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Trento

Pedofilia in Australia: coinvolti i Testimoni di Geova. Ma è accaduto anche a Trento?

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Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori insabbiati dalle organizzazioni religiose riempie da alcuni giorni le colonne dei quotidiani australiani, e non solo. Hanno iniziato a parlarne anche reti televisive e testate giornalistiche in ogni parte del mondo.

Il problema dei casi di pedofilia “insabbiati” nasce dal fatto che a nessuna organizzazione religiosa piace essere tirata in ballo per questi odiosissimi crimini verso i bambini, e purtroppo la consuetudine diffusa in questi casi è cercare di omettere e nascondere l’accaduto facendo pressione sulle vittime e le loro famiglie perchè non gettino discredito sulla comunità religiosa di appartenenza.

I contenuti presenti in questo articolo non hanno intenti apologetici nei confronti di nessuno, infatti la pedofilia va sempre condannata e combattuta, sia che questa venga perpetrata dalla Chiesa Cattolica, Batista, dai Testimoni di Geova o qualsiasi setta  o movimento religioso e non.

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La Chiesa, peraltro, dopo la nomina di Papa Francesco  non si è risparmiata un’accurata quanto doverosa autoanalisi in seguito alla constatazione di fragilità rilevate in seno ai propri ministri sulla tematica della pedofilia.

La Chiesa  ha preso coscienza del grave problema riconoscendosi in «ritardo» rispetto alla portata e alla gravità della situazione, spesso mal gestita. Ora anche i Testimoni di Geova sembrano fare lo stesso. Ma, ed è triste ammetterlo, solo sulla spinta dei media e soprattutto della magistratura  mondiale che dopo centinaia di denunce da parte delle vittime di pedofilia ha cominciato ad emettere sentenze di condanna pesantissime.

Sui testimoni di Geova la nostra testata si era soffermata nel maggio 2016 dopo la testimonianza di uno dei suo adepti che ci aveva raccontato la sua drammatica fuga, da quello  definito nell’intervista, vero e proprio incubo (qui l’articolo:«Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin»)

Grazie all’articolo (che ha superato il milione di click) Martin era stato invitato in alcune trasmissioni televisive per raccontare la sua storia che in pochi giorni è stata divulgata in tutto il mondo.

I testimoni di Geova adottano, verso i sexual offenders, una politica di matrice biblica che prevede una gestione privata dei casi di abuso, valutati di fronte ad un consesso di anziani. L’accusa può essere supportata da due testimoni che ne verifichino la veridicità, o dalla confessione diretta del colpevole. Ma non vige l’obbligo che le comunità sporgano denuncia alla polizia, anzi, tutti si guardano bene dal non farlo. Anche su questa questione il nostro giornale aveva denunciato attraverso un articolo l’abitudine di insabbiare tutto da parte dei Testimoni di Geova. (qui l’articolo)

Proprio dopo quella pubblicazione, seppur in forma anonima, erano giunte segnalazioni alla nostra redazione in tal senso da tutt’Italia e anche dal Trentino. In molti avevano chiesto di parlare con Martin per trovare la forza di fuggire dai Testimoni di Geova o per denunciare casi di molestie. Le storie insabbiate riguardavano età trasversali a partire dai 10 anni fino ai 18. Dopo le centinaia di casi emersi nel mondo da qualche settimana sono cominciate nuovamente ad arrivare richieste di aiuto e, senza mezze parole vere e proprie denunce di molestie sui minori nella nostra provincia. 

Coloro che hanno contattato la redazione raccontano anche le numerose confidenze raccolte da alcune donne che in giovane età hanno subito abusi sessuali in alcune congregazioni di Trento città. E che per paura, per vergogna, e dietro pressioni verbali degli anziani di congregazione, non hanno mai avuto il coraggio, né il desiderio, di sporgere denuncia.

Ma torniamo alle inchieste. Da quanto si evince quindi dopo le centinaia di condanne, è evidente che nessuna comunità è immune dall’odioso problema delle molestie sessuali e dalla pedofilia. Ciò che sconcerta è che la maggioranza delle comunità religiose (inclusi appunto i Testimoni di Geova) fino ad oggi ha sempre preferito l’omertà alla trasparenza.

Pochi mesi fa, un articolo del Corriere della Sera, parlando della comunità dei Testimoni di Geova in Australia, ha scritto: Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia”.

