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Voce - Valsugana

Presentato ieri «Vulcano» il nuovo parapetto fotovoltaico.

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È stato presentato ieri, martedì 5 dicembre 2017, davanti ad oltre una cinquantina di persone, presso lo show-room nel centro commerciale Shop Center Valsugana a Pergine «Vulcano», il nuovo parapetto in alluminio con fotovoltaico totalmente integrato.

È la novità che aggrega la creatività all’efficienza e l’innovazione alla concretezza, ma soprattutto il lancio di un prodotto a livello nazionale ed europeo prettamente legato al «made in Trentino»

A presentarlo è stato l’intraprendente titolare di Aluray Gianenrico Sordo, affiancato da Flavio FaveroCeo&Founder di On Energy Project.

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Sordo è già molto noto nel settore per l’invenzione, nel 2012, di “Megafix”, il triangolo di ancoraggio per istallazioni fotovoltaiche su tetti piani che è diventato leader in Italia. Ora dopo Megafix arriva «Vulcano», un parapetto con moduli fotovoltaici mono cristallini totalmente integrati in un profilo in alluminio di disegno Aluray, in grado di produrre energia elettrica. «Il futuro nell’edilizia è sicuramente l’utilizzo di energia elettrica, – spiega l’imprenditore – credo quindi che gli accumulatori saranno sempre più utilizzati»

Il nuovo parapetto è stato ideato per poter istallare nelle costruzioni civili, impianti fotovoltaici, là dove spesso l’istallazione sui tetti è problematica risolvendo così problemi di manutenzione e malfunzionamenti causati da eventi esterni come la neve e il vento tipica degli impianti su tetto.

«Volevo trovare un alternativa alle solite strutture dei tetti per rilanciare un mercato, quello del fotovoltaico, un po’ in crisi. Oltretutto ci sono diverse situazioni in cui sul tetto non si riescono a montare e altre in cui per colpa di eventi atmosferici non hanno una buona resa. Le case di oggi necessitano di fotovoltaico per la questione delle case clima per questo ho pensato ad un prodotto di facile manutenzione e che esteticamente si integrasse bene con l’abitazione» – esordisce Gianenrico Sordo.

L’imprenditore ha fermato anche l’orologio nel momento un cui è nata l’idea: «Una mattina ero nelle Marche correvo in spiaggia e vedevo tutti questi alberghi con balconi rivolti verso il sole Da lì mi è venuto in mente di creare il parapetto fotovoltaico. Dopo una ricerca ho scoperto che esisteva qualche impianto approssimativo con pannelli da tetto ancorati su ringhiere ma l’effetto estetico era davvero brutto, Quindi ho pensato di inventare una stecca fotovoltaica che si integrasse in una struttura apposita, Così ho contattato Sunerg srl di Città di Castello produttrice dei migliori pannelli fotovoltaici che si possono trovare oggi in Europa. Si sono entusiasmati al mia progetto, e abbiamo studiato insieme un laminato fotovoltaico che potesse avere un ottima resa in termini di potenza. Poi io ho disegnato intorno la stecca in alluminio, e abbiamo usato silicio di massima qualità per celle mono cristalline le migliori in commercio. Praticamente a differenza dei policrostallini classici sono dei cristalli puri, che usando vetro temprato antiriflesso non crea problemi di abbaglio luce sulle strade»

Ora «Vulcano» è pronto per essere venduto sul mercato e installato in tutte le case italiane. Il prezzo?«Molto competitivo – spiega l’imprenditore – e alla pari con gli impianti fotovoltaici montati sui tetti ai quali va naturalmente aggiunto il costo del parapetto».

Nella strategia decisa da Aluray assume molta importanza la sinergia realizzata con il team di On Energy Project di Romano D’Ezzelino, l’azienda che si occuperà di tutta la parte elettrica in fase di montaggio.«Proponiamo l’impianto fotovoltaico chiavi in mano, – spiega Giulio Salvestro responsabile tecnico commerciale dell’azienda – ciò significa che oltre che la parte legata all’installazione facciamo anche quella burocratica che di solito è la più spinosa per l’utente finale. Siamo infatti noi che teniamo i contatti con il comune e con l’azienda che fornisce l’energia elettrica. On Energy Proiect è sul mercato da oltre 10 anni e vanta oltre 800 impianti fotovoltaici montati, sia residenziali che industriali. Il mercato nell’ambito industriale ha subito una contrazione dopo che gli incentivi statali sono stati sospesi, ma contiamo con questo prodotto di riattivare il mercato»

I parapetti per il momento saranno proposti in due colori, il «Larice Vulcano» e «Grigio Perla» (foto) ma grazie alla possibile sostituzione del pannelli sarà possibile creare qualsiasi tipologia di disegno. Rispetto ai pannelli tradizionali, che di solito vengono montati sui tetti, nei nuovi parapetti di Aluray vengono inseriti cristalli di silicio puro che determinano una resa superiore. Un prodotto quindi di qualità superiore. L’obiettivo – ha ricordato Sordo – è conquistare un mercato ambizioso, ma se il prodotto funzionerà dovrò fare una scelta tecnica precisa ed assumere altre 5 persone.

