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La parola al direttore

Slitta a febbraio, l’udienza preliminare per il «caso: Pcp modelli» (Trento Rise)

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Ieri, udienza preliminare del GUP (dottor Marco La Ganga) per il «Pcp modelli» ulteriormente rinviata al febbraio 2018 per una quasi “sommossa” degli avvocati difensori che hanno contestato le modalità della Procura di consegnare 4 giorni prima dell’udienza 250 pagine di documentazione senza permettere alle difese di valutare con opportuna attenzione i documenti depositati.

Non sappiamo, quindi, il peso che la “nuova documentazione” potrà avere sull’esito dei processi, sempre che si giunga al rinvio a giudizio di chi, ancora oggi, “gode” dello “status” di indagato.

Una cosa certa, comunque, è la transazione (1) definita, qualche giorno fa, tra la Deloitte e Trento Rise in liquidazione con il maxi risarcimento di 1,8 milioni€ della prima verso la seconda. L’accordo extraprocessuale libera la Deloitte dal processo e/o dai processi, mentre la “risarcita” Trento Rise ha ritirato la costituzione di parte civile nei confronti degli indagati ex manager Deloitte.

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L’accordo Deloitte-Trento Rise assegna – certamente – un punto a favore degli inquirenti per il lavoro fin qui svolto. Tuttavia, nonostante il lungo periodo di indagine e l’imponente mole investigativa, sono state teorizzate solo ipotesi generiche di turbativa d’asta su dei procedimenti (precommercial procurement) che non sono appalti.

Inoltre, a fronte dei processi “spezzatino” conseguenti alle indagini su Trento Rise (consorzio tra Università di Trento e Fbk) e Deloitte in corso da due anni e mezzo, anche le indagini sui diversi filoni del “caso“, assumono per il processo “Pcp modelli”, dopo la presentazione, nei giorni scorsi, in piena “zona Cesarini”, di altra, copiosa documentazione, ancor più le caratteristiche di indagine “spezzatino”.

Vedremo cosa dirà di nuovo la documentazione supplettiva. In attesa di saperlo, azzardiamo l’ipotesi davvero singolare del rovesciamento dei ruoli: di solito la tattica del rinvio appartiene alla logica della difesa e non a quella dell’accusa. Ma l’accusa, in questo caso, ha fornito alla difesa un assist formidabile per il rinvio al febbraio del 2018 dell’udienza.

Infine, altro dato da non trascurare è l’opposizione dell’accusa alla riunificazione in un solo processo dei due procedimenti in corso: «Pcp modelli» e «Pcp Pua»

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

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Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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