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Italia ed estero

Pasta: ecco le marche contaminate dal glifosato

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La trasmissione Report dello scorso 30 ottobre (ecco la puntata: Che spiga!) è andata a vedere da dove viene il grano con cui è fatto il piatto di pasta che quotidianamente è presente sulle nostre tavole.

Il Canada è il primo produttore mondiale di grano duro e il paese da cui l’Italia importa ogni anno un milione di tonnellate. Lì le spighe sono coltivate con largo uso di glifosato, il diserbante più diffuso al mondo, prodotto dalla Monsanto, che secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc – International Agency for Research on Cancer), è un probabile cancerogeno.

Nel nostro paese è vietato l’uso di questa sostanza nella fase di pre raccolta, mentre in Canada nulla ne vieta l’utilizzo.

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Il glifosato, secondo lo studio condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, in collaborazione con l’Università di Bologna (Facoltà di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai School of Medicine di New York con Grant NIH/USA, la George Washington University di Washington, anche a basse dosi, ha effetto genotossico (rompe il DNA e provoca microgranuli nelle cellule), ha effetto androgeno (interferisce con il sistema endocrino e provoca ritardo nello sviluppo sessuale) e ha effetto antibiotico (distrugge la flora intestinale).

Conseguenze sulla salute evidenti e gravi, “che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine, con un impatto notevole in termini di salute pubblica in quanto colpiscono la fascia di età infantile e adolescenziale”, ha scritto la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, nella lettera indirizzata al ministro Maurizio Martina.

In quali marche di pasta sono stati trovati i residui di glifosato?

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GranoSalus, l’Associazione dei Produttori in difesa dei consumatori, a febbraio scorso ha analizzato 8 campioni dell’annata 2015 (vedi foto sotto): in tutte il glifosate è presente in dosi differenti.

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Anche Report ha analizzato diversi marchi di pasta (i lotti sono dell’annata 2016,) su sei marche: i valori di glisofato sono risultati addirittura maggiori di quelli dell’anno precedente (vedi foto sotto).

I dati di Report confermano, quindi, che il livello di contaminazione è aumentato, “eppure in trasmissione abbiamo appreso che le industrie “negano” l’uso di grano canadese!” afferma GranoSalus.

Gli stessi dati raccolti da GranoSalus rivelano l’aumento della contaminazione da febbraio ad ottobre. In queste ultime analisi su 20 campioni di semola solo 6 marche sono risultate prive di glisofato, le altre 14 sono tutte contaminate (vedi foto sotto).

Abbiamo posto alcune domande a Saverio De Bonis, presidente della Associazione GranoSalus.

Presidente De Bonis ci aiuta a comprendere  il perchè del  diverso valore di glifosato tra le prime analisi da voi effettuate sulla pasta e quelle successive  effettuate sulla semola?

“La pasta da noi analizzata era realizzata con grano dell’annata agraria  2015, mentre i campioni di semola analizzati sono da attribuire al raccolto del  2016.”

Quindi? Annate diverse con qualità tossicologiche diverse?

“L’annata agraria 2016 in Canada è stata particolarmente negativa dal punto di vista climatico. La concentrazione di micotossina DON è risultata particolarmente elevata ed ha investito i due terzi della produzione.  Questi dati sono stati confermati dagli operatori commerciali canadesi in un incontro presso la Camera di Commercio di Foggia.”

Presidente,  è vero che l’Italia è il Paese che importa più grano al mondo? 

“Si, è vero l’Italia importa grano duro per 2,8 milioni di tonnellate nel 2014 prevalentemente dal Canada. Il nostro livello di auto approvvigionamento di grano duro però nel tempo tende ad abbassarsi: se nel 2005 l’Italia soddisfava il 74% del suo fabbisogno, nel 2014 tale valore è calato di dieci punti percentuali, evidenziando così la progressiva riduzione delle nostre superfici.”

E’vero che l’Italia per il proprio consumo interno di pasta non avrebbe bisogno delle importazioni?

