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Trento

Denis Mukwege: Il dottore che cuce le ferite del corpo e dell’anima delle donne

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Ci sono ferite che la medicina cura e sana. Ci sono altre ferite, quelle dell’anima e dello spirito, che spesso cercano invano il loro balsamo risanatore.

E’ possibile dimenticare una violenza così atroce e disumana come lo stupro? E’ possibile togliere dal cuore il peso di un dolore indescrivibile?

Domande a cui solo le donne che hanno visto negli occhi quella brutalità possono rispondere.

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Chi le aiuta e le supporta è il dottor Denis Mukwege, medico e attivista della Repubblica Democratica del Congo. Specializzato in ginecologia e ostetricia, nel 1998 ha fondato il Panzi Hospital, ospedale in cui è diventato il massimo esperto mondiale nella cura di danni fisici interni causati da stupro.

Il dottore è arrivato nella nostra regione grazie all’invito che nel novembre dello scorso anno gli studenti del Liceo G. Galilei e Da Vinci di Trento gli hanno rivolto in una lettera.

L’ospite d’onore per la cena di solidarietà con 130 persone partecipanti promossa sabato 18 novembre dalle associazioni CAVA, ACCRI, Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani, Africa Tomorrow, COOPI Trentino, Il Melograno, Mlal, Sishu, Spagnolli Bazzoni, Tam Tam Per Korogocho, Gruppo Autonomo Volontari il tutto in collaborazione con Forum trentino per la pace e i diritti umani, Liceo L. Da Vinci e Liceo G. Galilei e John Mpaliza il Peace Walking Man.

A pochi giorni dalla dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre indetta dall’Assemblea Generale della Nazioni, una serata per aiutare queste donne (la cena ha consentito di raccogliere fondi per il Panzi Hospital) e per riflettere e conoscere grazie alle parole del dottor Mukwege:

“Mi alzo in piedi per poter guardarvi negli occhi e avere un contatto con tutti voi. Provo una grande emozione per come voi tutti vi mobilitate per aiutarci, voi così lontani ma così vicini. Voi siete la speranza per milioni di donne e dirò loro quanto siete vicino a noi. Il messaggio delle donne della Repubblica Democratica del Congo oggi è ‘Siamo ferite però non siamo sole, non siamo isolate’. E’ incredibile vedere queste persone sofferenti che riescono ancora a ringraziare Dio, che hanno la forza di lavorare, servire. Mi chiedo anche come fanno a cantare, quando fanno fatica a sopravvivere, a mangiare, come fanno. Riescono ancora a cantare, sono felice di questo e che siete qui tutti; per me è una grande gioia essere qui con le vostre associazioni che ci fanno capire che queste donne non meritano queste sofferenze, noi siamo pur nelle diversità tutti uniti.”

Poi il dottore descrive le atrocità subite dalle donne: “E’ così difficile pensare che il mondo chiuda gli occhi su questo.

Le donne vengono ferite con bastoni, oggetti contundenti (cocci di vetro) che creano lesioni interne che portano incontinenza, problemi di relazione. Queste donne poi sono allontanate dai loro familiari stessi perché stuprate. Questa sofferenza atroce è distruzione dell’umanità e porta spesso discriminazioni sociali terribili. Dove lavoro vedo distruzioni fisiche che dal punto di vista sociale impediscono una vita normale.

Mi dico invece di ucciderle le hanno tenute in vita, però rendendo loro la vita anormale: gli aggressori vogliono umiliarle, dimostrare che sono loro i più forti. Le donne mi dicono ‘io non esisto più, non ci sono più da quando mi è successo, non sono più niente. Non so perché devo continuare a vivere.’ E io piango.

Per fortuna quando arrivano da noi c’è una equipe e molto spesso, nel 95% dei casi, riusciamo ad aiutarle, solo il 5% non possiamo curarle fisicamente per i danni subiti. Sono migliaia le donne che vengono da noi alla ricerca di una soluzione.

Se riusciamo a curarle fisicamente rimane il problema enorme della loro umiliazione subita: queste donna vengono violentate davanti al marito, ai figli, ai vicini. Gli psicologi della nostra equipe cercano di dare loro coraggio per dare spirito e anima a questo loro corpo, privo ora di emozioni; vi è infatti una dissociazione tra il loro corpo che continua a vivere e il loro non esistere più. L’intervento che diamo loro è anche economico, 50 dollari, un coniglio, una capra, perché tornino nel loro villaggio e continuino a vivere.

Le accompagniamo anche su piano giuridico, dando loro strumenti di giustizia. Quando una donna comincia a riprendere il proprio corpo, a stare meglio fisicamente, si chiede perché è successo a me e vuole dirlo agli altri. Quindi diamo loro avvocati perché sentano che viene riconosciuta la loro posizione di vita, perché parlino delle loro ferite.

Questi aggressori vogliono ferire, distruggere la comunità. Noi non potremo fare questo lavoro senza persone come voi, che ci aiutano e ci accompagnano. Noi non abbiamo sostegni statali ma voi ci date la forza di continuare.”

Poi il dottore continua raccontando la storia di una donna terribilmente violentata, maltrattata: “Dopo essersi ripresa fisicamente le abbiamo dato 80 dollari, è riuscita ad avviare una attività commerciale a comperarsi un pezzo di terra; l’abbiamo aiutata a costruirsi una casetta. Ci ha detto ‘mi sento una donna, sono fiera di essere donna. Vivo in una casa che è mia, ho la mia attività e se viene un uomo gli dico se mi ami puoi restare altrimenti vattene perché questa è casa mia.’ Grazie a voi queste persone hanno ritrovato la dignità.”

Qui le voci e i volti delle vittime: https://www.youtube.com/watch?v=Hu0jUn4Ek8I

Qui il video dell’intervista al dottor Mukwege: http://www.dailymotion.com/video/x2b3gv9

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