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Trento

EHS e MCS: una vita non più vita. La storia di Cristina.

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ROVERETO “Fino a 4 anni fa ero una donna normalissima, avevo un lavoro a tempo indeterminato come responsabile di una comunità per disabili, avevo amici, una vita sociale, andavo in ferie, uscivo per andare a mangiare una pizza o per bere un caffè al bar… Insomma  ero una persona con una vita”.

Con queste parole Cristina Fedel, una donna trentina di 46 anni che vive a Rovereto, inizia a raccontare la sua incredibile storia. “Sei mi guardo indietro posso dire che non ho più una vita, mi è stata portata via un pezzo alla volta nello stupore di chi mi stava vicino e nella mia sofferenza. Inoltre purtroppo devo combattere ogni giorno per affermare i miei diritti”.

Cosa è successo 5 anni fa?

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Cristina si ammala di due malattie gravissime e invalidanti, che d’improvviso e via via gradualmente le spazzano via la sua quotidianità, gli affetti, il lavoro, le abitudini, i gesti più comuni come mettersi il profumo, parlare al cellulare, uscire di casa.

MCS è la Sensibilità Chimica Multipla, una sindrome immuno tossica infiammatoria e allergica, una delle malattie più gravi conosciute al mondo. In sostanza i peggiori nemici sono: agenti chimici, detergenti, profumi, saponi, formaldeide, farmaci, chemioterapici, resine e vernici, smog, inceneritori, pesticidi, campi magnetici, materie plastiche, materiali per edilizia, polveri di toner stampanti, nano-particelle e polveri derivate da impianti di riscaldamento, ecc…

L’organismo è incapace di eliminare le sostanze tossiche e questo causa un’infiammazione generale e un danno grave multiorgano irreversibile se la malattia non viene curata. Tutto questo vuol dire isolamento fisico e sociale. EHS, invece, significa Elettrosensibilità, una patologia disabilitante che si manifesta per esposizione a fonti elettromagnetiche a bassa e alta frequenza, anche quando l’intensità resta nei limiti di legge. Anche questa malattia ha una base organica con incapacità dell’organismo di espellere le sostanze nocive e se non curata crea danni irreversibili a tutti gli organi con conseguenze devastanti.

Una persona con Elettrosensibilità ha dei grossi problemi fisici in vicinanza di un campo elettrico o magnetico a partire da una lampadina, per arrivare al computer, al telefono portatile, cellulare, ai sistemi wi-fi, alle componenti elettroniche presenti nelle autovetture, nei pressi di stazioni radio-base di telefonia mobile, di radar, elettrodotti, soprattutto oggi con lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Cristina come è iniziato tutto? Quali sono stati i primi sintomi?

“Dal 2013  ho cominciato ad avere fortissimi mal di testa in prossimità di wi-fi e campi elettromagnetici, con giramenti di testa vomito e molti altri problemi fisici. Dopo il primo momento di smarrimento incredula di quello che mi stava succedendo ho cominciato a fare delle ricerche. Col tempo sono diventata sempre più intollerante ai prodotti chimici e a molti alimenti. Per fortuna con alcune ricerche sono riuscita a capire di cosa potevo soffrire e a entrare in contatto con il prof. Genovesi”.

Come ha iniziato a cambiare la sua vita?

“Ho cominciato a usare gli integratori che potevo tollerare, ad adottare uno stile di vita adatto per poter continuare a sopravvivere e per aiutarmi con i dolori che ormai erano insopportabili ad ogni esposizione elettromagnetica e chimica”.

Che rimedi ha adottato?

“Nella speranza di una soluzione ho speso molti soldi e nel tempo acquistato anche prodotti e ausili pubblicizzati per alleviare i sintomi, qualcuno ha funzionato altri purtroppo hanno peggiorato il mio stato di salute. Ho dovuto cambiare prospettive e modo di vivere prendere in mano la mia vita e cercare di evitare almeno di peggiorare, ma non è stato possibile”.

Com’è cambiata la sua vita sociale?