“Si, è vero. Il raccolto di un anno basterebbe per soddisfare il fabbisogno nazionale. E ci sarebbero margini anche per coprire la quota di fabbisogno di pasta estera se il grano nazionale fosse adeguatamente remunerato. Occorre considerare che ci sono circa 600 mila ettari di terreni che possono ritornare a produrre e che oggi non lo sono. Le importazioni non avvengono per soddisfare un fabbisogno alimentare interno bensì per soddisfare un fabbisogno  industriale: la produzione di pasta da esportare in tutto il mondo. E’ bene considerare che nei paesi esteri dove viene venduta la pasta industriale il consumo pro capite è di gran lunga inferiore al nostro consumo pro capite. La pasta  italiana destinata al mercato interno è costituito da consumatori che mangiano in alcune aree del sud anche 30 kg in un anno (a fronte di una media nazionale in calo dal  26,1 kg nel 2008 a 24,9 kg nel 2014) è doveroso che venga prodotta con grano italiano di massima qualità e salubrità: il miglior grano del mondo, il grano del sud.”       

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0 Comments

  1. Christian Rosa

    20 Novembre 2017 at 23:26

    Marchi commerciali che non lo usano?

  2. Laura

    21 Novembre 2017 at 15:58

    Ho letto con molto interesse ma non mi pare ci siani i marchi della pasta esenre da contaminazionee alora e’ inutile sapere il peggio.

  3. Umbe

    21 Novembre 2017 at 19:23

    Felicetti

  4. Elena

    22 Novembre 2017 at 9:52

    Sono dati sconcertanti e quelli che vanno di mezzo siamo sempre noi consumatori.
    Con i bambini prodotti di eccellenza dobbiamo comprarli dall estero e da luoghi dove nel diversi settori tra cui quello agroalimentare non vengono tutelati sa normative come quelle europee?
    Mi chiedo ma cosa serve l unione europea?
    Qual è lo scopo o il fine Dell unione?

  5. Alessandra

    28 Novembre 2017 at 22:20

    Frumento e cereali non biologici sono tutti contaminati. A me davano un sacco di problemi ormonali che sono spariti quando ho smesso di mangiarli. Statene alla larga

  6. Tony

    6 Dicembre 2017 at 1:47

    Un vecchio saggio proverbio recita ” chi è causa dei suoi mali pianga se stesso ” dedicato agli italiani .
    Siamo noi a scegliere i nostri inutili politici a cui diamo le chiavi delle nostre vite.
    Noi a doverci ribellare ai sopprusi delli stato quando ci tartassa di tasse per riempirsi le tasche loro a discapito nostro.
    Sempre noi siamo ad accettare i cambiamenti , lira euro , globalizzazione , ecc ecc
    Siamo noi i primi attori dei nostri mali .
    Riflettere popolo riflettere.

  7. Giacomo

    7 Dicembre 2017 at 11:17

    PER CHIAREZZA:

    La categoria 2A dello IARC raggruppa sostanze PROBABILMENTE cancerogene, ovvero che su studi su animali i risultati ne danno la possibilità ma non sono stati approfonditi sull’uomo. E’ Utile sapere per avere un paragone, che nella STESSA categoria vengono inserite anche le emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, le carni rosse, le bevande bevute molto calde e le emissioni prodotte dal fuoco dei camini domestici alimentati a legna o con biomasse.

    Inoltre, andrebbe specificato in un articolo del genere che l’EFSA (che ha posto i seguenti valori successivamente i pareri dello IARC e quindi avendo a disposizione ulteriori studi)ha deciso come livello di sicurezza (la quantità MASSIMA ingeribile in un breve tempo ad es. 1 pasto, SENZA EFFETTI nocivi) a 0.5 mg/kgp, ovvero 0,005 grammi per chilo di PESO CORPOREO DELLA PERSONA, quindi un adulto di 70kg la soglia è 35 mg a pasto (0.5*70).

    Stando quindi ai dati di Report la Barilla è la peggiore con 0.3, ipotiziamo di avere una pasta che ha addirittura 1mg/kg (più del triplo) per arrivare alla soglia dovremmo mangiare 35 CHILI di pasta IN UN SINGOLO PASTO.

    E’ quindi evidente che potete mangiare anche la pasta dal più schifoso campo canadese che non vi darà problemi di salute, scompensi ormonali o nessun altra cosa.

    Se non ci credete, andate veramente ad ascoltare la puntata dove, strano ma vero, queste cose le dicono.

    Fonti:
    http://www.airc.it/cancro/disinformazione/glifosato-erbicida-cancerogeno/
    https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/151112

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