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Voce - Rotaliana

Due giornate londinesi per Carnival King of Europe, il progetto europeo del Museo di San Michele

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Il Royal Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, la veneranda istituzione britannica per lo sviluppo della ricerca antropologica, fondata nel 1871 sotto il patrocinio diretto della famiglia reale inglese, ha dedicato due giornate di attività nella sua prestigiosa sede di Fitzrovia, a Londra, a Carnival King of Europe, il progetto europeo del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina.

Il primo giorno, 26 ottobre, Giovanni Kezich ha tenuto la corposa relazione introduttiva al convegno “Folklore and anthropology in conversation”, terzo seminario congiunto del Royal Anthropological Institute insieme all’antica sorella e rivale, la Folklore Society of London.

Fondata nel 1878, la Folklore Society è infatti l’altro grande faro della ricerca demoetnoantropologica di ambito anglofono, ed è quindi singolarmente significativo che, a suggello del recentissimo improvviso riavvicinamento tra i due sodalizi, che hanno attraversato un periodo di freddezza reciproca durato poco meno di un secolo, l’apertura dei lavori sia spettata proprio a “Carnival King of Europe”, un progetto di ricerca antropologico che affonda però le sue radici nell’ambito del folklore europeo, riconducendo così insieme folklore e antropologia, lungo un confine che, anche nell’accademia inglese, evidentemente non è più un tabù.

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A seguire, nel corso della conferenza, gli interventi di Paul Cowdell sulla folklorista inglese Violet Alford, di Marielle Risse sulle fiabe di ispirazione coranica nell’Oman meridionale, di Matthew Ryan-East sull’antropologo positivista Joseph Jacobs, di Massimiliano Carocci sull’Anthropological Index Online, di Leslie Sass sul folklore della Natività, di Florentina Badalanova Geller ancora su carnevali e mascherate nel ricchissimo contesto bulgaro. A presiedere la riunione, il direttore del Royal Anthropological Institute, David Shankland, e la presidente della Folklore Society, la professoressa Patricia Lysaght.

Per il Museo, che conduce il progetto dal 2007, in una prima fase insieme a otto altri partner europei, e poi da solo a partire dal 2013, la posizione di tutto rilievo conseguita in un convegno londinese di questa qualità e autorevolezza rappresenta un bellissimo riconoscimento, che fa seguito al “Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale/Europa Nostra Awards 2017” conseguito nel maggio di quest’anno a Turku in Finlandia.

Il giorno successivo, 27 ottobre, vi è stata la presentazione pubblica del grande repertorio documentario che scaturisce dalla ricerca “Carnival King of Europe”: 38 film, suddivisi in 7 DVD tematici sui temi propri delle mascherate (Natale e dintorni; Scampanatori; Memorie pastorali; Eserciti per finta; Arature rituali; Girare il villaggio; Roghi sacrificali), più quello che contiene il film definitivo “Carnival King of Europe 2.1”, già vincitore di un premio prestigioso a Kyoto nel 2009. Tutti i film sono opera di Michele Trentini, il pluripremiato, talentuoso filmmaker roveretano, che per più di un decennio ha prestato la sua opera al Museo.

Da questo momento, tutto il cospicuo repertorio di documentazione cinematografica relativo al progetto “Carnival King of Europe”, frutto della ricerca sul campo effettuata in 13 paesi europei, viene preso in carico dalla distribuzione del Royal Anthropological Institute, che opera in tutto il mondo, sulla base di un contratto stipulato con il Museo.

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Voce - Rotaliana

Rete Eolo: si prospettano giorni difficili nella piana Rotaliana

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Per gli utenti della rete Eolo si prospettano giorni difficili.

Infatti sulla BTS posizionata sulla Paganella è previsto un intervento di manutenzione straordinaria.

Si stima – comunica il gestore – che i lavori saranno svolti nella giornata del prossimo 13 marzo ed e’ previsto un disservizio di quattro ore. Perderanno la connessione le BTS di Paganella, Faedo, Rovere della Luna, Bedollo, Fornace, Fai della Paganella, Lavis. (orario previsto: 08:00-16.30)

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Voce - Rotaliana

Sequenziato il genoma della peronospora, e la fondazione finisce su Scientific Reports

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La Fondazione Edmund Mach ha decifrato il codice genetico del patogeno che provoca la peronospora della vite, malattia responsabile ogni anno di gravi danni in Italia e nel mondo.