A margine della conferenza stampa Gianenrico Sordo ad una precisa domanda se avesse ricevuto finanziamenti provinciali per questo progetto ha risposto: «Non ho mai ricevuto nessuna sovvenzione pubblica, ed anzi, io sono contro i contributi provinciali visto che dove sono stati erogati hanno portato alla chiusura delle aziende, io credo che un imprenditore debba farcela da solo e con le proprie forze. Invece che dare dei contributi a pioggia rischiando di drogare il mercato sarebbe meglio premiare le aziende che fanno utile tagliando le tasse o aiutandole sulle nuove assunzioni. Poi la parte burocratica per l’accesso ai contributi è a dir poco drammatica».

Presenti alla conferenza stampa anche l’assessore all’industria e al commercio del paese di Pergine Sergio Paoli, Roberto Paccher della Lega Nord e il consigliere provinciale Lorenzo Baratter che si è intrattenuto alcuni minuti con Sordo per capire meglio il prodotto.

«La mia è un’azienda dinamica e infinita perché offre nuove e continue opportunità. Un’azienda che guarda avanti grazie anche ad un bilancio annuale sempre più solido e in crescita continua. Un’azienda che non smetterà mai di inseguire nuovi sogni» – ha concluso Gianenrico Sordo che dietro le quinte ha confidato di star pensando già al prossimo progetto; cioè il parapetto eolico.

foto di Matteo Molinari

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Valsugana e Primiero

A Strigno arrivano dal ghetto di Terezin i disegni e le parole dei bambini.

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Disegni e poesie realizzati dai bambini prigionieri nel ghetto di Terezin, il più grande campo di concentramento della Cecoslovacchia, saranno in mostra a Strigno nel Comune di Castel Ivano dal 29 gennaio al 16 febbraio e, successivamente, a Castello Tesino dal 20 febbraio al 10 marzo.

L’iniziativa espositiva, che gode del sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma e rientra nel programma culturale della GIORNATA DELLA MEMORIA 2018, è stata illustrata ieri a Trento nell’ambito della piattaforma di comunicazione Cultura Informa dal presidente di ARCI del Trentino, Andrea La Malfa.

Sono intervenuti all’incontro con i giornalisti Giacomo Pasquazzo, Assessore alla Cultura del Comune di Castel Ivano; Nicola Sordo, Consigliere delegato alla Cultura del Comune di Castello Tesino, e Paola Morizzo, insegnante presso l’Istituto Comprensivo di Strigno.

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Durante la seconda guerra mondiale, milioni di donne, uomini e bambini sono stati perseguitati con leggi razziali, strappati alla vita e alle famiglie. Una pagina tragica della storia che è importante non dimenticare. Serve a non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e altre persone.

«È compito nostro – ha affermato il presidente Andrea La Malfa – tenere vivo il ricordo e noi, come Arci del Trentino, quest’anno abbiamo deciso di farlo così, con una mostra con i Comuni di Castel Ivano e Castello Tesino, anticipata da un laboratorio che ha coinvolto tutte le classi terze delle scuole medie dei due paesi.» La mostra comprende disegni e poesie realizzati dai bambini durante il periodo di prigionia nel ghetto di Terezín, il più grande campo di concentramento della Cecoslovacchia.

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Nel periodo in cui durò il ghetto (dal 24 novembre 1941 all’8 maggio 1945) passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone. Fra i prigionieri di Terezin ci furono all’incirca 15.000 bambini, compresi i neonati. La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 ad Auschwitz. Dopo la guerra non ne tornarono nemmeno 100, e di questi nessuno aveva meno di 14 anni.

Tutti i bambini soffrirono le misere condizioni igieniche e abitative e la fame. Soffrirono il distacco dalle famiglie e la condizione di non poter vivere e divertirsi come bambini. Per un periodo, i prigionieri adulti riuscirono ad alleviare le condizioni di vita dei ragazzi facendo sì che venissero concentrati nelle “case d’infanzia”.

In queste case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel limite delle possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l’insegnamento clandestino. Sotto la guida degli insegnanti, infatti, i bambini partecipavano a lezioni e a molte iniziative culturali. Molti divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti, fondarono circoli di recitazione e di canto e facevano anche teatro.

