa però bisogna guardarla nel suo complesso e non trarre delle conclusioni che magari generano delle facili distorsioni. L’analisi che farò nulla ha a che vedere con la gestione del consorzio Sait, per il quale ho già avuto modo di esplicitare un giudizio negativo dovuta ad una mal conduzione.

Quando ci sono queste situazioni bisognerebbe capire le dinamiche di una vertenza, del sindacato. Ci sono “sigle” sindacali che restano ai tavoli e non mollano, ci sono “sigle” sindacati che invece giocano al rialzo, battono i pugni sul tavolo chiedono oltre le ovvie possibilità, urlano in piazza per attirare l’attenzione delle persona dimenticando che le trattative si fanno sui tavoli con la controparte confrontandosi anche duramente. Non si continua a posticipare firme di accordi per poi, verso il traguardo firmare al volo.

La priorità deve essere quella di salvaguardare più posti di lavoro, in questo caso bisognava anche organizzare gli incentivi agli esodi, agli esuberi e per fare tutto questo ci sono dei tempi tecnici che le parti devono assolutamente rispettare. Insomma, non si pensi di essere alla bocciofila.

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Ritengo il sindacato (almeno quello che non abbandona i tavoli) indispensabile. Comprendo che ormai è da oltre 30 anni che continuano ha torto o ragione a farci credere che lo stesso non serve più. Ormai molti non ci credono più al sindacato, almeno fino a quando non n’è hanno bisogno. Bisogna ricordare che anche i lavoratori e le lavoratrici sono cambiati. Quanti oggi sarebbero disposti a fare uno sciopero per tutelare i nostri diritti o per conquistarne di nuovi. Non è forse meglio giudicare negativamente chi fa i nostri interessi dichiarando che non lo fa mai abbastanza bene. Se il sindacato non serve più, devono anche sapermi dare una seria alternativa, ricordando che uno, vale uno.

Tornando alla vicenda Sait per chi ha seguito un po’ da vicino è stata una lunghissima trattativa che sembrava non avere un finale mieloso. E’ andata come è andata. Bisogna però dare merito alla Cisl e Uil ed ai loro rispettivi segretari di categoria, Lamberto Avanzo e Walter Largher che hanno mantenuto il sangue freddo. Dal Novembre 2016 Sait dichiarò i 130 esuberi, oggi si è passato ad un numero molto inferiore, 70 esuberi in meno.

Non so se è stata una mezza vittoria o una mezza sconfitta. Si deve riconosce però il lavoro svolto nell’interesse dei lavoratori e delle lavoratrici. Ora che questa vicenda del Sait si è conclusa penso si possa pensare di aprire quella della dirigenza del consorzio Sait.

Sandro Bordignon – Coordinatore per Trento di Agire per il Trentino

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Io la penso così…

Aborto: il risveglio delle coscienze di fronte alla cultura della morte. – di Emilio Giuliana

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«Io la penso così» Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le direttore,

ieri 20 gennaio 2019, l’ansa riporta la notizia che a Parigi migliaia di persone hanno manifestato il loro dissenso contro l’incivile e crudele anti scientifica pratica dell’aborto, ovvero la contrarietà alla cultura della morte, contro la volontà di sposare la selvaggia idea che i cuccioli di uomo possono essere eliminati già dal grembo materno come fossero degli oggetti.

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In tal senso pare che vi sia un risveglio delle coscienze – per anni obnubilate dalla falsa propaganda che l’eliminazione di un bambino è un atto di civiltà -, tant’è che anche in trentino a tal proposito la neo assessore provinciali alle pari opportunità ha manifestato delle perplessità.

Le forze che si scagliano contro coloro che non condividono la pratica dell’aborto è violentissima e non vi è angolo della terra dove le angeliche creature non siano esposte a politiche erodiane.

In New Jersey, all’esterno di una clinica della Planned Parenthood, 4 frati dell’ordine religioso dei francescani del rinnovamento, con il fine di sensibilizzare sugli aspetti abortivi, limitandosi nell’omaggiare rose rosse alle donne incinte che si approssimavano a sottoporsi a pratica abortiva, sono stati arrestati.