Alcuni Testimoni di Geova di Trento, hanno confermato ad amici (in via confidenziale) che il problema esiste anche nelle loro comunità ed in tutt’ Italia, ed hanno loro rivelato alcuni fatti scabrosi accaduti nelle congregazioni di Trento.

I Testimoni di Geova, nel loro sito ufficiale, spiegano il perché sono convinti che la loro organizzazione sia guidata da Dio, e pertanto prendono molto seriamente ogni istruzione e direttiva ricevuta.  Una delle direttive più controverse che il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha emanato nel tempo, compare a pagina 72 del manuale per gli anziani di congregazione “Pascete il gregge di Dio” (ed.2010), dove viene riportato:

“Ci vogliono due o tre testimoni oculari, non semplicemente persone che ripetono cose che hanno sentito dire; non si può intraprendere nessuna azione se ce` un solo testimone. — Deut. 19:15; Giov. 8:17″. Questo è stato applicato per anni all’interno delle congregazioni dei Testimoni di Geova in tutto il mondo, anche per i casi che riguardano gli abusi sui minori.

Nello stesso manuale, altre sconcertanti direttive vengono esposte a pagina 73, alle quali devono attenersi gli “anziani” quando viene portato alla loro attenzione un presunto caso di pedofilia. Essi devono formare un “comitato giudiziario” a cui devono presenziare sia la vittima che l’accusato. Il testo afferma letteralmente:

“Se laccusato nega laccusa, gli anziani che investigano dovrebbero cercare di organizzare un colloquio a cui siano presenti sia lui che laccusatore. (Nota: Se laccusa riguarda abusi sessuali su un minore e la vittima e` tuttora minorenne, prima di organizzare un colloquio con il minore e il presunto molestatore gli anziani dovrebbero contattare la filiale). Se laccusatore o laccusato non sono disposti a incontrarsi con gli anziani, oppure se laccusato continua a negare laccusa dellunico testimone e la trasgressione non e` stata dimostrata, gli anziani lasceranno le cose nelle mani di Geova (Dio)”.

Molte persone sanno che chi subisce un abuso sessuale, a maggior ragione se in tenera età, è confuso ed intimorito dalla persona che ha compiuto simili gesti. Purtroppo il testo continua con queste parole che si applicano alla vittima di presunti abusi sessuali:

“Per quanto riguarda laccusatore, si dovrebbe rispondere alle seguenti domande: (1) Qual e` il livello di maturità del minore? (2) Ha riferito comportamenti generalmente sconosciuti a qualcuno della sua età ? (3) Il minore e` conosciuto come una persona seria e matura? E i genitori? (4) I ricordi del minore sono coerenti? Sono ricordi che vanno e vengono? Si tratta di ricordi repressi? (w95 1/11 pp. 25-26) (5) Che reputazione hanno i genitori? (6) Sono spiritualmente ed emotivamente maturi? Dopo aver esaminato attentamente la questione, la filiale vi indicherà se e quali informazioni dovrebbero essere trasmesse…”

Come può un’organizzazione che si definisce cristiana, ci chiediamo, affermare che un bambino debba essere messo a confronto faccia a faccia con il suo aguzzino? Come è possibile giudicare la credibilità di un minore basandosi sulla condotta dei genitori? Come si può basare detta credibilità con una valutazione soggettiva della “spiritualità” di un bambino? Come si può affermare che anche in caso di abuso sessuale sia necessario un secondo testimone oculare prima di agire?

E’ ovvio che chi si macchia di questi crimini fa di tutto per accertarsi di rimanere da solo con la vittima.

Purtroppo, rivelano le fonti, alcune di queste donne soffrono ancora per le violenze subite da ragazzine e alcune di loro avrebbero ancora bisogno di supporto psicologico adeguato.

Non vogliamo che i lettori pensino che i Testimoni di Geova siano una comunità di pedofili” –  riferiscono – “ma vorremmo che molti prendessero atto che nel tempo l’organizzazione ha emanato direttive che sono state devastanti per la salute mentale di alcuni credenti.”

Dopo gli scandali di pedofilia portati alla ribalta negli USA e in Australia, e dopo essere stata costretta a risarcimenti milionari, l’organizzazione dei Testimoni di Geova oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale (non confermato da testimoni oculari) possa comunque avvalersi della denuncia alle autorità senza che riceva pressioni a non farlo.

