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Trento

Scuola Trentina, sindacato Delsa: «Gestione fallimentare da parte di Ugo Rossi»

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«Dopo quattro anni di governo con delega alla scuola, dopo infinite richieste di confronto su temi cruciali, dopo tante manifestazioni di dissenso dei docenti sotto lo stesso palazzo della Provincia, dopo agguerrite battaglie giudiziarie per contestare le scelte in campo scolastico, dopo un procedimento giudiziario che ha visto commissariati gli uffici scolastici provinciali per la prima volta nella storia dell’autonomia Trentina, dopo un impegno con tanto di documento assunto al tavolo delle trattative il Presidente assessore si presenta con un topolino partorito dalla montagna» –  ha esordito così Mauro Pericolo segretario del sindacato autonomo Delsa durante la conferenza stampa tenutasi oggi presso il Palazzo della regione di piazza Dante Trento al tavolo con i consiglieri Cia , Bezzi e Giulia Zanotelli in rappresentanza della Lega Nord

«Vogliamo sapere che cosa sta facendo l’amministrazione per il sistema scolastico trentino e per quale motivo non vuole riconoscere il dramma del precariato, e stiamo parlando di un migliaio di docenti» – questa è solo una delle domande che il segretario del sindacato Delsa  Mauro Pericolo ha posto al governatore Ugo Rossi che detiene le deleghe sulla scuola all’interno della Giunta.

«Ugo Rossi aveva promesso di regolare e modificare le norma di attuazione per così gestire in maniera straordinaria il mondo della scuola trentina, ma queste sono rimaste tali» – In poche parole Mauro Pericolo chiede alla giunta di svegliarsi e cominciare a gestire la scuola direttamente dal Trentino e non da Roma.

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Per numerose volte il segretario Delsa ha tracciato la grande differenza nella gestione della scuola fra Bolzano e la nostra provincia. «Perché lo Stato ha legittimato Bolzano a gestire la scuola ed invece Trento deve dipendere dal governo Romano»? – ha domandato ancora a Rossi. Richiesta legittima visto che la differenza solo nelle buste paga con Bolzano per i docenti sfiora i 600 euro mensili. 

Come è possibile che due entità che traggono la loro origine dal medesimo atto normativo, cioè lo statuto del Trentino Alto Adige vadano a realizzare delle differenze così importanti e  sensibili nell’ambito della scuola sia dal punto di vista economico e qualitativo? – si chiede anche Pericolo durante la conferenza stampa. 

Fin da subito il bersaglio del segretario Delsa è stato il governatore Ugo Rossi, «È stato assessore della sanità e alla scuola – ha detto Pericolo – e dove è passato lui non cresce più nemmeno un filo d’erba»

Ma il segretario del sindacato Delsa ha sottolineato come sotto il profilo contrattuale le differenze siano troppe ed inaccettabili. «Basta confrontare i cedolini dello stipendio di insegnanti dello stesso profilo e già il messaggio è chiaro. Per non parlare poi della condizione del precariato trentino sottoposto a regolamenti e circolari bulgare».

«Nel meccanismo trentino  – aggiunge Pericolo  – vedo purtroppo la volontà politica di allinearsi con il governo romano del PD, e questo per la scuola trentina è l’inizio di tutti i mali. In Trentino oggi  abbiamo un’autonomia che non rispetta le sentenze delle istituzioni, vedi consiglio di Stato, e si allinea al sistema politico a seconda dei fini e di chi lo gestisce. Non riusciamo più ad avere giustizia».  – e in quest’ultima frase Mauro Pericolo ricorda le 4 ordinanze favorevoli al Sindacato Delsa e il commissariamento della Scuola Trentina, per ora congelato, ma su cui il consiglio di Stato si pronuncerà alla fine di Gennaio 2018.

Pericolo contesta le riforme al sistema scolastico proposte da Rossi in finanziaria considerandole aria fritta rispetto sia ai bisogni reali della scuola trentina sia dal punto di vista degli utenti che dei docenti. «Ricordo che l’assessore – afferma Pericolo – dopo l’udienza per la conferma o la chiusura del procedimento commissariale presso il Consiglio di Stato , alla cui riconferma noi abbiamo rinunciato per il bene dei ragazzi, si era impegnato ad un tavolo di confronto ad avviare un procedimento di riforma delle norme di attuazione che portassero poi alla stabilizzazione del personale scolastico trentino con più di tre anni di servizio» .

