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Trento

Reparto di neonatologia di Trento «saturo», deve partorire a Verona.

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La vicenda è avvenuta alcuni giorni fa e ha visto protagonista una famiglia di Villa Rendena.

La mamma per veder nascere i suoi due gemellini ha dovuto arrivare a Verona trasportata dall’elisoccorso. In Trentino infatti non c’era nessun posto libero per poter far nascere i suoi bambini.

Dopo la chiusura del punto nascite di Tione la mamma ha dovuto ricorrere all’ospedale di Trento dove però il reparto di neonatologia del santa Chiara era saturo. A questo punto i medici hanno pensato bene di caricare la mamma con le doglie sull’elicottero e trasferirla all’ospedale di Verona dove ha messo al mondo due graziosi gemellini. La cosa ha subito alzato un polverone mediatico e politico. Bezzi, Fugatti e Cia hanno presentato un’interrogazione su quanto successo.

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«E’ esattamente questo il risultato della riorganizzazione sanitaria messa in campo dall’Assessore alla Sanità trentina. Dopo aver chiuso i punti nascita periferici, – si legge nella premessa dell’interrogazione dei 3 consiglieri di opposizione – puntando all’accentramento del servizio presso l’Ospedale Santa Chiara di Trento, il reparto non riesce ad ospitare una partoriente perché è saturo. Situazione paradossale, considerato che il numero dei parti in Trentino è in costante diminuzione. “L’eccellenza” della sanità trentina non riesce ad assicurare ai propri cittadini un posto per poter dare alla luce i propri figli in una struttura della provincia. Questa notizia ha destato un grande eco in tutta la Provincia ed ha creato non pochi malumori fra le residenti delle Valli Giudicarie, che vistesi defraudate del punto nascite presso l’Ospedale di Tione, ora devono arrivare fino a Verona per partorire»

In questo caso tutto sembra andato comunque a finire bene, ma certo il viaggio, che ipoteticamente potrebbe iniziare in macchina da Madonna di Campiglio fino a Trento, e continuare in elicottero fino a Verona, poteva causare sia nella mamma che nel nascituro ripercussioni oltre che a livello fisico anche a livello psicologico.

Nell’interrogazione Cia, Fugatti e Bezzi chiedono alla giunta se si siano verificati altri casi di partorienti trasportate in strutture ospedaliere fuori provincia a causa di assenza di posto nei reparti di neonatologia in provincia di Trento ed eventualmente, quante e in quali ospedali e quanti posti siano disponibili nel reparto di neonatologia dell’Ospedale Santa Chiara, quanto personale vi operi e se lo stesso risulti sufficiente per il numero di pazienti.

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Ma i tre consiglieri interrogano la giunta anche su quanti posti erano occupati all’arrivo della partoriente nel reparto di neonatologia di Trento e da quali territori provenivano le degenti e  se l’urgenza di dover ricorrere ad una struttura fuori provincia per far partorire una paziente per mancanza di strutture dove poter ricoverarla, non possa considerarsi un insuccesso per la nostra autonomia.

Sulla questione il consigliere provinciale di Agire Claudio Cia  ha approfondito il suo pensiero attraverso una nota.

«Ennesimo episodio disdicevole riguardante la sanità trentina: dopo i tagli imposti dall’Assessore alla sanità e alle politiche sociali Luca Zeni (PD) le cittadine della nostra Provincia autonoma continuano a subire grossi disagi. Da ultimo, – si legge nella sua nota  –  una donna di Porte di Rendena è stata costretta a partorire due gemelli a Verona. La causa? Il reparto di neonatologia dell’ospedale Santa Chiara era saturo, di conseguenza la partoriente è stata trasferita a Verona con l’elicottero. Saturo? Da anni sentiamo parlare di calo demogafico e il reparto di neonatologia a Trento è saturo?»

Secondo Cia questo è il risultato della chiusura dei punti nascite: Tione, assieme ad Arco e ad altri comuni, ha visto i tagli di Zeni in questo caso avvallati dalla Comunità di Valle delle Giudicarie, che in cambio ha siglato un protocollo di facciata con l’Assessore del PD.

In verità non è il primo caso che mette in  luce le criticità delle scelte dell’assessorato della sanità. Ci sono stati infatti parti per strada denunciati più e più volte, «ma tutti nelle Giudicarie vengono giustificati dalle istituzioni con le motivazioni che hanno portato alla chiusura dei punti nascita: la sicurezza. Sembra ironia, ma questa è la posizione ufficiale del Ministero e di Zeni» puntualizza ancora Claudio Cia.

«Nessuno considera i chilometri che separano le Giudicarie e le altre Valli da Trento e da Rovereto, nessuno pensa a quanto possa essere rischioso trasferire una partoriente, mobilitando pure gli elicotteri. Purtroppo si pensa con troppa disinvoltura a tagliare i servizi essenziali, pensando di fare cassa sulle spalle dei cittadini, mentre vediamo utilizzare l’autonomia per difendere i vitalizi. Se vincerà ancora il centrosinistra nel 2018 ci si prepari, – conclude Cia – dopo alla scure su guardie mediche, punti nascita e ospedali di valle, anche ai tagli sulla scuola. Ma la vera sfida politica per il futuro non è tagliare, ma lottare affinché i servizi essenziali vengano ripristinati e valorizzati in un’ottica sociale, specialmente nelle valli più lontane dal capoluogo, quelle che vengono definite “periferiche” già per indicarne il destino» 

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