Tuttavia ciò che è emerso nel dibattito alla Royal Commission Australiana, che ha visto coinvolto un membro del direttivo, Sig. Goffrey Jackson è abbastanza chiaro. Nell’ultimo articolo sulla conclusione dell’inchiesta riguardo i Testimoni di Geova, la commissione Reale australiana si esprime in questo modo sul sito governativo ufficiale:

Risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori nei Testimoni di Geova

“Il nostro caso studio riguardante i Testimoni di Geova ha mostrato che l’organizzazione si occupava delle accuse di abusi sessuali su minori in conformità con le politiche e le procedure disciplinari interne e basate sulle Scritture. Abbiamo scoperto che almeno fino al 1998, le persone che denunciavano abusi sessuali su minori dovevano dichiarare le loro accuse in presenza della persona contro cui venivano fatte le accuse. La regola dei “due testimoni” si applicava, cioè, la violazione poteva essere stabilita solo sulla base della testimonianza di due o più testimoni oculari “credibili” per lo stesso incidente (o di prove circostanziali comprovate da almeno due testimoni o una testimonianza di due testimoni dello stesso tipo di trasgressione). Le accuse sono state esaminate dagli anziani, che erano tutti uomini e non avevano alcun addestramento pertinente.

Presunti responsabili di abusi sessuali su minori che sono stati rimossi dalle loro congregazioni a seguito di accuse di abusi sessuali su minori sono stati spesso reintegrati. Non abbiamo trovato alcuna prova che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riferisca accuse di abusi sessuali su minori alla polizia o ad altre autorità civili”.

Dall’inchiesta della Royal Commission, visibili sul sito UFFICIALE del governo australiano, (inchiesta che non è l’unica nel mondo) emergono dati piuttosto allarmanti e preoccupanti. Si parla di 1800 vittime presunte, di 579 abusatori confessi (ai comitati giudiziari interni),  28 sono i presunti abusatori sono stati nominati servitori di ministero o anziani dopo essere stati accusati di abusi su minori, 401 i presunti abusatori che sono stati disassociati,  230 di loro poi riammessi nei ranghi. Dei 401 disassociati, 78 sono stati disassociati più di una volta per abusi su minori. 

Tutti i dati sono riportati a pagina 59 del fascicolo – in lingua inglese – scaricabile in PDF a questo link

 

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Trento

Assestamento di bilancio, Moranduzzo chiede il sottopasso al passaggio livello di Spini di Gardolo

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Devid Moranduzzo consigliere provinciale della Lega, ha presentato una proposta di ordine del giorno da inserire tra i provvedimento previsti nell’ambito dell’assestamento di bilancio in corso di discussione.

La richiesta è quella di un intervento definitivo per ridisegnare la viabilità in Via Palazzine, accessi alla rotonda Bermax che nelle intenzione doveva essere la soluzione di molti problemi, nella realtà invece ne ha creati una quantità imprevista.

La proposta è quella di un sottopasso stradale in corrispondenza dei binari della Trento-Malè che permetta l’accesso diretto alla zona industriale di Spini di Gardolo.

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Il commento di Devid Moranduzzo: “ Sono convinto che sia di primaria importanza dare risposta a un problema che si sta trascinando oramai da decenni e che le precedenti amministrazioni di centro sinistra hanno continuato a posticipare, di volta in volta con motivazioni differenti, vuoi per presunte mancanze di fondi, vuoi per dare la precedenza ad improbabili progetti faraonici come quello dell’interramento dell’intera linea ferroviaria, puntualmente mai tradottosi in realtà.

Tutto questo ha causato solo l’accumulo di un enorme ritardo, decidendo di non decidere e ottenendo solo di rinviare il problema negli anni. Sono migliaia le persone interessate ogni giorno dalla problematica degli ingorghi causati dal passaggio a livello di Spini, con code che nelle ore di punta arrivano fino alla rotatoria del Bermax, paralizzando il traffico che gravita su di essa.

Nel 2005 era stata progettata, contestualmente alla sopra citata rotatoria, la realizzazione di una bretella che collegasse la futura rotatoria del Bermax a Spini con contestuale sottopassaggio, progetto che poi era stato stralciato ed accantonato, lasciando tale infrastruttura fondamentalmente incompiuta. Tale problematica va a interessare un considerevole numero di persone in ragione del fatto che la zona è sede, oltre che del nucleo abitativo di Spini, anche di numerose attività artigianali, commerciali ed industriali ed è, inoltre, l’accesso al casello autostradale di Trento Nord e alla tangenziale Trento-Rocchetta. I mezzi interessati sono sia quelli provenienti da nord, come dall’abitato di Lavis, sia quelli che scendono dalla collina (Meano, Vigo Meano, Gazzadina), sia quelli provenienti da sud, come dall’abitato di Gardolo e dalla città di Trento”.

