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Trento

Infortuni sul lavoro, in Trentino + 7,7 % nei primi mesi del 2017.

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Da quando nel lontano 1951 è stata istituita la giornata delle vittime sul lavoro abbiamo purtroppo assistito ad un continuo bollettino di guerra.

Celebrando la 67ma giornata dedicata alle vittime del lavoro, le Istituzioni di tutte le Province italiane seguitano a sensibilizzare l’opinione pubblica indicandoci numeri spaventosi. Una vera e propria piaga dell’era moderna, molte volte relegata a male necessario dell’economia reale. Non possiamo però arrenderci ai numeri, bisogna agire.

I dati diffusi dall’INAIL (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), nei primi sei mesi del 2017 registrano un incremento di infortuni sul territorio provinciale del 7,7 % rispetto allo stesso periodo del 2016,.

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Una crescita superiore a quella registrata in tutto il Paese, dove l’incremento sfiora appena l’1,3%. Gli incidenti sul lavoro interessano maggiormente le persone di età dai 45 ai 60 anni, confermando che più si avanza con l’età più sono le possibilità di incorrere nei rischi di incidenti. Il numero di infortuni registrati da gennaio ad agosto del 2017 è pari a 5.944, cioè circa 400 unità in più dello stesso periodo del 2016. In totale, nel 2016, si sono contati invece 8.801 infortuni.

La normativa specialistica italiana in materia antinfortunistica è corposa e probabilmente una delle migliori d’Europa. A partire dagli anni novanta l’Unione europea ci ha indicato una via diversa per prevenire gli infortuni. Dalla protezione oggettiva alla sicurezza soggettiva il passo è stato fatto con le direttive europee recepite in appositi decreti legislativi, dall’ormai famoso D.Lgs. 626/94 per finire con il D.Lgs. 81/08 attualmente in vigore.

I progetti di legge che prevedono un esagerato inasprimento delle pene come l’omicidio del lavoro non paiono giustificati e non ci aiutano ad affrontare il problema alla radice, semmai solo reprimerlo, riparandolo ex post evento. Troppo poco, serve ben altro.

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Il processo di integrazione della sicurezza nelle scuole, nelle Università e nei luoghi di lavoro non può dirsi completamente attuato. Ce lo ha ricordato anche il Capo dello Stato Mattarella evidenziando come molti decreti attuativi del “testo unico in materia di sicurezza” sono ancora in fieri.

Il sistema burocratico è rimasto farraginoso e la competenza concorrente Stato-Regioni non ha certo favorito l’attuazione compiuta delle direttive europee. Forse il referendum costituzionale avrebbe potuto cambiare il corso delle cose riportando la competenza esclusiva della sicurezza sul lavoro in capo allo Stato centrale, ma sappiamo tutti come è andata e rimane un esercizio privo di utilità reale rimembrare quello che non è stato.

Dobbiamo perciò fare i conti con quello che c’é. Il legislatore nazionale ha istituito l’Ispettorato nazionale del Lavoro che però si sovrappone alle competenze regionali incardinate presso le Aziende Sanitarie Locali. A mio parere è proprio qui il buco strutturale. Credo che il legislatore avrebbe dovuto avere più coraggio per cercare di adeguare il sistema.

Solo nella Provincia Autonoma di Bolzano lo hanno fatto concentrando le competenze della sicurezza sul lavoro e della lotta al lavoro sommerso in un unico servizio. A Trento invece ci siamo allineati al resto d’Italia o forse siamo addirittura rimasti più indietro dato che da noi l’Ispettorato Nazionale del Lavoro non esiste.

La politica invece di affermare in ogni giornata dedicata alle vittime del lavoro che bisognerebbe fare di più, dovrebbe impegnarsi per garantire la giusta attenzione alla sicurezza.

Per fare questo servono politiche diverse e avere la capacità di razionalizzare il sistema di controllo ad esempio creando un’Agenzia autonoma che possa contrastare con efficacia ed efficienza il problema secondo due linee direttrici: controlli impulso e prevenzione. E’ soprattutto la seconda ad essere imbrigliata dall’attuale sistema. La Pubblica amministrazione deve invece poter entrare con autorevolezza nelle scuole, nelle Università, nei luoghi di lavoro per creare cultura del lavoro tra le giovani generazioni.

Per fare questo servono precise politiche di investimento e formazione del personale, coordinamento con le figure interne alle imprese dedicate alla sicurezza come i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che invece troppo spesso vengono lasciati soli a cercare di migliorare le condizioni di lavoro.

Io credo che nel 2018 la politica avrà un’altra occasione per ricalibrare la propria azione mettendo al centro il lavoro in tutte le sue forme. Le politiche attive e passive, le garanzie di tutela del lavoro non possono essere più strumentalizzati, ma devono trovare precisi spazi nei futuri programmi elettorali e soprattutto dovranno essere concretamente attuati.

Se questo non avverrà anche il prossimo anno saremo purtroppo ancora qui a discutere su quello che è stato e su quello che bisognava fare e questo sarebbe inaccettabile perché la politica deve almeno provare a cambiare il corso della storia, ma per fare questo ci vogliono persone e idee innovative, abbandonare le ipocrisie e avere una visione di medio-lungo periodo ben più lungimirante dell’attuale.

A cura del dottor Andrea Merler

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