“Purtroppo devo pensare a cosa o chi può farmi male: l’ambiente in cui andrò, le persone che avrò accanto, per esempio con i profumi, i ripetitori, i telefoni, ecc… Ogni giorno il mio cerchio si restringe e finirà per stritolarmi. Non ho più la capacità di entrare nei negozio in un bar. Ogni giorno la malattia mi porta via qualcosa, da quello che posso fare a quello che posso mangiare, a come vivere. Provate a pensare cosa vuol dire vivere pensando che quello che posso fare oggi, per me domani sarà impossibile farlo. Ogni giorno si aggiunge una cosa a cui sono intollerante, senza contare che devo stare attenta a tutto quello che sa di nuovo”.

Come fa ad usare il telefono?
“Per usare un telefono devo proteggermi con vestiti schermati. Inoltre l’inverno è molto difficile perché sia il riscaldamento che la stufa mi creano problemi per cui molto spesso vivo al freddo”.

Com’è la sua casa?

“Ho cercato di bonificarla ma è molto difficile, il più delle volte sono proprio i wi-fi dei vicini o i ripetitori a farmi stare molto male e a dover passare giorni con forti mal di testa, nausea, vomito e ultimamente anche grossi problemi con i polmoni e la respirazione. Ho dovuto chiudere gran parte delle finestre con l’allumino, che mi protegge dalle onde elettromagnetiche dei vicini, così vivo praticamente al buio”. 

Il lavoro?

“Purtroppo a causa di queste malattie non posso più lavorare e questo influisce anche sulla mia situazione economica molto difficile, perché in questa malattia devo pagarmi tutto”.

Non riceve dei sussidi?

“Queste malattie non hanno un riconoscimento nazionale e questo porta i malati a non avere diritti e assistenza. Inoltre è difficile far applicare i protocolli internazionali specifici per Mcs e Ehs. Faccio fatica ad ottenere una pensione o un’invalidità. Ho fatto domanda per poter ottenere le cure per queste malattie in Centri di alta specializzazione all’estero, dove da molti anni curano queste malattie, visto che in Italia attualmente non esistono centri così, ma dopo un anno di tribunali mi sono vista negare le cure che purtroppo non potrò fare perché molto costose” .

Qual è la situazione di diffusione della EHS?

“Si calcola che dal 3% al 5% della popolazione europea (22.3-37.1 milioni di persone) potrebbe essere affetta da Ehs è questa è in costante aumento (I. Jamieson, intervento all’European Economic and Social Committe, nov 2014 )”. 

E il suo riconoscimento?

“EHS è riconosciuta come malattia invalidante in Svezia e in Spagna. Il Parlamento Europeo nella risoluzione del 2009 ha richiamato gli Stati membri a riconoscerla come disabilità. Il Consiglio d’ Europa nella risoluzione del 2011 ha richiamato all’applicazione del principio di precauzione e di creare zone free prive di campi elettromagnetici.

La Commissione  dei Diritti Umani canadese attribuisce l’Ehs all’ esposizione alle RF-CEM L’ OMS classifica le radiazioni di bassa e alta frequenza come agenti possibili cancerogeni per l’ uomo 2 B. Una recente sentenza della Magistratura di Ivrea Firenze ha riconosciuto il nesso causalità tra utilizzo del cellulare e tumore ai nervi cranici. Gli attuali limiti di esposizione a tutela delle radiazioni di alta e bassa frequenza non tutelano la popolazione da potenziali effetti biologico sanitario a breve e lungo termine”.

A livello legislativo vi sono tutele?

“Nonostante si siano arenati almeno 10 disegni di legge e innumerevoli petizioni a favore del riconoscimento, a tutt’ oggi i malati si trovano in situazioni drammatiche e insostenibili che comportano: isolamento sociale, stato di indigenza per la mancanza di un sostegno economico da parte dello Stato, impossibilità di svolgere un’attività lavorativa, cure salvavita che restano a carico del malato e delle famiglie, impossibilità di accedere a strutture sanitarie (personale non formato, ambienti non adeguati ai malati, protocolli terapeutici non messi in pratica la maggioranza delle volte)”.