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Trento

Cooperazione internazionale, Cia e Ambrosi: «È ora di dire basta e chiudere con il parassitismo»

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Giornata dedicata alla discussione sui tagli alla cooperazione internazionale quella di ieri in consiglio provinciale.

Ad iniziare dal mattino quando le organizzazioni trentine che si occupano di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale sono scese sotto il palazzo di piazza Dante per protestare apertamente contro la cancellazione del vincolo minimo di finanziamento annuo (pari allo 0,25 per cento del bilancio) da parte della Giunta provinciale.

La  manifestazione era promossa dal coordinamento «FaRete», che riunisce 53 delle oltre duecento organizzazioni impegnate nel settore della cooperazione allo sviluppo.

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Poi la discussione è proseguita in aula nel pomeriggio con un’apparente calma fino all’intervento della consigliera di minoranza Sara Ferrari, «Dichiarare oggi che una parte delle risorse finora destinate alla cooperazione internazionale potranno andranno a sostegno di politiche sociali e di famiglie trentine in difficoltà, equivale a mettere in alternativa bisogni che andrebbero invece entrambi soddisfatti»ha esordito Ferrari.

La Giunta ha dichiarato di non essere interessata a questa strategia di educazione alla cittadinanza “perché i risultati sono immateriali”.

«Certo, ha replicato Ferrari, nel settore educativo i risultati sono sempre immateriali. Inoltre i 200.000 euro su bandi che finanziano l’educazione alla cittadinanza globale servivano ad intervenire sui e con i cittadini trentini. Bene – ha stigmatizzato – da oggi in poi queste attività non si faranno più”. “Fate pure le scelte che avete il diritto di fare, ma dopo aver visto e dopo aver capito», ha concluso.

A Sara Ferrari hanno replicato Claudio Cia e Alessia Ambrosi con due interventi di grande effetto.

La verità per Claudio Cia è che questa Giunta non ha cancellato la solidarietà internazionale dalla propria agenda. Però ci vuole vedere chiaro, perché di abusi ne sono stati fatti e molti, in nome della solidarietà.

Perché la Giunta ha la responsabilità di amministrare il denaro pubblico. Lo 0,25% del bilancio, pari secondo qualcuno a poco meno di un caffè al giorno (5 centesimi).

«Invito tutti i trentini a comperare campi e coltivare caffè. Un caffè che in 5 anni, dal 2013 al 2018 è costato alla comunità trentina oltre 40 milioni di euro».

Un esempio per Cia riguarda un progetto di 4.490.000 euro per l’Uganda, assegnati attraverso una determina di un dirigente. Nello stesso periodo, dal 2013 al 2018 la regione ha pagato il caffè per oltre 16 milioni di euro. Ma in questo caso c’era la responsabilità politica di una delibera di Giunta.

«In 5 anni il nostro caffè è costato 56 milioni di euro», ha lamentato Cia.

Certo vi sono stati progetti che hanno prodotto ricadute positive nei territori in cui le risorse provinciali venivano investite.

Ma Cia ha espresso dubbi circa la buona fede di chi ha finanziato questi progetti, come nel caso della marsupioterapia in Vietnam, costato in un anno 100.000 euro.

Vi sono stati anche associazioni che promuovevano feste e danze non all’estero ma a Riva del Garda (15.000 euro tolti dalle casse di chi magari non riesce a pagarsi una bolletta o l’affitto).

Sono stati anche finanziate 60 storie di fumetti con 13.000 euro.

Piccole cifre che sommate fanno maturare le grandi cifre fino ai 56 milioni di caffè.

Quando quindi l’assessore Spinelli dice che c’è stato anche un impiego un po” allegro” di queste risorse, non gli si può dare tolto.

La sinistra parla tanto di solidarietà internazionale sostenendo che le politiche della Giunta contrastano con lo slogan della Lega “aiutiamoli a casa loro”. Ma è accaduto che la Provincia per la cooperazione internazionale abbia finanziato con 15.000 euro un festival e con appena 8.000 gli aiuti ad una popolazione colpita da un’alluvione.