Purtroppo, le statistiche compilate da Worldometers indicano che nel 2018 ci sono stati quasi 42 milioni di aborti in tutto il mondo (ovviamente anche una sola creatura eliminata con pratica abortiva volontaria, non giustifica la stessa pratica).

Ma tutto questo è davvero umano?

In Italia l’aborto diventa legge durante uno dei governi Andreotti. In seguito il già senatore a vita ha sempre raccontato di essersi pentito di aver permesso tale legge; pentimento confermato recentemente dalla figlia di Andreotti.

Quando si parla di aborto, non si tiene conto della fondamentale differenza che passa tra FORMA e SOSTANZA.

I sostenitori dell’aborto – Suppongo in buona fede – si limitano alla FORMA, ovvero considerano degno di vita un essere quando ha maturato interamente le fattezze umane, invece chi contrario all’aborto – vedi il sottoscritto – guarda alla sostanza, ovvero alla nuova vita fino dal principio, sì perchè dall’atto del concepimento esiste già un altro uomo, un uomo che necessità di 9 mesi per svilupparsi.

Non è solo il mio istinto, la mia piccola intelligenza, la mia fede religiosa a far maturare queste convinzioni, ma si trova riscontro nella così tanto “amata” scienza.

Riporto a seguire il giudizio di eminenti medici del “settore”.

Ippocrate ritenuto il padre della medicina, nel suo giuramento esplicita senza possibilità di interpretazioni la sua contrarietà all’aborto.

Bernard Nathanson durante gli anni giovanili si schierò decisamente in favore della libertà di scelta della donna, e realizzò un aborto su una donna che lui stesso aveva messo incinta. In seguito acquisì notorietà quando divenne membro fondatore della National Association for the Repeal of Abortion Laws (Associazione Nazionale per l’Abrogazione delle Leggi sull’Aborto, oggi NARAL Pro-Choice America).

Lavorò con Betty Friedan ed altri per la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti.

I loro sforzi ebbero successo quando si produsse la celebre decisione Roe v Wade.

Durante un periodo di tempo fu anche direttore del Center for Reproductive and Sexual Health (“Centro per la Salute Riproduttiva e Sessuale”), la più grande clinica di aborti di New York.

Nathanson ha scritto che fu responsabile di oltre 75 000 aborti durante la sua militanza per la libertà di scelta.

Negli anni settanta lo sviluppo degli ultrasuoni lo portò a riconsiderare il suo punto di vista sull’aborto, e divenne un forte sostenitore del movimento per la vita.

Nel 1984 realizzò il documentario The Silent Scream (Il grido silenzioso), che mostrava un aborto attraverso l’ecografia. Il suo secondo documentario, Eclipse of Reason (Eclisse della ragione), analizzava invece la tematica degli aborti tardivi.

Affermò anche che il numero in passato citato dal NARAL sul numero di aborti illegali erano “numeri falsi”.

“La vita inizia quando i 23 cromosomi maschili si fondono coi 23 cromosomi femminili. Lo zigote ha in sé già tutto” – dott. Giorgio Pardi che oltre ad essere stato presidente della Società italiana di medicina perinatale e presidente dell’Associazione ginecologi universitari italiani, godeva di una fama che oltrepassa l’oceano, si è sempre dichiarato ATEO.

Emilio Giuliana –

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Io la penso così…

«Donata Borgonovo Re chieda aiuto a medici e antropologi» – di Anita Cova

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«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile direttore,

l’ex assessore alla salute, Donata Borgonovo Re, ha scritto venerdì su un giornale della provincia di Trento un lungo articolo intitolato “E’ secondo natura, checchè ne pensi la Lega. Il terzo sesso esiste dappertutto”.

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Un articolo ricco di dichiarazioni forti, di invettive contro l’ignoranza di chi ritiene che in natura vi siano due sessi, quello maschile e quello femminile.

Si potrebbe pensare che l’ex assessore, arrivata in Consiglio con una flotta di voti, ma passata poi del tutto inosservata per l’assenza di contributi concreti, abbia delle prove consistenti per smentire quello che insegnano tutti i manuali di genetica, l’esistenza cioè di una evidente dualità: genetica, genitale, ormonale… (cioè cellula uovo e cellula spermatozoo; gene X e gene y; vagina e pene…).