I bambini di Terezin scrivevano poesie e disegnavano con ciò che avevano a disposizione, materiale di scarto come i formulari già stampati e della pessima carta di guerra. L’educazione figurativa veniva organizzata secondo un piano preciso. Il complesso dei disegni che si è riusciti a salvare e che fanno parte delle collezioni del Museo statale ebraico di Praga, comprende circa 4.000 disegni; i loro autori sono per la maggior parte bambini dai 10 ai 14 anni.

Sotto l’aspetto tematico i disegni si possono suddividere in due gruppi: da una parte quelli a tematica infantile, in cui piccoli autori tornavano alla loro infanzia perduta, disegnavano giocattoli, piatti pieni di cose da mangiare, l’ambiente della casa perduta.

Prati pieni di fiori e farfalle, motivi di fiaba. Il secondo gruppo è formato invece da disegni con motivi del ghetto che raffigurano la cruda realtà in cui i bambini erano costretti a vivere. Disegni delle caserme, dei blocchi, delle strade, dei baraccamenti con i letti a tre piani, i guardiani. Ma anche i malati, l’ospedale, il trasporto, il funerale, un’esecuzione. Nonostante tutto però i piccoli credevano in un domani migliore.

Terezín si differenzia dagli altri campi di prigionia per la particolarità di essere stato usato come ghetto di propaganda, per migliorare l’immagine del regime. Terezin fu presentata come “zona autonoma di insediamento ebraico”, il modello nazista di insediamento per gli ebrei da presentare al mondo.

Nel 1942 ci fu un programma di abbellimento, vennero create una finta orchestra, un finto bar e un finto asilo, in modo tale che il complesso sembrasse accogliente e ben organizzato. La verità è che dietro scuole, ospedali e biblioteche, si celava un mondo fatto di sofferenze e di privazioni, come i bambini ci esprimono nelle loro poesie e velatamente anche tra le immagini più spensierate dei disegni.

Questa raccolta di testimonianze e il catalogo che ne è nato, verranno presentate lunedì 29 gennaio alle ore 18 presso l’Atrio scuola media di Strigno, nel Comune di Castel Ivano, e martedì 20 febbraio sempre alle ore 18 presso la Biblioteca comunale di Castello Tesino.

A Castel Ivano la mostra rimarrà aperta dal 29 al 16 febbraio dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. A Castello Tesino la mostra sarà invece visitabile al sabato dalle 10 alle 12.30 e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.45, escluso il mercoledì, giorno di chiusura della struttura.

Il lavoro condotto sui disegni e le poesie dei bambini di Terezín ha inoltre dato vita a un progetto scolastico promosso nelle classi terze delle medie di Castel Ivano e Castello Tesino, grazie alla collaborazione delle insegnanti.

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Valsugana e Primiero

Morte Luciano De Carli: il ricordo di Gianpiero Passamani.

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È morto ieri all’età di 77 anni Luciano De Carli, ex sindaco, scrittore, insegnante, scrittore, poeta e persona conosciutissima a Levico Terme.

Da tempo malato ha perso la sua battaglia lasciando la sua famiglia nel dolore e nello sgomento.

Fra  i molti messaggi di cordoglio pubblichiamo a nome di tutti quello del consigliere provinciale Gianpiero Passamani.

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IL RICORDO – Come politico ma soprattutto come cittadino e abitante di Levico Terme esprimo il mio profondo cordoglio per la scomparsa del nostro Luciano De Carli.

Il Maestro Luciano è stato per decenni un solido punto di riferimento per tutta la comunità levicense; migliaia sono i ragazzi che a scuola, grazie ai suoi insegnamenti, hanno imparato ad amare e rispettare la storia della loro terra e ad appassionarsi all’arte, alla cultura e al piacere della scoperta e della conoscenza.

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Il suo curriculum fitto ed infinito per passioni e competenze ha spaziato dall’insegnamento alla politica: è stato sindaco e assessore comprensoriale alla Cultura, insegnante e fine letterato, poeta riconosciuto a livello nazionale, critico d’arte e fondatore e Presidente di associazioni culturali, su tutte, l’amata Chiarentana.

Con lui non se ne va solo tutto questo, se ne va un parte assai significativa della storia e della cultura recente del nostro paese e della nostra valle.

Ma  a consolarci rimangono però, delicate ma potenti per la memoria, le sue opere, i suoi scritti e l’esempio che seppe dare ai suoi concittadini. Grazie Luciano per aver dato tutto te stesso alla tua Levico e ai suoi abitanti! Questa sera una preghiera porterà il tuo nome e siamo certi che di lassù continuerai a vegliare su di noi dedicandoci pensieri e versi.

Consigliere provinciale Gianpiero Passamani

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Lo sport in provincia

Atletica: weekend record per Giovanardi e Donato del GS Valsugana

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Weekend di atletica molto positivo e incoraggiante per le nuove ragazze approdate al GS Valsugana che hanno fatto registrare diverse vittorie e record personali. (altro…)

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