Ugo Rossi in quell’ambito aveva promesso di modificare l’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 405  (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino – Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Trento) cioè inserire la possibilità per i bandi di concorso di riservare fino al 50 per cento dei posti messi a concorso ai docenti che abbiano prestato servizio nelle scuole provinciali a carattere statale di ogni ordine e grado con continuità all’interno di periodi definiti dalla Medesima legge provinciale.

Nella relazione illustrativa Rossi a suo tempo promise anche di  modificare le norme di attuazione in materia di ordinamento scolastico e più precisamente la disciplina inerente il reclutamento del personale docente nelle istituzioni scolastiche e formative provinciali al fine di coniugare le esigenze di stabilizzazione dei docenti in ambito nazionale con le medesime esigenze della Provincia autonoma di Trento.

«In entrambi i casi sono previsti dei limiti di assunzione per la stabilizzazione dei precari (50 per cento) in modo da rendere la disposizione coerente con le norme statali già approvate in passato in materia di stabilizzazioni. Oggi a distanza di stanza di otto mesi da quell’incontro si presenta con una piccola modifica alla legge sulla buona scuola trentina che non solo rischia per ragioni tecniche di essere soggetta ad impugnativa non avendo ricevuto una esplicita delega dal parlamento, ma non somiglia nemmeno lontanamente a quanto realizzato da Bolzano» – dichiara ancora Mauro Pericolo.

«Possiamo dire con assoluta cognizione di causa  – conclude Mauro Pericolo – che Rossi e l’amministrazione che lo sostiene da 4 anni non sono stati in grado di mantenere gli impegni assunti con i cittadini e oggi non possiamo più permetterci politici di così scarsa serietà. Oggi quindi l’unica soluzione possibile è un impegno della normativo e finanziario della Provincia Autonoma di Trento di applicare direttamente e pedissequamente la direttiva europea 70/99 che impone il divieto dell’abuso reiterato di contratti a termine. Pertanto rafforzerò il mio impegno di lottare sindacalmente, giudizialmente (se dovesse occorrere anche davanti alla Corte Europea ) e da oggi anche politicamente per cambiare questo sistema di cose».

A margine della conferenza stampa il consigliere provinciale Giacomo Bezzi ha dichiarato: «In 4 anni il centro sinistra Trentino ha confermato di non riuscire a governare e gestire il progetto scuola. Era partito bene con il Trilinguismo, poi affossato per incapacità nell’organizzazione del processo. Poi si è fatto commissariare, è stato incapace di gestire il progetto della scuola Montessori,  insomma  – ha concluso ironicamente Bezzi – sostanzialmente se a livello nazionale ha fatto «la mala scuola», in Trentino c’è stata la «Malissima e fallimentare scuola», poi rimane anche un fatto; la provincia di Trento da 4 anni è senza un vero assessore dell’istruzione e quello che c’è non ha le competenze e  capacità per farlo e così siamo arrivati al fallimento della scuola trentina» 

Per nulla tenera anche Giulia Zanotelli consigliere della Lega Nord di Cles, «La gestione della scuola Trentina da parte di Ugo Rossi si è rivelata fallimentare aggravando ancora di più la situazione del precariato». «Ma che la scuola della nostra provincia – ha terminato Zanotelli –  sia ormai drammatica lo dimostrano i dati che parlano di una vera e propria fuga dalle nostre scuole.

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Trento

Arresto anarchici, Fugatti: «Grazie alle Forze dell’ordine per il blitz, la violenza va sempre contrastata»

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“Esprimiamo il nostro pieno plauso alla Polizia di Stato di Trento, ai Carabinieri del Ros e del comando provinciale Carabinieri, alla Digos e all’Antiterrorismo per il tempestivo intervento che, all’indomani di un nuovo, deprecabile attentato alla linea ferroviara della Valsugana, ha portato allo smantellamento di una cellula anarco-insurrezionalista responsabile di numerosi atti di violenza, tra cui anche quello riguardante l’ordigno esplosivo collocato ad Ala, presso la sede della Lega, il 13 ottobre dello scorso anno. Nell’attesa che l’operazione si concluda, vogliamo dire un forte ‘grazie’, a nome di tutti i trentini, a coloro che si adoperano in favore della legalità, della sicurezza, della repressione dei crimini, ribadendo che la violenza contro persone, cose, luoghi e infrastrutture pubbliche, idee, va sempre respinta e contrastata con fermezza. Le istituzioni trentine, dal canto loro, fanno e faranno sempre quanto è in loro potere per appoggiare il prezioso lavoro delle Forze dell’ordine, nell’interesse della pace sociale e della democrazia”.