No, il dottissimo assessore non fa riferimento alla genetica; non cita gli studi di medicina di genere, tutti basati sul maschile e il femminile; non fa ricorso ad un manuale di biologia (troverebbe anche lì i due sessi!) ma ricorre a due fonti autorevolissime: un reportage del Corriere della sera e Wikipedia! Wow!

Occorrerebbe però che l’ex assessore che ha guidato la sanità trentina chiedesse un consulto ad uno dei medici che ha conosciuto: le spiegherebbe che c’è differenza tra fisiologia e patologia (per esempio se una persona nasce ermafrodita, siamo di fronte a qualcosa di patologico, non di fisiologico).

Un antropologo, poi, potrebbe spiegarle che il fatto che in certe società ci siano persone che sono considerate di un “terzo sesso”, non significa affatto che ciò sia frutto di “madre natura“: si tratta di usi e costumi, per nulla scientifici e per nulla fondati.

Infine, se l’ex assessore si informasse davvero, potrebbe venire a sapere come mai le persone che si operano per cambiare sesso ricorrono poi al suicidio in un numero incredibile di casi: tutte le operazioni che si debbono fare per “trasformare” un uomo in una donna, per nulla naturali ma del tutto artificiali, sono incredibilmente invasive, pericolose, e destabilizzanti! Basti pensare alle dosi ormonali che un maschio divenuto “femmina” deve prendere ogni giorno per contrastare gli  ormoni maschili che il suo corpo, geneticamente maschile, continua a produrre.

Per concludere la Borgonovo Re, essendo stata collega dell’assessore Sara Ferrari sa bene quanto quest’ultima si sia battuta per l’utero in affitto. E’ vero che sul  Corriere o su Wikipedia si può apprendere che in alcuni paesi l’utero in affitto è legale, quindi esistente.

Ma che sia esistente non significa nulla: rimane una forma di schiavitù, legalizzata in alcuni luoghi, illegale in Italia, grazie a Dio, e ai politici che non pretendono con le loro leggi o ideologie di cambiare la natura umana e di far “nascere”, si fa per dire, un bimbo da due uomini.

Anita Cova, già candidata  di Civica Trentina

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Io la penso così…

Quella volta in cui un valligiano arrabbiato salì alla corte dell’essere umano – di Michael Moser

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«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

triste vedere come nessun giornale abbia commentato le parole del consigliere Paolo Ghezzi affidate ai social a seguito della morte del sen. Enzo Erminio Boso. Triste soprattutto perché, grazie ai suoi post della giornata di ieri, l’essere umano ha gettato la maschera rivelando il vero volto della sinistra del giorno d’oggi.

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Alle ore 0.06 Paolo Ghezzi cita Fabrizio De Andrè:”dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” frase che sottolinea come solo a partire da chi ha vissuto la difficoltà della vita (come ad esempio chi abita nelle nostre valli) si possa costruire un futuro migliore, salvo poi affermare che Boso era il “prototipo del valligiano arrabbiato” sottolineando come tutti i valligiani (compresi quindi anche quelli che hanno sostenuto Futura2018 e che gli permettono di sedere in Consiglio), nella sua distorta visione del mondo, siano esseri inferiori rispetto ai “zitadini” come lui.

Sorvolo invece sul commento che dovrebbe spiegare l’illuminato pensiero del Ghezzi, citando dalle risposte “quando se dis che el tacon l’è pezo del bus”.

Oltre a questo, nel corso della sua giornata, il consigliere Ghezzi ritorna sull’annosa questione, che rivela le molteplici contraddizioni all’interno della sinistra di oggi, delle vite degne di essere vissute (quelle dei migranti, degli intellettuali di sinistra ecc.) e quelle indegne di essere vissute (quelle dei feti abortiti, degli italiani che faticano ad arrivare a fine mese, dei valligiani arrabbiati ecc.).

In buona sostanza la sinistra odierna tende a definire “divisivo” l’atteggiamento del centro-destra ma, a conti fatti, riesce a fare ancora di peggio.

Consigliere Ghezzi, come ebbe a dire un altro valligiano arrabbiato (il consigliere Domenico Fedel):” Ci rivedremo a Filippi, che non è un cognome di Albiano ma una località della Macedonia”.

Michael Moser – Coordinatore AGIRE per il Trentino Valle di Cembra

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