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La parola al direttore

Dopo l’idrogeno, compare l’elettrico in Trentino Trasporti!

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Nello scorso mese di agosto è comparsa in Trentino Trasporti un’autovettura “aziendale” con motore a trazione elettrica – Nissan LEAF – in sostituzione delle due vecchie lussuose ammiraglie, Alfa Romeo e Audi destinate ad uso esclusivo di presidenza e direzione, vendute l’inverno scorso per vetustà (o forse perchè appartenenti al vecchio regime) a prezzo di realizzo.

Il nuovo acquisto, stando a quanto riportato da siti specializzati, possiede un’autonomia reale di circa km 200 solo viaggiando in pianura, con solo una persona a bordo, senza accendere luci o autoradio o collegando qualsiasi altro dispositivo “succhia-energia” perché, così altrimenti l’autonomia su strada verrebbe compromessa; magari, o forse, con aggiunta di ulteriori costosi gadget si potrebbe fare qualche chilometro in più……

Fin dai primi giorni della sua comparsa in TTE, la povera biancovestita autovettura, sprovvista (chissà perché) di visibili loghi aziendali, veniva alimentata nei momenti del bisogno, tramite un normale cavo elettrico, passante per una finestrina lasciata aperta allo scopo, direttamente a una chissà quale presa di corrente (magari a quelle destinate esclusivamente ai computer?), come fosse un qualsiasi ferro da stiro/aspirapolvere o altro elettrodomestico a piacere. Ultimamente la pregevole vettura, magari per non dare nell’occhio, risulterebbe parcheggiata nella zona riservata alle auto aziendali.

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La cosa curiosa è che a dirigere tutto il “teatrino” della compra-vendita, troviamo i “soliti noti“:

Giuliano Giacomelli vice presidente di Car-sharingTN (ma soprattutto dipendente di Trentino Trasporti, proveniente da Officine Brennero/Italscania spa per intercessione del PD – quale assistente dell’ex presidente Ezio Facchin) candidato sindaco a Vigolo Vattaro alle elezioni del 2014 e comunque quivi eletto a consigliere comunale,

Marco Cattani consigliere TTSpA/TTE (ma soprattutto direttore di Trentinomobilità e consigliere di Car-sharing TN)

Pare che l’uso della suddetta auto elettrica sia riservato a tutti i capo-servizio ma, al momento, sembra essere il gadget ad esclusivo utilizzo dei sopracitati personaggi. Per non fare illazioni, magari qualcuno si potrebbe facilmente identificare, si nota che “qualcuno” arriva sovente in azienda con l’autovettura, “qualche altro” funge da addetto alla ricarica (non essendo chiaro il suo compito in azienda) e un “altro” con funzioni avio-direttive, l’ha pure ottenuta come auto sostitutiva (forse non avendo sufficiente credito per ottenere un’auto di cortesia?).

Ci auguriamo che l’utilizzo di qualsiasi mezzo aziendale debba essere debitamente autorizzato e ovviamente documentato!

Ma perchè comprare un’auto elettrica? A scopo dimostrativo o pubblicitario? Che messaggio si vuole inviare all’utenza?

Vogliamo usare veicoli elettrici? Ricordiamo purtroppo il fallito esperimento degli ibridi elettrici/gasolio e anche dei famosissimi mini-bus a idrogeno usciti silenziosamente di scena (di cui si è ampiamente occupato TrentinoLibero assieme ad altre testate negli anni passati).

Scialacquati milioni di euro di pubblico denaro, non stiamo forse inaugurando una una nuova versione della politica trentina “spreca-pubblico-denaro-tanto-me-ne-frego”?

La Trentino Trasporti non si occupa di sperimentazione ma di trasporto pubblico e gli investimenti dovrebbero essere fatti unicamente a vantaggio della collettività!

Si potrebbe ipotizzare qualche confusione di intenti, visto che tutti i personaggi coinvolti dovrebbero promuovere l’utilizzo del mezzo pubblico (treno, autobus e bus urbani) in quanto dipendenti o amministratori di una società di trasporti (la Trentino Trasporti nella fattispecie) mentre invece sembrano trasmettere messaggi molto diversi forse a causa dei loro coinvolgimenti in società aventi interessi diversi (in questo caso il car-sharing).

Ma si sa, adesso l’elettrico fa trendy … soprattutto se paga Pantalone…

Se dobbiamo essere innovativi, se vogliamo abbracciare tecnologie all’avanguardia, se vogliamo davvero essere eco-sostenibili e vogliamo una nuova auto aziendale, perché non puntare su una TESLA, ultimo prodotto tecnologico? (tanto abbiamo visto che, apparentemente, non esistono controlli sulle spese)

Oppure bastava prendere ad esempio il Comando Legione Carabinieri Trentino – Alto Adige che, con la recente acquisizione della nuova auto a idrogeno, si è dimostrato davvero innovativo!

Per i miopi amministratori pubblici certe scelte sono veramente al di fuori delle loro possibilità o tornaconto …

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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