Si tratta della Plasmopara viticola, il cui genoma è stato  appena pubblicato sulla rivista Scientific reports (gruppo Nature).

I ricercatori hanno scoperto, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Provincia autonoma di Trento,  che la peronospora passa piccoli RNA e microRNA alla pianta ospite, i quali regolano l’espressione di geni dell’ospite in modo molto diretto. Inoltre è stata identificata una proteina della peronospora che interagisce direttamente con un gene di resistenza di vite.

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Il genoma pubblicato riguarda uno specifico isolato di P. viticola che infetta la vite in Trentino e tramite l’uso di sofisticati approcci genomici ha prodotto una serie di risultati che potranno avere ricadute importanti nella lotta contro questo patogeno riducendo così l’uso di fungicidi di sintesi.

“Questa pubblicazione – sottolinea il presidente FEM, Andrea Segrè – ci sprona a continuare a lavorare in attacco, ovvero nella ricerca più avanzata sul miglioramento genetico, per avere piante più resistenti. Nei nostri laboratori di San Michele stiamo anche investendo nella difesa, cioè nella protezione dalle principali patologie vegetali. In sostanza, il nostro è un lavoro a tutto campo per vincere la partita della sostenibilità”.

I ricercatori hanno scoperto una nuova comunicazione bi-direzionale fra P.viticola e il suo ospite che coinvolge i piccoli RNA. Questo scambio di piccoli RNA porta ad una regolazione genica inter-specie che coinvolge geni che contribuiscono alla difesa dell’ospite contro patogeni e fornirà ai ricercatori degli importanti strumenti per utilizzare nuovi fungicidi basati sull’RNA per la lotta contro la peronospora.

P.viticola è un patogeno obbligato, il che significa che non può vivere autonomamente – spiega Azeddine Si Ammour il principale autore dell’articolo -. P.viticola ricava energia sottraendo i nutrienti dalle cellule della vite ospite connettendosi alle cellule di quest’ultima mediante delle strutture chiamate “austori”. Con i miei collaboratori abbiamo mostrato che P.viticola passa piccoli RNA e microRNA alla pianta ospite i quali regolano l’espressione di geni dell’ospite in modo molto diretto. Per controbattere all’attacco la vite usa esattamente lo stesso processo per silenziare geni che sono coinvolti nella patogenicità”.

Gli autori spiegano che piccoli RNA e microRNA sono acidi nucleici di piccole dimensioni in termini di lunghezza che possono legarsi a RNA messaggeri che codificano per proteine. Questo legame di piccoli RNA all’RNA messaggero previene la sintesi della proteina corrispondente. Oltre ad Azeddine Si Ammour, il gruppo di ricerca alla Fondazione Edmund Mach include Matteo Brilli, Elisa Asquini, Mirko Moser e Michele Perazzolli afferenti al Centro di Ricerca ed Innovazione e Pier Luigi Bianchedi afferente al Centro di Trasferimento Tecnologico. (sc)

Scientific Reports (Nature)

A multi-omics study of the grapevine-downy mildew (Plasmopara viticola) pathosystem unveils a complex protein coding- and noncoding-based arms race during infection”

Matteo Brilli, Elisa Asquini, Mirko Moser, Pierluigi Bianchedi, Michele Perazzolli, Azeddine Si-Ammour

Pulizia delle foglie di vite mediante un pennello per raccogliere i corpi fruttiferi dell’oidio. Valutando in seguito la presenza dell’Ampelomyces quisqualis, osservandoli al microscopio.

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Voce - Rotaliana

San Michele Adige, falso allarme bomba per vecchi estintori interrati

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L’allarme bomba scattato ieri a San Michele all’Adige, nell’ambito dei lavori per la realizzazione del metanodotto, si è rivelato falso dopo il controllo dei vigili del fuoco. (altro…)

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