Così il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dopo avere appreso del blitz che, nel corso della notte, ha portato all’arresto, in Trentino, di sette persone, appartenenti ad una cellula anarchico-insurrezionalista, presunti responsabili di una serie di attentati avvenuti a partire dal 2017 fino ad oggi contro obiettivi istituzionali.

Un blitz antiterrorismo di Polizia e Carabinieri è scattato nella notte in Trentino Alto Adige nei confronti di una cellula di presunti anarco-insurrezionalisti.

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Sono sette le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Trento nei confronti di quelli che, secondo gli investigatori, sono i responsabili di una serie di attentati contro obiettivi istituzionali commessi tra il 2017 e il 2019.

Tra questi anche l’ordigno del 13 ottobre 2018 davanti alla sede della Lega di Ala (Trento), dove sarebbe dovuto andare Matteo Salvini. (qui l’articolo)

Le indagini contro quella che viene ritenuta dagli investigatori “un’organizzazione terroristica di matrice anarchica”, sono state condotte dal Ros dei Carabinieri, dalla Digos di Trento e dall’Antiterrorismo.

Assieme agli arresti sono scattate una serie di perquisizioni sia nelle abitazioni degli indagati sia di una serie di soggetti ritenuti vicini alla cellula anarchica.

Il blitz è partito nella notte da Rovereto e si è esteso in tutta la regione.

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Trento

Boom di visite ieri per «La Voce del Trentino», 113.707 pagine lette in 24 ore

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Ancora un nuovo boom di accessi ieri, 18 febbraio 2019, sul nostro quotidiano online.

Solo nella giornata di ieri sono state lette 113.707 pagine dai quasi 60 mila lettori che hanno scelto di sfogliare gli articoli de «La Voce del Trentino»

Dalle 4.410.000  pagine lette del 2016 il quotidiano è passato a 11 milioni del 2017 e alle 14 milioni nell’anno scorso. 

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Un giornale che negli ultimi 2 anni è cresciuto un modo costante e sicuro, consolidando sempre di più il suo bagaglio di lettori fidelizzati grazie ad una comunicazione schietta e incisiva e soprattutto libera e veritiera.

Il cambio di grafica, avvenuto nel febbraio 2018, ha dato sicuramente una marcia in più al giornale che ora viene costantemente seguito e nominato da tutti i media nazionali più importanti.

Ad oggi la Voce del Trentino, diretta da Elisabetta Cardinali, (foto) è la testata online più letta e più popolare della provincia di Trento e viene sfogliata anche da molte città d’Italia e da moltissimi Stati del mondo, seconda solo al quotidiano L’Adige.

È l’unica testata che è radicata su tutto il territorio provinciale e regionale grazie all’apertura de «La Voce di Bolzano», che sta raggiungendo già traguardi importanti (oltre 5.000 le pagine lette solo ieri)

Da ricordare che grazie al percorso indicato dall’ODG in questi anni sono diventati giornalisti pubblicisti ben 15 collaboratori. (con altri 2 in procinto di diventare)

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Trento

Arrestati 7 attentatori anarchici. Presi anche i colpevoli dell’attentato di Ala

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Un blitz antiterrorismo di Polizia e Carabinieri è scattato in Trentino Alto Adige nei confronti di una cellula di presunti anarco-insurrezionalisti.

Sono sette le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Trento nei confronti di quelli che, secondo gli investigatori, sono i responsabili di una serie di attentati contro obiettivi istituzionali commessi tra il 2017 e il 2019.

Tra questi anche l’ordigno del 13 ottobre 2018 davanti alla sede della Lega di Ala (Trento), dove sarebbe dovuto andare Matteo Salvini. (qui l’articolo)

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Erano circa le due del mattino quando un boato aveva svegliato i cittadini del paese.

Le vetrine della sede, che dovevano ospitare  il ministro dell’interno Matteo Salvini, erano andate in mille pezzi per lo scoppio di un ordigno artigianale

Molta la paura per i residenti che stavano dormendo nello stesso palazzo dove è ubicata la sede della Lega Trentino.

Proprio sopra alla sede ci sono due famiglie con bambini piccoli.

Allora due degli attentatori erano stati individuati.

Le indagini contro quella che viene ritenuta dagli investigatori “un’organizzazione terroristica di matrice anarchica”, sono state condotte dal Ros dei Carabinieri, dalla Digos di Trento e dall’Antiterrorismo.

Assieme agli arresti sono scattate una serie di perquisizioni sia nelle abitazioni degli indagati sia di una serie di soggetti ritenuti vicini alla cellula anarchica.

Il blitz è partito nella notte da Rovereto e si è esteso in tutta la regione.

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