Come sta oggi?

“Sempre più spesso i dolori non mi fanno dormire con conseguenze immaginabili. Da poco ho saputo che la malattia sta intaccando il mio sistema immunitario rendendomi sempre più debole. Spero sempre di non avere problemi gravi da dover essere ricoverata in ospedale perché per me sarebbe molto complicato e le conseguenze sarebbero molto gravi per le molte onde elettromagnetiche e i prodotti chimici presenti negli ospedali, senza contare l’impossibilita di cure tradizionali per le intolleranze ai farmaci”.

Per chi volesse aiutare questa donna: conto intestato a Fedel Cristina presso la Cassa rurale Alta Valsugana IBAN: IT46 J081 7834 4700 0001 2073 178

 

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Trento

Accoglienza migranti: alle cooperative sociali 3,9 milioni ogni anno

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Presentate ieri dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti al consigliere del gruppo Fassa Luca Guglielmi, le tabelle che riportano nel dettaglio gli importi annui erogati per l’accoglienza dei migranti gestita da cooperative e onlus che ammontano complessivamente a 3,9 milioni di euro all’anno.

A tale somma si aggiungono i servizi dei centri di accoglienza: Trento, Rovereto, Garniga e Piazza Dante, lotti ancora in fase di scadenza.

Nelle tabelle non figurano invece i costi relativi a corsi di lingua italiana, cancellati dopo l’entrata in vigore del Decreto di Sicurezza con effetto dal 1 gennaio.

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Stop con decorrenza dal 1 aprile anche per il servizio di orientamento ed accompagnamento lavorativo gestito dalla coop Arcobaleno (95.885 euro iva esclusa).

Sospensione da fine febbraio anche del servizio di supporto psicologico che permetterà di ridurre la spesa la spesa a poco più di 39 mila euro per il 2019.

Nell’ambito dei programmi di protezione internazionale sono stati stanziati 110 mila euro l’anno, per la mediazione linguistica e culturale 132 mila euro nonché 210 mila euro per il supporto sociale.

Per quanto riguarda il progetto di accoglienza straordinaria che coinvolge attualmente 132 adulti e 17 bambini, con il passaggio al progetto di accoglienza ordinaria dello Sprar l’accesso sara riservato esclusivamente ai titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, per una spesa annua complessiva di 1,3 milioni di euro.

All’accordo quadro per le valli sono invece destinati poco più di 2 milioni di euro, che verranno erogati sulla base del numero di migranti effettivamente presenti sul territorio.

Secondo l’osservatorio del Cinformi, al 20 gennaio in Trentino erano accolti 1.345 profughi (518 distribuiti nelle valli), di cui 720 in appartamento e 625 in strutture collettive con più di 11 posti letto.

Per quanto riguarda la lista degli enti che si sono aggiudicati la gestione dei servizi si riportano: Centro Astalli, Città aperta scs, Arcobaleno scs, Kaleidoscopio scs, Atas Onlus Trento, Samuele scs, Progetto 92 scs, Appm onlus, Punto d’approdo scs onlus e Consorzio lavoro ambiente società cooperativa.

Il costo è in netta decrescita rispetto agli anni scorsi.

Nel 2017 infatti i costi per l’accoglienza erano stati di ben 11 milioni di euro. 

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Trento

Tentato omicidio Caldonazzo: Ivan Hörmann condannato a 3 anni e 6 mesi

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Era il 9 gennaio 2018 quando Ivan Hörmann, 49enne di Mezzolombardo, veniva arrestato dopo avere fatto incursione nello studio dei commercialisti Rinaldo e Christian Pola a Caldonazzo, facendo esplodere 3 colpi di pistola. (qui articolo)

Le pesanti accuse carico di Hörmann, tuttora detenuto, sono: tentato omicidio, lesioni, sequestro di persona e porto abusivo di arma.

Il processo a suo carico si chiude ora con una condanna tutto sommato contenuta: 3 anni e 6 mesi di reclusione.

