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Voce - Fiemme e Fassa

«Si riapra il punto nascite di Cavalese. Le promesse vanno mantenute»

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Questa mattina i Consiglieri provinciali Maurizio Fugatti (Lega Nord), Giacomo Bezzi (Forza Italia) e Claudio Cia (Agire per il Trentino) si sono recati per l’ennesima volta davanti al presidio ospedaliero di Cavalese per denunciare la mancata riapertura in tempi brevi del punto nascite, così come invece promesso alla popolazione dalla Giunta di centrosinistra.

Durante la conferenza stampa, oltre a ricordare le varie iniziative promosse sul tema ed i documenti portati in Consiglio provinciale (alcuni dei quali ancora senza risposta), i tre Consiglieri hanno snocciolato alcuni dati alla luce dei quali una riapertura del punto nascite sarebbe possibile entro pochi mesi. Infatti, su 11 persone presenti all’ultimo concorso per ginecologi, quattro sarebbero state giudicate idonee e avrebbero dato disponibilità a prestare servizio a Cavalese.

Sommando questi ultimi ai due già presenti e tenuto conto che dal primo gennaio i pediatri saranno quattro (per arrivare a sei si può fare ricorso a due gettonisti), si potrebbero avere i numeri necessari per la riapertura del servizio! Secondo i tre consiglieri provinciali se la Provincia non comunicherà a breve una data certa di riapertura del punto nascite, c’è il rischio che il personale sanitario lasci la struttura mettendosi a disposizioni di altri ospedali trentini e non. «E questo comporterebbe certamente la chiusura definitiva del reparto. Nasce il dubbio che l’atteggiamento della Provincia sia proprio diretto a quest’ultima ipotesi e che nel caso di chiusura l’Assessorato competente punterà il dito verso i medici piuttosto che attribuirsi delle responsabilità politiche»spiegano Cia, Bezzi e Fugatti.

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«Tenuto conto dell’impegno delle associazioni locali, – aggiungono ancora – che in questi mesi hanno svolto un lavoro immenso per attirare professionisti e partorienti a Cavalese offrendo servizi speciali e la necessità delle Valli Fiemme e Fassa di avere un punto nascite, i tre Consiglieri hanno chiesto alla Provincia di togliere definitivamente la maschera e di dire una volta per tutte quale sarà il destino del punto nascite a Cavalese. Il “gioco” che la Provincia sta portando avanti nei confronti di questa Comunità è scorretto, affermano i Consiglieri Fugatti, Bezzi e Cia e chissà quali proposte emergeranno in vista delle elezioni nel 2018 per attirare consensi! Nel frattempo i disagi continuano, senza ottenere risposte e soluzioni». «In Trentino vi è bisogno di mantenere attivi questi importanti servizi; non solo per il servizio alla popolazione ma anche per contrastare lo spopolamento della montagna. La diatriba della maggioranza, divisa anche su questo tema, ha solamente creato problemi al territorio; ecco perché i cittadini dovrebbero ribellarsi».

In conclusione i Consiglieri ricordano anche i risparmi che la Provincia potrebbe trarre dalla continuazione del servizio a Cavalese visti i problemi di mobilità passiva.  Considerato che mediamente un parto costa 3.000 Euro e tenuto conto ad esempio che 80 partorienti potrebbero dirigersi a Bolzano (numero ipotizzato considerato che nel 2016 se ne sarebbero contate ben 56 e il trend per il 2017 è dato in aumento), la Provincia di Trento dovrebbe erogare 240.000 Euro per la copertura della prestazione!

Appurato che le associazioni locali riuscissero ad attirare 100 partorienti grazie alle campagne di promozione del territorio, con una ricaduta positiva quindi di 300.000, le casse trentine potrebbe avere un saldo positivo di 540.000. Perché quindi accentrare tutto al S.Chiara di Trento, che peraltro sarebbe in affanno nel seguire i parti visto il numero non sufficiente di personale a disposizione e considerati i disagi causati alle partorienti?

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Infine, preso atto che nel bilancio pare vi sia una riduzione delle risorse a favore delle infrastrutture ospedaliere, la realizzazione del nuovo ospedale di Cavalese serve solamente per la campagna elettorale? Se davvero i soldi sono pochi, si utilizzino quanto meno per garantire la presenza di personale sanitario e specialisti al fine di mantenere i servizi sanitari nelle Valli e quindi garantire al cittadino l’assistenza necessaria.

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