«E’ quindi ora di dire basta – ha tuonato Cia – di potare i rami secchi e di liberarci di quanti vivono all’ombra di un valore distintivo della nostra terra»

“Curioso è poi anche il fatto che la maggioranza delle delibere con le quali sono stati ammessi i finanziamenti dei progetti siano in realtà delibere di Dirigenti e non dell’Esecutivo, fatto che sicuramente solleva qualche perplessità circa l’autonomia dei dirigenti pubblici e l’assunzione della responsabilità politica da parte della Giunta per progetti che, de facto, approva o respinge

Alessia Ambrosi (Lega) ha dichiarato di credere nella cooperazione internazionale, ma proprio per questo in un periodo di spending rewiew nei settori della sanità, dell’assistenza e di altri servizi essenziali, non si vede perché la cooperazione internazionale sia intoccabile, godendo di una quota fissa nel bilancio provinciale.

Il centrosinistra che difende questa quota fissa del bilancio provinciale per la cooperazione internazionale non si capisce perché non abbia difeso una quota fissa per finanziare i servizi essenziali.

Di particolare effetto la frase riportata dalla consigliera della Lega pronunciata anni addietro dal professor Gianfranco Miglio sulla cooperazione internazionale che a livello globale si è rivelata talvolta fonte di parassitismo.

Il professor Gianfranco Miglio ha definito la cooperazione internazionale un fenomeno più dannoso della fame stessa che vorrebbe combattere. La cooperazione internazionale corrode i ricavi dei cittadini che producono, e sottrae risorse preziose che servono per la comunità dove vengono prodotte.

«Il grado di civiltà politica di un Paese dipende dal modo con cui si riesce a limitare la quantità e la presenza dei parassiti. I parassiti sono nella società così come sono sugli animali. Chi di voi ha un cane o un gatto sa che a un certo punto, se i parassiti crescono al di là di un certo limite l’animale muore. E muore una società.
Ci sono esempi storici di società che sono scomparse per eccesso di parassitismo». – Scrisse Miglio

Questi tratti mal si sposano con la cooperazione internazionale che i trentini intendono. L’aiuto internazionale attualmente offerto rischia di apparire un business. Di certo occorre per Ambrosi cambiare registro. La lotta al sottosviluppo e alla povertà è importante per frenare le ondate migratorie.

La revisione della spesa promossa dalla Giunta è quindi solo uno stimolo a crescere e a responsabilizzarsi. Se un’associazione è credibile non avrà difficoltà a reperire i fondi di cui ha bisogno, La Provincia deve limitarsi a valutare le associazioni e i loro progetti per quel che sono e non per quel che pretendono. “Lungi da noi una carità che uccide, finto perbenista. La vera sfida è offrire un’attività di supporto ai Paesi più poveri e non di sostituzione alle responsabilità e alle iniziative locali”.

Ambrosi ha concluso criticando il fatto che senza lo 0,25% non si possano più effettuare operazioni di sensibilizzazione alla solidarietà internazionale nelle scuole. L’impressione che si dà allora è che la cooperazione sia sostenuta dal centrosinistra a fini di lucro.

Oggi la risposta del Governatore che comunque tirerà diritto e confermerà i tagli. «Si è spesso troppo in questi anni»– ha dichiarato Fugatti a margine del consiglio provinciale ieri.

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Trento

Centra un agente con la bicicletta nel tentativo di fuga, arrestato e condannato nord africano

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Piccolo parapiglia con inseguimento nello scorso week end tra le vie del centro storico a Trento.

Un nord africano finito nel mirino degli agenti della polizia ha tentato di fuggire a bordo della «sua» bicicletta.

Purtroppo nel tentativo di sfuggire ai controlli tra via del Suffragio e via San marco ha centrato con la sua in bici un agente che tentava di fermarlo

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Dopo essere caduto, ha continuato la sua corsa a piedi tentando di disfarsi di un involucro.

Operazione che però non è sfuggita agli agenti che dopo averlo bloccato sono andati a recuperare l’involucro.

Si trattata di alcune barrette di hashish, dal peso complessivo di poco meno di quaranta grammi.

Dopo essere stato trasferito negli uffici della Questura di viale Verona, il giovane è stato arrestato con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Lunedì  mattina il nordafricano, già noto alle forze dell’ordine per altri episodi simili, è stato condotto in Tribunale e giudicato per direttissima.

E’ stato condannato ad una pena di otto mesi, sospesa visti i benefici della condizionale.

Il nord africano quindi è stato liberato.

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