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Il pm Pasquale Profiti aveva chiesto 5 anni di reclusione, da considerarsi comunque pochi rispetto ai 14 possibili per questo tipo di reato.

E’stato grazie alla difesa dell’avvocato Andrea de Bertolini, che si è appellato alle attenuanti generiche e alla semi infermità mentale, oltre agli sconti di pena per il rito abbreviato, che la condanna si è ridotta ulteriormente.

Hörmann aveva dichiarato di non aver sparato con l’intento di uccidere ma spinto dalla convinzione di essere perseguitato: con il suo gesto voleva attirare l’attenzione ed essere ascoltato.

Causa scatenante lo sfratto dal suo appartamento di Mezzolombardo dove risiedeva da ben 19 anni che aveva acquistato diventando socio di una cooperativa edilizia poi fallita.

Da qui la disperazione che ha portato l’uomo alla reazione violenta, commessa nei confronti di chi non aveva responsabilità alcuna.

Allora furono i Carabinieri ad evitare quella che poteva diventare una strage.

I militari erano infatti riusciti a mettere in sicurezza tutti i possibili obiettivi che l’arrestato poteva colpire dopo il primo attacco a Caldonazzo

Quel giorno l’imputato, che come comprovato dalla perizia della psichiatra Maria Caldarola, non risultava essere nel pieno delle proprie facoltà mentali, sparò tre colpi: i primi due a terra ed un terzo nell’atrio dello studio.

L’accusa di tentato omicidio riguarda il terzo colpo: secondo le dichiarazioni della moglie di Rinaldo Pola, Lori Gasperi, Hörmann ha puntato la P38 verso di lei, che per schivare il colpo si è lanciata di lato.

La difesa avanza la tesi che non ci sia prova di volontà omicida, tesi non avallata però dal giudice.

Da qui la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, considerato anche che sempre secondo l’esperta la personalità dell’imputato presenta tratti ossessivi e persecutori e che di stress può rivelarsi socialmente pericoloso.

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Trento

Albanese armato tenta una rapina al Bar Ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti

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Erano le 18.30 di ieri quando un uomo di nazionalità albanese armato di pistola scacciacani e con il viso coperto in buona parte da una sciarpa è entrato nel bar ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti.

Il proprietario 57enne, Paolo Dal Pai, che in quel momento era seduto ad un tavolo in compagnia dell’unico cliente presente e stava controllando la contabilità, si è diretto verso il bancone per servire il nuovo arrivato, ignaro del fatto che questo fosse armato.

Dal Pai non ha avuto nemmeno il tempo di prendere l’ordinazione: l’uomo ha estratto una pistola puntandogliela alla testa ed intimandogli di alzare le mani.

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A questo punto il gestore del locale, che fortunatamente non si era fatto prendere dal panico, ha avuto la prontezza di approfittare di un momento di esitazione dell’aggressore per disarmarlo: con estrema lucidità è riuscito, con un rapido gesto a far sì che la pistola gli cadesse di mano.

Fondamentale si è rivelato poi l’apporto dell’unico cliente presente nel locale che è intervenuto per aiutare il Dal Pai ad immobilizzare il malvivente e riuscendo poi a dare l’allarme richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, mentre il gestore immobilizzava l’aggressore.

Quest’ultimo però ha più volte cercato di divincolarsi per darsi alla fuga ma fortunatamente, anche grazie alle segnalazioni di numerosi passanti, è tempestivamente intervenuta la Polizia e successivamente una pattuglia del Reparto prevenzione crimine a supporto dei colleghi.

L’aggressore e il malcapitato ristoratore sono stati successivamente interrogati sui fatti negli uffici della questura di viale Verona.

In seguito alla colluttazione in Dal Pai ha riportato graffi e ferite non gravi medicate successivamente presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara dove è stato trasferito per verificare non solo le sue condizioni fisiche, ma piuttosto per valutare l’impatto dello sconcertante episodio a livello psicologico.

Dimesso in serata è stato poi accompagnato a casa dal figlio.

L’aggressore è invece stato trattenuto presso la questura per tutti gli accertamenti del caso.

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